IO SONO UN DESTINO III

VERSO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Zarathustra, il primo psicologo dei buoni, è – di conseguenza – un amico dei malvagi. Se una specie di uomini della décadence si è innalzata al rango di specie suprema, ciò è potuto avvenire solo a spese della specie a loro opposta, la specie degli uomini forti e sicuri della vita. Se l’animale d’armento brilla nello splendore delle più pure virtù, l’uomo eccezionale deve per forza essere degradato a malvagio.

Se la falsità pretende a ogni costo che la sua ottica sia chiamata «verità», l’uomo propriamente veritiero lo ritroveremo sotto i nomi peggiori. Zarathustra non permette dubbi su questo punto: egli dice che proprio la conoscenza dei buoni, dei «migliori» è stato ciò che gli ha dato l’orrore per l’uomo in genere; questa sua avversione gli ha fatto spuntare le ali per «librarsi in volo su lontani tempi futuri», – egli non nasconde che il suo tipo di uomo, relativamente un tipo superumano, è superumano proprio in rapporto con i buoni, e che i buoni e i giusti chiamerebbero diavolo il suo superuomo…

Voi, uomini più alti in cui il mio sguardo si è imbattuto, tale è il mio dubbio su di voi e il mio riso segreto: voi chiamereste il mio superuomo, lo indovino – diavolo!

A ciò che è grande siete tanto estranei nella vostra anima, che il superuomo sarebbe per voi, nella sua bontà, terribile…

Su questo passo e su nessun altro bisogna basarsi se si vuole comprendere che cosa Zarathustra vuole: questa specie di uomo, che egli concepisce, concepisce la realtà come essa è: è abbastanza forte per farlo –, non è estraniato, separato da essa, è identico a essa, contiene in sé tutto ciò che la realtà ha di terribile e problematico, e ciò solo può fare la grandezza dell’uomo…

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– Ma anche per un’altra ragione ho scelto la parola immoralista come mio distintivo, come titolo onorifico: io sono fiero di avere questa parola per contrappormi a tutto il resto dell’umanità. Mai nessuno aveva sentito al di sotto di sé la morale cristiana; per giungere a questo era necessaria una elevatezza, una lungimiranza, una abissale profondità psicologica finora affatto inaudita. Fino a oggi la morale cristiana era la Circe di tutti i pensatori, – stavano al suo servizio. –

Chi è entrato prima di me nelle caverne dove spira il soffio venefico di questa specie di ideale – il calunniamento del mondo? – Chi mai ha anche solo osato supporre che siano caverne? In generale, chi, prima di me, tra i filosofi, è stato psicologo e non invece il suo opposto, «sublime imbroglione», «idealista»? Prima di me la psicologia non esisteva. – In questo caso essere il primo può significare una maledizione, in ogni caso è un destino: perché si è anche i primi a disprezzare… La nausea per l’uomo è il mio pericolo

 

 

 

 

 

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