NIENTISMI III (MISANTROPIA ATTIVA ESTREMA)

https://abissonichilista.altervista.org/wp-content/uploads/2019/03/KH-A-OSS-VIII.pdf

Nota introduttiva: L’uomo del sottosuolo, il nichilista- ma anche altri estremisti- vive la propria “liberazione” attraverso la sofferenza provocata dal fatto di negare le leggi del mondo caduco. Nega le leggi, perché non le riconosce, ed è per questo non riconoscendo la natura umana delle cose e degli oggetti provati, soffre in fondo al proprio abisso personale, soffre in maniera profonda. Questa sofferenza, come per ogni altra nostra parola, non deve essere confusa, con la vittimizzazione o la moralizzazione, ma come elevazione dell’individuo che sente che rigetta il mondo come è composto. Pur, alcuni di noi, essendoci distanziati dal nichilismo (anche se come frammento rimane nel Nostro Misantropismo Attivo Estremo), abbiamo posto questo testo, perché riteniamo importante approfondire il mondo come lo vede l’uomo del sottosuolo, quell’individuo, che rigettando le leggi morali e giuridiche del mondo, si apparta in se stesso, e prova ed esperimenta prove fisiche e mentali, non perché ritiene di non impazzire, ma perché al di dentro di esso, c’è il germe della rivolta, contro tutto quello che lo vuole far uscire, dal suo antro occulto e segreto. L’uomo del sottosuolo è geloso del suo antro occulto, ed è per questo che arriverebbe a uccidere, nessuno deve mettersi in mezzo, tra lui, e il suo mondo popolato da demoni e particolarità che solo esso conosce profondamente. Ma è anche il Raskolnikov che progetta di uccidere l’usuraia, non per esclusivamente problemi di soldi, ma per sperimentare l’oltreuomo. È in ogni Raskolnikov, che si dica, c’è l’uomo del sottosuolo, che progetta come criminale, che parla con il proprio demone, che si nutre di oscurità, è che ha accanto il coltello, come l’ascia, la pistola come la lettera bomba. È quando uccide l’usuraia, fonda la sua esistenza, con l’anima della persona davanti a se morta, risucchiandone l’essenza. L’uomo del sottosuolo, per cui, è un individuo che non solo è particolare, ma che vuole sperimentare, che vuole assaporare la vittoria e la sconfitta, che si muove imperterrito nella propria piccola stanza, alla ricerca del proprio momento, accanto a se, ha la sua arma personale, ma non per questo, esce imperterrito, come se nulla fosse, a uccidere..per esso, prima di provare la gloria e la brama di assassinare un essere umano, c’è la parte ritualistica, dove feconda, cresce, istante dopo istante, come qualcosa che sale intensamente dalle proprie viscere, l’idea, e parla, con il proprio demone, e quando arriva il momento agisce. Questo è l’uomo del sottosuolo, non soffre per gli altri, per l’umanità, ma soffre perché esso stesso, deve arrivare a un punto di non ritorno, perché lo sente, perché brama il proprio desiderio, perché cresce e si sviluppa la voglia di uccidere un altro essere umano, per uccidere il risentimento o la coscienza, che come pulviscolo inesistente, potrebbe assoggettarlo, e farlo ritornare su un piano di normalità, è dato che odia la normalità, e odia l’umanità, deve per questo sentire che la propria sofferenza emerga e spezzi la fragile quotidianità. Nell’uomo del sottosuolo, non ci sono piani pre-programmati, ma cresce tutto lentamente e intensamente, come la vita davanti a se scivola inesorabilmente dentro l’abisso del non-ritorno.

Accettando provvisoriamente la visione del mondo secondo cui il libero arbitrio è regolato dalle leggi, e quindi anche l’opinione etica secondo cui dobbiamo volontariamente permettere che il libero arbitrio sia governato da leggi, Dostoevskij considera le conseguenze di questa posizione, finché alla fine è guidato al paradossale salto di negare tutto in una sola volta. Questa è la forma finale della sua resistenza contro la razionalità scientifica e il suo confronto con i principi del socialismo. Dato un singolo desiderio “di base”, “tutti i sistemi e le teorie esploderanno in mille pezzi”.

Dietro tutte queste idee c’è una metafisica. Dostoevskij dice che tutto questo, normalmente contraddice la ragione, e che questo non è solo salutare, ma spesso ammirevole. Un essere umano, afferma, può persino deliberatamente impazzire per non dare la vittoria alla ragione. La volontà si oppone alla ragione perché “due volte due è quattro non è più vita ma è solo l’inizio della morte”. In altre parole, la volontà alla vita si oppone alla ragione. Scrive della “filosofia” di “l’uomo che ha vissuto nel sottosuolo per quarant’anni” come segue:

La ragione è una cosa eccellente, non c’è dubbio, ma la ragione è solo ragione e può solo soddisfare la facoltà razionale dell’uomo, mentre la volontà è una manifestazione di tutta la vita, cioè di tutta la vita umana, compresa la ragione e tutti gli impulsi. E anche se la nostra vita, in questa sua manifestazione, è spesso senza valore, tuttavia è la vita nonostante e non semplicemente l’estrarre radici quadrate. Dopo tutto, ora, per esempio, voglio naturalmente vivere, al fine di soddisfare tutte le mie facoltà per la vita, e non semplicemente la mia facoltà razionale, cioè, non semplicemente un ventesimo di tutte le mie facoltà per la vita. Cosa sa la ragione? La ragione sa solo ciò che è riuscita a imparare (alcune cose forse non le imparerà mai, è anche se questo non è tuttavia di conforto, perché non dirlo francamente?) E la natura umana agisce nel suo complesso, con tutto ciò che è in essa, consciamente o inconsciamente e anche se fosse che qualcosa va storto, vive. (VIII)

Coloro che “escono dal grembo della natura”, abbiamo notato prima, sono definite persone normali e la razionalità è la misura della loro normalità. La loro natura è regolata dalla ragione, tale da “giustificare facilmente” le loro azioni, e sulla base di tale giustificazione sono in grado di agire in pace con se stessi. In questa misura sono idealisti sotto copertura; se la ragione diventasse autocosciente in essi, e la loro attività autocosciente come attività della libertà con un ideale, si potrebbe quindi parlare del loro idealismo in maniera palese.

Una volta che la ragione ha il pieno controllo della propria natura e la necessità governa l’anima sistematicamente all’interno e si estende alla società e al mondo esterno, allora il socialista è in grado di apparire sulla scena come il realista che porta i progetti per il palazzo di cristallo. Il socialista afferma che vi è libertà nell’atto stesso di erigere il proprio palazzo di cristallo e di sottomettersi al sistema di necessità. Il passaggio dall’idealismo dell’individuo normale al realismo del socialista è un cambiamento naturale, almeno per quanto riguarda il controllo della ragione o l’illuminazione dell’intelletto. Di certo, naturalmente, l’individuo normale “si arrende onestamente”.

Ma quando le cose vanno così lontano, il nichilista che vive nel sottosuolo si fa avanti per respingere la resa assoluta. Per colui la cui casa e il cuore, è il mondo sotterraneo, chissà cosa vuol dire vivere al fondo della coscienza intensificata e contemplare con l’occhio del nientismo: l’unica via è affermare il diritto alla libertà della volontà, anche nel volere l’assurdo assoluto.

Solo in questo modo si può prendere parte alla vita “nel suo complesso”, che si trova al di là della pallida ragione. Il nichilista, un intellettuale radicale per il quale il razionalista normalmente è ottuso, si rivela come un sostenitore della “naturalezza” dell’attività umana nel suo insieme contro il razionalismo radicale dei socialisti.

L’intensità dell’intelletto che nasce dalla contemplazione con l’occhio del nientismo si unisce alla “volontà di vivere” totalmente irrazionale, al di là del razionalismo. Questa volontà alla vita può essere chiamata una salute selvaggia. Potrebbe essere alla portata della “vita” a livello fondamentale data la notevole vicinanza, dove ha le proprie radici tra Dostoevskij e Nietzsche.

La ragione, una qualità della “persona del futuro” progressista, è fondamentalmente una cosa del passato quando si confronta la volontà nel fenomeno della vita nel suo insieme. Solo “sa ciò che è stato appreso fino ad ora”. Questo tipo di paradosso, che si applica a tutte le forme di razionalismo, evidenzia la differenza tra razionalismo e nichilismo. Il nichilista prende posizione su un nientismo metafisico che è al di là di ogni razionalismo e tuttavia si manifesta come volontà di libertà irragionevole o volontà di vita al di là di ogni razionalismo. Nelle parole dell’uomo del sottosuolo : “Per gli uomini come noi, la bizzarria può essere veramente più vantaggiosa di qualsiasi altra cosa sulla terra”.

Stavrogin in “I Demoni” sperimenta afferrando improvvisamente un uomo per il naso a un raduno sociale e lo trascina per la stanza. Tale bizzarria testimonia un abisso interiore del nientismo che può irrompere nella propria vita quotidiana in qualsiasi momento.

Anche l’uomo del sottosuolo, esposto all’umiliazione quando la donna che ama gli fa visita per la prima volta, pensa in se stesso: “Non dovrei scappare, vestito come sono nella mia vestaglia, ovunque mi portino i piedi, e arrivi quello che deve arrivare? “Preso dai legami dell’amore, la insulta con le parole:” Lascia che tutto il mondo crolli, finché io prenda il mio tè ogni volta che voglio”.

Le ordina: “Per quanto mi riguarda, ho bisogno di pace” (parte seconda, IX e X). La scomparsa e la sua uscita dalla casa nella vestaglia sono due aspetti dello stesso nientismo, un nientismo alla base della “vita”. Dire che la vita è il punto in cui il razionalismo viene rotto in una dimensione in cui l’interno e l’esterno sono la stessa cosa, significa che la vita stessa è in continuo processo. Dostoevskij esprime paradossalmente l’idea stessa:

forse l’unico obiettivo sulla terra per cui l’umanità si sforza risiede in questo incessante processo di raggiungimento, o in altre parole, nella vita stessa, e non particolarmente nell’obiettivo che, naturalmente, deve essere sempre due volte due fa quattro, questa è una formula, e dopotutto, due volte due fa quattro non è più vita, signori, ma è l’inizio della morte. (IX)

Realmente raggiungere l’obiettivo sarebbe terribilmente comico. “Due volte due è quattro” è uno stato di cose insopportabile che rende beffa degli esseri umani. Tuttavia, orientarsi direttamente verso l’obiettivo è normale, pacifico e sicuro. Dalla prospettiva di Dostoevskij, gli esseri umani amano la sofferenza tanto quanto la pace e la sicurezza.

