VOLONTA DELL’OLTREUOMO

SELETTIVO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sul rapporto intercorrente tra eterno ritorno e volonta di potenza, i lettori di Nietzsche sono discordi: da una parte, Mazzino Montinari sostenne fermamente la tesi che l’eterno ritorno sia ≪la negazione e il superamento della volonta di potenza≫; dall’altra, il gia citato Alfred Baumler sostenne all’inverso come l’ultima parola nel ≪sistema nietzschiano≫ spettasse alla volonta di potenza, di cui l’eterno ritorno non sarebbe altro che una diversa espressione.

C’e poi un terzomodo possibile di interpretare tale rapporto, consistente nella comprensione della complementarieta dei due termini, se non addirittura la necessita logica che conduce dall’uno all’altro: la volonta di potenza sarebbe allora, in quest’ottica, il mondo visto attraverso la lente dell’eterno ritorno.

Purtroppo, pero, un attento sguardo filologico sui testi nietzschiani – siano essi frammenti postumi o opere pubblicate – ci conduce ad una sorta di vicolo cieco, dal quale non e possibile uscire facilmente. Il motivo di tale impasse risiede nella insuperabile multivocità del concetto di ≪volonta di potenza≫. Tale espressione ha, infatti, almeno tre significati ben distinti:

 1. volonta nuova e redentrice dell’oltreuomo;

2. principio storicamente occultato, motivante ogni azione umana, sin dal passato;

3. essenza metafisica del mondo e della vita, ovvero principio di spiegazione di ogni accadere, compreso il divenire del mondo fisico.

Nella prima accezione, ≪volonta di potenza≫ e l’emergere, appunto, di una nuova volonta per l’oltreuomo, antitetica allo spirito di vendetta e al volere ascetico dell’homo religiosus, la volonta di Zarathustra che, volendo se stessa, redime se stessa:

Via da tutte queste filastrocche, io vi condussi quando vi insegnai: ≪la volonta e qualcosa che crea≫. Ogni “cosi fu” e un frammento, un enigma, una casualita orrida – fin quando la volonta che crea non dica anche: ≪ma cosi volli che fosse!≫. –

Finche la volonta che crea non dica anche: ≪ma io cosi voglio! Cosi vorro!≫. Ma ha gia detto questa parola? E quando avviene tutto cio? Si e gia liberata la volonta dalle pastoie della propria follia? E gia diventata una volonta che liberi, e procuri gioia a se stessa? Ha disimparato lo spirito di vendetta e ogni digrignar di denti? E chi ha insegnato alla volonta la conciliazione col tempo, e cio che sta al di sopra di ogni conciliazione? Bisogna che la volonta – in quanto volonta di potenza – voglia qualcosa al di sopra di ogni conciliazione: ma come puo accadere cio alla volonta? Chi le ha insegnato il volere a ritroso?

Attenendosi a questa prima accezione, risulta ben evidente il legame che unisce i tre concetti di quella che abbiamo chiamato la ≪triplice riposta nietzschiana al nichilismo≫: la volontà di potenza e la volonta dell’oltreuomo di cui l’eterno ritorno e il presupposto. Se la questione potesse risolversi cosi, il significato della volonta di potenza sarebbe chiaro e non costituirebbe alcun problema. Eppure, come gia abbiamo osservato, l’espressione nietzschiana, per volere di Nietzsche stesso, ha altri significati che si discostano dal primo. Sempre nello Zarathustra, dopo l’ultimo passaggio citato, la volonta di potenza appare infatti anche come

 il movente di tutta la storia dell’uomo, che ponendo valutazioni  schemi interpretativi si impone alla natura […]. Tale volonta e concepita come l’essenza di tutta la storia passata e futura dell’uomo.

Se cosi fosse, le due accezioni del termine potrebbero risultare in contraddizione, a meno che non si provi ad operare un’ulteriore chiarificazione, secondo la quale la volonta di potenza dell’oltreuomo si differenzierebbe qualitativamente da quella dell’uomo poiche essa avrebbe finalmente riconosciuto se stessa, laddove prima invece essa operava inconsciamente attraverso le categorie della ragione, della metafisica e della morale – tutte sue varie dissimulazioni.

Zarathustra infatti afferma, parlando dello schiavo e del padrone nel discorso sulla redenzione, che ≪ogni volta che ho trovato un essere vivente, ho anche trovato volonta di potenza≫; ma cio vale ugualmente, oltre che per lo schiavo e il padrone, anche per l’uomo e per l’oltreuomo. La differenza fra i due tipi consisterebbe allora non in un impossibile superamento del dominio della volonta di potenza, bensi, come nota Vattimo, ≪in un mutamento interno alla volonta di potenza stessa≫ o, secondo la formulazione pressoche identica di Deleuze, in un ≪cambiamento di qualita nella volonta di potenza.

Operando questo ulteriore chiarimento, la prima e la seconda accezionedel termine ≪volonta di potenza≫ sembrerebbero conciliate. Eppure risulta difficile, a questo punto, il passaggio da questi due primi significati al terzo, quello per il quale la volonta di potenza non sarebbe soltanto la motivazione a lungo dissimulata di ogni agire umano – positivo o negativo, attivo o reattivo –, bensi l’essenza stessa del divenire. A tal proposito, per capire in che termini parli Nietzsche risulta esemplare un frammento postumo del 1885, posto dalla sorella Elisabeth a conclusione della sua ampiamente criticata edizione della Volontà di potenza:

E sapete voi che cosa e per me il mondo? Devo mostrarvelo nel mio specchio? Questo mondo e un mostro di forza, senza principio, senza fine, una quantita di energia fissa e bronzea, che non diventa ne piu piccola ne piu grande, che non si consuma, ma solo si trasforma, che nella sua totalita e una grandezza invariabile, un’economia senza profitti ne perdite, […] un gioco di forza, di onde di energia che e insieme uno e molteplice […]

Questo mio mondo dionisiaco che si crea eternamente, che distrugge eternamente se stesso, questo mondo misterioso di volutta ancipiti, questo mio al di la del bene e del male, senza scopo, a meno che non ci sia uno scopo nella felicita del ciclo senza volonta, a meno che un anello non dimostri buona volonta verso di se, per questo mondo volete un nome? Una soluzione per tutti i suoi enigmi? E una luce anche per voi, i piu nascosti, i piu forti, i piu impavidi, o uomini della mezzanotte? Questo mondo è la volontà di potenza – e nient’altro! E anche voi siete questa volonta di potenza – e nient’altro!

 

 

 

 

 

(Visited 70 times, 1 visits today)