ANNULLAMENTO TRAMITE LA LIBERAZIONE

LIBERTADSUICIDIO

 

 

 

 

 

UNA DOTTRINA DELLA SALVEZZA NON HA SENSO SE NON SI PARTE DALL’EQUAZIONE ESISTENZA-SOFFERENZA. A TALE EQUAZIONE NON SIAMO CONDOTTI NÉ DA UNA CONSTATAZIONE ISTANTANEA NÉ DA UNA SERIE DI RAGIONAMENTI, BENSÌ DALL’ELABORAZIONE INCONSCIA DI TUTTI I NOSTRI ISTANTI, DAL CONTRIBUTO DI TUTTE LE NOSTRE ESPERIENZE, MINIME O CAPITALI.

QUANDO VI SONO IN NOI GERMI DI DELUSIONI E QUASI UN’ANSIA DI VEDERLI SCHIUDERSI, IL DESIDERIO CHE IL MONDO INVALIDI CONTINUAMENTE LE NOSTRE SPERANZE MOLTIPLICA LE VERIFICHE VOLUTTUOSE DEL MALE.

 

GLI ARGOMENTI VENGONO DOPO; LA DOTTRINA SI COSTRUISCE: CIÒ CHE ANCORA RIMANE È SOLTANTO IL PERICOLO DELLA “SAGGEZZA”. E SE INVECE NON CI SI VUOLE AFFRANCARE DALLA SOFFERENZA NÉ SI VOGLIONO VINCERE LE CONTRADDIZIONI E I CONFLITTI, SE SI PREFERISCONO LE SFUMATURE DELL’INCOMPIUTO E LE DIALETTICHE AFFETTIVE ALL’UNIFORMITÀ DI UNA IMPASSE SUBLIME?

 

LA SALVEZZA FINISCE TUTTO; E CI FINISCE. CHI, UNA VOLTA SALVATO, OSA DIRSI ANCORA VIVO? SI VIVE REALMENTE SOLTANTO GRAZIE AL RIFIUTO DI LIBERARSI DELLA SOFFERENZA E A UNA SORTA DI TENTAZIONE RELIGIOSA DELL’IRRELIGIOSITÀ. LA SALVEZZA TORMENTA SOLTANTO GLI ASSASSINI E I SANTI, QUELLI CHE HANNO UCCISO O SUPERATO LA CREATURA; GLI ALTRI SGUAZZONO – UBRIACHI FRADICI- NELL’IMPERFEZIONE…

 

 

IL TORTO DI OGNI DOTTRINA DELLA LIBERAZIONE È DI SOPPRIMERE LA POESIA, CLIMA DELL’INCOMPIUTO.IL POETA SI TRADIREBBE SE ASPIRASSE A SALVARSI: LA SALVEZZA È LA MORTE DEL CANTO, LA NEGAZIONE DELL’ARTE E DELLO SPIRITO.

 

COME SENTIRCI SOLIDALI CON UNA CONCLUSIONE? POSSIAMO AFFINARE, COLTIVARE I NOSTRI DOLORI, MA COME POSSIAMO EMANCIPARCENE SENZA SOSPENDERE NOI STESSI? DOCILI ALLA MALEDIZIONE, ESISTIAMO SOLO IN QUANTO SOFFRIAMO.

 

UN’ANIMA NON CRESCE E NON MUORE SE NON PER LA QUANTITÀ DI INSOPPORTABILE CHE È CAPACE DI AFFRONTARE.

 

 

 

 

 

 

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