L’ULTIMO UOMO COME FORMA DEGENERATA CHE DEVE ESSERE SUPERATA

Anche considerando che non esiste un trattato molto elaborato ed esplicito in relazione alla figura dell’Übermensch nelle opere pubblicate da Nietzsche o in preparazione per essere pubblicate, poiché non ci sono molti elementi su altre nozioni fondamentali della sua filosofia, come la volontà di potenza e l’eterno ritorno, è necessario approfondire alcuni scritti, in cui il tema del superamento del nichilismo, caratterizza l’oltre-uomo, ed appare delineato come un indizio dei frequenti tentativi del filosofo di superare le difficoltà imposte dal suo stesso pensiero sul nichilismo. Inoltre, tutto questo non è un movimento strettamente logico in cui le idee sono collegate insieme alla maniera di un sistema al termine del quale sarebbe possibile offrire al lettore una comprensione soddisfacente del suo pensiero in senso tecnico-concettuale; così come non esiste alcun pensiero governato da un rigoroso metodo di indagine, anche in senso logico, capace di condurre idee secondo un “ordine di ragioni”, ed è per questo, che il pensiero di Nietzsche, secondo la nostra interpretazione, consente sempre un ritorno a temi già trattati in precedenti lavori e riconsiderazioni che consentono di ampliare una prospettiva e, quindi, spianare la strada a nuove prospettive, nuove valutazioni, in breve, nuovi quesiti. In questo senso, il nostro approfondimento intende mostrare alcune indicazioni di Nietzsche sull’oltre-uomo, presente in due opere con stili diversi, ma che segnano il periodo di elaborazione del progetto di rivalutazione dei valori, un progetto che guida il pensiero di Nietzsche sul nichilismo per oltrepassarlo.

Quello che si deve lacerare, riguarda il fatto, dove Nietzsche ha in mente che il consolidamento delle superate dinamiche del nichilismo, può raggiungere la fine nell’affermazione incondizionata di ogni evento. Pertanto, assumiamo, secondo le indicazioni del filosofo, che questo compito supremo affermativo deve essere assunto come destino da un nuovo tipo di uomo, l’Übermensch, molto distante dall’uomo moderno tipico.

Il punto centrale che anima la nostra analisi è il suggerimento che la dinamica della trasvalutazione nella filosofia di Nietzsche ha come scopo principale la liberazione dell’uomo dal grande sforzo dell’esistente, cioè si tratta di indicare il progetto di valorizzazione come progetto della redenzione dell’uomo, come liberazione dell’uomo verso l’oltre-uomo, come insegna Zarathustra. In questo senso, riteniamo necessario confrontare gli indizi forniti da Nietzsche in Così parlò Zarathustra (1883/1885) con altri indicati in Genealogia della Morale (1887) sulla considerazione di un nuovo tipo di uomo che, secondo le aspettative, confermerebbe il carattere dinamico della volontà di potenza, nella creazione di nuovi valori, e allo stesso tempo rimuoverebbe il superamento del nichilismo nell’accettazione incondizionata del mondo e della vita, cioè nell’amor fati. Pertanto, è necessario presentare, tra le due opere citate, aspetti importanti che indicano le aspettative di Nietzsche in relazione all’elevazione (Erhörung) del tipo di uomo e al conseguente superamento della morale.