L’essere umano è un animale creativo, ma che ama la distruzione e il caos. La vita che è processo significa che interrompe continuamente la propria stabilità e fa male a se stessa.

Inoltre, se lo scopo della vita è nella vita stessa piuttosto che qualcosa di esterno alla vita – se il suo scopo sta nel processo stesso piuttosto che alla sua fine – allora il lavoro di costruire la vita come un “ingegnere civile” e il lavoro di rottura in fondo sono ugualmente fondamentali. La sofferenza appartiene alla creatività della vita e l’autocoscienza dipende dall’essere così strutturata nella vita.

Il dolore è l’origine della coscienza; qui sta l’unità fondamentale, riconosciuta sia da Nietzsche che da Dostoevskij, dalla salubrità della vita e dalla malattia della coscienza. Dostoevskij arriva così al problema dell’origine della coscienza attraverso il suo stesso percorso, un problema toccato da Fichte, Novalis, Kierkegaard, Nietzsche e altri recenti “filosofi della vita” nei loro rispettivi modi. Questo “percorso” è il confronto con il “palazzo di cristallo”.

Nel palazzo di cristallo la sofferenza è persino impensabile; la sofferenza significa dubbio, significa negazione, e quale sarebbe il bene di un palazzo di cristallo se potesse esserci qualche dubbio al riguardo? Eppure sono sicuro che l’uomo non rinuncerà mai alla vera sofferenza, cioè alla distruzione e al caos. Perché, dopo tutto, la sofferenza è l’origine della coscienza. . . .

La coscienza è la più grande disgrazia per l’uomo, eppure so che l’uomo la ama e non vorrebbe rinunciarvi per nessuna soddisfazione. La coscienza, ad esempio, è infinitamente superiore a due volte due fa quattro. Una volta che hai due volte due fa quattro, non c’è più niente da fare o da capire. Non rimarrà nulla se non quello di imbottigliare i tuoi cinque sensi e immergerti nella contemplazione. Mentre se ti
attacchi alla coscienza, anche se raggiungi lo stesso risultato, puoi almeno annunciarti a volte, e questo, comunque, ti ravviverà. (IX)

La contemplazione con i cinque sensi bloccati” è stato il cuore dell’idealismo da Platone a Hegel, ma per l’uomo del sottosuolo che vive nell’apogeo regolamentato dalla legge della scienza e del socialismo la tecnica rappresenta l’ultima risorsa per la resistenza dell’autocoscienza- uno stato di cose radicalmente paradossale.

Ora l’autocoscienza sorge dal fondo del nientismo, di cui né gli individui normali né la scienza né il socialismo possono essere consapevoli, un nientismo in cui sia il fare che il conoscere hanno portato a una fine in senso essenziale. L’uomo del sottosuolo chiama il palazzo di cristallo un “formicaio”, adatto per gli animali domestici (aux animaux domestiques): “Preferirei che la mia mano fosse avvizzita piuttosto che mettere anche solo un singolo mattone a un tale edificio” (X).

La frase richiama l’osservazione del nichilista Bazarov che cerca di distruggere il vecchio sistema sociale e le autorità, ma sostiene che “non è compito degli dei far cuocere mattoni”. La sua autocoscienza egoistica progettò un edificio sociale per sé e per i suoi seguaci, i nuovi “dei”, con mattoni che avevano dei “pazzi”, che cuocevano per loro.

L’autocoscienza nel nichilista del sottosuolo, al contrario, contrappone questo tipo di edificio alla contemplazione attraverso l’occhio del nientismo e della volontà alla vita. Qui per la prima volta vediamo un nichilismo veramente nichilista che attraversa una nuova dimensione. Andre Gide ha sicuramente avuto ragione nel chiamare “Memorie dal sottosuolo”, la chiave di tutte le opere di Dostoevskij.

In precedenza in questo capitolo, afferrando il “Bazarov” di Turgenev come una sorta di prisma, ho tentato di analizzare alcuni momenti all’interno del caos del nichilismo russo e ho provvisoriamente distinto quattro aspetti: lo spirito scientifico e la sua visione del mondo realistica, la moralità socialista, l’egoismo e il fanatismo. Con “Memorie dal sottosuolo”, tuttavia, ci imbattiamo in una radicale ironia diretta contro tutti questi elementi. La visione scientifica del mondo e la morale socialista cercano di trasformare le persone in chiavi di pianoforte e animali da gregge, come una resistenza estrema contro cui Dostoevskij propone la contemplazione del sottosuolo e la libertà di volontà assolutamente irrazionale.

Per quanto riguarda il fanatismo, sottolinea la necessità che tutte le azioni siano ridotte ad inerte inerzia. L’egoismo del desiderio di potere, il desiderio di diventare gli dei di una “nuova società” facendo sparire gli altri, viene negato da un egoismo basato sul vero “nientismo”. In questo modo le varie sfaccettature del nichilismo russo apparso in “Bazarov” sono sottoposti a una negazione paradossale, risultante in un nichilismo di proporzioni sempre più profonde.

Nel passaggio al vero nichilismo che si verifica nel protagonista di “Memorie del sottosuolo”, la fuga dal mondo delle leggi di ferro attraverso la contemplazione sotterranea inibisce il movimento nel mondo reale. Il mondo reale sta davanti all’uomo del sottosuolo come un ostacolo, un muro impenetrabile. Nel frattempo, dietro di lui il mondo dell’ideale non torna più.

La base del nientismo non può che essere un vicolo cieco di “inattività”. Il primo passo lontano dal nichilismo come inerzia contemplativa e verso il nichilismo che cerca di affermarsi attraverso la violazione delle leggi del mondo reale, sembra venire con “l’azione” di Raskolnikov in “Delitto e castigo”.

In questo modo il nichilismo salta fuori dal sottosuolo dentro il mondo reale. Il nientismo assume il significato positivo della negazione del mondo e delle sue leggi, e il nichilista viene a porsi su un egoismo egotista più profondo. In altre parole, il nichilismo diventa più consapevole.

Allo stesso tempo, il nientismo diventa un problema per se stesso, che appare come un complesso di autoaffermazione più profonda e di un più profondo dubbio personale, di illimitata speranza e disperazione, di un senso infinito di potere e di impotenza.

L’INCERTEZZA DEL QUALCOSA: L’UOMO E IL MONDO

Nella tradizione filosofica della modernità, del resto, la soglia del pensiero, ossia quello spazio guadagnato il quale è possibile cogliere contemporaneamente il suo limite e le sue possibilità, ha assunto sempre più il ruolo di luogo privilegiato della ricerca, di modo che diviene più fecondo il limite che il “qualcosa” stesso. Un tale sporgersi sul limite (sulle situazioni-limite) non è però frutto di una scelta arbitraria, ma è dovuto alla natura stessa del “qualcosa” che non pare essere assolutamente al sicuro.

Nella prospettiva jaspersiana, infatti, allo svanire dell’essere fa da contrappunto l’ambiguità dell’ente stesso che pare anch’esso sfuggire a ogni determinazione univoca e si viene a dire in molti modi.

Il mondo, per esempio, inteso come la totalità dell’essere nello spazio e nel tempo, si manifesta frammentato (cfr. PH, I 64; 180 o KS, 26; 25) e il suo sapere – la scienza, come sapere orientato agli oggetti, che legge l’essere nelle sue manifestazioni determinate come ciò che ha di fronte, come oggetto – è indefinito e indeterminato. La sua conoscenza si presenta infatti come quel sapere determinato di un oggetto che organizza i propri contenuti in un’unità sistematica allo scopo di dominare l’indefinito cui esso comunque è sempre inevitabilmente rimandato. Questo perché la scienza studia l’essere separato, ossia l’esser-ci determinato nello spazio e nel tempo. E tale esser-ci, non essendo l’essere in sé, viene compreso in un sapere costantemente vincolato al sistema di riferimento, la cui unità (l’unità infatti è il fine della scienza) è pur sempre l’unità di un mondo, mai l’unità assoluta. Dice Jaspers: « Noi infatti siamo certi di oggetti finiti nel mondo ma mai del mondo come di una totalità » (PH, I 95; 213) o, in modo ancora più forte: « Manca l’Uno a tener insieme il Tutto » (KS, 23; 22).

Questa sua natura parziale e indefinita fa sì che il cammino della scienza sia di per sé interminabile e che il progresso cui dà moto non abbia limiti (cfr. PH, I 87; 205). Ed è un rilievo importate questo, dal momento che la scienza per sua stessa definizione è un sapere finito che per dare ragione del suo senso necessita, a sua volta, di un sapere del limite (cfr. PH, I 88; 207). Ponendosi come indagine determinata riguardo all’oggetto, essa è infatti un sapere vincolato e limitato che alla lunga delude se non si risolve nel sapere della limitazione stessa e della determinazione; e sebbene il progresso sia esso stesso per natura indeterminato, nell’indeterminatezza assoluta non ci potrebbe essere alcuna forma di sapere scientifico.

Questa del resto, nota Jaspers, non è la sola ambiguità della ricerca scientifica (ambiguità che, peraltro, pone in essere, allo stesso tempo, quello sbilanciamento e quella tensione che rappresentano proprio il motore della scienza stessa). Essa in quanto sapere dell’oggetto è fine a se stessa, ossia tende autonomamente alla sua realizzazione in un orizzonte determinato, senza cioè la necessità di alcun ricorso alla metafisica (cfr. PH, I 135; 255: « la scienza autentica si realizza senza metafisica »). Ma allo stesso tempo, proprio in quanto sapere del limite, la scienza invoca la metafisica come suo naturale completamento (cfr. PH, I 135; 254: « la scienza provvista di senso si realizza attraverso la metafisica »): il limite invoca il superamento del limite stesso. E la metafisica infatti, in quanto pratica dell’oltrepassamento del limite o del trascendimento, viene in soccorso della scienza indagatrice dell’oggetto che – ferma alla determinazione – non esce dal mondo (cfr. PH, I 135; 254-255)30.

