IL TERRORE E LA FENOMENOLOGIA DELL’INASPETTATO

Il fascino che sentiva Jünger per l’imprevisto sul campo di battaglia lo portò a coniare una categoria specifica per questo tipo di percezione: la nozione di terrore (Schreken). In “ Il cuore avventuroso”, volume di racconti e poesie in prosa del 1929 (sostanzialmente corretto e pubblicato come una nuova edizione in 1938), Jünger perfeziona filosoficamente il suo approccio alla temporalità istantanea dal punto di vista privilegiato di questa nuova prospettiva. Le manifestazioni del campo di battaglia di cui sopra, diventano materie fondamentali per Jünger per formare e strutturare un’estetica del terrore concepita attorno ai concetti di trauma e sorpresa.

Un esempio rappresentativo: la scena originale del ‘”impressione demoniaca”, quando qualcosa che si credeva morto torna in vita o viceversa. È il momento terrificante “in cui i vivi e i morti si scambiano i loro posti”, il momento che evita ogni spiegazione razionale. Altrettanto importante come principio strutturale del terrore è ciò che Jünger chiama “l’altro” (das Andere), un termine che si riferisce al momento critico in cui due diversi fenomeni si scontrano e innescano l’irruzione dell’imprevisto, come porta di accesso al regno del demoniaco. Quando appare “l’altro” (per esempio, vicino alla morte), ci si sente come se il terreno che si calpesta, improvvisamente scompaia; un sentimento di vuoto assoluto attanaglia la soggettività, come se cadesse in un fossato aperto.

In effetti, basato su questa tipologia di terrore, in “Il cuore avventuroso”, Jünger delinea quella che potrebbe essere definita la fenomenologia dell’imprevisto, una meticolosa descrizione del contenuto della coscienza quando incontra eventi inaspettati. Ad esempio, Jünger fornisce una definizione fenomenologica del terrore dal punto di vista della temporalità istantanea: il terrore è ciò che “si estende tra aver riconosciuto la caduta e la caduta stessa”. Ciò è paradigmaticamente illustrato dall’esperienza di Jünger quando fu ferito in guerra, quando la “più grande rivelazione” avvenne in “un momento inconcepibilmente breve”: mentre giaceva ferito a terra, Jünger subì una transizione brusca da uno stato di volontarismo impulsivo a un atteggiamento di intensa contemplazione. Era come se “ci fosse stato, nello spazio del campo di battaglia, uno spazio più profondo, un ambiente più segreto”.

Jünger scrive che in questi momenti “le cuciture del mondo sono strappate” e “appaiono le fessure che ci permettono di indovinare i segreti architettonici che di solito ci vengono nascosti”.

Jünger prende persino una posizione filosofica per comprendere intellettualmente questi lampi di saggezza istantanea, queste fratture nel tessuto della percezione ordinaria: “scetticismo intuitivo” (Anschaulicher Skeptizismus). La frase designa “quella forma di intuizione molto lontana dalla norma” suscitata da stati di eccezione percettiva come dolore e pericolo, stati in cui “si alza il velo tenue che quasi sempre avvolge il mondo”.

Il pericolo e l’imprevisto, sono concepibili come lo sforzo di Jünger di decifrare il significato, in termini spirituali e percettivi, del Fronterlebnis. È come se Jünger avesse dichiarato che l’esperienza radicale dell’imprevisto, imposta dalla guerra alla sensibilità individuale, abbia implicazioni filosofiche autentiche che avrebbero acuito la comprensione di come funziona il pensiero.

image_pdfScaricare PDFimage_printStampare testo
(Visited 21 times, 1 visits today)