TRASVALUTAZIONE

TRANVALUATION

Nella concezione di Nietzsche, il cristianesimo, come fonte nichilistica di corruzione e di infiacchimento dei valori aristocratici della forza e della fierezza, della bellezza e dell’ardimento, permea, come già detto, l’intera modernità.

Ed uno dei tratti decisivi di questa azione di décadence inusitata e corrosiva è rappresentato dall’idea di eguaglianza tragli uomini, che è stata fatta propria anche dalle principali ideologie della modernità, come il liberalismo, il socialismo, la democrazia, viste da Nietzsche, anche quando si danno atteggiamenti anticristiani, come il risultato di un cristianesimo infiacchito e recondito, in grado quindi di continuare a vivere e a resistere dietro le falsità dell’umanesimo moderno.

Ebbene, per Nietzsche, la grande menzogna cristiana dell’immortalità personale distrugge la naturalità delle differenze tra gli uomini, parificando tutti gli esseri umani allo stesso livello, dando a tutti, indistintamente, la stessa importanza “eterna”. Quindi, nelle parole di Nietzsche, il cristianesimo deve la sua vittoria a questa miserabile adulazione della vanità personale – in tal modo esso ha attratto a sé precisamente tutti i falliti, tutti coloro che covano la rivolta, tutti coloro che se la sono cavata male, l’intera feccia e schiuma dell’umanità.

La “salvezza dell’anima” – significa: “intorno a me ruota il mondo”… Ilveleno della dottrina dei “diritti uguali per tutti” – è stato diffuso dal cristianesimo nel modo più sistematico; procedendo dagli angoli più segreti degli istinti cattivi, il cristianesimo ha fatto una guerra mortale ad ogni senso di venerazione e di distanza fra uomo e uomo, cioè al presupposto di ogni elevazione, di ogni sviluppo della cultura – con il risentimento delle masse si è fabbricato la sua arma principale contro di noi, contro tutto quanto v’è di nobile, di lieto, di magnanimo sulla terra, contro la nostra felicità sulla terra…
Concedere l’“immortalità” a ogni Pietro e Paolo, è stato fino a oggi il più grande e il più maligno attentato all’umanità nobile. – E non sottovalutiamo la sorte funesta che dal cristianesimo si è insinuata fin nella politica! Nessuno oggi ha più il coraggio di vantare diritti particolari, diritti di supremazia, un sentimento di rispetto dinanzi a sé e ai suoi pari – un pathos della distanza…

La nostra politica è malata di questa mancanza di coraggio! – L’aristocraticità del modo di sentire venne scalzata dalle più sotterranee fondamenta mercé questa menzogna dell’eguaglianza delle anime; e se la credenza nel “privilegio del maggior numero” fa e farà rivoluzioni, – è il cristianesimo, non dubitiamone, sono gli apprezzamenti cristiani di valore quel che ogni rivoluzione ha semplicemente tradotto nel sangue e nel crimine! Il cristianesimo è una rivolta di tutto quanto striscia sul terreno contro ciò che possiede un’altezza: il Vangelo degli “umili” rende umili e bassi…

Il pathos della distanza è un’espressione pregnante e incisiva per indicare il senso della concezione gerarchica ed anti-egualitaria dell’assetto sociale propugnata da Nietzsche. A tale proposito, nel controverso saggio La distruzione della ragione, György Lukács afferma: “che Nietzsche abbia cercato ovunque di screditare e di distruggere, dal punto di vista del pensiero, l’idea dell’eguaglianza degli uomini, non ha bisogno di essere provato mediante speciali citazioni: è il pensiero fondamentale di tutta la sua attività”. Pertanto, il nichilismo cristiano, con la sua lotta senza quartiere alla vita e alla volontà di potenza dei “signori della terra”, si nutre proprio di questo livellamento insensato e mistificante del genere umano; come scrive Enzo Paci nel volume Federico Nietzsche, l’alternativa profondamente e intensamente politica posta dal filosofo di Röcken è la seguente:

o accettare la gerarchia, o, in nome di un’uguaglianza democratica, socialistica o comunistica, svalutare i valori superiori e dissolvere la civiltà europea nel nichilismo e nella decadenza. Nietzsche è per la gerarchia e contro ogni superstruttura internazionalistica, difende le profonde forze storiche che creano ogni gerarchia e che stabiliscono la dura ma necessaria dominazione dei signori sugli schiavi, dei vittoriosi sui vinti

La morale, ed in particolare la morale cristiana, ha consentito ai deboli di evitare la sanzione costituita dalla gerarchia e dalla distanza tra gli uomini; nell’importante “frammento di Lenzer Heide” del 10 giugno 1887, intitolato Il nichilismo europeo, Nietzsche sostiene appunto che “la morale ha preservato dal nichilismo i disgraziati attribuendo a ciascuno un valore infinito, un valore metafisico, e inserendolo in un ordinamento che non concorda con quello della potenza e gerarchia terrene: ha insegnato larassegnazione, l’umiltà ecc. Una volta che perisse la fede in questa morale, i disgraziati perderebbero la loro consolazione – e perirebbero”.

I termini della grande politica nietzscheana, del suo contromovimento rispetto alla sovversione decadente dell’autenticità dei valori aristocratici, sono sufficientemente chiari: nell’Anticristo, Nietzsche prende chiaramente partito per l’antichissimo Codice di Manu induista, vera e propria summa delle prescrizioni e dei caratteri fondamentali del sistema sociale indiano delle caste, dichiarandone l’incomparabile superiorità spirituale rispetto alla Bibbia.