Similmente l’uomo si dice in molti modi, al punto che per un filosofo del Novecento risulta arduo parlare di “umanesimo”. « Umanesimo si dice in molti sensi » (NH, 21; 13). È questo l’incipit della conferenza Über Bedingungen und Möglichkeiten eines neuen Humanismus del 1949, nella quale Jaspers tenta uno scandaglio delle possibilità di un nuovo umanesimo muovendo dalla constatazione, proprio di matrice pascaliana, che « l’uomo è più di quanto può conoscere di se stesso » e che, « per quanto si descrivano gli uomini di oggi, essi restano nell’ambiguità, né sono riconducibili a un unico tipo » di modo che « qualunque immagine dell’uomo rappresenterebbe già una limitazione » (NH, 22-23; 14-15).

Per la fisiologia l’uomo è corpo, per la psicologia è anima, per la sociologia è essere sociale… etc., ma in generale esso sembra cadere nel nulla (cfr. NH, 23; 13). Tuttavia, proprio in questo naufragio nella « palude » (cfr. NH, 24; 14) della nozione di umanità, l’uomo può divenire cosciente di ciò che è e che non può mai essere annientato, ossia del suo stesso essere che, nel movimento metafisico, si spinge oltre se stesso e « trova pace solo in ciò che cerca, ma non è » (NH, 24; 14). Il limite si presenta quindi come condizione di dicibilità dell’essere: ciò « che esteriormente è determinazione e limite, rileva Jaspers, interiormente è manifestazione dell’essere autentico » (PH, I 16, 127).

In definitiva, l’incertezza derivante dal principio di Heisenberg, secondo il quale non è possibile determinare simultaneamente la posizione e il momento di una particella, può essere metafora dell’incertezza dell’uomo di fronte (angesichts) all’indeterminazione dell’essere del quale non è possibile determinare simultaneamente la sua natura interna (l’essere-insé), il suo apparire determinato in oggetti (l’esser -oggetto o il mondo), il suo manifestarsi nell’io stesso (l’esser-io o l’uomo) … etc. Molteplici registri sono, infatti, necessari per l’interpretazione dei modi in cui l’essere pare lacerato al punto che rischia quasi di cadere nel nulla. Ora, la lettura dei modi in cui l’essere si manifesta nell’indeterminata determinazione del mondo o dell’io rappresenta per la coscienza filosofica la soglia oltre la quale si dispiegano le possibili vie alla trascendenza. Ma lungo la via per la trascendenza, ossia oltre la soglia dell’essere determinato, s’incontra inevitabilmente il nulla come possibilità imprescindibile.

TEMPIO DELLA LUCE NERA (TDLN)

https://abissonichilista.altervista.org/wp-content/uploads/2019/03/KH-A-OSS-VIII.pdf

Il Tempio della Luce Nera (TDLN) è un tempio internazionale dedicato alla Corrente 218 e alla Tradizione Anti-Cosmica del Luciferianesimo / Satanismo. Il Tempio è una manifestazione ed espressione delle forze contraddittorie e acosmiche del Lato Oscuro e rappresenta una nuova forma adirata del Sentiero della Mano Sinistra Gnostica.

La tradizione rappresentata dal TDLN può essere meglio descritta come l’essenza dello Gnosticismo Anti-Cosmico espressa attraverso le forme sinistre del Diabolismo tradizionale. Nella nostra tradizione, gli Oscuri (Dèi e Dee di Sitra Ahra) rappresentano l’impulso antiarconico del Deus Absconditus e l’aspetto manifestato della seconda emanazione sinistra dall’Ain Sof. Quindi, per noi, Satana-Lucifero è la prima e più alta manifestazione della Luce Nera, e l’oppositore e il distruttore della prigione cosmica / struttura causale stabilite dal tiranno demiurgo.
All’interno del TDLN sono studiate e praticate molte forme di sistemi magici, paralleli tra loro, poiché è nostra convinzione che le chiavi che sbloccheranno le porte della prigione degli arconti cosmici si diffonderanno attraverso molte e diverse tradizioni esoteriche. Il nostro obiettivo principale è quindi quello di riscoprire, ricreare, adattare e creare le forme antinomiche di pratica spirituale che condurranno l’adepto alla Gnosi, accelerando la rivoluzione verso la Pienezza Unica che era prima dell’ordine del Caos e della caduta nella causalità.

L’alta pratica magica e spirituale all’interno del TDLN viene così modellata in modo da condurre l’iniziato ad un incontro concreto e diretto con il Divino dentro e fuori. Le forme più usate e focalizzate all’interno del nostro lavoro rituale sono quelle che appartengono alla magia cerimoniale Qliphoth e alla demonologia basata sul grimorio.

Ma la nostra tradizione contiene anche elementi di molti altri sistemi di espressione magica, come quelli connessi al Culto Babilonese di Tiamat, le forme Draconiane di Setianismo Tifonico, forme Nefilim di Stregoneria Tradizionale, sistemi Necrosophic di stregoneria, alcune forme estreme di tantrismo sul sentiero della mano sinistra e molte altre tradizioni magiche che possono aiutare l’iniziato a liberarsi dalle catene dell’ordine imposto e dalla restrizione cosmica.

La missione di tutte le manifestazioni pubbliche del TDLN , sia sul Web che attraverso diverse forme di pubblicazioni, è quella di far conoscere e promuovere il sistema religioso Caosophico / Caos-Gnostico, con l’obiettivo di raggiungere solo quei pochi che hanno gli occhi per vedere l’essenza dietro le forme presentate e le orecchie per ascoltare la chiamata senza voce della vera Forza Divina, sia dall’interno che dall’esterno.

Ma poiché il Tempio è un’istituzione esoterica e iniziatica, chiusa agli estranei, accogliamo con favore solo i contatti con coloro che comprendono e abbracciano pienamente il Sentiero della Luce Nera.

Poiché il TDLN ha raggiunto il numero predeterminato di fratelli e sorelle integralmente iniziati, l’appartenenza è chiusa.

Inoltre è ancora nostro dovere raggiungere e offrire una guida ai pochi che portano in sé le Fiamme Nere dello Spirito acosmico.

Quindi, mentre non offriamo l’iniziazione all’Inner Sanctum in questo momento, offriamo ancora parti rilevanti degli insegnamenti della Caosofia che crediamo possano condurre gli eletti dei nostri Dei all’illuminazione della Luce Nera. I testi presentati su questo sito hanno lo scopo di testare i lettori, confondere la debole maggioranza e guidare ai pochi che rimangono i valori spirituali, più nascosti, i punti di ingresso nel cuore stesso della Corrente 218.

Un motivo secondario per la manifestazione esterna della Tradizione Anti-Cosmica è di contrastare l’impurità senza essenza e materialistica che si diffonde nel nome di Satana e Satanismo. Presentando una forma spirituale e tuttavia aspramente antinomica di Luciferismo Gnostico, speriamo di contribuire alla creazione di soluzione visibili al volgarismo predicato dagli uomini atei.

Current 218

https://www.facebook.com/templeoftheblacklight218/

NIHIL KAOS: “CREAZIONE DEL CAOS DEVASTANTE”

Ipogeo di stelle scintillanti
Sono stati rivelate dalla trasgressione cosmica
L’Eone Divorante isola l’umanità
Mentre camminiamo nell’infinità della desolazione
La polvere di stelle del potere oscuro
Senti la morte con le mani di Gamaliel!

Crea, distruggi! Gioendo, ira infinita
Confrontati con l’abbandono
Generando il caos devastante

Forma, annienta! Distruggi, crea!
Confrontati con l’abbandono
Generando il caos devastante

Chi perirà nel nulla
Proclamando la morte e l’invocazione
Di questo sentiero nascosto, albero del male cosmico
Aprendo lo strato dell’oscurità senza fondo

Sono il creatore del caos
Infestato dalla visione di un finale infausto
Demoni della notte galattica
In marcia con la congregazione di Iblis

Vanità in ogni creazione, caduta nel nulla

Sopra tutto, o Caos! Terrore entusiastico interiore
Oh caos, o Gamaliel! Devastante lato dell’ombra

Ombre dell’anima mundi
I sogni oscuri diventano la verità
Imminente abisso della fine dell’umanità
Sarà la gioia degli dei oscuri

Spirito decaduto ai cancelli
Circondato da un ardente sacrificio
Dammi la morte attraverso la tua mano
Portami alla luce del buio

Ho trattenuto il tuo sole
Io sterminerò la tua specie
Nessuno si sveglierà dal sonno
Dal cosmo polverizzato ghiacciato

Creazione maledetta. Sento la morte. Da parte tua

Potenza fiammeggiante dell’asse
Ombre che si nascondono nell’ignoto

Sopra tutto, o Caos! Terrore entusiastico interiore
Oh caos, o Gamaliel! Devastante lato dell’ombra

Ombre dell’anima mundi
I sogni oscuri diventano la verità
Imminente abisso della fine dell’umanità
Sarà la gioia degli dei oscuri

ELENCO DEGLI ATTACCHI CRIMINALI CON GRANATE IN SVEZIA (MISANTROPIA ATTIVA ESTREMA)

https://abissonichilista.altervista.org/wp-content/uploads/2019/03/KH-A-OSS-VIII.pdf

1993
Un uomo dall’Azerbaijan tiene in ostaggio 82 persone con due granate a mano su un aereo dirottato all’aeroporto di Stoccolma Arlanda.

2002-2012
Quattro granate a mano esplodono sotto delle macchine a Göteborg tra il 2002 e il 2006 (una nel 2002 e nel 2004 e due nel 2006). Gli attacchi vengono collegati al gruppo locale dei Bandidos fondato e guidato da Mehdi Seyyed. Seyyed viene condannato a nove anni di prigione per i due attacchi nel 2006.

Due attacchi esplosivi o tentati (uno nel 2011, uno nel 2008), vengono segnalati come conseguenza di granate a mano, tra i 22 attacchi con granate a Malmö tra il 2008 e il 2011.

2013
Il 9 giugno, a Malmö, una granata a mano esplode in una discarica su Ramels väg,
danneggiando diverse auto.

Il 14 settembre, a Malmö, due persone vengono ricoverate in ospedale dopo che una granata a mano esplode a Köpmansgatan.

