LA FUGA NEI RETRO-MONDI

RETROMONDO

 

 

 

 

 

 

Si e compreso a questo punto come il problema non siano di per se le categorie della ragione, ma il fatto che l’uomo oblii la loro origine pratica e la loro natura essenzialmente contingente e strumentale, poiche a partire dal preciso istante in cui egli dimentica cio, il mondo comincia a popolarsi in maniera esponenziale di forme e figure paradossali, generatesi dal corto-circuito dell’intelletto: divinita, spiriti, sostanze sopra-sensibili incausate e immutabili, valori ultimi, ≪cose ultime≫, progetti divini, forze invisibili, etc.

Da questo momento in poi l’immaginazione umana non avra freno: non solo essa continuera, con meraviglia, a trovare nel mondo cio che in realta essa stessa ha creato, ma nel momento stesso in cui la sua ricerca si rivelera inconcludente essa continuera con viva forza a prestar fede alla realta delle categorie della ragione, piuttosto che essere assalita dal dubbio che tali categorie non esistano che all’interno della prospettiva umana – che dunque non vi sia ≪ne “spirito”, ne ragione, ne pensiero, ne coscienza, ne anima, ne volonta, ne verita≫.

 

L’effetto principale di tale fede e un totale rovesciamento della prospettiva: l’uomo, non trovando quello che cerca, piuttosto che credersi egli stesso in difetto attribuisce l’errore ora al mondo dei fenomeni– imperfetta copiadel ≪mondo delle idee≫ –, ora alla sua stessa sensibilita – fallace ed inconstante.

 

 

In ogni caso, e cosi che il succitato ≪destino funesto dell’uomo≫ si avvera: il secondo nichilismo si impone ormai senza appello sul primo. Ad un nulla – ≪il mondo informe e non formulabile del caos delle sensazioni≫ – se ne sostituisce un altro – l’illusoria esistenza di un mondo vero in contrapposizione al mondo falso nel quale abitiamo.

 

Ora, questo secondo nichilismo e denominato da Nietzsche anche come nichilismo morale, poiche esso si sorregge e si definisce a partire da una precisa valutazione morale, piuttosto che da una riflessione puramente gnoseologica: inquest’ottica, infatti, si preferisce la stabilita dell’ente all’instabilita del divenire – l’ordine al caos, cio che e assoluto e incondizionato a cio che e contingente – proprio perche si giudica che la stabilità e l’assolutezza abbiano ≪piu valore≫ della transitorietà e della contingenza.

 

Ma queste sono appunto valutazioni meramente morali: da quale prospettiva l’uomo puo infatti giudicare che l’essere sia piu vero e reale del divenire? Semplicemente – e questa la risposta di Nietzsche – dal punto di vista della conservazione di una determinata specie di vita le cui condizioni di esistenza sono appunto quel grado di stabilita e di prevedibilita che l’essere garantirebbe.

 

Dopotutto, se con fare scientifico ci si dovesse attenere semplicemente all’evidenza e alla realtà dei ≪fatti≫, si farebbe fatica a concepire un siffatto essere immutabile ed eterno – piuttosto sarebbe piu facile e spontaneo attestare l’eterno mutare delle cose. Una precisa valutazione morale determina, dunque, la teoria della conoscenz.

 

Il mondo viene interpretato piu secondo i bisogni e i desideri umani che secondo l’evidenza delle cose:

 

 

Questo mondo e apparente: quindi c’e un mondo reale. Questo mondo

e condizionato: quindi c’e un mondo incondizionato. Questo mondo e

pieno di contraddizioni: quindi c’e un mondo senza contraddizioni.

Questo mondo diviene: quindi c’e un mondo che permane.

Conclusioni semplicemente false (cieca confidenza nella ragione: se è

A, deve essere anche il suo concetto opposto B). E la sofferenza che

ispira queste conclusioni: in fondo sono desideri che esista un simile

mondo; cosi pure l’odio contro un mondo che fa soffrire si manifestanel fatto che se ne immagina un altro, di maggior valore: qui il

risentimento dei metafisici contro la realta e creatore

 

 

 

In questo aforisma Nietzsche mette piu volte in corsivo la parola ≪folglich≫ (quindi, di conseguenza, allora) a sottolineare l’illegittimita e l’inconsequenzialita del passaggio dal mondo cosi come appare ai nostri occhi – apparenza, condizionatezza, contraddittorieta, divenire – al mondo come dovrebbe apparire – incondizionatezza, incontradditorieta, immutabilita. Ma il punto e che questo ≪come dovrebbe apparire≫ e totalmente infondato e, in ultima analisi, non e nient’altro che un ≪come vorremmo che apparisse≫.

 

Lo stabilire che cosa esiste e come e appare indicibilmente piu alto epiu serio di ogni ≪dovrebbe essere cosi≫, perche quest’ultimo, in

quanto critica e arroganza umana, e a priori votato al ridicolo. In cio si

esprime un bisogno, il pretendere che l’ordine del mondo sia adeguato

al nostro benessere umano, nonche la volonta di sovraccaricare questa

pretesa il piu possibile. […] La meraviglia per il fatto che i nostri

desideri e il corso del mondo non coincidono ha portato a conoscere il

corso del mondo. Forse la cosa sta ancora diversamente: forse quel

dovrebbe essere cosi≫ e il nostro desiderio di dominare il mondo.

 

 

 

I bisogni e i desideri umani – ma soprattutto il risentimento – si sublimano e si dissimulano nelle costruzioni concettuali della metafisica, la quale pone appunto un mondo-dietro-al-mondo (Hinterwelt) soltanto perche l’uomo e incapace di mantenersi nel mondo ≪apparente≫. Ma questo Hinterwelt posto dalla metafisica, che vale come un ≪dover essere≫ per il mondo sensibile, finisce per condannare e, soprattutto, degradare la realta in quanto non rispondente ai criteri di verita posti dalla ragione, come se essi fossero il principio normativo universale.

 

≪Ecco l’antinomia. In quanto crediamo alla morale, condanniamo l’esistenza≫.

 

Il mondo perde cosi valore, viene svalutato:

 

 

Il male e che con la vecchia opposizione tra ≪apparenza≫ e ≪vero≫ si e

tramandato il relativo giudizio di valore: ≪di scarso valore≫ e

assolutamente ≪valido≫. Il mondo apparente non vale per noi come un

mondo ≪prezioso≫; l’apparenza deve essere un’istanza contraria alla

validita suprema. Solo un mondo ≪vero≫ puo essere prezioso in se…

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