IL MESSAGGIO DI ZARATHUSTRA

NIETZSCHE PLIT

 

 

 

 

 

 

 

Il pensiero di Nietzsche arriva a compimento attraverso il messaggio visionario del suo Zarathustra. Non è casuale da parte dell’autore la scelta del profeta persiano vissuto nel 600 a.C.: Zarathustra fu il primo a riconoscere nella lotta tra bene e male la dialettica fondamentale dell’esistenza.

 

Fu sua, quindi, la prima attribuzione di senso ai concetti di buono e cattivo, e fu quindi lui il primo vero creatore della morale. Per rimediare a questo suo “imperdonabile”  errore, doveva essere lui stesso, in prima persona, a riconoscerlo e cancellarlo.

 

 

Per risvegliare l’uomo dal torpore di una morale passiva e di rinuncia alla vita, Zarathustra intraprende un lungo e travagliato percorso spirituale, auspicando la nascita di un uomo nuovo, il cui presupposto culturale e psicologico per venire alla luce è costituito da ciò che egli definisce la “morte di Dio”, ovvero la volontà di abbandonare ogni trascendenza e congettura metafisica per poter riabbracciare ciò che egli definisce il “senso della terra”.

 

“Io vi scongiuro, fratelli miei, restate fedeli alla terra e non prestate fede a coloro che vi parlano di speranze ultraterrene! Sono avvelenatori, lo sappiano o no.”

 

“Non nascondere più la testa nella sabbia delle cose celesti, ma portala libera e scoperta, una testa terrena che crea un senso della terra!”

 

Le virtù del Superuomo annunciato da Zarathustra sono l’affermazione di sé, la fierezza, l’amore per la vita, il gusto per la lotta, il valore dell’amicizia così come quello dell’inimicizia, nella positiva accettazione che il dolore e la sofferenza sono componenti ineliminabili dell’ esistenza. È evidente in questa concezione il richiamo alla dimensione tragica dell’uomo greco e alla dimensione dionisiaca dello spirito: Dioniso è infatti il Dio che balla e canta e ride; è il Dio dell’energia vitale. Per lui sono virtù tutte le passioni che dicono sì alla vita e alla terra.

 

“Quest’ultimo gioiosissimo, esuberante, entusiastico Sì alla vita, non è soltanto la visione suprema, è anche la più profonda.”

 

Il superuomo è quindi l’uomo che si è liberato dal giogo oppressivo dei valori tradizionali, l’uomo che si pone al di là del bene e del male: egli gode della vera felicità che è figlia dell’agire; vive con fiducia e apertura, accetta con gioia la vita così com’ è e percorre le fasi della sua esistenza in una costante autoaffermazione della propria volontà di potenza.

 

“La vita stessa è per me istinto di crescita, di durata, teso ad un’accumulazione di forze, alla potenza: dove manca la volontà di potenza, c’è decadimento.”

 

In un mondo dominato dal caos e dall’ irrazionalità, la sola necessità diventa quindi quella della volontà che vuole riaffermare se stessa. Riprende così il sopravvento la dimensione della volontà su quella dell’intelletto: il superuomo è colui che riesce ad identificare la propria volontà con quella del mondo in cui vive.

 

La volontà di potenza come forza non ha altro scopo che quello dell’ebbrezza dionisiaca dell’atto continuo di forza. Essa si configura in tal modo come l’essenza metafisica del mondo: tutti gli stati e i modi di essere ricevono il loro valore soltanto dall’uomo che li considera come fini della sua volontà.

 

Le dottrine del superuomo e della volontà di potenza trovano il loro senso più compiuto in relazione al tema dell’eterno ritorno. In opposizione alla tradizione giudaico-cristiana che attribuisce al tempo una direzione lineare e una struttura articolata in passato, presente e futuro, Nietzsche nega l’esistenza di un fine del corso storico che trascenda i singoli momenti. Significati e direzioni sono solo prospettive interne al gioco di forze della volontà di potenza: ogni momento, e ciascuna esistenza in ogni attimo, ha tutto il suo senso in sé.

 

 

Il superuomo, grazie all’ accettazione gioiosa della vita così come è – nel passato, nel presente e nell’eternità – deve costruire un’esistenza in cui ogni momento abbia tutto intero il suo senso: l’eterno presente della vita. In tale ambito Nietzsche vuole sottrarre il senso dell’azione alla pura casualità. Infatti, il valore autentico dell’azione si trova sempre al di là del tempo, del numero, del dato contingente e quindi si trova in una dimensione temporale che supera l’ambito della finitudine.

 

 

 

 

 

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