Il 9 novembre, a Malmö, un ordigno esplode nella tromba delle scale di un edificio di assemblaggio in Norra Grängesbergsgatan.

2014
Il 26 gennaio, a Malmö, una granata a mano viene lanciata nella finestra di una casa di famiglia a Seved. L’ordigno doveva essere lanciato in un altro appartamento. La famiglia composta da tre elementi, dichiara la polizia, è probabilmente sopravvissuta solo perché il padre è riuscito a chiudere la porta della camera da letto in tempo.

Il 15 Aprile, a Malmö, un granata a mano esplode fuori un ristorante in Adelgatan.

Il 6 maggio, a Malmö, un uomo viene gravemente ferito dopo che una granata è lanciata nel suo appartamento a Estlandsgatan. La granata viene gettata dagli assalitori in un appartamento sbagliato (dichiara la polizia).

Il 19 maggio, a Malmö, una granata esplode a Seved danneggiando otto auto e diversi edifici.

2015                                                                                                                                         Il 7 febbraio, a Sollentuna, una granata esplode nella tromba delle scale di un condominio di Edsberg.

Il 23 aprile, a Malmö, un ristorante è danneggiato da una granata a mano esplosa ad Adelgatan.

Il 21 maggio, a Uppsala, due granate a mano esplodono dopo essere stato gettate nel nightclub Birger Jarl.

Il 12 giugno, a Malmö, due passanti rimangono feriti quando una granata esplode a
Rasmusgatan, Seved.

Il 16 giugno, a Malmö, un’esplosione si verifica ad Almgården vicino a Rosengård.

Il 21 luglio, a Malmö, un uomo rimane ferito dopo che una granata esplode all’esterno di una sala comunale a Norra Grängesbergsgatan.

Il 23 luglio, Malmö, una granata è esplode sotto un’auto a Limhamn, danneggiando auto e edifici vicini.

Il 24 luglio, a Malmö, una granata esplode in un ufficio del servizio sociale e danneggia le auto vicine.

Il 20 giugno, a Malmö, due granate vengono lanciate in un condominio a Kroksbäck, ma non riescono a detonare. 60 persone sono evacuate.

Il 13 luglio, a Malmö, una granata a mano esplode davanti a una residenza di famiglia ad Augustenborg.

Il 15 luglio, a Malmö, una granata esplode nei pressi di una abitazione ad Arlöv.

Il 17 luglio, a Malmö, tre auto vengono danneggiate dopo un’esplosione a Branteviksgatan.

Il 21 luglio, a Malmö, un uomo rimane ferito dopo che una granata esplode all’esterno di una sala comunale a Norra Grängesbergsgatan.

Il 23 luglio, a Malmö, una granata è esplode sotto un’auto a Limhamn, danneggiando auto e edifici vicini.

Il 24 luglio, a Malmö, una granata esplode in un ufficio del servizio sociale e danneggia le auto vicine.

Il 26 luglio, a Malmö, una granata esplode in un parcheggio a Värnhem, danneggiando dieci macchine e distruggendo diverse finestre di case.

Il 5 agosto, a Trelleborg, una granata a mano esplode dopo essere stata gettata in un ufficio del servizio sociale.

Il 9 agosto, a Malmö, una granata a mano esplode in una zona residenziale a Möllevången, con trenta finestre frantumate nell’esplosione.

Il 20 agosto, a Botkyrka, una granata a mano esplode dopo essere stata lanciata contro un furgone della polizia con quattro agenti di polizia all’interno della zona di Tumba.

L’11 settembre, a Borås, una granata a mano esplode in una zona residenziale di Hässleholmen, distruggendo diverse finestre.

Il 13 ottobre, a Göteborg, una granata a mano esplode a Biskopsgården danneggiando sei appartamenti.

L’11 novembre, a Landskrona, l’esterno di una casa e diverse auto vengono danneggiate in un attacco con una granata a mano.

Il 2 dicembre, a Uppsala, una granata a mano esplode nel nightclub Birger Jarl.

Il 27 dicembre, a Helsingborg, un locale notturno di Bruksgatan subisce ingenti danni in una raffica di ordigni esplosivi.

2016
Nel 2016 ci sono stati circa 40 attacchi con granate a mano in Svezia.

Il 27 gennaio, a Landskrona, diverse auto vengono danneggiate e le finestre vanno in frantumi dopo che una granata a mano esplode a Tränggatan.

Il 12 febbraio, a Göteborg, due granate esplodono in nove minuti, in appartamenti e in due luoghi diversi (Lunden e Angered).

Il 22 marzo, a Uppsala, una granata a mano esplode dopo essere stata gettata sul balcone di un appartamento.

Il 28 marzo a Stoccolma, due granate a mano esplodono nel centro di Stoccolma, danneggiando gli ingressi e l’esterno di una discoteca e di un ristorante.

Il 6 aprile a Stoccolma una granata esplode, dopo essere stata gettata in un ristorante a Jakobsberg.

L’11 aprile, a Uppsala, un uomo ferito viene ricoverato in ospedale dopo che una granata a mano, esplode in un parcheggio di Stenhagen.

Il 17 aprile, a Landskrona, una granata a mano esplode dopo essere stata gettata in un appartamento, possibilmente contro un bersaglio casuale.

Il 18 maggio, a Malmö, una granata a mano causa ingenti danni dopo essere stata gettata in una villa a Fosie, probabilmente contro un bersaglio casuale.

Il 7 giugno, a Botkyrka, una granata a mano esplode nel centro di Fittja.

Il 7 giugno, a Botkyrka, un uomo viene ferito da una scheggia dopo che una granata esplode all’esterno di un edificio per uffici a Slagsta.

Il 23 giugno, a Tomelilla, una granata a mano esplode davanti a una villa.

Il 24 giugno, a Uppsala, una granata a mano esplode in un ristorante pizzeria.

Il 9 luglio, a Sollentuna, una granata esplode mentre armi automatiche sparano in una zona residenziale, in mezzo a quattro sparatorie nella città in due giorni.

Il 12 luglio, a Botkyrka, una granata esplode dopo essere stata lanciata sotto una macchina parcheggiata a Tumba.

Il 28 luglio, a Malmö, una granata a mano esplode, lanciata da alcuni assalitori davanti a un appartamento.

Il 22 agosto, a Göteborg, una granata a mano esplode in un appartamento a Biskopsgården, uccidendo un bambino di 8 anni Yuusuf Warsame arrivato da Birmingham, Inghilterra. L’attacco viene collegato a una faida in corso tra i membri della comunità somala di Göteborg, in quanto una persona che è stata condannata per la sparatoria in un pub di Göteborg nel 2015 aveva preso la residenza nell’appartamento.

Il 4 settembre, a Göteborg, una o due granate esplodono sul balcone dell’appartamento di un anziano disabile, creando un buco e distruggendo diverse finestre. La granata viene gettata indiscriminatamente nell’appartamento, in una zona di una gang.

Il 23 ottobre, a Malmö, una granata a mano esplode nei pressi di un garage e vicino a un’auto a Husie.

Il 28 ottobre, a Landskrona, una granata a mano esplode in un ristorante pizzeria.

L’11 novembre, a Malmö, una granata a mano esplode dopo essere stata lanciata in una compagnia di noleggio auto, situata adiacente a una stazione di servizio.

Il 15 novembre, a Västerås, una granata a mano esplode in un negozio di parrucchiere. Si pensa che l’attacco sia parte di un estorsione.

Il 21 novembre, Ängelholm, una granata esplode vicino a un condominio, facendo esplodere diverse finestre.

Il 30 novembre, a Solna, una granata a mano esplode dopo essere stata gettata in un balcone di un appartamento. Una persona in quel momento era in piedi in cucina. La persona esce dall’appartamento illesa, mentre il balcone viene distrutto e molte finestre si frantumano. L’evento è legato alla criminalità organizzata.

Il 15 dicembre, a Göteborg, una granata a mano esplode causando danni a due appartamenti a Biskopsgården.

2017
Il 1 ° gennaio, a Katrineholm, una granata viene lanciata dentro la stazione di polizia locale. L’entrata, parecchie finestre e tre macchine parcheggiate nelle vicinanze vengono danneggiate.

Il 13 febbraio, a Södertälje, una granata a mano esplode in una zona residenziale, dove un imprenditore, che recentemente aveva subito un estorsione, ha gli uffici.

Il 28 febbraio, a Malmö, una persona viene ferita da una scheggia e ricoverata in ospedale dopo che una granata esplode all’esterno di una abitazione a Lindängen.

L’11 aprile, a Linköping, una granata a mano viene lanciata su un balcone.

Il 7 luglio, a Stoccolma, una granata a mano esplode in un negozio in una zona residenziale di Spång.

Il 21 luglio, a Uppsala, una granata a mano esplode in un ristorante.

Il 23 luglio, a Halmstad, una granata a mano esplode in un parcheggio e danneggia cinque macchine.

Il 2 settembre, a Märsta, una granata a mano esplode in un ristorante. Nessuna persona viene ferita.

Il 6 settembre a Stoccolma una granata a mano esplode in un edificio residenziale nella zona di Östermalm.

Il 18 settembre, a Göteborg, una granata a mano esplode dopo essere stata scaraventata in un appartamento a Biskopsgården.

Il 28 settembre a Varberg, una granata a mano esplode danneggiando una villa nel centro di Varberg.

Il 13 ottobre, a Malmö, una granata a mano esplode in un edificio residenziale.

Il 18 ottobre, a Helsingborg, una granata a mano distrugge l’entrata della stazione di polizia locale. Quaranta finestre esplodono per la detonazione.

Il 21 ottobre a Stoccolma, una granata a mano esplode in una macchina nel centro di Solna.

Il 27 novembre, a Uppsala, una granata a mano viene lanciata contro una macchina della polizia fuori dalla loro stazione. Nessuna persona è ferita, ma diverse auto sono danneggiate nell’esplosione. Un sospetto viene arrestato.

Il 3 dicembre, a Göteborg, una granata esplode fuori da una abitazione a Hisingen.

2018                                                                                                                                          Il gennaio, a Stoccolma, un uomo di 60 anni viene ucciso e una donna di 45 anni rimane ferita dopo che una granata esplode all’esterno della stazione della metropolitana di Vårby gård. La granata viene accidentalmente raccolta dall’uomo, dopo essere stata abbandonata a lato della strada.