In un capitolo di Così parlò Zarathustra, chiamato “Sulle isole Beate”, Nietzsche esprime la necessità di guardare al futuro: “vedi che pienezza ci circonda! E da qui, da questa abbondanza, è bello guardare i mari in lontananza ”. Questo sentimento di pienezza indica che Nietzsche sembra essere consapevole delle conseguenze positive che possono derivare dall’evento moderno della morte di Dio. Consapevole di non riuscire a concludere, nel determinare tutti i contorni del futuro di quest’uomo, Nietzsche è anche consapevole che il superamento dell’uomo, l’ elevazione dell’oltre -uomo, riguarda un processo che richiederà del tempo per essere compreso. Abituato a valori “dati” e immutabili, che non figurerebbero nella dinamica del divenire, l’uomo moderno non trova ancora condizioni favorevoli per lanciarsi nell’ignoto, per rischiare se stesso nei pericolosi “forse” (NIETZSCHE, 1992, p. 11). Per Nietzsche, il superamento del nichilismo in senso pieno, inteso come risultato dell’impegno dell’uomo con se stesso, riguarda un processo che si consoliderà a costo di un’inversione radicale del platonismo e di un superamento della moralità cristiana. In un’approssimazione delle aspettative di Nietzsche esposte in Così parlò Zarathustra in cui proclama con veemenza la figura dell’oltre-uomo, con il testo della Genealogia della morale, in cui chiede l’arrivo di un tipo superiore di uomo, il filosofo esprime lo stesso sentimento, la stessa comprensione che è ancora un processo, quindi, nel futuro dell’uomo:

Ma un giorno, in un tempo più forte di questo presente marcio, che dubita di se stesso, arriverà, l’uomo redentore di un grande amore e del grande disprezzo, lo spirito creativo, la cui forza motrice, prende sempre un altro tempo lontano da tutto ciò che è separato e oltre, la cui solitudine viene fraintesa dal popolo, come se fosse una via d’uscita dall’efficacia -: mentre è solo il loro precipitare, seppellirsi, approfondire l’efficacia, per un giorno, quando ancora una volta viene alla luce, porta la redenzione di questa efficacia: redimila dalla maledizione che l’ideale ha finora posto su di essa (NIETZSCHE, 1997, p. 84).

L’idea stessa di “mari lontani”, nel testo di Così parlò Zarathustra confrontata con l’idea del “futuro” dell’uomo menzionata nella citazione sopra riportata, indica un dominio estrinseco ai tempi attuali e suggerisce, nella stessa direzione, qualcosa di positivo ancora da attuare, da essere raggiunto. Tuttavia, è necessario prestare attenzione al fatto che questa dimensione temporale che Nietzsche chiama il “futuro” dell’uomo, in cui apparirebbe l’oltre-uomo, non indica un’aspettativa passiva riguardo a qualcosa che necessariamente accadrà. Al contrario, bisogna dire che l’oltre-uomo è già in un regime effettivo e/o nichilista, nella stessa misura, in cui è in procinto di essere oltrepassato. Nella sequenza del testo di Zarathustra, Nietzsche inverte la prospettiva: “Una volta, diceva” Dio “, una volta, quando guardava mari lontani: ma, ora, ti insegno a dire:” Oltre-uomo “” (NIETZSCHE, 1995a, p .99). Ora, l’intero modo di determinare il mondo e la vita, a livello della moralità platonico-cristiana, è stato messo in termini di un finalismo la cui portata più significativa era proprio Dio come la proiezione di tutte le aspirazioni umane sublimate in esso. I due testi qui affrontati sembrano mostrare che il nucleo del progetto di trasvalutazione nietzscheano è caratterizzato proprio dalla rottura con la tradizione in ciò che ha cercato di elaborare dogmaticamente sotto l’egida di un valore supremo. Per Nietzsche si tratta di partire, dal sospetto che tutto il valore sia un’invenzione umana, proiettato in una nuova morale, in cui i valori appartenenti forniscono un’alternativa affermativa in relazione al mondo e alla vita. Quindi, proiettare una “nuova” morale significa, in ultima analisi, rivalutare l’intero modus operandi di una moralità vittoriosa, la morale cristiana, in un movimento di oltrepassa-mento e superamento di questi valori.

L’idea principale all’inizio del discorso di Zarathustra, in linea con quanto esposto nel prologo di Per una genealogia della morale, è la valorizzazione operata in relazione alla prospettiva adottata per il futuro dell’uomo, cioè non più in Dio, ma nell’oltre-uomo, che ora è l’obiettivo da raggiungere come “suprema luminosità e potenza del tipo di umano” (NIETZSCHE, 1997, p. 13). È importante notare che qui non esiste una sostituzione di Dio per l’uomo, ma l’oltre-uomo appare come il pensiero più importante che attraversa il nichilismo. Una volta il significato era Dio; ora, l’oltre-uomo deve costituire il significato della terra.

