CIOCCO

Cioccare e Scontrarsi, Distruggere la società morale, fino alle sue fondamenta!

Ghen

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“Fanculo la katharsis di Platone!”

Cerco il ciocco.

Sprono la mia volontà e la mia ambizione criminale.

Risalgo le vette e mi butto nel vuoto nichilista.

Voglio il ciocco.

Le mie armi personali sentono il fremito e l’agognata crudeltà nella ricerca di un obiettivo.

La violenza non è bene o male, la violenza “È ”.

In un mondo dove il leale cittadino tende al rimarginare ogni attenzione o desiderio morboso di violenza, io oltrepasso (anche questo).

Oltrepasso la violenza che non vuole, ma “vorrebbe” e mi pongo come individuo amorale che premedita il tocco lugubre che ha una pistola nella mano, pronta a sputare il suo fuoco ai mortali.

I resti miseri di quest’umanità, sono questo “momento”, in cui un viso diventa spettrale, la morte sta arrivando e incombe su uno dei tanti, della moltitudine.

Premedito il ciocco.

La ricerca e la sperimentazione nelle strade della rinuncia e della cedevolezza volgono a me, e istradano la premeditazione.

Quanti individui, che ora leggeranno, quanti faranno un sussulto?

Premeditare un omicidio, in primis,(ma anche un attentato con polvere nera, diserbante, dinamite, e chi più ne ha più ne metta), rende la coscienza in risalita attraverso la bile.

Sposta lo stomaco che si trova all’altezza della fronte, preme e tasta, provocando attimi senza che l’aria possa arrivare al cervello.

Il respiro è flebile, e immagina che stia per decedere, sente e imprigiona lo spettro di quello che vede davanti.

L’individuo non sa, non pensa, e pronto a dire “non può essere”, che qualcuno provi smania nella ferocia implacabile nel colpire e dare morte, o agire criminalmente, e non fermarsi davanti a nulla.

Sperimento il ciocco.

Quante giornate e notti, valutate come quelle per colpire, dopo aver passato e ripassato, attorno a qualcosa, che contiene “qualcuno”, che felice (in maniera plastica) sorride alla vita, e non pensa, che possa, che sia, che è, che qualcuno possa colpirlo all’improvviso.

La sperimentazione del “ciocco”, è la mia attesa individuale, nel momento in cui, passo e ripasso, dal luogo prescelto, alzo la testa, m’inoculo nel paesaggio, guardo su…c’è una telecamera?

Continuo, e passeggio, con le mani che sentono il volgere della paranoia della gente, che tocca, mi tasta, striscia sul mio viso, e si muove verso il fondo della mia coscienza.

Avete mai sentito la paranoia addosso delle persone?

È un buon modo per percepire quello che gli altri sentono, nei segnali predeterminati della società, e spronare se stesso, a pronunciarsi, e a domandarsi..la voglio ingoiare la “paranoia”?!

Deglutisco un caffè amaro, ed esco da un bar, le persone attorno a me, erano tranquille, sorseggiavano il loro caffè abitudinario, nel loro circolo di amicizie vere e finte, assoggettate o prominenti.

Come e per sperimentazione, so che un luogo come il bar, contiene meno paranoia, la rilassatezza si fonde con il ludibrio per le proprie vite nascoste, dentro una casa, dove tutto deve essere valore per la famiglia.

Mai sottovalutare, per un progetto estremista individuale, questi aspetti, che per gli amorali e i criminali, possono essere secondari o inutili, ma che servono per colpire più a fondo, senza che l’occhio umano abbia riconosciuto dei tratti non comuni di attenzione.

Nella lenta e liquefatta come solida e frenetica vita comune, si deve essere “comuni”, sfruttare appieno, la passione per il “ciocco”, ma attraverso una sicura e decisa strategia, per non farsi puntare,cosicché, il bar, questo bar dove sono stato, è un buon punto, per raccogliere impressioni e informazioni, per il mio obiettivo.

Questo è esclusivamente – d’altronde- il mio punto di vista individuale da nichilista criminale quale mi affermo.

Non ci sono limiti, e manco valori, non c’è un modo e un metodo per agire, come dove e quando, rispetto l’attacco criminale unicamente istintivo..

Mi metto lo smalto per unghie sui polpastrelli.

Devo e posso potere toccare le cose, con un esatto modo di muovere gli arti, senza renderli rigidi, e all’occasione visibile all’occhio comune.

L’occhio comune, la moderna visione delle cose, rende subito tutto sospetto, anche se in una cazzo giornata di freddo, hai un cappuccio di una felpa messa sopra la testa.

Questo deve far capire, all’amorale e criminale individualista, che il proprio progetto, ha bisogno, per continuare, di tanti elementi e tasselli utili, a far esplodere dalla pistola, il proiettile nel corpo di un uomo-moltitudine.

Proseguo attorno a quello che voglio carpire, e mi accorgo che un pallido sole, sta tramontando, blandendo vite che pensano di aver conquistato, oggi, qualunque cosa, ma non sanno, che potrebbero essere prede, e vittime delle loro certezze e sicurezze, senza nessun istinto, che possa fargli percepire, il fiato inumano di un amoralista criminale dietro di loro.

Ciocco il ciocco.

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