Il 21 gennaio, a Göteborg, una granata a mano esplode dopo essere stata lanciata attraverso la finestra in una casa a Biskopsgården in cui erano presenti sette persone. L’attacco viene collegato a conflitti tra gang, per cui ci sono stati diversi attacchi con granate tra gang rivali nel dicembre dell’anno precedente.

L’8 febbraio, a Stoccolma, le finestre esplodono e un’auto viene danneggiata quando una bomba a mano esplode all’esterno della casa di un impiegato della banca che è coinvolto nelle indagini su casi di frode e come assistente della polizia in casi legati alla criminalità organizzata.

Nell’agosto 2018, due uomini di Uppsala vengono arrestati per aver lanciato delle granate a casa di un impiegato della banca che indagava su casi di frode.

Il 7 settembre 2018 un granata a mano viene lanciata in un ristorante a Göteborg.

Continua…

ANTIVERSUM: “COSMOS COMEDENTI”

1. Antinova
2. Creatio e Chao Orta Est
3. Cosmos Comedenti
4. Nihil ad Probandum

LA GANG DI STRADA WEREWOLF LEGION

https://abissonichilista.altervista.org/wp-content/uploads/2019/03/KH-A-OSS-VIII.pdf

Nota introduttiva: Ancora una volta portiamo alla luce un approfondimento di profondo interesse egoico per le dinamiche interne/esterne, da parte di un certo tipo di criminalità organizzata, posta in maniera gerarchica, è che (ci) serve per approfondire il tema sempre più dibattuto (e in maniera ancor di più sterile), dell’Autorità, ma anche dell’asocialità amorale, del misantropismo, della dichiarazione apertamente diretta nella distruzione del resto dell’umanità. Oramai gli idealisti, non sanno più che “pesci pigliare”, gli brucia il culo fortemente, che il Caos Misantropico, stia prevaricando la loro pochezza d’animo, e si mettono di traverso ad ogni sommovimento che sconvolge le loro patetiche vite sociali, e c’è paura, angoscia che cada una delle loro società, che loro vorrebbero distruggere, ma per sostituirla con la dittatura della loro morale. Per Noi Misantropi, Egoisti, Egocentrici, Estremisti e Terroristi Anti-politici, sarebbe molto peggio, rispetto allo “stato di diritto”, se questi signori, conquistassero il Potere…o magari peggio per loro! Noi aneliamo al Caos Distruttivo e incontrollato, allo sconvolgimento
della società, nella provocazione delle righe solcate, o nella provocazione fisica, nei dibattiti amorali, nel proclama-“Tutto è permesso”, nel dire una cosa e pensarne un altra, nell’affermare il tutto e il contrario di tutto, per confondere e inibire, per apparire lesti o tonti, negli attacchinaggi clandestini sui muri, che confondono, o ispirano, che danno tremore, o suscitano un interesse insolito. Più Attentati Terroristici e Atti Criminali ci sono, più si inclina il piano della normalità sociale, ed è per questo, che spingiamo perché avvengano più Attentati e atti, che spezzano la realtà! Ma non siamo utopici, aneliamo alla caduta della società, ogni qual volta, avvengono atti Terroristici, dato che questi atti destabilizzanti, già inclinano il “fattore umano”, del vivere in pace e non siamo idealisti, dato che non affermiamo nessuna verità riconosciuta. Vogliamo godere Misantropicamente del Terrore! Il “lavoro”, che presentiamo sotto, è stato recuperato da affini, che direttamente dalla Scandinavia, ci hanno contatto via email ( e ci hanno, anche mandato una lista di attentati criminali non rivendicati con granate esplosive) e ci hanno fatto presente, che da quelle parti, non c’è solo apatia e gelo tutto l’anno, ma ci sono anche individui che attaccano lo status quo della società. E grazie all’aiuto del “Palermitano”, Corleonese Nihilista, tutto questo è stato tradotto. C’è da dire che siamo disgustati di come in un luogo come la Svezia, le persone volontariamente si inoculino microchip* sotto la pelle, contenti di contribuire al progresso umano. Guarda caso proprio appunto in luoghi cosi avanzati e progressisti avviene tutto ciò. Un luogo come la Svezia, tanto amato da alcuni eco-anarchici in Italia in cerca di uguaglianza, invece ha anche al suo interno gruppi criminali organizzati- e strutturati gerarchicamente- come la Werewolf Legion, che combattono una guerra a morte contro l’autorità, con le altre gang, ma anche contro chi li vuole ammaestrare, contro il cittadino comune che li disprezza. Noi abbiamo approfondito, il rapporto di sangue, che si ha dentro questa gang, l’attitudine specifica e individuale dentro una struttura gerarchica, l’originalità criminale di questo gruppo, e per espandere l’idea dell’Autorità, del significato intenso di tutto questo, l’abbiamo posto e pubblicato.

Che il Kaos Terroristico annienti tutto quello che è umano!

*https://it.businessinsider.com/migliaia-di-persone-in-svezia-si-fanno-impiantare-un-microchip-sottopelle-per-sostituire-le-carte-didentita/?op=1

Lo sviluppo delle gang svedesi è stato associato principalmente a bande di motociclisti fuorilegge. Tuttavia, all’inizio degli anni 2000, sono emerse nuove gang che in seguito sono state classificate come di strada. Tre gang esemplificano lo sviluppo delle gang di strada in Svezia: The Original Gangsters (Gothenburg 1993), Werewolf Legion (Stoccolma 2006) e Black Cobra (Malmö 2008). Il nostro caso, la Werewolf Legion è emersa prima come una banda di prigionieri nella struttura carceraria di Tidaholm quando un gruppo di amici che insieme hanno scontato del tempo in prigione ha creato una “fratellanza” per proteggersi all’interno della prigione.

Quando il Capo della “fratellanza” e un altro membro di alto rango furono liberati, fondarono la WL fuori dal carcere. Questi due individui provenivano da diversi sobborghi di Stoccolma, e insieme a diversi amici con cui erano cresciuti, hanno fondato la gang di strada WL a sud di Stoccolma nel 2006 17. Al suo apice, la banda consisteva di 31 membri a pieno titolo e una rete di 280 fratelli criminali. La WL è entrata in una fase di declino nel 2012 dopo diverse operazioni di polizia e controversie interne.

Appartenenza

Sebbene la WL sia una banda con simboli espliciti e regole di appartenenza formali, i membri descrivono la gang prima di tutto come una “famiglia”. Questa “famiglia” è composta da persone con forti legami di amicizia, prima di unirsi nella gang, sia perché hanno vissuto insieme, sia perché sono stati compagni di scuola o perché hanno trascorso del tempo nelle stesse prigioni.18 Condividono norme aggregative di zona e un’appartenenza territoriale culturale. L’accettazione ufficiale nella gang conferisce lo status, specialmente ai membri a pieno titolo, e le altre relazioni diventano secondarie, comprese le relazioni familiari biologiche.

Le nozioni di solidarietà diventano il collante impercettibile che tiene insieme la famiglia, con concezioni sulla fratellanza e sui fondatori della struttura criminale in primo piano. Questa fratellanza diventa una sorta di connessione familiare alternativa, e ogni membro si prende cura dei suoi fratelli.

I membri si considerano l’antitesi sia delle bande modaiole di motociclette, che delle mafie basate sulla parentela.19 L’organizzazione è una famiglia artificiale e sostitutiva per tutti quei lupi solitari che non hanno parenti, nello stato o lo stato socio-economico su cui poggiano. L’appartenenza è caratterizzata da un forte senso di unità. Il legame con la comunità di strada è stretto e questa identità si esprime attraverso (tra le altre cose) la musica, i graffiti e i tatuaggi.

Gerarchia e regole

Sebbene la gang sia raffigurata come una “famiglia”, ciò non significa che la WL non abbia regole o gerarchie formali. L’esistenza di regole formali e di una burocrazia può essere vista come un adattamento alle norme esistenti all’interno dell’ambiente della gang, in cui la burocrazia organizzativa è vista come una forza con una norma, dato che, questo, è stato stabilito dalle bande fuorilegge di motociclisti (BFM). Le regole formali della WL assomigliano al “codice etico” di un’organizzazione che delinea una serie di principi come “la famiglia prima di tutto, non parlare mai delle attività della famiglia a nessuno al di fuori della famiglia”.20 Anche se regola il rapporto tra il gruppo e i suoi membri, non è così completo come il regolamento della maggior parte delle BFM, e la maggior parte del processo decisionale è meno formale di quest’ultimi.

Vi sono quattro livelli di gerarchia formale attraverso i quali i nuovi membri possono essere accettati, e autorizzati dal direttivo della gang. Tuttavia, il ruolo preesistente di un membro nei circoli affini, influenza la posizione formale dell’individuo nella gang. Quando la gang fu fondata, la struttura gerarchica consisteva in un capo e un vice-capo. Tuttavia, a causa di un conflitto interno, i membri hanno rimosso il capo, e un consiglio governato da tre “generali” ha preso il suo posto.22 Ogni generale aveva dei subordinati chiamati capitani (capi-squadra), che a loro volta governavano i cosiddetti soldati (membri regolari) e altri affini.

I nuovi membri devono essere introdotti da un membro attivo e l’individuo che introduce un nuovo membro ha la piena responsabilità del nuovo arrivato. Un criterio per introdurre nuovi membri è che i candidati devono avere precedenti esperienze di crimine con un membro attivo o che hanno scontato la pena in carcere insieme. La WL ha anche avviato un sottogruppo chiamato “Young Pirates” per avviare giovani in prospettiva.

La competizione gerarchica interna è limitata, e fintanto che riguardano i membri originali, i conflitti interni sono risolti al fine di preservare la comunità come una fratellanza. La competizione è principalmente orientata verso i conflitti esterni. Quindi, gran parte del processo decisionale e della divisione del lavoro si basa su una qualche forma di “adhocrazia”.

