LA TEMPORALITÀ FENOMENOLOGICA

La questione della temporalità si confronta fin da subito con una difficoltà di rilievo: conciliare due istanze apparentemente contraddittorie.

(a) La continuità del flusso di coscienza;

(b) il continuo cangiare dei diversi modi temporali – passato, presente, futuro.

La chiave di volta dell’argomentazione husserliana risiede nell’individuazione di una struttura complessa caratterizzante i meccanismi profondi dell’intenzionalità. Questa struttura si distingue in virtù di una doppia diramazione. Immaginiamo un ipotetico piano cartesiano. Lungo la linea delle ordinate (x), l’intenzionalità procede verso l’oggetto – in quanto «oggetto percepito» – attraverso il susseguirsi dei suoi diversi istanti. Sul piano delle ascisse (y) ciò che, invece, giunge a manifestazione è il continuo accrescersi o, meglio, il per-durare dell’atto percettivo, a cui si accompagna il conseguente sprofondare nel passato degli attimi presenti via via percepiti. All’istante A sussegue un istante B. Parallelamente, l’istante A assume un diverso modo di datità: da attualmente presente diventa passato.

La continuità si trasforma in divenire. Da un punto di vista fenomenologico ciò si spiega in virtù del fatto (in quanto Faktum) tale per cui A è ritenuto in B; la sua presenza continua ad essere originariamente percepibile, in base ad uno specifico modo di donazione, che va sotto il nome di intenzionalità. Fenomenologicamente, l’assenza è una possibilità del presente. Risulta pertanto evidente come la chiave del problema vada individuata sul versante dell’intenzionalità – intendendo quest’ultima nella sua essenza.

Ogni attimo presente – ritenuto nell’attimo seguente – diventa «intenzionalità di intenzionalità…» e così all’infinito.

In virtù di questa duplice struttura, Husserl afferma al § 8 delle Lezioni sulla coscienza interna del tempo che la modificazione dell’estensione temporale attraverso cui l’oggetto diventa un «oggetto» percepito è un analogo essenzialmente identico della modificazione che determina il continuum dei diversi modi temporali – ovvero il continuo sprofondare del presente nel passato. In tal modo, la percezione da continuamente «cangiante» confluisce nell’identità dell’«oggetto percepito» – dal molteplice procediamo in direzione dell’uno.