IL GRANDE MERIGGIO

VERSO

 

 

 

 

 

 

 

 
Il grande meriggio è il punto intermedio della storia dell’uomo nel suo viaggio tra l’animale e l’Übermensch, è il momento in cui si faranno finalmente chiare le due vie, che hanno sempre proceduto intrecciate, quella verso l’Übermensch e quella verso l’ultimo uomo. Il grande meriggio è il punto in cui non solo alcuni, ma tutti gli uomini, si rendono conto che Dio e gli dèi sono morti, e quindi che tutti i valori sono adesso in un flusso caotico e senza senso perché non c’è più nulla che permane imperituro:


1. non esiste nulla che abbia valore in se stesso – non esiste nulla che imponga un «dovere».
2. Ciò è insopportabile – alla visione di questa distruzione dobbiamo contrapporre la creazione.
3. Ai fini in continuo cambiamento dobbiamo contrapporre un solo fine, crearlo.
Alcuni frammenti confermano inoltre la coincidenza tra il pensiero dell’eterno ritorno dell’uguale e il grande meriggio: “la dottrina del Ritorno è il punto di svolta della storia”, e “il grande meriggio come punto di svolta della storia – le due vie. Il martello per sopraffare l’uomo”. Da questi due frammenti è chiaro che la dottrina del ritorno non sarà soltanto annunciata nel grande meriggio, perché altrimenti esso coinciderebbe con l’anno di pubblicazione di Così parlò Zarathustra, ma questo è il momento in cui essa comincerà ad operare concretamente nella storia, come un martello sulla pietra. Da questo punto di vista il grande meriggio è una specie di giorno del giudizio, e corrisponde anche al momento in cui si instaurerà il governo della terra da parte dei figli di Zarathustra. Un altro frammento dice:
e in generale in ogni anello dell’esistenza umana vi è sempre un’ora nella quale, per la prima volta a uno, poi a molti, poi a tutti, si presenta il pensiero più possente, quello dell’eterno ritorno di tutte le cose: ogni volta è questa, per l’umanità, l’ora del meriggio.
 
L’anello dell’esistenza umana è il grande anno del divenire, e in questo anno il pensiero del ritorno si presenta, ogni volta, prima a un uomo, Nietzsche-Zarathustra, poi a molti, i suoi discepoli, e infine a tutta l’umanità. Se questa è sempre l’ora del meriggio, il grande meriggio sarà quando il pensiero si presenta a tutti per prendere il posto delle religioni e delle metafisiche, e questo è possibile perché per Nietzsche esso può essere sviluppato nelle sue conseguenze fino a diventare una vera e propria filosofia, che non è solo una dimostrazione di questo pensiero, ma anche un’esposizione del modo in cui l’uomo deve cambiare le sue credenze per poterlo sopportare. Ma, se il momento in cui il pensiero dell’eterno ritorno si presenta a tutti coincide con l’ora del grande meriggio, d’altra parte non è in questo momento che nascerà l’Übermensch, che invece si trova sulla linea del tramonto:
e il grande meriggio è: quando l’uomo sta al centro del suo cammino tra l’animale e il superuomo, e celebra il suo avviarsi alla sera come la sua speranza più elevata: giacché quella è la via verso un nuovo mattino.
Allora colui che tramonta benedirà se stesso, come uno che passa all’altra sponda; e il sole della sua conoscenza starà per lui nel meriggio.

«Morti sono tutti gli dèi: ora vogliamo che il superuomo viva»questa sia un giorno, nel grande meriggio, la nostra ultima volontà!- Così parlò Zarathustra.
 
Questo vuol dire che il destino dell’uomo si decide dopo il grande meriggio, cioè dopo che l’umanità ha raggiunto il momento della verità sulla morte di tutti gli dèi, non solo del Dio cristiano, ma anche di tutti gli idoli che hanno preso il suo posto. Il grande meriggio, l’ora in cui l’ombra è minima, è il momento in cui l’umanità diventa oltre-umanità, indicando con questo termine non l’Übermensch, ma l’umanità che vive dopo la morte di Dio e degli dèi, cioè dopo la fine della metafisica. Infatti, poiché il concetto di Übermensch non è mai riferito a tutta l’umanità ma solo a uno o pochi individui, è chiaro che non si può interpretare il passo affermando che nel grande meriggio, al centro del cammino, nasceranno i primi superuomini e alla fine del cammino tutta l’umanità si sarà trasformata nella super-umanità. Perciò questo passo dimostra che l’Übermensch non può coincidere semplicemente con l’uomo post-metafisico perché, se nel grande meriggio finirà la storia dell’errore più lungo, e cioè la separazione in un mondo vero e in uno apparente, dall’altra non è questo il momento in cui l’uomo diventa Übermensch, ma soltanto il centro del cammino che va in questa direzione.