Monitoraggio e sanzioni

La WL non ha club di gang formali o fissi. Le riunioni possono svolgersi per strada e nelle piazze, nei pub e nelle case dei membri e periodicamente, vengono affittati appartamenti per feste di gruppo. Il monitoraggio avviene attraverso l’interazione informale, con ogni membro che manifesta impegno verso il gruppo essendo disponibile agli altri e questo porsi insieme, dimostra unità, e il controllarsi a vicenda.23 La lealtà è misurata in termini di tempo e risorse che sono dedicati alla gang, e la relazione tra i membri potrebbe quasi essere concettualizzata come “vivere vicini gli uni agli altri”.

La lealtà si manifesta anche attraverso l’uso della violenza contro gli altri.24 Il controllo e le sanzioni nella WL sono caratterizzati da un controllo non invadente con i prerequisiti per l’unità di gruppo che viene applicata mediante prassi e regole derivanti dalle norme di gruppo di zona sulla “strada”. L’assenza e la mancata visibilità possono portare a sanzioni sotto forma di ripudio e infine di espulsione dalla comunità, insieme a punizioni sia economiche che fisiche.25

Infine, poiché molti dei rapporti all’interno della gang sono sorti da circoli di affinità e il direttivo è incentrato su pochi membri, i cambiamenti gerarchici e le sanzioni non sono formalizzati (oltre a lasciare la gang o svolgere attività con estranei. Vedere le regole della WL nella nota 20) . Al fine di sostenere l’organizzazione della gang, i membri sono spronati positivamente dal fatto di essere autorizzati a creare il proprio gruppo, e in tal modo acquisire influenza e più ricompense economiche da attività illegali svolte collettivamente.

Risorse collettive

La Werewolf Legion si è formata in risposta a un ambiente pericoloso e ostile popolato da altre gang, e alla percezione dei membri di una mancanza di opportunità sociale. Poiché i membri delle gang erano minacciati da un ambiente ostile, i legami sociali tra di loro erano rafforzati e la violenza ha svolto un ruolo importante come indicatore di lealtà e identificazione.26 Di conseguenza, la violenza svolge una funzione centrale per l’organizzazione.

Il modello di attività criminale della Werewolf Legion è caratterizzato dai cosiddetti “reati in stile caffetteria”, con membri che si impegnano in una serie di tipi di crimini. Una delle risorse disponibili per l’organizzazione è l’abilità sotto forma di “capitale da strada”. Ciò significa che la gang opera all’interno di aree territorialmente limitate e si impegna nella criminalità tradizionale.

Pertanto, le risorse collettive dell’organizzazione consistono nella somma delle competenze dei suoi membri. Capitalizzando sull’uso delle proprie risorse individuali per il bene comune. Le risorse collettive sono espresse attraverso affermazioni territoriali e simboli specifici intessuti in un’identità comune riconoscibile, ad esempio sotto forma di tatuaggi permanenti e spettacolari che dimostrano un impegno permanente. La capacità collettiva è rivolta principalmente all’ottimizzazione delle risorse per raggiungere una maggiore resistenza collettiva e il potenziale criminale.

17. Citazione dell’intervistato: “La banda carceraria è il fondamento di questo [WL]. Niente di più. Una gang di prigioneri e una gang di periferia. “

18. Citazione dell’intervistato: “Abbiamo iniziato a costruirlo sulla nostra strada. […] Hai scelto i tuoi amici d’infanzia. Venite, venite, venite, la gente viene “

19. L’intervistato ha descritto la differenza tra le gang della Werewolf Legion e quella degli Outlaw come: “Chiamalo fratello, lo prendi e gli dici di pulire la tua birra che hai gettato, e lo chiami fratello. Perché? Se quello è tuo fratello, dovrebbe pulirla lui stesso. Buttala nella spazzatura e dici, ti aiuterò a ripulire. Dovremmo tutti aiutarlo a ripulire. Non starà a guardare e pulirà esso stesso. È una famiglia. Hai capito? Non dobbiamo sporcarci e lui ripulirà. Puliamo tutti insieme. Non più di questo. Ha imparato, tutti mangiamo insieme. Non dovresti sederti e mangiare mentre stai guardando. Vaffanculo. Ne ho un milione Hai bisogno di soldi? Ecco, prendi mezzo milione.”

20. La Werewolf Legion ha dieci regole generali scritte che riguardano principalmente il controllo della gang. Queste regole sono: 1) la famiglia prima di tutto, 2) non parlare mai delle attività della famiglia a nessuno al di fuori della famiglia, 3) obbedire sempre a un ordine diretto, 4) nulla dovrebbe essere fatto senza il permesso della famiglia, 5) se un membro si impegna in una azione e non adempie al compito, deve essere punito, 6) se non possiamo avere vicino un membro, aiuteremo la sua famiglia, 7) un membro che ci lascia, o viene preso a calci in culo, o paga una multa di 25.000: – [SEK] e la famiglia gli volta le spalle. 8) Nessun affare con la famiglia del membro espulso, 9) tutti i membri meritano una possibilità ma, 10) si deve essere sempre presenti per la famiglia (Werewolf Legion 2009b).

21. Citazione dell’intervistato: Q: “Sei ancora tu che hai preso le decisioni, ma eri imparziale? È così che lo interpreto? A: ‘Grande, giusto. Il fatto è che il problema è così: succederà che in alcune situazioni qualcuno si perde, qualcuno potrebbe avere un po ‘di comando, quindi capisci? […] Allora forse alza la voce maggiormente. rispetto agli altri, ma non è nulla, dato che se tu il capo. Sono vice-capo. Non vi è nulla di simile. Tutti sanno chi è il responsabile. Tutti sanno chi ha potere e decide. Abbiamo deciso insieme. “

22. Citazione dell’intervistato: “All’inizio c’erano solo i veterani [vecchi dirigenti], ma avevano una mentalità maledettamente sfocata, lo sai. Quindi, gli abbiamo detto, andate all’inferno. Non puoi nemmeno pensare. Dopo abbiamo agito a modo nostro. “

23. Citazione dell’intervistato: “Eravamo tutti insieme. Come un grosso casino. D: Hai fatto molto insieme? […] A: Tutto. Ti isoli da tutti gli altri. Questo è il nostro solo posto. Capisci?”

24. Citazione dell’intervistato: “Non è sufficiente aggredire qualcuno, lo pesti brutalmente, è una dichiarazione che esisti, gli altri sanno chi sei, i tuoi amici sanno cosa stai facendo.”

25. Citazione della corrispondenza cartacea sequestrata dalla polizia, tra membri della gang: “Tutti hanno ricevuto un avvertimento [e] tutti sono caduti in una posizione [umiliante] è stata un idea di [NN] e [NN]. Ero molto arrabbiato, tutti erano allacciati, chi era il capo e io ero un capo, ma [NN] e [NN] mantengono le loro posizioni. Perché sono meglio di me? No, assolutamente no, sono sempre stato lì per la famiglia non ho mai esitato. […] [NN] mi ha bandito da Jordbro [sobborgo di Stoccolma] perché ho messo fuori combattimento troppe persone “(Werewolf Legion 2008).

26. Citazione dell’intervistato: […] il motivo unico per cui la gang è stata fondata era perché le persone volevano agire. Inoltre, sai, sei sempre garantito. Il problema è che potremmo essere amici d’infanzia, ma se sei lì per me, devi sempre assicurarti di essere lì per me.

Quando arrivano le cose [problemi], non importa se lo vuoi o no. È responsabilità del [membro] essere presente per me [per la banda]. In questo modo, hai sempre la garanzia che c’è sempre qualcuno che sarà lì per te, quando sarai fuori [prigione]. Qualcuno si occuperà delle cose per te da questa parte “.

VOLONTÀ DI POTENZA DELLA CONCEZIONE ‘STATICA’ DELL’ESSERE

Per molto tempo la dottrina della volontà di potenza è stata considerata come il nocciolo della filosofia di Nietzsche, anche grazie all’edizione del libro Volontà di potenza apprestata dalla sorella Elisabeth Foerster e dall’amico Peter Gast. In quest’opera si è voluto vedere il tentativo di Nietzsche di compiere una sistematizzazione del proprio pensiero. La dottrina esposta in essa doveva essere considerata per lungo tempo l’ultima e definitiva parola di Nietzsche, e non solo da interpreti come Baeumler, che videro in questa dottrina il valore più alto della filosofia di Nietzsche, bensì anche da coloro che la considerarono in modo
negativo, come una ricaduta nella metafisica (per esempio Jaspers). Sulla base di
quest’opera, considerata come «l’opera sistematica fondamentale» di Nietzsche,
«si è orientata di fatto la storia della ricezione della sua filosofia per quasi quarant’anni».

Questo vale anche per l’interpretazione heideggeriana, sebbene essa consideri la dottrina della volontà di potenza strettamente collegata al pensiero dell’eterno ritorno e rivendichi la maggiore importanza di quest’ultimo sulla prima. Heidegger ritiene che «Nietzsche dà due risposte riguardo all’ente nel suo insieme: l’ente nel suo insieme è volontà di potenza (…) riguardo alla sua costituzione» e «l’ente nel suo insieme è eterno ritorno dell’uguale (…) riguardo al suo modo di essere».

Per Heidegger, insomma, tanto la dottrina della volontà di potenza quanto il pensiero dell’eterno ritorno costituiscono un insegnamento metafisico, cioè un insegnamento sull’ente nel suo insieme. Si tratta dell’ultima forma della metafisica occidentale. Si deve tener presente che Heidegger ascrive inizialmente alla dottrina della volontà di potenza carattere metafisico (precisamente nelle lezioni del 1936/37: “La volontà di potenza come arte”), e successivamente lo riferisce anche al pensiero dell’eterno ritorno (lezioni del 1937: “L’eterno ritorno dell’uguale”.

Per l’interpretazione che fa Jaspers del pensiero nietzschiano il discorso è diverso. Essa mette al centro la critica svolta da Nietzsche contro la metafisica, e in particolare contro il concetto di verità. Qui la dottrina della volontà di potenza appare come una ricaduta nella «modalità della precedente metafisica dogmatica». Una ricaduta considerata da Jaspers «contraddittoria», perché si tratta di una «interpretazione del mondo» generale e assoluta che si sa, però, come interpretazione e quindi non può rivendicare di essere assoluta.

