NECROPOLI IN UN LEZZO DI ASFALTO (MISANTROPIA ATTIVA ESTREMA)

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Avevo il pomeriggio, rubato l’auto, con l’aiuto del “mio” jammer, il proprietario, non aveva manco percepito, che il clic della chiusura della sua auto, che io avevo intercettato, aveva preso possesso del suo mezzo. Il mio provare e riprovare, davanti ai centri commerciali- che sensazione di vuoto umano attorno a questi!- era la buona riuscita dei miei esperimenti, con la sensazione di un caldo attorno al mio cappello di lana, tanto da farmi, rabbrividire, come in preda alla febbre.
Ora l’avevo posizionata in un posto che più sicuro, non si può, in mezzo a un enorme corso, strapieno di macchine, chi più chi meno, simile alla “mia” sottratta in maniera criminale a uno della moltitudine.

Ecco, ora ero apposto, almeno per il tragitto che volevo fare, da qua, punto base del mio antro segreto- attenzione! Senza partire con la macchina dalla mia dimora (sti cazzi! Aahah), ma almeno avendo la possibilità, di arrivare al mio punto finale, con un tragitto e un percorso molto veloce.

D’altronde Noi amoralisti criminali, non guardiamo in faccia a nessuno e a nessun limite, ci appropriamo di quello che serve per il fine attraverso il mezzo.

Attenzione! (di nuovo), non nel senso che ogni cosa e aspetto, che sia criminale, deve per forza essere usato, ma solo per buttare nel cesso, e pisciarci sopra, al valore comune, che vuole, che…”se io dico questo, non possa fare altro, e se io dico in questo modo, il modo che uso non ha un fine esatto, un etica esatta..” e a me che me ne fotte!? Io uso a mio favore, quello che mi serve nel momento, con cui il mezzo deve arrivare al fine.

Ero partito, la macchina non aveva bisogno della sporca benzina, “benzina+ polistirolo+ cherosene“, che avevo abbondantemente, usato per riempire 2-3 molotov, che serviva al mio fine.

Due giorni prima, avevo litigato con un tipo che sostava davanti a un’officina di macchine, io passavo la accanto, nel mio “viaggiare” attraverso questa necropoli dal lezzo di asfalto, e lui mi guardava insistentemente, tanto da pensare- nella mia ottica individuale- criminale, di essere stato riconosciuto da lui, per qualcosa che avevo fatto..ecc.

Chi non è abituato al fetore delle strade, al riconoscere e percepire come animale istintivo, un pericolo che può essere presunto o no (lo deve stabilire, l’egoista individuale), non sa di cosa posso aver percepito, che ho sentito, che possa aver mosso il mio cervello, e le mie membra, istinto che permette di valutare in un ottica istantanea, quello che può essere pericolo..pericolo in che modo?

Il pericolo che un soggetto criminale sente, è il suo dare una valutazione singola, a quello che ha attorno, come un animale a caccia, in una ricerca fatta da segnali visivi, e olfattivi, anche se con i piedi che calpestano un abulico terreno fatto di cemento.

Allora mi ero deciso, diamogli un avviso, una cosa “leggera”, cosi per fargli capire, che io posso aver intuito, quello che lui ha pensato di me.

E se non fosse così? Il criminale della specie egoista, pensa e agisce, in quel momento, anche facendo fuori il litigante, perché gli va, perché tiene a continuare a derubare e saccheggiare il santo e cristiano mondo, perché sente che “ o la mia vita o la tua!”.

D’altronde non è un atto “puramente”(ahaha) idealistico.

È cosi, non c’è nulla, che l’egoista possa poter valutare in maniera migliore , per la continuazione del suo disegno e progetto criminale.

Arrivo al luogo, parcheggio a un paio d’isolati distanti, ho anche sostituito la targa della macchina rubata,con un’altra rubata, tanto per essere più sicuri, non si mai, con tutti questi soggetti vogliosi di fare gli eroi.

Percorro qualche centinaio di metri, e mi accorgo di essere in mezzo a una necropoli, sono certo che qua deambulano centinaia di morti che pensano di respirare, ma che sono già “morti”, e hanno il forte odore dell’asfalto.

Mentre cammino e percorro, il percorso che mi porterà all’atto criminale e illegale, l’asfalto, mi riempie di potere e inquietudine, ho sempre pensato al rapporto ambiguo tra individuo e metropoli, e a volte ho pensato, che ci possa essere una connessione, fatta di molecole, in una ridda di defecazione e vaneggiamento, sole putrido e lucente schizzi di bagliore, che permette di far cambiare aspetto, a quello che è attorno.

Sento di poter apprendere qualcosa dall’asfalto, che smorto, a volte sembra aver le sembianze di un essere attaccato alla terra, che sotto, cerca di uscire con le parti del corpo, che servono per risalire dal vuoto di un’esistenza sotterranea, a quella della superficie.

Penso, e ripenso, approfondisco, il rapporto personale che ho con la puzza di asfalto, e una metropoli, che conosco, ma che ritiene di potermi consigliare il migliore percorso da affrontare, anche se individualmente ho sperimentato, per capire questa subliminale connessione tra me e la metropoli, in una ridda di sensazioni e ipotesi, strutture che scambiano articolazioni nel senso che si da quello che si respira e si osserva.

