NUOVO PROGETTO NICHILISTA: “IL CERCHIO SELETTIVO”

SELETTIVO

RICEVO E PUBBLICO IN MANIERA COMPLICE E AFFINE:

IL CERCHIO SELETTIVO

“Il cerchio selettivo” prende ispirazione affine dal defunto “Abisso Nichilista”, non per proseguire in maniera “metastorica” il proprio proposito (senza -in sintesi -continuare immutabile nel tempo qualcosa che è morto e non può rinascere), ma per appropriarsi dell’unico progetto nichilista, che ha espresso la radicalizzazione dell’idea nichilistica, l’approfondimento dell’oscuro e insondabile io interno, nella caverna del pensiero, la visione estrema e amorale a confronto della “pace sociale” della società-massa, negando nel frattempo la visione esclusivamente permeata dai libri di storia, da una certa lettura didattica, dalla noiosa riproposizione delle solite introduzioni su come e perché è nato il c.d.“nichilismo”…


Il progetto Nichilista egoarchico “Il Cerchio Selettivo”, nasce esclusivamente, per attaccare la modulazione letterale della parola, e distruggerla, apportando testi propri e presi da altri autori.
Parola che rientra nell’idea della metafisica dell’uomo, secondo una serie di regole morali e una visione dei valori che ripercorrono l’immutabile pensiero universale.
Il nostro progetto vuole distruggere la piena espressione di un vuoto significato della “parola”, appoggiando nel frattempo indirettamente (cioè senza pubblicare comunicati o altro) l’estremismo nichilista -settario, con un brivido nella schiena, e l’affinità nel cuore per questi feroci e sfrontati individui che sfidando le leggi della società-massa.

Gli editori del progetto Nichilista egoarchico “Il cerchio selettivo”.

 

 

 

SRADICARE LA MISSIONE MORALE

VIA NEGATIONIS

È Stirner stesso a esplicitare il suo piano d’azione mediante una citazione schilleriana:

“Se il godimento della vita deve trionfare sullo struggimento per la vita, sulla speranza, esso deve vincere sui due fronti che Schiller rappresenta in Das Ideal und das Leben, deve cioè schiacciare la miseria spirituale e quella materiale, cancellare l’ideale e, insieme, il travaglio per il pane quotidiano”.

Si tratta quindi di tematizzare precisamente il rovesciamento di quella che prima abbiamo nominato “povertà”, ossia di una questione legata, ancora una volta e coerentemente, alla proprietà. Infatti, la consumazione presuppone che io abbia la proprietà di me stesso:

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