L’IDEALE DELL’ULTIMO UOMO

VERSO

 

 

 

 

 

 

 

Si tratta quindi di fare dell’uomo superiore, nel senso della costituzione interna, un tipo, cioè di riuscire a garantire all’uomo superiore un futuro stabile e al riparo da casualità sfavorevoli:

uno dei due movimenti è senz’altro il livellamento dell’umanità, grandi formicai, ecc. L’altro movimento: il mio movimento: è, al contrario, l’inasprimento di ogni contraddizione e scissione, l’eliminazione dell’uguaglianza, la creazione di superpotenti.

Quel movimento genera l’ultimo uomo. Il mio il superuomo.

Il fine NON è assolutamente quello di concepire i secondi come signori dei primi: le due specie devono sussistere l’una accanto all’altra – il più possibile separate; l’una, come gli dèi di Epicuro, non curandosi dell’altra

Nietzsche dice chiaramente che la via che conduce all’Übermensch passa attraverso la creazione di superpotenti, e quindi attraverso la ricerca di un aumento di potenza indefinito, che rappresenta lo scopo della trasvalutazione dei valori di una società decaduta come quella cristiana. Tuttavia fin d’ora è chiaro che, se l’Übermensch è un superpotente, allora il superamento deve essere riferito proprio alla potenza e alla ricerca di un aumento di potenza, e quindi proprio a quel movimento voluto da Nietzsche. E’ chiaro infatti che proprio in quanto l’Übermensch rappresenta lo scopo di un movimento, egli dovrà essere qualcosa di diverso dal movimento stesso.

Al contrario Martin Heidegger dice: “il superuomo è colui che va oltre, lontano dall’uomo tradizionale; ma lontano verso dove? L’uomo tradizionale è l’ultimo uomo”. Ma il prefisso «Über» non può indicare il superamento dell’ultimo uomo, perché anch’esso rappresenta, sebbene nella direzione opposta a quella voluta da Nietzsche, un superamento dell’uomo attuale.

Infatti anche l’ultimo uomo è una creatura, egli è generato dal movimento delle idee moderne che vedono nella scomparsa del dolore l’obiettivo di ogni sforzo umano, e solo in quanto tale, in quanto è il frutto del movimento di idee opposto a quello tragico, è l’esatta antitesi dell’Übermensch. Entrambi rappresentano gli scopi opposti di due movimenti opposti, e quindi entrambi sono risultati consapevoli della volontà di felicità e della volontà di potenza dell’uomo. Tuttavia questo non vuol dire che l’Übermensch sarà un infelice ma solo che la sua sarà una felicità diversa da quella dell’ultimo uomo, che ha inventato la felicità liberandosi di ogni volere e ideale.

Ora, per poter iniziare il contro-movimento rispetto alle idee dei “livellatori” sono necessari due processi, il differenziamento del tipo superiore dal tipo medio, e la formazione consapevole della specie superiore sulla base di nuove leggi di allevamento che avranno di mira soprattutto il rafforzamento della volontà. Per Nietzsche il pericolo maggiore non è infatti l’autodistruzione dell’umanità, la scomparsa della specie umana, ma soltanto la scomparsa dei tipi superiori, come il santo, il filosofo, il genio, i tipi ricchi e complessi che possono creare al di là di se stessi, gli unici ponti verso l’Übermensch. Il pericolo dell’umanità è che venga raggiunto solo l’ultimo uomo, cioè l’uomo che non sa più creare perché non sa più disprezzare, e che, per questo motivo, non è sostanzialmente diverso dagli altri animali.

Anche nell’immagine dell’uomo come ponte o corda tesa tra l’animale e l’Übermensch si può tranquillamente sostituire l’ultimo uomo all’animale, senza che il significato venga stravolto, in quanto, dice Nietzsche, “l’opposto del Superuomo è l’ultimo uomo: li ho creati insieme” Egli infatti, nella “Prefazione” di Così parlò Zarathustra, descrive l’ultimo uomo con gli stessi termini utilizzati nella seconda inattuale per il gregge che pascola felice perché non ha memoria del passato, e non rinuncia neanche all’immagine della super-scimmia, in quanto l’ultimo uomo è l’anello di congiunzione tra l’uomo e il resto degli animali.

Quello che occorre è la separazione netta tra i due movimenti e tra i due tipi umani, di cui uno solo si evolverà verso l’Übermensch, mentre l’altro retrocederà verso una condizione simile a quella dell’animale. Non è dello stesso avviso Barbara Stiegler, che dichiara:

mentre Darwin propone un modello d’ispirazione liberale, dove la lotta tra gli individui, lasciata a se stessa, crea un’insieme armonico, Nietzsche non concepisce un’evoluzione senza una forza organizzatrice e gerarchizzante che costringe la massa e le eccezioni alla cooperazione.