Preferisco osservare il corpo moltitudine, la notte, perché la metropoli si trasforma, la strada puzza in maniera pregnante, di quello che la giornata trascorsa, ha appena lasciato, per terra, di segni innocui, che la notte, lasciano il “segno”, e circoscrivano un muoversi dell’animale umano, che appiattiscono gli orizzonti, che inseguono il confine dualistico, essendo assoggettati attorno, da una predisposizione precisa e giuridica di cosa è vissuto, dell’evento che è passato, e che rimane sull’asfalto.

Non si dice “ è rimasto sull’asfalto”?

Ho sempre percepito questa frase, come qualcosa di possessivo e proprietario, che rovescia e sottomette, il pensiero, a un aulico vaneggiamento del proprio pensiero, in mezzo al ridondare di buchi nello stomaco, per quello che è successo.
Continuo a camminare, e prendo possesso del respiro, che affannoso, sta conducendo il mio Ego, attraverso il prominente e succulento delirio dell’azione, e un orgasmo esclusivo. L’Ego attraversa le gambe, che pretendono dall’Ego di essere pronunciate, e si staglia in un luogo di possessione e di delirio.

Gli occhi li guardo ai vetri delle macchine che mi passano accanto, e sono occhi lucenti, che ardono dal desiderio di agire, ma sono anche vigili.

Attorno a me cade la notte, e la necropoli si estende attraverso il sepolcro dato dai nomi delle vie, che intricate, mi porteranno verso l’obiettivo voluto.

L’asfalto e la sua merdosa magnificenza, attrae i miei piedi e li disturba, nel tocco che percepiscono le scarpe, che sembrano voler affondare in un precipizio dentro il vuoto del mondo e di un incubo attraente.

Percorro, e avanzo, sono arrivato, e in uno schizzo di delirio nichilista, affermo e urlo” sto arrivando, sto arrivando, il mio fuoco criminale è per te..infame essere di questa putrescente terra!”.

FONDAMENTI ANTAGONISTICI

Se ci sono paralleli significativi nel pensiero di Stirner e di Nietzsche, dovrebbe essere possibile identificare le somiglianze nei quadri metodologici e teorici che entrambi hanno sviluppato. Se Stirner ha sviluppato una critica dialettica egoista della modernità, allora Nietzsche dovrebbe avere considerazioni comparabili sulla dialettica, l’egoismo e la modernità. È un circostanza che è notevolmente lontana da tutto ciò.

NIETZSCHE E LA DIALETTICA

Dal punto di vista metodologico, se Nietzsche fosse stato significativamente influenzato da Stirner, avrebbe dovuto applicare la dialettica per esaminare la storia, la società e la conoscenza. È vero che Socrate, Hegel, e Feuerbach appaiono prominenti negli scritti di Nietzsche, di cui ha una prospettiva complessa su tutti e tre. Tuttavia, Nietzsche era chiaramente un nemico della dialettica.

Le sue considerazioni su Socrate, Hegel, e Feuerbach sono ambivalenti, nei migliori dei casi. Rispetta la nobiltà tedesca di Hegel e gli aggrada l’ateismo e l’umanesimo di Feuerbach. Ma odia gli sforzi di Hegel sulla sistematizzazione e deride la sua enfasi su ciò che gli esseri umani stanno diventando invece di ciò che sono. Nessuno dei commenti positivi di Nietzsche sui tre dialettici, ha nulla a che fare con la dialettica. Le differenze tra Stirner e Nietzsche sono più nitide nella loro prospettiva su Socrate e la dialettica.

Come Nietzsche, Stirner è un critico della dialettica socratica, ma a differenza di Nietzsche, Stirner obietta l’incipiente umanesimo nel pensiero di Socrate.

Stirner sostiene in “L’Unico e la sua Proprietà”, che la creazione etica di Socrate ha distrutto la particolarità degli individui caldeggiati dai Sofisti. Socrate elevò un concetto ideale dell’essere umano universale. Stirner apprezza che la dialettica Socratica sia sovversiva perché contrasta la soggettività umana, o la ragione individuale, alle logiche prevalenti per il controllo sociale; la dialettica Socratica scatenò il pensiero critico contro le idee fisse della Grecia antica e l’antichità in generale. La dialettica Socratica promosse “un presupposto superiore” sia nel pensiero che nella società, perché contestò le idee prevalenti dell’antichità e la legittimazione della dominazione aristocratica.

Nietzsche vede Socrate come un decadent, non crescente, proprio perché ha sovvertito la cultura Greca, in particolare la nobiltà e la bellezza idolatrata dell’aristocrazia. Il Crepuscolo degli Idoli comprende le critiche più ostili di Nietzsche su Socrate e la sua dialettica. Per cominciare, Socrate nacque negli ordini sociali più bassi, faceva parte della ” gentaglia”, il cui volto “brutto” e “mostruoso” rifletteva un’anima “mostruosa”. Il suo “carattere dissoluto”, gli “istinti anarchici”, e il risentimento verso l’aristocrazia, associata nel forgiare la dialettica in un’arma, ha minato l’autorità e screditato i valori prevalenti. “[L]a superfetazione del logico e la pungente malizia che lo distingue” sono anche la prova della decadenza di Socrate.

