L’INESSENZIALITÀ DELL’IO INDIVIDUALE ALL’APPARIRE DELLA VERITÀ

INESSENZIALITÀ DELL’IO INDIVIDUALE

 

 

 

 

 

 

 

 

Se però ci rivolgiamo alla parola veritativa, quella non inquinata dalla fede e resistente a ogni confutazione, se, insomma, ascoltiamo quella che Severino chiama la parola del destino, la verità che sentiremo sarà un’altra.Ponendo rimedio ad alcune ambiguità lessicali presenti nella stesura originaria dello scritto Studi di filosofia della prassi – quale l’uso di verbi coniugati alla primapersona singolare: «Io sono nella verità» –, Severino avverte della possibilità di cadere in pericolosi fraintendimenti:

 Può sembrare che, in queste pagine, l’‘io’ sia la forma della verità, il punto di vista al cui interno la verità si colloca. Ma si intenda che io, che ‘posseggo’ la verità, ‘sono originariamente incluso nella struttura originaria dell’assoluto vero’, e cioè, daccapo, che il soggetto autentico del pensiero che pensa la verità non sono ‘io’ (come ‘individuo’, ‘ente particolare’, ‘io empirico’ – o anche ‘gruppo sociale’, ‘classe’, ‘popolo’, ‘chiesa’), ma la verità stessa

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PLURALITÀ DEGLI IO

INESSENZIALITÀ DELL’IO INDIVIDUALE

 

 

 

 

 

 

Abbiamo fin qui ripercorso l’aporia evidenziata, in più luoghi, da Severino: che altri esista è oggetto di fede, quindi contenuto di un atteggiamento contraddittorio, che tratta come verità ciò che non è ancora stato dimostrato come irrefutabile. Un’aporia che viene messa in risalto mediante un procedimento che culmina nel condizionale con cui Severino tratta dell’intersoggettività: «se il contenuto intersoggettivo … allora».

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L’INESSENZIALITÀ DELL’IO INDIVIDUALE

INESSENZIALITÀ DELL’IO INDIVIDUALE

 

 

 

 

 

 

Riandando al passo che ha stimolato il nostro intero studio, leggiamo che, per Severino, il presupposto dell’intersoggettività è un «presupposto che è suo» – in questo caso di Habermas, ma in realtà comune a tutta la filosofia occidentale –, e che non corrisponde a un dato, bensì a una convinzione che resiste «solo stando all’interno della fede, cioè della volontà interpretante».

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AD HOMINEM

AD HOMINEM

 

 

 

 

 

 

 

 

Se si ricerca in un qualche vocabolario il lemma “fede”, ci si imbatterà certamente in qualche definizione riguardante contesti religiosi; e, in modo analogo, si può dire che l’uso che comunemente facciamo di questa parola coinvolge sempre una qualche pratica sacra.

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IL FONDO PRAGMATICO

PRAGMATIST

 

 

 

 

 

Prima di tutto, un chiarimento sulla distinzione tra “pratico” e “pragmatico”, dal momento che in molti casi detti termini vengono indebitamente considerati intercambiabili.

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LA DIMENSIONE SINTATTICA

SINTATTICA

 

 

 

 

 

 

Nel precedente nostro scritto cui già si è fatto riferimento, si prendeva come punto d’inizio della nostra riflessione l’essenza linguistica dell’uomo, volendo in questo modo considerare il linguaggio come attributo essenziale, quindi necessariamente tipico della specie umana. Il linguaggio – ovviamente inteso nella maniera più ampia – è carattere necessario e sufficiente perché si possa parlare di umano.

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LA DIMENSIONE SEMANTICA

SEMANTICA

 

 

 

 

 

 

Basterebbe anche una semplice definizione della dimensione semantica per dichiarare chiusa la nostra trattazione. Se – secondo una definizione minimale– la semantica si impegna a indagare la relazione dei segni con ciò che designano, non si può dimenticare che ogni segno è leggibile solo all’interno di un’esperienza comune o, in altre parole, in un sistema che si basi su consuetudini culturali condivise.

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