L’OBLIO DELL’ESSERE» E IL «NICHILISMO»

OBLION

 

 

 

 

 

A partire da Introduzione alla metafisica il termine «metafisica» assume una connotazione esplicitamente negativa. Metafisica è quel pensiero che, pur ponendosi il problema dell’essere, lo elude subito, limitandosi a un’indagine intorno all’ente «Essa pronuncia necessariamente e perciò costantemente l’essere. Tuttavia […] non pensa l’essere nella sua verità».

Da Anassimandro a Nietzsche la metafisica è stata soltanto una «fisica», cioè una forma di pensiero che si è persa fra gli enti, dimenticando l’essere, ovvero la differenza fra essere ed ente.

La metafisica è oblio dell’essere (Seinsvergessenheit). Un oblio che mette capo all’oblio dell’oblio.

Infatti, la metafisica o si è concentrata sull’ente in quanto ente — e allora è stata ontologia — o si è concentrata sull’ente supremo — e allora è stata teologia. Anzi, a rigore, essa è sempre stata, costitutivamente, onto-teo-logia, cioè unità inscindibile di ontologia, teologia e logica. Ontologia perché interessata al fondamento dell’ente. Teologia perché fa dipendere tutti gli enti da quell’ente fondante supremo che è Dio. Logica perché pensa l’ente in riferimento alla ragione, instaurando un predominio del pensiero sull’essere. Al punto che con l’idealismo (v. Hegel) il pensiero diviene l’essere dell’ente. Da tutto ciò la necessità di passare dalla domanda metafisica intorno all’essere in quanto ente (Seinsfrage) alla domanda post-metafisica intorno all’essere in quanto tale, ossia in quanto essere (Frage nach dem Sein).

Essendo caratterizzata dall’oblio dell’essere, la metafisica si configura come un tipo di pensiero in cui, alla fine, dell’essere non ne è più nulla. Da ciò l’equazione fra metafisica e nichilismo: «la

metafisica è la storia nella quale, per essenza, dell’essere stesso non ne è niente: la metafisica è in quanto tale il nichilismo autentico,  L’Occidente è, per sua essenza, la terra della sera (Abends-land) o dell’occaso (Occidens), ovvero, fuor di metafora, lo spazio-tempo del tramonto dell’essere.

La metafisica, per Heidegger, non si riduce a una sezione specialistica della filosofia (da porsi accanto alla gnoseologia, all’etica, alla logica ecc.) poiché coincide con la prospettiva globale che sta alla base di tutte le manifestazioni di un’epoca: dall’arte alla religione, dalla scienza all’etica, dalla tecnica alla politica. Infatti, è sempre attraverso una certa metafisica che una determinata umanità storica si rapporta al mondo e a se stessa.

Tant’è che la storia delle parole-chiave della metafisica (idea, atto, verità, sostanza, soggetto, spirito, volontà ecc.) coincide con la storia dei modi con cui l’essere si è rivelato all’uomo e l’uomo si è rapportato all’ente. Al punto che Heidegger arriva a sostenere che la storia dell’Occidente dipende, in ultima analisi, dalla maniera con cui si è intesa (e tradotta) la parola «essere». Ne segue che la metafisica, nelle sue varie forme, non è un accadimento della storia, ma l’accadere stesso della storia.

 

La metafisica, concepita come progressivo oblio dell’essere, si scandisce in una serie di momenti (Platone, Aristotele, gli Scolastici, Cartesio, gli idealisti ecc.) che trovano il loro compimento in Nietzsche, lo studioso che rappresenta non solo lo sbocco della metafisica moderna, ma il punto di arrivo della metafisica in generale. La filosofia di Nietzsche non è una metafisica, ma l’ultima metafisica della storia. Anzi, poiché metafisica e storia sono la stessa cosa, Nietzsche rappresenta il compimento stesso della storia dell’Occidente. Infatti, riducendo l’essere alla volontà di potenza — e quindi alla volontà creatrice dell’uomo — Nietzsche non ha fatto altro che portare al massimo grado l’oblio occidentale dell’essere, ovvero la sua propensione a fare, dell’uomo, la regola o la misura delle cose.

Ciò che è iniziato con il platonismo (la riduzione dell’essere a idea o valore) ed è proseguito con Cartesio (l’identificazione della realtà con la certezza che ne ha il soggetto pensante) è giunto a termine con Nietzsche, che ha scorto, nella volontà di potenza, «l’intima essenza dell’essere».

In quanto volontà che vuole essenzialmente se medesima, la volontà di potenza di Nietzsche, concepita come essenza dell’ente, è una dionisiaca volontà di volontà che non riconosce alcun essere oltre se stessa (= nichilismo) e che si «celebra», superomisticamente, nell’eterno ritorno di sé. Da ciò le cinque parole o i cinque «titoli fondamentali» (Haupttitel) che, nella loro interconnessione, strutturano la filosofia di Nietzsche: «”La volontà di potenza” nomina la parola per indicare l’essere dell’ente in quanto tale, l’essentia dell’ente. “Nichilismo” è il nome per indicare la storia della verità dell’ente così determinato.

“Eterno ritorno dell’uguale” si chiama il modo in cui l’ente nel suo insieme è, l’existentia dell’ente. Il “superuomo” designa l’umanità che viene richiesta da questo insieme. “Giustizia” è l’essenza della verità dell’ente come volontà di potenza. Ciascuna di queste parole fondamentali nomina contemporanea-mente quello che dicono le rimanenti» (ivi, p. 747).

Poiché la volontà di potenza, che rappresenta il trionfo definitivo del soggettivismo cartesiano e lo smarrimento completo della differenza fra essere ed ente, trova la sua incarnazione concreta nella tecnica, Nietzsche, in quanto filosofo del nichilismo è, al tempo stesso, il filosofo (e il profeta) della tecnica, ossia il teorico del dominio incondizionato dell’uomo sul mondo. Da ciò l’attualità Nietzsche, che agli occhi di Heidegger, finisce per configurarsi come la contemporaneità stessa fatta persona: «L'”oggi” — non calcolato secondo il calendario, né secondo le vicende della storia mondiale […] è la determinatezza metafisica dell’umanità storica nell’epoca della meta-fisica di Nietzsche».

Per cui, contrariamente alle sue pretese, la filosofia di Nietzsche non è né «antimetafisica» né «inattuale», bensì «metafisica» e «attuale». Metafisica perché si muove all’interno dell’oblio occidentale dell’essere. Attuale perché rappresenta il punto di arrivo del nichilismo occidentale e di quella sua espressione planetaria che è la tecnica.

Ne segue che il superamento della metafisica, per Heidegger, non può avvenire tramite Nietzsche (che non ha compreso l’essenza della metafisica e che è stato vittima, egli stesso, della metafisica), ma contro Nietzsche e oltre Nietzsche.

 

 

 

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