 

Tuttavia la massa e le eccezioni secondo Nietzsche non possono affatto cooperare, perché non hanno un obiettivo comune, ma vogliono due cose diverse, l’ultimo uomo e l’Übermensch, e allora ognuno per conto suo deve raggiungere quello che desidera, aumentando la disuguaglianza e la contraddizione all’interno dell’umanità.

Se egli parla diffusamente della differenza di valore tra gli uomini, e nell’ultimo periodo del suo pensiero assume un ruolo sempre più importante il concetto di ‘gerarchia’, questo non significa dunque che pensa di promuovere una collaborazione in vista di un obiettivo comune per tutta l’umanità, ma egli vuole stabilire una distanza tra gli uomini, e possibilmente aumentarla. In altre parole questa gerarchia, contrariamente all’uso comune del termine, non prevede una divisione delle competenze per la gestione di un’organizzazione, ma ha il senso della creazione di un abisso.

L’altra possibilità, che le eccezioni prendano sotto il loro controllo le masse e le guidino verso un’organizzazione globale della terra, con il compito di raggiungere l’Übermensch, è stata presa in considerazione da Nietzsche e, come risulta dai frammenti postumi, doveva essere l’argomento della quinta parte di Così parlò Zarathustra, che però non è mai stata scritta.

Solo da una morale della disuguaglianza può nascere un nuovo tipo, mentre la morale opposta è quella che presenta un unico modello da seguire e ha tutto l’interesse a trasformare il diverso nell’uguale. Quindi il livellamento è un processo che non va ostacolato in nessun modo, bisogna solo far partire un contro-movimento che voglia il differenziamento, e questo non tanto perché alla specie superiore servono degli schiavi, quanto perché è la stessa morale della disuguaglianza che vuole la differenza, e quindi che venga raggiunto l’ultimo uomo, mentre dall’altra la morale dell’uguaglianza combatte apertamente ogni superamento ed è la prima nemica dell’Übermensch: perché così parla a me la giustizia: «gli uomini non sono uguali».

E neppure debbono diventarlo! Che sarebbe il mio amore per il superuomo, se io parlassi diversamente?

Per mille ponti e sentieri debbono sospingersi verso il futuro, e tra loro deve essere posta sempre più guerra e disuguaglianza: così mi fa parlare il mio grande amore!

 

Uno degli idoli più duri a morire è quello dell’uguaglianza degli uomini, che non è solo un vecchio valore, ma anche, dal punto di vista di Zarathustra, un contro valore, cioè un valore contrario all’avvenire dell’uomo, e il nuovo insegnamento è che gli uomini non sono uguali e che neanche debbono diventarlo. Per far chiara la distinzione tra uomini superiori e inferiori Nietzsche utilizza anche il termine di popolo eletto, il popolo che darà alla luce l’Übermensch, e che per far questo deve prima di tutto abbandonare l’idea dell’uguaglianza degli uomini, perché essere eletti vuol dire proprio essere diversi dagli altri, dalla plebe che vive inconsapevolmente, piuttosto che essere chiamati da un Dio che ormai non c’è più.

Una delle conseguenze maggiori della morte di Dio è la morte dell’idea che gli uomini sono tutti uguali, e infatti con quest’idea non sarebbe neanche possibile l’esistenza di un popolo eletto, che segue una morale diversa, ha una volontà diversa e quindi è diverso dal resto dell’umanità Elémire Zolla, che negli anni settanta ha curato un’opera in sei volumi dedicata ai simboli del superuomo nella letteratura moderna, dice a questo proposito:

Superuomo e Uguale sono in Occidente una coppia indissolubile quanto satanica: la solidarietà occulta delle due idee nemiche, quella del superuomo e quella dell’uguaglianza, è pari alla furia dei loro conflitti visibili. Così il fato esige che il Superuomo e la sua grigia ombra, la sua femmineità, l’Uguale, si alternino nella reciproca persecuzione, lunga prevedibilmente quanto l’era anticristiana.

Se invece, come è stato fatto, si interpreta il concetto di Übermensch come segno dell’umanità rinnovata, come qualcosa che tutti possono non solo contribuire a far essere, ma addirittura diventare, allora si perde proprio questa tensione con l’ultimo uomo, e quindi anche la possibilità di scoprire quello che ancora ha da dire questa filosofia. Nietzsche non ha mai neanche tentato una soluzione del problema fondamentale della differenza, perché è proprio sulla differenza che si fondano tutte le sue speranze per il futuro dell’uomo.

Ci si deve sempre ricordare che la vita, per il suo potenziamento, ha bisogno delle differenze, che quindi non devono essere superate ma aumentate, e che non si deve volere un solo tipo, ma un nuovo tipo da aggiungere agli altri, un tipo che nasce da un’umanità che per Nietzsche è già divisa al suo interno in uomini superiori e inferiori, e che può nascere proprio perché c’è questa divisione.

 

 

 

 

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