In una lettura degli insegnamenti di Zarathustra, Heidegger esprime bene quella che sembra essere la comprensione di Nietzsche su questo punto:

Secondo il punto di vista e l’opinione di Nietzsche, l’oltre-uomo, non è finora una semplice estensione dell’uomo. Al contrario, è quella figura estremamente inequivocabile di umanità che, in una certa misura, si mette al potere in ogni uomo e che quindi, presta l’appartenenza all’entità nella sua interezza, cioè alla volontà di potenza, mostrandolo come un Vero “essere”, vicino alla realtà e alla “vita”. L’oltre-uomo lascia semplicemente indietro l’uomo dei valori fino ad ora, lo “oltre-passa” e trasferisce la giustificazione di tutti i diritti e la posizione di tutti i valori al potenziamento del puro potere. Tutte le azioni e tutte le funzioni, sono valide in quanto tali solo nella misura in cui e nella misura in cui servono la dotazione, la selezione e l’elevazione della volontà di potenza (HEIDEGGER, 2007, p. 28).

Tuttavia, nonostante il tono enfatico e persino propositivo con cui Nietzsche si riferisce al tipo superiore, è ancora un insegnamento che deve essere “appreso” dall’uomo poiché l’oltre-uomo, non sembra essere una formula già determinata, un a priori del tipo di uomo, ma qualcosa che appartiene al futuro. Questo aspetto, pertanto, è all’estremo delle avversità effettivamente affrontate dall’uomo, in modo che possa diventare, per stesso diritto, una conquista sotto la volontà di potenza, il senso della terra o, almeno, il motivo conduttore da cui possono essere attinte, tutte le prospettive degli elargitori del senso affermativo dell’esistenza.

Si può ritenere che questa anteprima di Nietzsche su questo lungo cammino nell’attraversare il nichilismo possa essere realizzata nell’analisi della storia della moralità. Ciò che possiamo vedere nella genealogia dei valori morali delineato da Nietzsche nel suo lavoro del 1887 è che il superamento dell’uomo, è nella prospettiva del superare tutto il nichilismo, mentre il progetto di valorizzazione annunciato da Zarathustra continua e apre la possibilità per ritornare alle idee fondamentali che servivano come motivo, cioè l’oltre-uomo e l’eterno ritorno, sotto la propensione dell’essenza della vita, la volontà di potenza (cfr. NIEZSCHE, 1997, p. 67). In effetti, la modernità si presenta solo come un passaggio del nichilismo da superare, dove l’uomo deve iniziare a preparare le condizioni per l’avvento dell’oltre-uomo:

“Forse non voi stessi , fratelli ! Ma potreste creare in voi i padri e gli antenati dell’oltre-uomo : e questo sia il vostro creare migliore !” (NIETZSCHE, 1995a, p. 100). Questo è un processo di superamento che trova già nel potere della creazione condizioni favorevoli per una nuova considerazione dell’uomo e del mondo che può essere raggiunto solo con il lavoro dell’uomo stesso in relazione a se stesso e in relazione a un tempo futuro, con la comprensione di sé che, con la morte di Dio, anche l’uomo perda tutto il valore che lo ha costituito e il mondo ora sembra insignificante. In questo senso, seguendo l’interpretazione di Heidegger, sembra proprio che sotto la volontà di potenza, si possa considerare il superamento dell’uomo. Sempre secondo l’interpretazione di Heidegger, si può dire, a proposito di questa relazione tra la morte di Dio e il significato della vita dell’uomo, che è una nuova legge fondamentale del mondo sensibile che inizia a guadagnare forza dall’inversione attuata da Nietzsche:

