IL NULLA VERISSIMO E CERTISSIMO DELLE COSE

DIVENENDO

«Il corpo non si può comporre di non corpi»

Scrive Giacomo Leopardi nel 1921: «Il corpo non si può comporre di non corpi, come ciò che è di ciò che non è; né da questo si può progredire a quello o viceversa… non v’è scala, gradazione, né progressione che dal materiale porti all’immateriale, come non v’è dall’esistenza al nulla. Fra questo e quello v’è uno spazio immenso, ed a varcarlo v’abbisogna il salto che da’ leibniziani giustamente si nega in natura. Queste due nature sono affatto separate e dissimili come il nulla da ciò che è».

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LA NULLITÀ DI TUTTE LE COSE

DIVENENDO

Abbiamo così cercato non soltanto di inquadrare il concetto del nulla ma anche di capire il rapporto che lega Leopardi al nichilismo passando attraverso la critica di autori attuali quali Severino e Givone che ne hanno ampiamente discusso. Il testo che abbiamo fin qui preso in maggior considerazione è stato lo Zibaldone per il cui tramite siamo riusciti a vedere, almeno in parte e per l’argomento in questione, gli aspetti filosofici e filologici dell’autore, ma sappiamo bene che Leopardi è stato sommamente poeta e non possiamo quindi trascendere la nostra analisi dalle sue produzioni poetico-letterarie.

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ESSERCI O NON ESSERCI?

DESTROYER

 Come è noto, Sein und Zeit è un’analitica dell’esistenza. Ma, in tutte le lingue moderne occidentali più ricche di tradizione filosofica1, «esistenza» si dice, nell’ordine: lat. existentia, it. esistenza, sp. existencia, fr. existence, ingl. Existence  e, infine, ted. Existenz! Assumiamo provvisoriamente questa parola come esemplare in un quadro inter-indoeuropeo.

In tutte queste lingue, «esistenza» ha due significati principali, che sonostati originariamente isolati dalla cultura grammaticale, logica e filosofica greca nel modo che possiamo così schematizzare:

  1. il <fatto> che è (gr. hoti esti, lat. quod est, ted. daß es ist) in quanto distinto da
  1. che cos’è (gr. ti esti, lat. quid est, ted. was ist es / wie ist es)

Questa distinzione separa l’esistenza dal suo senso, l’accadere da ciò che accade, opponendo così come due entità separate existentia ed essentia: Ma in realtà, quando diciamo «la nostra esistenza», noi aboliamo la separazione e ci riferiamo alla vita umana: sia alla sua specifica essenza e qualità, sia al suo destino e alla sua vicenda. In questo significato del termine non si pensa affatto al che in opposizione al che cosa (Daßsein vs Wassein) ma, in tutte le lingue indicate, si pensa insieme l’esistenza e l’essenza, e cioè il «fatto che» esistiamo «così e così, come» di fatto esistiamo, nella nostra vicenda personale e storica.

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POESIA E LINGUAGGIO IN HEIDEGGER

POETIS

1. Il linguaggio

L’analisi heideggeriana del linguaggio muove da un rilievo fenomenologico: «L’uomo parla. Noi parliamo nella veglia e nel sonno. Parliamo sempre, anche quando non proferiamo parola […] In un modo o nell’altro parliamo ininterrottamente. Parliamo, poiché il parlare ci è connaturato […] Si dice che l’uomo è per natura parlante, e vale per acquisito che l’uomo, a differenza della pianta e dell’animale, è l’essere vivente capace di parola. Dicendo questo, non s’intende affermare soltanto che l’uomo possiede, accanto ad altre capacità, anche quella del parlare. S’intende dire che proprio il linguaggio fa dell’uomo quell’essere vivente che egli è in quanto uomo. L’uomo è uomo in quanto parla» (In cammino verso il linguaggio, trad. it., Mursia, Milano 1988, p. 27).

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L’INFINITO

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Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.

Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura.

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FONDO ABISSALE

ORIGINARIONULLA

La pienezza del potere è il nulla originario che evidenzia la totalità del mondo in quanto lo mantiene in potenza, sospeso. Heidegger ripropone così anche nel corso universitario del 1935 di Friburgo, utilizzando altri termini, il mistero che dietro il proprio velo non ha il nulla da mostrare, ma tutto ha già ospitato.

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OVERCOMING METAPHYSICS

DESTROYER

Still on the “destruction of ancient ontology”, Heidegger writes in The End of Philosophy that metaphysics is something to be overcome.Heidegger argues that metaphysics has been the ground of misunderstanding by preventing access in experience to the essence of Being.

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OBSCENIDAD

ENFER

La filosofía de Nietzsche como crítica de la cultura, ha supuesto un ejercicio previo, un ejercicio que problematiza la propia vida, donde Nietzsche se ve a sí mismo como aquel que superó la enfermedad que había en él. Dicha superación, como veíamos, no significa dejarla tras de sí, sino precisamente tenerla siempre presente, conviviendo con ella, con su presión. Los prólogos nos devuelven en este sentido a Nietzsche aprendiendo a preguntar como parte de un largo ejercicio de auto-superación.

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