IL NULLA VERISSIMO E CERTISSIMO DELLE COSE

DIVENENDO

«Il corpo non si può comporre di non corpi»

Scrive Giacomo Leopardi nel 1921: «Il corpo non si può comporre di non corpi, come ciò che è di ciò che non è; né da questo si può progredire a quello o viceversa… non v’è scala, gradazione, né progressione che dal materiale porti all’immateriale, come non v’è dall’esistenza al nulla. Fra questo e quello v’è uno spazio immenso, ed a varcarlo v’abbisogna il salto che da’ leibniziani giustamente si nega in natura. Queste due nature sono affatto separate e dissimili come il nulla da ciò che è».

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LA NULLITÀ DI TUTTE LE COSE

DIVENENDO

Abbiamo così cercato non soltanto di inquadrare il concetto del nulla ma anche di capire il rapporto che lega Leopardi al nichilismo passando attraverso la critica di autori attuali quali Severino e Givone che ne hanno ampiamente discusso. Il testo che abbiamo fin qui preso in maggior considerazione è stato lo Zibaldone per il cui tramite siamo riusciti a vedere, almeno in parte e per l’argomento in questione, gli aspetti filosofici e filologici dell’autore, ma sappiamo bene che Leopardi è stato sommamente poeta e non possiamo quindi trascendere la nostra analisi dalle sue produzioni poetico-letterarie.

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L’INFINITO

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Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.

Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura.

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IL PENSIERO DEL NULLA

DIVENENDO
Ora pensare significa pensare la nullità delle cose, e quindi essere infelici. Il pensiero, in quanto pensiero del nulla, si contrappone al “costantissimo e indivisibile istinto di tutti gli esseri” che è “la cura di conservare la propria esistenza”.
Da una parte l’uomo coglie nel proprio pensiero la nullità di tutte le cose e quindi di se stesso, d’altra parte si contrappone a questo pensiero con il suo istinto di conservazione.

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LA VISIONE DELL’ETERNITÀ DEL NULLA

DIVENENDO
Dunque l’esistenza delle cose è senza perché, ma una volta in atto l’esistenza vuole se stessa.
Essa implica necessariamente l’amore dell’esistenza, cioè l’amor proprio o volontà di esistere, e questo amore implica a sua volta l’amore, il desiderio, del piacere (cfr. Teoria del piacere) e questo ancora a sua volta sottende l’amore dell’infinito (o meglio, indefinito).
Prima di continuare con l’interpretazione di Severino è forse opportuno a questo punto analizzare le tre implicazioni appena citate direttamente dall’opera del Leopardi, anche per poter poi meglio comprendere la lettura severiniana.

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IL DIVENIRE NICHILISTICO

DIVENENDO

Leopardi mostra quello che tutto l’Occidente ha nel suo inconscio: nel divenire l’ente esce e ritorna nel nulla, ma se l’ente diventa nulla e il nulla diventa ente, allora l’ente è nulla.
Agli occhi di Leopardi e di tutto l’Occidente, di cui egli è per Severino il più coerente interprete, l’identità delle cose esistenti col nulla non è contraddizione. Nel pensiero 3784 leggiamo che

“le contraddizioni evidentissime e formalissime sono escluse dal ragionamento assoluto”.

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L’ESSENZA NICHILISTICA DEL TUTTO

PARRICIDIOPLA

Dopo la fine dell’antropocentrismo è la stessa materia a perdere il ruolo centrale nell’universo. La materia è solo una possibilità del nulla, che è origine e fine di tutte le cose.
L’uomo è un colonizzatore del nulla, i nostri mondi li edifichiamo su quest’abisso, un abisso che ci rende possibili, e il nostro sguardo, come quello di Leopardi, è solo uno sguardo dal nulla.

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IL PARRICIDIO DI PLATONE

PARRICIDIOPLA

Da quanto emerso nella nostra indagine abbiamo fin qui visto che Leopardi è stato un grande teorizzatore del nulla, concettualizzandolo etimologicamente, assiologicamente ed ontologicamente. Partendo da tali presupposti dobbiamo ora cercare di capire se, oltre ad aver portato il concetto del nulla fino alla sua estrema concettualizzazione, si possa anche fare del nihil la sua filosofia, se si possa, in altri termini, definire il suo sistema entro i termini del nichilismo.

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