Infatti, per Nietzsche, il Codice di Manu indica come “l’ordinamento delle caste, la gerarchia, formula […] la legge suprema della vita stessa; […] – la disuguaglianza dei diritti è la condizione prima perché ci siano in genere dei diritti. […] Il torto non sta mai in diritti ineguali, sta nel pretendere “uguali” diritti”.

E gli strali più “feroci” nei confronti della modernità assertiva dell’eguaglianza di diritti tra gli uomini sono riservati da Nietzsche all’anarchismo, estremizzazione individualistica del socialismo, rivelatrice di un atteggiamento fondamentalmente ostile verso il mondo e le sue istituzioni sociali. Afferma Nietzsche nell’Anticristo che si può stabilire una perfetta equazione tra il cristiano e l’anarchico: il loro
scopo, il loro istinto sono rivolti unicamente alla distruzione. […] Il cristiano e
l’anarchico: entrambi décadents, entrambi incapaci di alcun’altra azione che non sia dissolvere, avvelenare, guastare, succhiare il sangue, entrambi espressioni istintive dell’odio mortale contro tutto ciò che esiste, che è grande, che ha durata, che promette avvenire alla vita…

Dal punto di vista di Nietzsche, il movimento operaio, anarchico o socialista, deve riconoscere la propria insufficienza, da intendersi in primo luogo come indegnità di obiettivi, che gli impedisce di emanciparsi dalla “schiavitù” di cui tanto si lamenta. Come scrive Battioni, per il filosofo “quella dei lavoratori è […] una “classe impossibile”, nel senso che non giungerà mai ad una realizzazione umana autentica”. Nel Crepuscolo degli idoli, questa visione della classe operaia, rapportata al cristianesimo, è esposta con grande nettezza:

Ma anche quando il cristiano condanna, calunnia, insozza il “mondo”, lo fa sulla base dello stesso istinto da cui prende le mosse l’operaio socialista per condannare, calunniare, insozzare la società: perfino il “giudizio finale” è ancora il dolce conforto della vendetta – è la rivoluzione, come se l’aspetta anche l’operaio socialista, soltantopensata un po’ più lontana… Lo stesso “al di là” – a che scopo un al di là, se non fosseun mezzo per insozzare l’al di qua?…

Questa pulsione vendicativa e questa forma di ressentiment cristiano hanno la temibile conseguenza di radicarsi all’interno del corpo sociale, provocandone l’esaurimento, lo sfinimento interno. È quanto accaduto, sul piano storico, all’imperium romanum, di cui il cristianesimo è stato il “vampiro”: “nello spazio di una notte ha ridotto in nulla l’enorme impresa, perseguita dai Romani, di conquistare il terreno per una grande civiltà”.

Allo stesso modo, in un terrificante elenco, Nietzsche attribuisce al cristianesimo il risultato pernicioso di avere vanificato la grande civiltà greca, di avere annientato il trionfo della civiltà islamica, di avere infine, per colpa di Lutero, “monaco, con dentro il petto tutti gli istinti di vendetta d’un prete malriuscito”, reso vano il Rinascimento, l’unico decisivo attacco in età moderna al cristianesimo, “la trasvalutazione dei valori cristiani, il tentativo intrapreso con tutti i mezzi, con tutti gli istinti, con ogni genialità, di portare alla vittoria gli anti-valori, i valori aristocratici.

Si tratterà, allora, secondo Nietzsche, di riprendere la battaglia interrotta degli uomini del Rinascimento contro il cristianesimo, nello sforzo titanico di superare il nichilismo, di giungere “dal nulla a qualcosa”.

Si tratterà di portare il nichilismo, così intimamente connesso alla modernità permeata dal cristianesimo, alle sue ultime conseguenze logiche e psicologiche, e contribuire così al suo totale compimento, per provocare dunque al suo stesso interno la reazione contraria; come scrive Jaspers, “i poteri delle credenze e la loro influenza, tutti gli ideali moderni, filosofia inclusa, devono essere ripudiati in quanto ostili alla vita e quindi dev’essere fondata la nuova ideologia che afferma il mondo e innalza l’uomo invece di rovinarlo. Con tale ideologia si deve poi prendere in mano e programmare la stessa storia universale”. E, in modi analogamente persuasivi, così commenta Cecchini il tentativo prometeico di Nietzsche:

Egli vuole smascherare quel nichilismo che secondo lui soggiace a tutta quanta la nostra civiltà, vuole essere il detonatore di questa bomba, vuole dare una spinta, vuole conferire il colpo di grazia, a ciò che ormai da tempo stava per cadere, anche se ci vorranno due secoli, dice, perché l’umanità si accorga di ciò che è caduto e delle conseguenze di questo crollo; ma egli non si limita a questo, non vuole essere unsemplice negatore, ma l’annunciatore e il profeta di ciò che forse potrà seguire a questa deflagrazione universale

In altri termini, alla forma “decadente” di nichilismo come pura negatività, Nietzsche oppone il nichilismo attivo, “come segno della accresciuta potenza dello spirito”, che si esplica nel promuovere ed accelerare il processo di distruzione dei valori tradizionali, preparando il terreno all’edificazione di nuovi valori, basati sul riconoscimento della volontà di potenza come carattere fondamentale di tutto ciò che è.

La dicotomia socratico-platonica e cristiana tra il mondo vero soprasensibile ed il mondo apparente terreno viene superata dalla consapevolezza dell’inesistenza di un mondo ultraterreno, per cui i nuovi valori si situano all’interno dell’unico mondo che ci è dato e del suo incessante divenire.

 

 

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