Prima di Socrate, la dialettica fu ripudiata nella cultura e nella politica Greca.
Nelle mani dei Sofisti, è stato considerata come “una forma di cattive maniere, l’individuo è stato compromesso da essa. I giovani sono stati avvertiti di tutto questo.

“E con tutte queste premesse e i propri motivi è stato considerata con diffidenza.”
Socrate rese la dialettica rispettabile; ne fece un componente legittimo della pedagogia e del dialogo civico. Era un “buffone” che è riuscito a farsi prendere sul serio. In tal modo egli indeboliva l’autorità perché si rese necessario che lo stato e gli aristocratici fornissero “ragioni” o giustificazioni per le loro direttive; l’autorità cominciò a sgretolarsi perché l’accettazione della legittimità delle direttive divenne dipendente dalla gentaglia.

L’attacco di Socrate all’autorità e l’aristocrazia era troppo per Nietzsche. “Come prima cosa, si è dimostrato di poco valore. Ovunque l’autorità è ancora parte di un uso accettato e non deve dare motivi ma comandare.”

Nietzsche valuta correttamente che la dialettica permette alla “marmaglia” di (a) sfidare i loro padroni almeno a livello intellettuale e (b) interpretare la storia e la società in un modo che incoraggi il rovesciamento delle élite culturali e politiche. L’uso della dialettica da parte di Socrate ne sposa in entrambi l’esempio. Come uno degli oppressi, Socrate usa la dialettica, l’ironia, la contraddizione e il conflitto come mezzo per esprimere il risentimento verso le classi privilegiate e favorire la rivolta della teppaglia. La sua dialettica è una feroce “coltellata” all’intenzione dei suoi avversari. La logica dialettica permette a Socrate di vendicarsi sugli aristocratici, conquistando la cultura che hanno creato. La dialettica è indubbiamente un’arma che viene utilizzata nella conquista politica.

Come dialettico l’individuo è in possesso di uno strumento spietato; con questo mezzo si può giocare al tiranno; compromettendosi e conquistando. Il dialettico lascia al suo avversario la dimostrazione che non è un idiota: lo fa infuriare, e allo stesso tempo lo rende impotente. Il dialettico devitalizza l’intelletto del suo avversario.

Come arma politica, la dialettica genera diffidenza, incoraggia dubbi, e scetticismo, mina la certezza. Promuove persino la diffidenza dell’istinto e del comportamento pre-razionale. La dialettica stessa è raramente una strada praticabile verso la conoscenza. Non c’è nessun convincimento e non si stabiliscono domande sulla conoscenza, la vita, o la storia. Dialettici, come Socrate, sono facili da confutare e non hanno alcun effetto duraturo sul dialogo. Al meglio, la dialettica è un “espediente” o un “ultima disperata arma nelle mani di coloro che non hanno altra arma a disposizione”.

Dialettici, come Socrate, assegnano un ruolo prominente alla ragione nella storia e nella vita di tutti i giorni. Nietzsche è contrario a questo, preferisce che gli individui e le nazioni siano guidati dai loro “istinti”. Ci ammonisce.

Una rigorosa luce diurna, razionalità a tutti i costi, la vita luminosa, fredda, avveduta, cosciente, senza istinto, in opposizione agli istinti, è stata di per sé non più di una forma di malattia, un’altra forma di malattia-e in nessun modo una via di ritorno alla “virtù”, alla “salute” alla felicità…. Lottare contro i propri istinti, cioè la formula della decadenza: finché la vita è ascendente, la felicità e l’istinto sono una cosa sola.

Nietzsche respinge tutto ciò che riguarda la dialettica che Stirner abbraccia, credendo che essa sfida l’autorità, l’istinto e l’abitudine, le catene storiche sul pensiero e sull’azione individuale. Per Stirner, la dialettica è essenziale per il giudizio e l’intenzionalità della persona, la loro capacità di rivendicare la proprietà, o di appropriarsi e consumare la vita, la proprietà e il potere. La dialettica è essenziale per l’auto-godimento.

ESPLOSIVI IMPROVVISATI (TERRORIST EXPLOSIVES HANDBOOK)

https://athens.indymedia.org/media/old/terrorist-explosives-handbook-vol-1-the-ira-jack-mcpherson.pdf

VOLUME 1: THE IRISH REPUBLIC ARMY (IRA)

I gruppi Terroristici rispondono alle esigenze per gli esplosivi in diversi modi. Possono rubare esplosivi militari o forniti da un potere di cooperazione straniera. Possono rubare o acquistare esplosivi commerciali. Infine, possono fabbricare da soli i propri materiali di distruzione.

Naturalmente, qualsiasi potere che tenta di controllare un focolaio terroristico si muove per bloccare tutte le fonti di approvvigionamento. Le normali procedure doganali, specialmente associate con un’intelligenza affidabile, riducono il flusso di esplosivi provenienti da fonti straniere. Gli esplosivi militari sono conservati ordinariamente in zone sicure, specialmente quando la minaccia di furto del terrorista esiste.

