POSITIVISMO GIURIDICO E NICHILISMO

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Amato attribuisce al positivismo giuridico una “tendenza nichilistica”,vale a dire: «una sorta di scivolamento teoretico per cui la mutabilità im-plica la relatività ed equivalenza di qualsiasi manifestazione giuridica.Una sorta di scivolamento teoretico per cui la mutabilità implica la relati-vità ed equivalenza di qualsiasi manifestazione giuridica. La positività deldiritto viene a coincidere con il suo opposto, con la “negatività”: la capa-cità di negare innanzitutto se stesso, di rifiutare qualsiasi elemento distabilità o permanenza.

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HUMANITY – THE NEW SUPREME BEING:HUMANE LIBERALISM

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Humane liberalism is the label Stirner gives to the humanism or “critical philosophy” of thinkers like Feuerbach and Bruno and Edgar Bauer. In the progression of modernist or l iberal thought, Stirner identifies humane l iberalism or “criticism” as the “highest presupposition,” or the apex and most advanced, predictable outcome of modernism.

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IL VELENO ASTRATTO

VELENO

 

 

 

 

 

È  IMPORTANTE CHE ANCHE I NOSTRI MALI VAGHI, LE NOSTRE INQUIETUDINI DIFFUSE, CHE DEGENERANO IN FISIOLOGIA, SIANO RICONDOTTI, CON UN PROCEDIMENTO INVERSO, ALLE MANOVRE DELL’INTELLIGENZA.

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RESSENTIMENT:GENEALOGIA DELLA MORALE

REFECTORIO

 

 

 

 

 

 

 

Nel contesto predetto, ressentiment indica un senso di risentimento ed ostilità rivolto contro quello che ciascuno identifica quale causa della propria frustrazione, e pertanto un’attribuzione di biasimo (ad un soggetto esterno, surrettiziamente additato quale “colpevole”) per la propria frustrazione. 

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UTILITARISMO ETICO:ÉTICA ANIMAL

etnicismo

 

 

 

 

 

 

 

Se denomina ética animal, la rama de la ética aplicada que se propone el estudio sobre el estatus moral de los animales no-humanos, en tanto que pueden ser considerados agentes morales, es decir, en cuanto pueden ser origen de bienestar, felicidad y utilidad para todos quienes viven en el planeta Tierra (humanos o no-humanos) y en tanto que pueden sufrir malestar o maltrato. En tal sentido, la ética animal es una extensión del derecho a la felicidad que se reconoce a todos los seres vivos.

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THE PHILOSOPHY OF EGOISM XIII

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Self-interest masks itself and says suavely “we seek the good of the species,” instead of saying bluntly, “we gladly pick up all that other individuals let slip from their grasp. ” Are not we the species as contradistinguished from any individual? When we go so far as to urge sacrifices for the good of the species what are we but beggars and hypocrites?

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IO MI ELEVO!

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I “rivoluzionari” del 1848 erano stregati da un’idea. Non erano per nulla padroni delle idee. La più parte di coloro che da allora si sono inorgogliti della patente rivoluzionaria sono stati e sono nient’altro che schiavi di un’idea – cioè della diversa distribuzione dell’autorità. C’è la tentazione, naturalmente, di fornire una spiegazione per il pensiero centrale di questo libro; ma tale sforzo appare superfluo a chiunque stringa il volume tra le mani.

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METAMORFOSI DEL DIRITTO:NICHILISMO GIURIDICO

labirinto giuridico

 

 

 

 

 

2-Qui entra in gioco la (assolutamente originale) mediazione-interazio-ne operata da Catania tra il pensiero di Kelsen e la teoria hartiana, e su questa base emerge tutto il «senso etico-politico» – l’espressione è stata richiamata durante i lavori del convegno da Eligio Resta – della sua ricer-ca, realistica, ma non cinica; positivistica, ma non insensibile al problema del rapporto diritto/giustizia; kelseniana, ma mai formalista o metodolo-gicamente ingessata.

 

Essere positivisti, per Catania, ha significato da un lato l’invito permanente, rivolto innanzitutto a se stesso come una stellapolare indispensabile all’orientamento, alla lucidità dello sguardo (questo è il significato della sua avalutatività, che non è da intendersi affatto come‘assenza’ di valori o indifferenza ad essi);ma, dall’altro lato,e proprio sulla base del realismo dell’analisi, si è concretizzato nel non fermarsi al mero dettato normativo, come per un’impostazione paleo positivistica da cui è sempre stato alieno, ma nell’estendere la ricerca «all’uso attivo e costante del diritto e dei diritti, alle dinamiche di riconoscimento, alle relazioni di conferimento di potere», le quali sole permettono «la vitale possibilità del-la critica»e del dissenso.