La dottrina della volontà di potenza, ad ogni modo, sia che venga considerata come momento della sistematizzazione del pensiero di Nietzsche (come nell’interpretazione di Baeumler, di Heidegger, ma anche di Löwith) che come elemento contraddittorio della sua filosofia ) ha svolto un ruolo determinante nella comprensione del pensiero nietzschiano, pur essendo una teoria contenuta quasi esclusivamente negli scritti inediti. Questo fino a che la nuova edizione critica di Colli e Montinari (citata KGW) ha mostrato come, se non il pensiero della volontà di potenza, come voleva Schlechta, almeno l’opera edita con questo titolo sia niente più che una “leggenda”, che non trova reale riscontro nell’analisi filologica degli appunti nietzschiani pervenutici. Alla luce di questo lavoro filologico si è ridotta l’importanza della teoria della volontà di potenza e si sono aperte nuove possibilità interpretative sulla scorta di altre rilevanti riflessioni presenti negli scritti nietzschiani dell’ultimo periodo.

In generale, però, c’è da dire che tra le interpretazioni sopra citate quella che ha avuto più fortuna nei recenti studi nietzschiani è senz’altro quella di Jaspers, che ha posto l’accento soprattutto sulla dimensione asistematica della filosofia di Nietzsche. Alle posizioni di Jaspers si richiamano coloro che vedono nella volontà di potenza l’espressione di un processo infinito di interpretazione, capace di innumerevoli prospettive e che, nello stesso tempo, operano una rilettura filologicamente più attenta degli scritti inediti.

Anche Heidegger, per la verità, aveva inteso la volontà di potenza come un prospettivismo, soprattutto nelle lezioni del 1939 che portano il titolo: “Volontà di potenza come conoscenza”. Un capitolo di questo testo è intitolato: “Il bisogno pratico come bisogno di schemi. Formazione di orizzonte e prospettiva”. In esso la produzione di prospettive da parte di colui che conosce, espressione della sua volontà di potenza, viene collegata ad un “bisogno pratico”. Questo “bisogno pratico” mira a fornire al “caos della vita” qualcosa di “stabile” (Beständiges).

Questa assicurazione di stabilità viene fornita dalla determinazione di un certo punto di vista che viene assunto e subito assolutizzato dal soggetto. Tali punti di vista sono le prospettive: «La prospettiva è la traiettoria di uno scorcio, preventivamente tracciata, sulla quale si forma di volta in volta un orizzonte». In questo modo il prospettivismo viene posto da Heidegger in relazione con il primato del soggetto, che costituisce il “destino della metafisica”. D’altra parte, il prospettivismo di Nietzsche mostrerebbe il carattere eminentemente pratico del pensare, almeno nella sua manifestazione in Occidente, della quale la filosofia nietzschiana costituisce l’ultimo, insuperabile stadio. Per la verità qui si tratta di un concetto particolare di prassi, che Heidegger riassume in questo modo: «la prassi è in sé – in quanto assicurazione della sussistenza – un bisogno di schemi». E più sotto: «Il bisogno di schemi è già un mirare (Ausblick) a qualcosa che fissi e quindi delimiti.

Ciò che delimita si dice in greco το οριζον. Dell’essenza del vivente nella sua vitalità, della assicurazione della sussistenza nel mondo del bisogno di schemi, fa parte un orizzonte. Questo non è quindi un confine che capita al vivente dall’esterno e contro il quale l’attività della vita va a sbattere e si sciupa». Prassi, quindi, per Heidegger è il conoscere in sé, il pensiero metafisico quale costruzione del “vero” sulla base della prospettiva del soggetto. Questo concetto di prassi ha a che fare con il tradimento della verità quale αλεθεια, svelamento. Esso è alla fin fine un concetto eminentemente teoretico, che non lascia spazio per una dimensione propria e differenziata del “pratico”. Il primato della “prassi” nella filosofia occidentale, che sarebbe rivelato in modo eclatante dalla teoria della volontà di potenza, è in realtà un primato della teoria.

Il carattere teoretico della dottrina nietzschiana è stato intuito e mostrato anche da Jaspers alla fine del suo libro su Nietzsche, là dove egli parla della formazione della teoria della volontà di potenza. Secondo Jaspers, Nietzsche ha derivato la sua dottrina della volontà di potenza da determinati ambiti scientifici (l’ambito psicologico, sociologico, politico). Alla base della sua formulazione, quindi, sta una considerazione fenomenologica, eminentemente teoretica, che egli poi ha volto in una pretesa metafisica, nel momento in cui ha esteso il carattere fenomenico osservato all’intero essere vivente e anche al non vivente. Il carattere imperativo, poi, che egli attribuisce alla dottrina della volontà di potenza, non si differenzierebbe da quello della morale tradizionale, che, come Nietzsche stesso ha evidenziato, costituisce una forma di orientamento della prassi basato su una visione metafisica del mondo. Il primato della teoria sulla prassi, quindi, riappare, secondo Jaspers, nell’ultimo Nietzsche, nonostante le sue esplicite dichiarazioni in senso contrario delle fasi precedenti.

La permanenza del primato della teoria sulla prassi in Nietzsche, soprattutto nell’ultimo Nietzsche, è riscontrata da Jaspers anche sulla base di altre osservazioni. Innanzitutto, la volontà di potenza è, come già detto, un infinito interpretare, quindi un’operazione teoretica, benché priva di un referente ontoveritativo.

La volontà di potenza, infatti, si pone come il risultato della messa in questione e della soppressione del concetto di verità. Dopo aver criticato radicalmente il concetto di verità e averlo eliminato quale referente del pensiero, Nietzsche non poteva far altro che proporre una interpretazione della realtà del mondo e della vita priva di referenza veritativa. Ma “senza referenza veritativa” significa senza riferimento a qualcosa di determinato, che possa fungere da misura per qualsivoglia asserzione. Da ciò deriva che l’interpretazione stessa non può essere nient’altro che un infinito interpretare. Solo così, infatti, il riferimento ad una verità, che necessariamente è contenuto in ogni interpretazione, può venire prolungato e dissolto in un processo infinito. Tale interpretazione viene poi
ulteriormente infinitizzata col fatto che essa interpreta il mondo stesso come “interpretazione” e “interpretare”. Si tratta di un gioco di specchi che fa perdere il
punto di riferimento originario.

La volontà di potenza sta ad indicare l’essenza di un divenire infinito di carattere teoretico, che è strettamente collegato con il pensiero dell’eterno ritorno dell’uguale. Entrambi, infatti, propongono la dissoluzione della concezione ‘statica’ dell’essere, ritenuto dalla metafisica occidentale, debitrice dell’eleatismo, come ciò che è massimamente sussistente e inalienabile. Entrambi aboliscono il collegamento, anch’esso inaugurato dall’eleatismo, tra essere e pensiero, approdando all’inconcepibile. Entrambi, tuttavia, proprio nel momento in cui portano il pensiero ai suoi limiti, riaffermano il primato del ‘teoretico’, anche se il pensiero dell’eterno ritorno contiene il tentativo di superare questo primato, come vedremo meglio nel prossimo capitolo. Infine, entrambi, secondo Jaspers, non vengono a capo dell’esistenza nella sua autenticità.

La grossa mancanza della filosofia nietzschiana, secondo Jaspers, è stata quella di non vedere un aspetto essenziale dell’esistenza: il suo essere “davanti alla trascendenza”. «Ciò che nell’esistenza si sa davanti alla trascendenza, non può riconoscersi apparentato con questa metafisica».

La radicale rinuncia alla trascendenza in nome della critica alla “teoria dei due mondi” conduce a non poter comprendere autenticamente la finitezza dell’esistenza. Questa finitezza, infatti, esige un essere -di-fronte-alla-trascendenza, carattere che sfugge alla comprensione della vita di Nietzsche. La vita è per Nietzsche la vita nell’al di qua, la vita dell’esistente, che si definisce in contrapposizione con tutto ciò che è «fisso, solo pensato, astratto» e «contro la deviazione nel niente di un essere-altro che sta nell’al di là». Si tratta, insomma, di un «concetto della vita come pura immanenza». Ma con questo concetto non si può «cogliere in modo inequivocabile l’esistenza», perché l’esistenza abbisogna di un orizzonte trascendente.

Stabilire in che misura le considerazioni di Jaspers siano valide, anche a fronte delle nuove conoscenze dei testi nietzschiani, fornite dall’edizione critica Colli- Montinari, non è cosa di poca importanza, se si vuole arrivare a fondo del problema della “fedeltà alla terra”. Da quanto abbiamo visto finora, infatti, possiamo affermare che l’imperativo “restare fedeli alla terra” mira a liberare l’esistenza dalla sottomissione ad un «mondo dietro al mondo», che è costruito sull’essere fisso e invariabile della tradizione metafisica. Resta, però, incerto se esso sia in grado di indicare una via per esistere nel mondo dell’al di qua, ovvero se esso sia in grado di comprendere autenticamente l’esistenza, che è determinata in modo essenziale dalla finitezza. Infatti, l’essere dell’esistenza, la vita, alla luce della dottrina della volontà di potenza (e dell’eterno ritorno), viene vista piuttosto come un eterno, infinito divenire. La finitezza dell’esistenza è certamente tema insistente della fase illuministica, ma essa appare qui più come un motivo polemico, un elemento di differenziazione da Schopenhauer e da Wagner, che il nocciolo di una filosofia che si confronti con questo problema. Tant’è che questa accentuazione della finitezza scompare nello Zarathustra, dove con il pensiero dell’eterno ritorno si propone una nuova e radicale enfatizzazione dell’infinitezza dell’esistenza. Dietro questo afflato per gli “infiniti orizzonti”, tuttavia, permane il pungolo di un interrogativo. Esso appare in un motivo non tematizzato, eppure essenziale nell’opera di Nietzsche: quello della temporalità.