In Irlanda, gli esplosivi commerciali sono diventati i favoriti per uso nei vari ordigni esaminati finora. Imprese legittime in Irlanda del Nord utilizzano grandi quantità di esplosivi commerciali ogni anno, e diversi milioni di sterline annualmente. Con uso così diffuso nelle industrie come nell’estrazione mineraria, le cave e perfino l’agricoltura, tutto questo basta affinché il potenziale attentatore acquisti quello di cui è necessario per il proprio lavoro. Come un sorvegliante ha ammesso,” anche se hai il 99% di successo nella salvaguardia di un milione di chili di esplosivo, 10.000 libre possono scivolarti tra le dita .”

Il governo di Whitehall ha rapidamente inasprito l’uso di questi esplosivi. Controlli serrati sono stati fatti per l’immagazzinaggio e l’uso di esplosivi commerciali. La polizia ha mantenuto un controllo attento di detonatori e inneschi prima di essere utilizzati. Questo è stato parzialmente compensato dal contrabbando di esplosivi nella Repubblica irlandese, e l’IRA ha sentito una fitta acuta.

Gli esplosivi improvvisati sono diventati nel tempo sempre più popolari per colmare il bisogno dell’IRA di bombe. Una delle miscele più semplici per le bombe, utilizzato anche in quelle Incendiarie-è una miscela di clorato di sodio e zucchero. Mentre l’ordigno incendiario è costruito in modo semplice in modo da non contenere il processo di combustione per favorire una forte palla di fuoco, l’attentatore di ordigni esplosivi vuole un risultato diverso.

Pressando lo zucchero e il clorato di sodio, ad esempio, dentro l’estensione di un tubo di ferro con tappi filettati in entrambe le estremità, i gas derivanti dalla estrema combustione della miscela non possono facilmente liberarsi. La pressione del gas in una zona confinata si vedrà presto incrementata, e la rottura dell’involucro può essere molto distruttiva per la vita e le proprietà. L’accensione avviene-solitamente-per mezzo di un lungo fusibile inserito attraverso un foro all’estremità di un tappo. Questo tipo di dispositivo è anche il preferito dai gruppi terroristici protestanti.

Chi pensa che tali ordigni costruiti in maniera semplice e grezza, siano probabilmente inefficaci giocattolini, si sbaglia. Una scatola di legno contenente almeno cinque tubi bomba, ognuna con 1 kilo e mezzo di miscela, è stata lasciata contro il muro di un bar. L’esplosione susseguente ha prodotto un buco di un metro e mezzo circa, attraverso la parete di spessore di 5 metri e mezzo, e ha lasciato solo rovine all’interno della bar.

Un’altra miscela artigianale prediletta è la “Co-op sugar ” così chiamata perché è stato usata per la prima volta contro un negozio di proprietà della società cooperativa di Belfast. La miscela di “zucchero” è ottenuta con una miscela di 1/10 di nitrobenzene e clorato di sodio, una sostanza chimica agricola comune.

Il nitrobenzene è utilizzato nella produzione di coloranti, lucido per scarpe, e in piccolo grado, per l’abbronzatura. Una “fonte” ha valutato che la richiesta annuale di questa sostanza chimica in Irlanda probabilmente dovrebbe essere meno di 9 litri. Un imprenditore inglese ha fatto un ordine di 10.000 pounds a un recapito nella Repubblica irlandese. I prodotti ordinati vengono di solito usati in un qualità differente di industria “morente”.

Ancora una volta: un azione produce una reazione, e nel 1972 la vendita o il possesso di qualsiasi fertilizzante contenente più del 79 per cento di nitrato di ammonio richiede una licenza. Questo include il sodio clorato amato dall’IRA. Le vecchie scorte sono ancora in giro in campagna, tuttavia, il contrabbando è stata un’istituzione onorevole in Irlanda per secoli.

BARATRO

http://abissonichilista.altervista.org/wp-content/uploads/2018/09/KH-A-OSS-III.pdf

“ Può un individuo stare sul bordo di un precipizio, e mantenere l’equilibrio?”

“Dialogo tra me e una “vecchia” amica”

Precipitare davanti al nulla

Innalzarsi nell’equilibrio e stare su un bordo

Perché restare sul bordo di un precipizio se non si può crollare nel nulla?

È possibile essere nulla se non si precipita?

L’equilibrio dei propri desideri cade, e si rivolge a un quesito: chi sono, se sono nulla?

Come un ambizione inespressa, il nulla avviluppa la nostra aspirazione fondamentale: l’amore per il nulla é il nascere di qualcosa che lentamente aspira a estinguersi.

Oscuro, profondo, abissale, euforia nell’idea di precipitare in fondo al nostro baratro..

Il Desiderio cade profondamente, nella decadenza si spegne…

Il nulla ambisce a precipitare senza afferrarsi in equilibrio..profondo desiderio di amore egoistico.

Arca

LA RIDUZIONE PRIMORDIALE E IL SOLIPSISMO TRASCENDENTALE ASTRATTO

Secondo Husserl, come abbiamo visto all’inizio della sezione precedente, la fenomenologia deve intraprendere proiettando una fenomenologia soggettiva, egologia pura; abbiamo anche superato l’idea che il solipsismo di questa egologia, non era apparente ma autentico, con un significato legittimo e che, quindi, non dovrebbe essere in opposizione allo sviluppo della riduzione, ma piuttosto deve essere preteso da esso.