 

Su questa base mi pare emerga ancora più net-tamente l’antinichilismo di Catania: proprio la prospettiva realistica, che allarga il mondo delle decisioni a tutti i consociati, rompendo quindi una certa vena solipsistica ed esistenzialistica del neonichilismo, una tendenza in esso non facilmente eliminabile alla ‘passivizzazione’,ha condotto il positivismo di Catania a una comprensione piena della complessità del fe-nomeno giuridico, che non è mai confuso con l’ Ethos– i rischi di tale con-fusione sono messi in luce con magistrale chiarezza, qualche volta con un eccesso di severità critica nei confronti del neo costituzionalismo–, ma che non è neppure un nulla-di-senso, rimanendo indiscussa la natura normativa e tensionistica, nei confronti della realtà sociale, del diritto.

 

In ciò sta il residuo, incancellabile, della modernità giuridica, il lascito più prezioso di un’eredità da non dissipare: non l’essere il diritto mero ‘strumento’ strate-gico, ma anche, e soprattutto, progetto sociale, politico, democratico, volto arti ficialmente a modifi care la realtà, in costante tensione con la realtà so-ciale, dover essere, appunto. 

 

Il diritto è tecnica, dal risultato non garantito;tecnica umana, non pre-determinata e nemmeno priva di frizioni e attriti,come una macchina ben oliata,che in luogo di creare «ordine senza qualifi-cazione», può spesso riaprire «il luogo dei conflitti», anziché circoscriverli,al contrario di quanto afferma (o spera) una visione del diritto – sempre rifiutata con fermezza da Catania – che gli assegni la funzione di fissare e ingessare la realtà sociale, schiacciandosi su di essa e al tempo stesso giuridificandola, come in una fotografia statica dell’esistente; il diritto è dunque sì tecnica , dipendente da volontà, ma tecnica diffusa, a causa della«frantumazione e (del)la pluralizzazione dei soggetti», e diffusa perché la volontà non può mai essere dissociata dalla conoscenza(dalla norma).

 

Però, con il Poeta, nel «pericolo» vi è «ciò che salva»: proprio questa‘disseminazione’ del diritto lo rende costitutivamente ‘aperto’ al novumeal progresso, non (solo) una gabbia d’acciaio dalle innumerevoli sbarre,creata e mantenuta salda dalla volontà dei più forti. 

 

«Molti e diversificati usi, impreviste conseguenze di diritti che erano stati pensati per uno scopo e aprono la via a opposte soluzioni». 

 

Come spero comincerà a palesarsi,questo è il punto di divaricazione del pensiero di Catania dalle malì e per l’epocalità (apocalittica) del destino tecnico («dal ‘nulla’ al ‘nulla’») e da narrazioni, come quelle – suggestive e penetranti – di Irti che però, oscil-lando tra recuperi gentiliani e assunzioni dell’ineliminabile e politeistico conflitto dei valori, sembrano diventare unafilosofia della storia atterrita e insieme affascinata dal vuoto: 

 

l’esito è una sorta di rimpianto per il ‘pie-no’ non dei giusnaturalismi sempre rinascenti, ma delle ideologie, defini-te «superstiti e molteplici lògoi», residuali nuclei di senso a fronte della costitutiva assenza di senso della tecnica (giuridicain primis). Catania,al contrario, sembra propendere per un’opposta tesi, secondo la quale si stabilisce necessariamente un nesso – inquietante e non accettabile – tra l’epocalità e l’onnipervasività del nichilismo e la de responsabilizzazione.

 

Il nichilismo diventa così non solo un salutare addio a Verità monistiche e sostanzialistiche, ma un congedo – assai rischioso – da forme minime e basilari di corrispondenza e veridicità, orientando gli uomini non già all’as-sunzione di responsabilità, bensì alla passività, e trasformando le scelte in optional moralmente indifferenti di un’azione pseudostrategica, che per eccesso di realismo finisce per diventare negazione della realtà, che è manipolabile e interpretabile,ma solofino ad un certo punto: attraverso questa chiave interpretativa è possibile leggere, a mio avviso,i recenti casi di denegazione pubblica, anche a livello istituzionale, della realtà e della minima corrispondenza ai fatti, senza che a ciò segua alcuna conseguenza reattiva che non sia un’ulteriore decostruzione dei piani sui quali può esse-re annodato un minimo di senso comunicativo e relazionale, sociale, po-litico, giuridico.

 

D’altronde, l’attualità ha recentemente offerto, e continua a offrire, l’impressione di un permanente stato di eccezione (dalla verità),tale che vengono alterati non solo i ‘fatti’, ma anche il significato di parole e concetti attraverso una neolingua performativa di ‘verità’ indiscutibili,naturali, semplificate e semplicistiche, ‘favole’ per il volgo.

 

Come è stato scritto da Lorenza Carlassare, «persino parole come libertà, eguaglianza,legalità, costituzionalismo, imparzialità, onore, diritti e doveri, dignità del-la persona e riservatezza possono essere usate in modo da neutralizzarne il valore o addirittura servirsene in direzione inversa, alterandone il senso».

 

Se ciò da un lato è la conferma del potere del linguaggio e ‘sul’ linguaggio,della pervasività di tanti occulti ‘dispositivi’ mascheranti, dall’altro si mo-stra come una deriva eticamente, prima che giuridicamente e politicamen-te, inaccettabile, cui non è però opponibile alcun sostanzialismo reattivo,alcun giusnaturalismo di ritorno

 

 

 

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