Se Dio, come causa ultrasensibile e come fine di ogni realtà, è morto, se il mondo ultrasensibile delle idee ha perduto la sua forza normativa, e soprattutto la sua forza di risveglio e di elevazione, non resta più nulla a cui l’uomo possa attenersi e secondo cui possa regolarsi. per questo che nel passo che abbiamo citato è scritto: «Non andiamo forse errando in un nulla infinito?». Pertanto, la frase di Nietzsche “Dio è morto” afferma che nulla inizia a svolgersi. Niente significa qui: assenza di un mondo soprasensibile in potere di determinazione (HEIDEGGER, 1962, p. 262)

Ora, con l’uomo dislocato dal suo centro di gravità, dove il mondo rimane completamente privo di significato, la domanda che deve essere posta è: da chi dovrebbe apprendere e creare una nuova immagine di se stesso e del mondo? Secondo gli scritti di Nietzsche, Zarathustra è il primo a dirigere l’uomo verso il senso affermativo di se stesso e del mondo, poiché è l’unico in grado di distruggere tutti i vecchi ideali disprezzati. Zarathustra, il maestro dell’eterno ritorno, è l’emblema nichilista più radicale per affrontare il pensiero più abissale e cercare di aggirare le implicazioni contenute nell’idea dell’eterno ritorno dal punto di vista di un’affermazione incondizionata del mondo. Questo perché “ha visto più lontano, ha voluto più lontano e potrebbe andare oltre ogni uomo” (NIETZSCHE, 1995b, p. 89).

Inoltre, è colui che insegna l’oltre-uomo (der Übermensch) come una speranza terrena per la pienezza umana (cfr. NIETZSCHE, 1995a, p. 30) e mostra l’ultimo uomo (der letzte Mensch) come una forma degenerata di tipo di uomo che deve essere superato (cfr. NIETZSCHE, 1995a, p. 33). Questi sembrano essere importanti indizi sul carattere preparatorio del discorso di Zarathustra sull’Übermensch. Ciò che sembra essere più importante nello Zarathustra di Nietzsche sono i suoi insegnamenti e non nel personaggio creato dal filosofo. Nietzsche parla delle proprie aspettative, della solitudine, del suo pensiero abissale, dei suoi “sì” e del suo “no” attraverso la bocca di Zarathustra. In effetti, questo personaggio che annuncia la morte di Dio, che rompe le tavole dei valori e esige la creazione di nuovi valori potrebbe benissimo essere vicino a quella definizione in cui Nietzsche dà in Ecce Homo: “Che nei miei scritti uno psicologo unico parli è forse la prima osservazione che arriva da un buon lettore – un lettore come merito, che mi legge come i bravi filologi leggono il loro Horácio” (NIETZSCHE, 1995b, p 58, enfasi aggiunta). Questa auto-denominazione annuncia il compito del primo psicologo europeo, gran parte del quale è già stato completato, ma il cui scopo deve ancora far emergere l’ultimo uomo, l’antitesi e il superamento del creatore. In questo senso, il Nietzsche / Zarathustra / psicologo, ha il compito non solo di diagnosticare la malattia dell’uomo moderno, ma di riportarlo in salute attraverso insegnamenti morali radicati nell’aspettativa dell’affermazione incondizionata di ogni evento. Non è, quindi, una distruzione di tutta la morale, ma un determinato progetto morale generato da valori nichilisti.

L’inversione del platonismo sembra, in questa prospettiva, essere solo il primo colpo del martello nietzscheano la cui affermazione incondizionata desiderata dal filosofo deve ancora attendere il superamento più completo della moralità nichilista per eccellenza, la morale cristiana. Progetto salvazionista? Improbabile in una filosofia che brandisce il punto di vista del forte, del nobile, che non è convinta della teleologia cristiana o del finalismo scientifico. Completa redenzione della cultura per l’amore dell’uomo? Riprovevole in un filosofo che per primo insegna a disprezzare e rifiuta la compassione come l’arma migliore in senso morale. È, infatti, un impegno dell’uomo su se stesso al fine di raggiungere un tipo di vita la cui fondazione è sana e, quindi, una capacità unica di sostenere affermativamente il mondo che ritorna eternamente con i suoi momenti di bisogno (cfr. NIETZSCHE, 1995b, pp. 10-11.). In questo senso, l’insegnamento di Zarathustra, secondo Nietzsche, non può essere frainteso:

Tra le mie opere, lo Zarathustra occupa un posto separato. Con esso, ho fatto dell’umanità il dono più grande che gli sia mai stato fatto (…) è anche il più profondo, quello nato dalla ricchezza di verità più nascosta, un pozzo inesauribile dove nessun recipiente scende senza tornare pieno d’oro e di bontà. Nessun “profeta” parla qui, nessuno di quegli orridi ibridi di malattia e volontà di potenza chiamati i fondatori delle religioni. Prima di tutto, è necessario ascoltare correttamente il suono che esce da questa bocca, questo suono piacevole, per non fare una deplorevole ingiustizia nel senso della sua saggezza (NIETZSCHE, 1995b, p. 19).

Per Nietzsche, Zarathustra non “parla semplicemente diversamente” da “qualsiasi” saggio “,” santo “,” salvatore del mondo “o un altro decadente, ma” è anche diverso “(NIETZSCHE, 1995b, p. 19). Da queste indicazioni di Nietzsche si può concludere che l’impegno dell’uomo con se stesso può essere tradotto come se stesso, creando se stesso come una liberazione definitiva da una determinazione trascendente. Non solo la creazione di se stesso, ma la creazione del mondo, di una nuova considerazione del mondo, dice Nietzsche: “E quello che chiami mondo, è necessario, innanzitutto, che sia creato da te” (NIETZSCHE, 1995a, p. 100 ). È in questo gioco di prospettive, ancora una volta, che Nietzsche esprime l’autodistruzione dell’uomo come una vertigine, un abisso che non può essere sfuggito a coloro che sono stati perturbati dall’orribile detto “Dio è morto!”. Se Nietzsche mira a portare l’uomo del suo tempo alla consapevolezza che è necessario promuovere una buona salute, questo, tuttavia, verrebbe solo con l’approfondimento della malattia. Pertanto, far precipitare l’uomo nell’abisso sempre più, è un’esperienza necessaria da cui risulterà l’accettazione incondizionata di tutto ciò che accadrà. Tenendo conto di ciò, è necessario insistere sul fatto che la negazione di Dio come valore supremo pone l’uomo davanti a un’esperienza di superamento di se stesso: “Dio è una supposizione; ma chi berrebbe, senza morire, tutto il tormento di quella supposizione? (NIETZSCHE, 1995a, p. 100). È in questo senso che l’emergere dell’oltre-uomo, dipende dall’intera opera di un uomo su se stesso, da una creazione di se stesso come un modo di riscattarsi dall’umanità: “Creare – questa è la grande redenzione della sofferenza, che rende la vita più leggera. Ma perché il creatore esista, la sofferenza e molte trasformazioni sono davvero necessarie ”(NIETZSCHE, 1995a, p. 101). L’idea che l’uomo sia solo un momento di transizione verso qualcosa di migliore o di più alto è confermata alla fine del capitolo, in cui Nietzsche fornisce indizi che solo l’atto del creare è in grado di riscattare l’uomo dalle sue stesse condizioni e lanciarlo oltre te stesso:

Ma la mia ardente volontà creatrice mi spinge sempre di nuovo verso l’ uomo ; così il martello viene spinto verso la pietra . Ah , uomini , nella pietra é addormentata un’ immagine, l’ immagine delle mie immagini ! Ah , che essa debba dormire nella pietra più dura e più informe ! E ora il mio martello infuria crudelmente contro la sua prigione. Dalla pietra volano schegge; che cosa m’importa? Io voglio finire: perché è giunta da me un’ombra; è venuta un giorno da me la più silenziosa e la più lieve di tutte le cose! La bellezza dell’Oltre-uomo è giunta a me come un’ombra. Ahimè, fratelli miei! Che mi importa ormai più degli dei?” Così parlò Zarathustra. (NIETZSCHE, 1995a, p.101)

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