Ma perché la fenomenologia deve aprirsi solipsisticamente? Se questo bisogno è motivato dal cartesianismo naturale del epojé, il solipsismo scettico, è una necessità apparente; quindi, se, come ragionamento, deve essere legittimo, la sua motivazione deve essere anche un’altra. In questo paragrafo dobbiamo trovare questa motivazione così come il possibile senso legittimo di un ragionamento nella fenomenologia.

Per capire questo significato legittimo del solipsismo trascendentale lasciatemi brevemente esprimere ciò che è la riduzione trascendentale spogliata del nucleo naturale, e puramente come riduzione. Abbiamo detto che la riduzione deve condurci alla sfera trascendentale senza introdurla occultamente come una concettualità naturale

Forse il più tipico di questo atteggiamento naturale o la sua concettualità è la distinzione tra il mondo stesso e la mia rappresentazione del mondo, che a sua volta appartiene al mondo stesso; l’indipendenza del mondo per quanto riguarda la coscienza si estende nell’attitudine naturale alla stessa coscienza che possiede in sé; la riduzione è il superamento di questo atteggiamento invertente nella dipendenza del tutto sulla soggettività.

Se prima della riduzione abbiamo avuto, da un lato, il mondo stesso, e dall’altra la mia rappresentazione, il noema psicologico del mondo, dalla riduzione, il mondo diventa noema trascendentale; Il mondo stesso diventa parte del trascendente noema; L’auto-coscienza e il noema psicologico è riassorbito nel noema trascendentale. La noema-tizzazione trascendentale del mondo porta al superamento della divisione tra il mondo e la rappresentazione del mondo.

Dunque, con questo approccio di riduzione, vediamo che il superamento o la soppressione di quella “tensione tra la rappresentazione del mondo… e il mondo stesso” “, è messo in pericolo inserendo gli altri in considerazione, perché, all’apparire degli altri, il mondo stesso reclama di nuovo la sua indipendenza di fronte alle diverse rappresentazioni del mondo che i diversi soggetti hanno.

La riduzione deve trasformare tutto in un noema trascendentale; ma la noema-tizzazione trascendentale del mio corpo e del corpo degli altri porta a diverse conseguenze delle cose; una di queste conseguenze è che il noema trascendentale “io uomo” o il noema trascendentale “altro” includono una noesi trascendentale; se nel mio caso questa noesi trascendentale è la mia vita trascendentale, nel caso dell'”altro” questo noesi è sua, con la propria rappresentazione del mondo.

Ciò significa che “apparentemente” la riduzione trascendentale non è in grado di realizzare da sola ciò che essa pretende teoricamente o che è solo riduzione se riesce a possedere il trascendere questa differenza; La pratica totale della riduzione richiede di ridurre prima ciò che è mio e poi ridurre ciò che è di altri; la riduzione deve essere effettuata in due fasi, che insieme, costituiscono la noema-tizzazione totale del mondo e quindi il superamento della tensione di cui Husserl ci parla.

Ciò che la riduzione pretende è di relativizzare il mondo rispetto alla soggettività; la prima fase sarà costituita da relativizzare, per quanto possibile, il mondo alla mia soggettività, cioè per ottenere quello del mondo che è esclusivamente relativo alla mia soggettività, o detto con parole husserliane, per ottenere ciò che appartiene a me esclusivamente o ciò che è solo costituito nella mia intenzionalità costitutiva.

Raggiungere questo obiettivo, significa quello di intraprendere una riduzione limitante di tutto ciò che non è esclusivamente relativizzabile al mio io, ma supponiamo già un rapporto di me stesso agli altri; così come anche tutti i predicati culturali e tutto il valore inter-soggettivo del mondo, delle cose, perché la “relazione ad una pluralità di uomini in contatto tra di loro entra nell’incertezza delle cose” “in modo che tutte le cose sono apprese all’interno di questo rapporto come cose non solo mie, ma di nessuno.

Né possiamo fare qui uno studio dettagliato di questa “riduzione primordiale” alla mia sfera di appartenenza, perché il nostro tentativo non è di esporre la riduzione, bensì di proporre una soluzione al problema del solipsismo di Husserl. Con questo “esperimento senza parole”, ottengo un mondo che ha lo stesso contenuto di prima, solo in assenza del senso di oggettività inter-soggettiva; un mondo libero da qualsiasi strano significato alla mia intenzionalità. Poiché ogni senso che deve essere dato nella mia soggettività, arrivato o no dalla mia sfera, deve essere parte di esso, si può dire che questa sfera di appartenenza è una sfera fondante.

Questa riduzione mi isola limitandomi alla mia sola soggettività.

Ma è possibile questa ‘ creazione ‘ del solipsismo quando sorge proprio a causa dell’impossibilità o della difficoltà della creazione degli altri? Non è davvero ridicolo ‘ parlare di ‘ un solipsismo dei molti ‘, di un solipsismo che “tutto” quello che riflette dovrebbe essere creato per se stessi? Sarebbe ovviamente ridicolo, a meno che non capiamo il significato di questo esperimento. Husserl ci dice chiaramente come deve essere inteso.

