IL LUOGO LOGICO DELL’IO

«Il soggetto non appartiene al mondo, ma è un limite del mondo». Si affronta così una polemica frontale con Schopenhauer , tutta giocata sulle sottolinea-ture in corsivo: «Ove,nel mondo, vedere un soggetto metafisico? Tu dici che qui è proprio così come con occhio e campo visivo. Ma l’occhio in realtà non lo vedi. E nulla
nel campo visivo fa concludere che esso sia visto da un occhio» (5.633). Dunque, se di soggetto si tratta, esso non sarà nel mondo; né sarà deducibile da come
il mondo è. La conclusione è contro ogni a priori ex-tralogico, escludendo anche l’apriorità di qualsivoglia principio trascendentale(dato che nulla nel mondo fenomenologico fa concludere che esso sia esperito-da un soggetto): «Ciò inerisce al fatto che nessuna parte della nostra esperienza è anche a priori . […] Non v’è un ordine a priori nelle cose» (5.634).Il momento filosoficamente più impegnato si raggiunge nel commento alla coincidenza di solipsismo e realismo: «L’Io entra nella filosofia per ciò che “il mondo è il mio mondo”.

L’Io filosofico è non l’uomo, non il corpo umano l’anima umana della quale tratta la psicologia, ma il soggetto metafisico, il li-mite – non una parte – del mondo» (5.641). Qui «il soggetto metafisico», assommando tanto la deriva realista che quella solipsista, non rappresenta soltanto «una» tipologia di limite, ma si identifica col limite tout court. Una rappresentazione così incisiva e particolare non può non richiamare immediatamente l’analoga raffigurazione della tautologia e della contraddizionene, intese come «casi-limite» delle proposizioni sensate. Essa ha esattamente la stessa forma logica: «La contraddizione scompare, per così dire, dal di fuori; la tautologia, dal di dentro di tutte le proposizioni.

La contraddizione è il li-mite esteriore delle proposizioni; la tautologia, il loro centro in sostanziale»(5.143). È nel forgiare questo enunciato che nel diario del 3.6.15 Wittgenstein affermava di concepire tale «centro in sostanziale» come «limite interno» dello spazio logico, per cui l’intero spazio logico delle proposizioni sensate si può vedere come compreso tra il limite (interno) della tautologia e il limite (esterno) della contraddizione. L’Io del solipsismo e l’Io del realismo sembrano dunque giocare, rispetto al mondo fenomenologico, il medesimo ruolo che-tautologia e contraddizione svolgono nei confronti dello spazio logico. Siamo tentati di sintetizzare così: l’Io tautologico del solipsismo (in quanto “sempre vero”) scompare «per così dire» dal di dentro di ogni esperienza possibile,contraendosi a punto in esteso, a centro in sostanziale; l’Io contraddittorio del realismo (in quanto “sempre falso”) scompare dal di fuori di ogni esperienza,come limite esteriore, sospinto ai confini di ogni conoscenza possibile. In ogni caso, una tale insistita analogia formale conferma che la riflessione sull’io non è un’intrusione accidentale, ma resta uno dei centri nevralgici del Tractatus.

image_pdfScaricare PDFimage_printStampare testo
(Visited 107 times, 1 visits today)