VOLGENDO LE SPALLE AL TEMPO

VOLGENDO LE SPALLE AL TEMPO

 

 

 

 

 

IERI, OGGI, DOMANI, SONO CATEGORIE A USO DEI SERVI. PER L’OZIOSO INSEDIATI SONTUOSAMENTE NELLA SCONSOLATEZZA E AFFLITTO DA OGNI ISTANTE CHE SCORRE, PASSATO, PRESENTE, FUTURO NON SONO ALTRO CHE PARVENZE VARIABILI DI UNO STESSO MALE, IDENTICO NELLA SOSTANZA, INESORABILE NEL SUO INSINUARSI E MONOTONO NEL SUO PERSISTERE.

E QUESTO MALE È COESTENSIVO ALL’ESSERE, È L’ESSERE STESSO.

 

FUI, SONO, SARÒ SONO UNA QUESTIONE DI GRAMMATICA E NON DI ESISTENZA. IL DESTINO – IN QUANTO CARNEVALE TEMPORALE – SI PRESTA ALLA CONIUGAZIONE MA, UNA VOLTA CHE SIA STATO PRIVATO DELLE SUE MASCHERE, SI RIVELA IMMOBILE E NUDO QUANTO UN EPITAFFIO. COM’È POSSIBILE ATTRIBUIRE PIÙ IMPORTANZA AL TEMPO PRESENTE CHE A QUELLO PASSATO O FUTURO?

 

L’EQUIVOCO IN CUI VIVONO I SERVI – E QUALSIASI UOMO ADERISCA AL TEMPO È UN SERVO – RAPPRESENTA UN VERO STATO DI GRAZIA, UN OSCURAMENTO INCANTATO; E QUESTO EQUIVOCO – COME UN VELO SOPRANNATURALE – OCCULTA LA PERDIZIONE ALLA QUALE È ESPOSTO OGNI ATTO GENERATO DAL DESIDERIO.

 

MA PER L’OZIOSO DISINGANNATO, IL SEMPLICE FATTO DI VIVERE, IL VIVERE ESENTE DA OGNI FARE, È UNA FATICA COSÌ ESTENUANTE CHE SOPPORTARE L’ESISTENZA QUAL È GLI SEMBRA UN MESTIERE INGRATO, UNA CARRIERE SFIBRANTE – E OGNI GESTO SUPPLEMENTARE IMPRATICABILE E IRRILEVANTE.

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