Il solipsismo ego-logico si ottiene per mezzo di una riduzione-quella primordiale, come abbiamo visto, il cui carattere fondamentale è l’essere astratto, o meglio l’astrazione, con cui è realizzato da esso, ed è qualcosa di indefinito o astratto; Questo carattere di astrazione è qualcosa di costante nelle Meditazioni cartesiane “e la ragione è di vederlo nel fatto che si tratta di una riduzione del mondo correlato, che nella sua concretezza comprende necessariamente un senso oggettivo; se, quindi, del noema-presumibilmente trascendentale-tolgo il carattere dell’oggettività “per qualsiasi cosa”, ho qualcosa di astratto, perché il concreto è la totalità percepita come dato di fatto; quindi questo esperimento o riduzione è, usando le parole precedenti di Idee, un esperimento del pensare.

Husserl insiste sulla necessità di una fenomenologia che proietti prima di tutto un egologia solipsista. Su quali ragione fondamentali è questa necessità? La risposta ci viene offerta chiaramente in una logica formale e trascendentale e poi nella Krisis. Il fatto che il mondo è lì per noi e che è relativo alla comunità da cui prende il suo significato è qualcosa che è dato in me, cioè, il mondo ha un senso di oggettività inter-soggettiva per me; Il mio mondo ha quel senso di “per tutti”; quindi il fenomenologo deve cominciare con l’intenzionalità egologica, analizzando quelle intenzionalità che potrebbero essere esclusivamente le sue. In più “è un fatto che è in me e da me come gli altri hanno un senso, quindi inevitabilmente l’io ha il primato”.

Tuttavia, non dobbiamo accentuare questa fenomenologia, ma dobbiamo considerarla nella sua funzione astratta come una “phüosophische Unterstufé”, “un livello filosofico inferiore”, perché al che l’altro ha il suo significato in e da me, da non intendersi che gli altri sono “unità sintetiche di verificazione in me”, cioè i semplici fenomeni della mia sfera, ma trascendono quella sfera.

TOD HUETET UEBEL: “DECADENZA”

La mia anima nel tuo viso
Non è altro che uno spettro vagabondo
Caotica oscurità in me
Nient’altro in questo mondo che voglio alla fine

Alla Fine questa utopia struggente
La notte sarà il nuovo giorno

Le religioni sono annientate
I miei sentimenti di auto-esilio
Sarò la morte della Falsità
Dichiaro Guerra all’Umanità

Odio, Eresia, Distruzione
Nell’oscurità sanguineranno delle vite
Dolore, Blasfemia, Morte
Le ombre falciano per la Decadenza

Le Catastrofi saranno vomitate
Chiese e santità bruciate
Un dio morto distrutto
Sacri escrementi banditi

Il pianeta guidato dai germi
Solo i forti sopravvivono nel peccato
Emano dalle macerie alla crudeltà
Per invadere il vuoto cristiano
Dal tuo sangue incidi il mio stemma
La più pura verità rinnegata

Odio, Eresia, Distruzione
Nell’oscurità sanguineranno delle vite
Dolore, Blasfemia, Morte
Le ombre falciano per la Decadenza

Niente e nessuno soccomberà
La Decadenza scorre senza pietà
L’oscurità e il cielo si scioglieranno
La Fine del Mondo è la mia volontà

Annientamento Universale
Disprezzo Animale

La vita inerte sarà degradata
Spargerò il caos nel tuo nulla
Tempesta di fuoco infernale per l’eternità
Tutto sarà un manto di tenebre

DISTRUGGI E ANNIENTA ANCORA E ANCORA…

http://amoklaufe.altervista.org/distruggi-annienta-ancora/

Ancora distruggi, senza verità da salvare, senza “palazzi d’inverno” da conquistare..

Sconquassa e radicalizza la tua voglia di annientare e rendere cenere e nichilista questo mondo perfetto.

Possiamo rendere questo mondo perfetto, un inferno di fuoco, assumere le vesti di guerriglieri senza guerriglia.

Distruggi e spezza il “tran tran” quotidiano, nel saccheggio della vita borghese.
Sono esseri paralizzati dalla noia, che vogliono morire d’inedia, non c’è nessuna soluzione di sorta, ne pensiero che possa farci cambiare idea..

Vogliamo vedere questo mondo sgretolato e consumato da avversità e disastri, vogliamo le rovine del mondo che cade nell’era del nichilismo anti cristiano.

Logoriamo le fibre della società delle pecore, andando a colpire, dove si sentono sicuri e meno se lo aspettano. Andiamo a sfiancare le certezze, senza perseguire un fine che ci dica che abbiamo vinto la falsa “rivoluzione”.

Questa società è un mondo fatto di spettri vuoti, e noi, Nichilisti e Terroristi, vogliamo debellare la razza umana.

La disintegrazione della razza umana, la sua caduta, il suo annientamento sociale, colpendo e colpendo affondo..

Distruggi, annienta, ancora…

Progetto Amokläufe- dal profondo e oscuro culto nichilistico.