GIOVANI PSICOTICI E IL DELIRIO TERRORISTICO (MISANTROPIA ATTIVA ESTREMA)

https://abissonichilista.altervista.org/wp-content/uploads/2019/03/KH-A-OSS-VIII.pdf

Nota introduttiva: Si, la vita è fatta di nulla, non vale niente, non ha valore, ma non come in maniera pragmatica, e sociologica, ne scrive l’autore- con taglio giornalistico- per e sul tema del Terrorismo che abbraccia la Misantropia e il Nichilismo. Non volendo in nessun modo definire un età in base alla quale si vive meglio o peggio, si è più violenti o no- almeno che l’individuo stesso non si adatti e si associ a questi valori-abbiamo recuperato questo articolo, e l’abbiamo posto, perché ci è sembrato di interesse notevole, vedere, e leggere, di come gli altri, la massa, il giornalista, o il sociologo, vedono i Terroristi Amorali, di come ne hanno paura e li vogliono recuperare in maniera totale. Chi è incontrollabile, per queste persone, è il nemico, è qualcosa da cui ci si deve allontanare o arrivare a fermare. Ci ricordiamo di come qualche annetto fa, in quel della “ridente” metropoli di Barcellona, in Spagna, alcuni anarchici, o gruppi di anarchici, incominciarono a fare circolare delle voci nei barrios- che consideravano esclusivamente loro-, del fatto che c’erano, o esistevano, dei gruppi clandestini anarco-nichilisti, che con i loro attentati, stavano disturbando, non semplicemente la “pace sociale”, ma
direttamente questi moralisti dell’anarchia. E si chiedevano del perché i gruppi anarco-nichilisti, non comunicassero prima, a loro, questi attentati…ahahah! Il risultato, da come abbiamo poi notato, fu la sparizione completa di questi attentatori…avevano scelto la altezzosa indifferenza non verbale? -Potrebbero avere continuato a usare ordigni esplosivi ma anche a uccidere impunemente, senza comunicare più nulla- Furono influenzati a tal modo dal smettere di rompere le palle ai moralisti dell’anarchia? Non lo sapremo mai, ma anche poco ci interessa,
questa parte del discorso del testo in questione, era per ritornare al tema, che pubblichiamo qua sotto. Questi moralisti dell’anarchia- che ora hanno attecchito e si sono espansi cosi tanto da non distinguersi più tra di loro-volevano “recuperare” gli anarco-nichilisti. Quindi quello che affermiamo, si ricollega bene al testo, perché non sono solo i giornalisti o i sociologi a voler recuperare o fare le prediche, ma anche a quelli che si oppongono a queste categorie. Questo dimostra- che questa è l’Era per Attentare e Provocare in maniera Misantropica, colpire terroristicamente, queste figure, che se non sono la massa, sono quelli che promulgano il recupero o la repressione totale di Noi Amoralisti Misantropici. Per questo la Misantropia Attiva Estrema, spinge per colpire con tutti i mezzi, queste categorie, ucciderli o bloccarli, renderli stitici idealisticamente o storpiarli amoralisticamente. I “Giovani Psicotici” da come li definisce il giornalista, vedono davanti a se il desiderio estremo di attentare e anche di morire come hanno vissuto, senza tener conto dei valori morali imposti moralmente, colpendo dove vogliono e quando vogliono, in maniera irrazionale e irriverenti verso il valore -detto veritiero- della vita. Vivere come pecore non significa vivere, e morire come si ha vissuto, non significa morire passivamente perché non si vuole vivere. Pisciamo sopra ogni sorta di categorizzazione che delimiti l’Ego dell’Individuo, che Misantropicamente distruggerà la categorie esistenti!

Gli ultimi atti terroristici ci obbligano a guardare in un nuovo abisso. Siamo franchi: la crudeltà dell’assassino del Tir o del ragazzo diciassettenne con l’ascia poco hanno a che fare con l’identificazione fanatica alla Causa che ispira l’adesione al radicalismo islamico. L’abisso dentro il quale dobbiamo guardare è quello della violenza come manifestazione dell’odio puro verso la vita che indubbiamente il terrorismo islamico ha contribuito decisamente a diffondere. Si tratta di una violenza che non conosce più argini etici e che, di conseguenza, è al servizio della morte. Sono soprattutto i giovani, i giovanissimi che si armano per colpire non i loro nemici ma altri esseri umani senza differenza di razza, sesso, età, ceto sociale, religione. Perché? La giovinezza non dovrebbe essere il tempo dell’apertura della vita, del suo fiorire? Non sarebbe più predisposta della vita adulta alla contaminazione, al contatto, al confronto, al rispetto della libertà? Sappiamo che la giovinezza è il tempo della vita più esposto alla crisi: non è l’infanzia protetta dalla figura del genitore; non è ancora la vita adulta segnata e rafforzata dalle spine dell’esperienza. La giovinezza è il tempo dove lo scarto tra il pensiero e l’azione rischia di farsi troppo esile, dove l’onnipotenza del pensiero può giungere a negare l’esistenza stessa della realtà.

Gettarsi a valanga contro una massa di esseri umani in festa non è uccidere nel nome di Dio, ma uccidere nel nome della propria illusione di onnipotenza. L’odio per la vita in questo caso si manifesta come la forma più estrema del culto disperato del proprio Io. Il contrario della violenza animata dall’ideologia che vorrebbe invece cancellare l’Io.

Ho sempre pensato che i sintomi della concezione cinica e narcisistica dell’esistenza che domina l’Occidente siano il rovescio speculare di quelli del fondamentalismo islamico come se si trattasse di due facce della stessa medaglia. Da una parte il crollo dei valori, dall’altra la loro furiosa restaurazione; da una parte il libertinismo della perversione, dall’altra il cemento armato della paranoia; da una parte una libertà senza ideali, dall’altra l’Ideale come bussola infallibile; da una parte il pragmatismo disincantato dall’altra il fanatismo più folle; da un parte l’esibizionismo senza veli dei corpi, dall’altra la repressione più austera.

I più recenti episodi di terrorismo mi obbligano a ripensare questa opposizione: la violenza feroce di soggetti isolati non può essere fatta rientrare nello schema del fanatismo paranoico della Causa che si rivolta contro la concezione immorale e pagana della vita dell’Occidente. Il passaggio all’atto dei giovani del Tir e dell’ascia non credo siano ispirati da nessuna vocazione martirizzante, né tantomeno da una volontà, seppur delirante, di redenzione. Né credo possano essere considerati il risultato di una cospirazione politico-militare come invece è avvenuto
chiaramente a Parigi lo scorso novembre. Sembrano piuttosto scaturire dai fantasmi più oscuri della mente psicotica. Le scene stesse degli attentati assomigliano sempre più a vere e proprie allucinazioni. Ma cos’è un’allucinazione? Per Freud è un modo estremo per evitare la frustrazione imposta dalla realtà negandola furiosamente. Allucinare significa spazzare via d’un sol colpo una realtà che risulta insopportabile e priva di senso.

La violenza dell’allucinazione evita il cammino necessariamente lungo della lotta e del lavoro per trasformare la realtà. Semplicemente, come in un sogno ad occhi aperti, la cancella. In questo senso questa nuova forma della violenza non si inserisce in nessuna strategia militare. È il nuovo abisso dentro il quale siamo costretti a guardare: sono giovani, probabilmente psicotici, che agiscono allucinatoriamente trascinando nel loro delirio vittime innocenti. Non si tratta di una violenza ideologica ma erratica, una violenza che sfugge al governo di ogni esercito compreso quello del terrore.

Essa non agisce più in nome dell’Ideale, ma è senza meta, senza legge, senza senso. Non risponde a processi di indottrinamento (radicalizzazione islamista “rapida” o “autoradicalizzazione”) ma sembra indicare un rovesciamento perturbante di prospettiva: la sua volontà di morte non ha nessuna altra meta se non se stessa. Non è Dio l’interlocutore di questi atti — nemmeno il Dio folle che semina odio e incita alla morte degli infedeli — perché sono atti senza interlocutore. L’operazione tentata dall’Is consiste nel reclamarli a sé in un travestimento ideologico di tipo illusionistico.

Al contrario questa violenza è davvero senza meta, senza legge, senza senso che può trovare nell’esistenza dell’Is non la sua Causa, ma una sorta di giustificazione e di incentivazione. È violenza allucinata che trasforma la vita in morte, violenza puramente nichilistica se il nichilismo è quell’esperienza, non solo individuale ma collettiva, del venire meno di tutti valori, dunque del valore della vita stessa. In questo senso questa violenza ci riguarda profondamente, ovvero riguarda il senso stesso della vita. Lo schema, di natura ancora paranoica, del gesto terrorista dove è l’Ideale a nutrire la mano di chi spara contro il nemico — , deve essere corretto: l’ideologia non è la Causa ma solo una giustificazione a posteriori dello scatenamento della violenza come puro odio verso l’insensatezza della vita. Il fatto che i suoi protagonisti siano giovani o giovanissimi mette ancora una volta al centro il grande problema del rapporto tra le generazioni e quello dell’eredità. Non si diventa assassini perché Dio lo vuole, ma perché la vita, questa vita, la nostra vita, la vita che lasciamo ai nostri figli, è fatta di nulla, è senza valore, non vale niente.

SEMDÓ: “SONO STATO IO PERCHÉ SENTIVO LA VOLONTÀ DI UCCIDERE QUALCUNO”

Sono già pazzo nello stato caotico, se ti investo non rispondo di me stesso
Se inizio quello che voglio fare, potrò fermarmi solo quando sarà finita
In un “gioco rap” sono il demone e le mie mani sono crudeli
Questo è il gioco del momento e noi siamo Postal

Genocidio è la mia fottuta festa, devi chiedigli di fermarsi prima che si liberi
Sparo subito, figlio del diavolo, non mi piace cristo
Conto gli stronzi, che si vogliono imporre dietro uno schermo
Ma se sono fuori da un Pc, ne terrò contro, anche se questo è impossibile

Io abito nell’oscurità, nel fumo di sumo, saturo di tutto ciò che vive nel mondo.
Un oscura esplosione, sento sussurri, i giorni passano e divento più sporco
Sono a corto di soldi, non lo nego, voglio persino i soldi, lo confesso
Ma preferisco il caos instaurato, il cuore che è più freddo dell’inverno

Dicono che sono il diavolo, di questo sono certo
Voi volete essere il “meglio” mentre io guadagno l’inferno
Quindi non cercare di fermare le mie mani, senno vedrai cosa ti succederà
Cerca di fermare i demoni del DSM e vedrai cosa ti succederà

Ti tiriamo la gamba mentre dormi.
Trasciniamo il limbo, tutti sono d’accordo
Se cazzo, nessuno ti aiuta.
Vuoi rimanere vivo? allora supplica

Page 1 of 3
1 2 3