Infatti, se l’Übermensch fosse soltanto l’uomo liberato dalla metafisica, allora egli non indicherebbe altro che la fine di un errore della volontà dell’uomo, e non sarebbe, come lo intende Nietzsche, una vittoria della sua volontà. L’Übermensch deve essere qualcosa di voluto, e non qualcosa che accade al di là della volontà dell’uomo, e il crollo dei vecchi valori, la morte di Dio, il nichilismo, se non sono sostenuti dalla volontà di qualcosa di superiore, e quindi dal nichilista attivo, non sono neanche una via verso l’Übermensch. Gli stessi eventi infatti possono essere il risultato di una volontà debole, ma in questo caso si tratta di un nichilismo passivo che va in direzione dell’ultimo uomo.

La fine della metafisica non è una conquista dello spirito umano, se esso è l’espressione di una vita decadente, e l’umanità che vive nell’epoca post-metafisica non è per questo più dignitosa della precedente, se non riesce a volere qualcosa di grande, cioè la creazione di un essere superiore.
Per raggiungere il momento del grande meriggio lavorano tutte le idee moderne, la scienza, il materialismo, ma allo stesso tempo esse inconsapevolmente lavorano anche al rimpicciolimento dell’uomo e al suo livellamento verso il basso, fino all’ideale dell’ultimo uomo.

Nietzsche invece pensa già al dopo, a un ideale opposto a quello dell’ultimo uomo, e si prepara a creare un popolo che possa volere questo nuovo ideale e cioè che possa reggere al pensiero del ritorno. Nel momento decisivo l’uomo, per non sentire il peso più grande, è messo di fronte a questa alternativa, retrocedere verso il regno animale dell’ultimo uomo, che non ha più memoria del passato, e sul quale il pensiero del ritorno non ha più alcun effetto, oppure seguire la filosofia dell’eterno ritorno, la trasvalutazione di tutti i valori, e cercare di diventare Übermensch. All’interno dell’umanità posta davanti al pensiero del ritorno nel grande meriggio permane sempre una divisione tra chi cerca di sopportare questo peso, e quindi ha diritto alla trasvalutazione perché vuole creare l’Übermensch, e chi cerca di scaricare il peso e di abbandonare il passato a se stesso, e segue così la via verso l’ultimo uomo.

Si chiariranno allora definitivamente le due vie, ed anche che l’Übermensch era l’ideale nascosto delle religioni e delle metafisiche in genere, cioè proprio di tutte quelle idee contro cui lottano e vincono le idee moderne: “il nostro disprezzo per l’uomo ci ha spinto a cercare al di là delle stelle. La religione, la metafisica come sintomi di un desiderio di creare il superuomo”. Dio e l’al di là sono certamente degli errori che possono rovinare l’uomo, ma l’istinto che li creò è lo stesso che adesso crea l’Übermensch e il pensiero dell’eterno ritorno, contro le dottrine moderne che, mettendo al centro l’uomo e il mondo, inconsapevolmente vogliono farne una specie animale come tutte le altre.

La morte di Dio non ha mai in Nietzsche soltanto il senso di una liberazione, ma egli ha sempre sentito la necessità di dover ridare all’uomo un nuovo scopo, di dover far nascere da questa morte un nuovo essere che prenda il suo posto: “sarebbe giusto che, così come una volta guardavano a Dio, gli uomini inferiori guardassero ora al mio Superuomo”.

L’eterno ritorno rappresenta dunque il momento in cui la conoscenza dell’uomo raggiunge il suo culmine, e si libera definitivamente dalla metafisica, cioè dall’idea di un mondo “vero” dietro il mondo apparente, ma non dal bisogno metafisico di creare l’Übermensch. Questo è il bisogno dell’uomo superiore e non dell’uomo in generale, l’uomo che, essendo responsabile della nascita dell’Übermensch, non può guardare ad esso così come faranno invece gli inferiori, ai quali, per la distanza che li separa, e per non aver contribuito in nessun modo alla sua nascita, dovrà apparire quasi come un dio.

Inoltre è chiaro che, soprattutto in base a un frammento come questo, che è stato scritto per una possibile continuazione di Così parlò Zarathustra, la traduzione di “Übermensch” con “Superuomo” è assolutamente necessaria, perché qui la traduzione “Oltreuomo” non avrebbe alcun senso.

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