BUSTA INCENDIARIA (TENDENZE ANTI-POLITICHE TERRORISTICHE)

Viva il Kaos Misantropico e Distruttore, più ordigni incendiari/esplosivi per questa umanità morta!

Ghen

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http://nicevscina.torpress2sarn7xw.onion/manuali-video-per-luso-terroristico-e-criminale-nella-tendenza-antipoliticain-varie-lingue

https://archive.org/details/SobreIncendirio

Materiali:

– Busta gialla imbottita per spedizioni (preferibilmente con bolle d’aria “anti-shock”, in modo che non si senta da fuori il meccanismo [cavi, batterie, ecc.]

-Cavi elettrici

-Lampadina riempita di polvere di fiammiferi

-Pila da 9 v

-Esplosivo

-Cartone

-Colla

-Un foglio bianco

-Indirizzo di destinazione, falso mittente e francobolli (possono essere anche falsi)

Per prima cosa la base viene montata all’esterno della busta per spedizioni, come il cartone mostrato nella foto; la pila viene incollata sul cartone.

Quindi i cavi vengono messi nella pila.

Il cavo elettrico 1 deve essere piccolo e deve essere ben fissato alla base di cartone, la punta deve essere sbucciata in modo che quando l’obiettivo tira fuori la base di cartone viene attivata con il cavo elettrico 2, che deve rimanere sotto forma di gancio, in modo che i cavi elettrici 1 e 2 si incontrino e la detonazione viene generata. Nella foto, il cavo elettrico 2 non ha la forma di un gancio, poiché questo viene rifinito quasi alla fine, quando la busta viene chiusa.

Il cavo elettrico 3 deve essere posto come viene mostrato nella foto, nella forma di “S”, in modo che lo spazio per il cavo elettrico 2- incontrerà il cavo 1. Deve essere posto nella forma di “S”, senno il cavo non può incontrare l’altro e l’esplosione non viene generata.

La lampadina deve connettersi ai fili elettrici 2 e 3, il 3 collegato alla pila, e il 2 libero in modo che corrisponda all’1 e permetta la detonazione.

Nella foto, la lampadina è all’interno di un sacchetto di plastica con la dinamite. Gli effetti di questo pacco incendiario/esplosivo se l’obiettivo viene colpito, saranno ustioni di primo e secondo grado, ma se il fuoco raggiunge i capelli del bersaglio può subire gravi ustioni e essere sfigurato.

Una volta assemblato il “corpo” detonante, procediamo a mettere tutto all’interno della busta per spedizioni, prestando molta attenzione e avendo cura che i cavi elettrici 1 e 2 non si tocchino; per maggiore sicurezza è necessario mettere un nastro isolante su uno dei cavi, in modo che quando è all’interno della busta si possa rimuovere con cura.

Una volta inserito il meccanismo nella busta per spedizioni, è consigliabile nascondere il meccanismo, così che non possa essere visto quando l’obiettivo apre la busta. Consigliamo di incollare un foglio bianco alla base del cartone e piegarlo per nascondere i cavi e la pila, che sono visibili se non si inserisce il foglio.

Avendo nascosto il meccanismo, si chiude la busta ed è pronta. Questo meccanismo è affidabile e molto sicuro da trasportare, praticamente non esplode se non c’è nessuno a rimuoverlo.

Se avete domande, fatecelo sapere.

ITS

*Note:

-Le frecce rosse nella foto indicano che il bersaglio tirerà fuori il pacco all’interno della busta in quella direzione.

-Si consiglia di porre un mittente fidato per il destinatario, un collega o qualche autorità governativa in modo che sia quasi certo che l’obiettivo lo apra e non abbia sospetti.

-Acquista i materiali in diversi negozi / luoghi non rintracciabili.

-In Messico questi pacchi vengono inviati tramite le cassette della posta pubblica, oppure possono essere abbandonati negli uffici o nei luoghi di lavoro degli obiettivi.

CIOCCO

Cioccare e Scontrarsi, Distruggere la società morale, fino alle sue fondamenta!

Ghen

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“Fanculo la katharsis di Platone!”

Cerco il ciocco.

Sprono la mia volontà e la mia ambizione criminale.

Risalgo le vette e mi butto nel vuoto nichilista.

Voglio il ciocco.

Le mie armi personali sentono il fremito e l’agognata crudeltà nella ricerca di un obiettivo.

La violenza non è bene o male, la violenza “È ”.

In un mondo dove il leale cittadino tende al rimarginare ogni attenzione o desiderio morboso di violenza, io oltrepasso (anche questo).

Oltrepasso la violenza che non vuole, ma “vorrebbe” e mi pongo come individuo amorale che premedita il tocco lugubre che ha una pistola nella mano, pronta a sputare il suo fuoco ai mortali.

I resti miseri di quest’umanità, sono questo “momento”, in cui un viso diventa spettrale, la morte sta arrivando e incombe su uno dei tanti, della moltitudine.

Premedito il ciocco.

La ricerca e la sperimentazione nelle strade della rinuncia e della cedevolezza volgono a me, e istradano la premeditazione.

Quanti individui, che ora leggeranno, quanti faranno un sussulto?

Premeditare un omicidio, in primis,(ma anche un attentato con polvere nera, diserbante, dinamite, e chi più ne ha più ne metta), rende la coscienza in risalita attraverso la bile.

Sposta lo stomaco che si trova all’altezza della fronte, preme e tasta, provocando attimi senza che l’aria possa arrivare al cervello.

Il respiro è flebile, e immagina che stia per decedere, sente e imprigiona lo spettro di quello che vede davanti.

L’individuo non sa, non pensa, e pronto a dire “non può essere”, che qualcuno provi smania nella ferocia implacabile nel colpire e dare morte, o agire criminalmente, e non fermarsi davanti a nulla.

Sperimento il ciocco.

Quante giornate e notti, valutate come quelle per colpire, dopo aver passato e ripassato, attorno a qualcosa, che contiene “qualcuno”, che felice (in maniera plastica) sorride alla vita, e non pensa, che possa, che sia, che è, che qualcuno possa colpirlo all’improvviso.

La sperimentazione del “ciocco”, è la mia attesa individuale, nel momento in cui, passo e ripasso, dal luogo prescelto, alzo la testa, m’inoculo nel paesaggio, guardo su…c’è una telecamera?

Continuo, e passeggio, con le mani che sentono il volgere della paranoia della gente, che tocca, mi tasta, striscia sul mio viso, e si muove verso il fondo della mia coscienza.

Avete mai sentito la paranoia addosso delle persone?

È un buon modo per percepire quello che gli altri sentono, nei segnali predeterminati della società, e spronare se stesso, a pronunciarsi, e a domandarsi..la voglio ingoiare la “paranoia”?!

Deglutisco un caffè amaro, ed esco da un bar, le persone attorno a me, erano tranquille, sorseggiavano il loro caffè abitudinario, nel loro circolo di amicizie vere e finte, assoggettate o prominenti.

Come e per sperimentazione, so che un luogo come il bar, contiene meno paranoia, la rilassatezza si fonde con il ludibrio per le proprie vite nascoste, dentro una casa, dove tutto deve essere valore per la famiglia.

Mai sottovalutare, per un progetto estremista individuale, questi aspetti, che per gli amorali e i criminali, possono essere secondari o inutili, ma che servono per colpire più a fondo, senza che l’occhio umano abbia riconosciuto dei tratti non comuni di attenzione.

Nella lenta e liquefatta come solida e frenetica vita comune, si deve essere “comuni”, sfruttare appieno, la passione per il “ciocco”, ma attraverso una sicura e decisa strategia, per non farsi puntare,cosicché, il bar, questo bar dove sono stato, è un buon punto, per raccogliere impressioni e informazioni, per il mio obiettivo.

Questo è esclusivamente – d’altronde- il mio punto di vista individuale da nichilista criminale quale mi affermo.

Non ci sono limiti, e manco valori, non c’è un modo e un metodo per agire, come dove e quando, rispetto l’attacco criminale unicamente istintivo..

Mi metto lo smalto per unghie sui polpastrelli.

Devo e posso potere toccare le cose, con un esatto modo di muovere gli arti, senza renderli rigidi, e all’occasione visibile all’occhio comune.

L’occhio comune, la moderna visione delle cose, rende subito tutto sospetto, anche se in una cazzo giornata di freddo, hai un cappuccio di una felpa messa sopra la testa.

Questo deve far capire, all’amorale e criminale individualista, che il proprio progetto, ha bisogno, per continuare, di tanti elementi e tasselli utili, a far esplodere dalla pistola, il proiettile nel corpo di un uomo-moltitudine.

Proseguo attorno a quello che voglio carpire, e mi accorgo che un pallido sole, sta tramontando, blandendo vite che pensano di aver conquistato, oggi, qualunque cosa, ma non sanno, che potrebbero essere prede, e vittime delle loro certezze e sicurezze, senza nessun istinto, che possa fargli percepire, il fiato inumano di un amoralista criminale dietro di loro.

Ciocco il ciocco.

APPREZZAMENTO SENZA IDEALISMO

APRECIACÍON SIN IDEALISMOS

Noi tutti idealizziamo l’altro
Cosa fa quello
Che fa quell’altra
Cosa succede se lui pensa in questo modo
E se lei sarà come IO voglio

Noi tutti idealizziamo gli altri
Ora dimmi cos’è questo, se non egoismo?
Mi piacerebbe vederti con qualcuno che non ti soddisfa
Mi piacerebbe vederti non pensare a te stesso

La cosa fastidiosa è idealizzare l’altra per sempre
Dunque, ci dimentichiamo di noi stessi
Sembra che siamo stati sconfitti da vecchi ismi
La cosa giusta è affrontare l’ideale con il reale

Solo per così trarre conclusioni corrette
Ed essere uno e un altra volta più di uno
Se sto con te è perché ti apprezzo senza idealizzare
Ma perché affronti la realtà

Se sto con te è perché mi interessa
E mi importa perché so che ti importa
Quale migliore relazione, se non quella basata sul reciproco egoismo
Perciò, sappiamo di dover preoccuparci solo di noi stessi

Che bello sarebbe avere migliaia di “amici”
Se solo loro fossero entità idealizzate
Se fanno solo ciò che pensiamo possano fare
E non quello che è la realtà indiscutibile

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