LA COSTITUZIONE DELL’ENTE OGGETTO

Nel paragrafo §7 di Sein und Zeit Heidegger definisce il termine fenomenologia
secondo questi termini: «L’espressione (der Ausdruck ) “fenomenologia” significa primariamente un concetto di metodo (Methodenbegriff). Essa non caratterizza il che-cosa reale degli oggetti (das sachhaltige Was der Gegenstände) della ricerca filosofica ma il come di quest’ultima.

In via preliminare è necessario chiarire cosa intende Heidegger con l’espressione concetto di metodo. Il termine “metodo” è da intendere secondo il significato di Weg
(sentiero ‒ via). Il significato della parola greca è stato “velato” in età moderna, e ha perso questo rimando al sentiero, alla via da seguire. Heidegger compie un’operazione di di-svelamento intorno a questo termine, riferendosi al significato originario. Il concetto di metodo della fenomenologia è da intendere come sinonimo di percorso. Questo metodo non ha niente a che fare con il modus operandi delle scienze empiriche, esse necessitano che venga preliminarmente stabilita la costituzione ontologica dell’ente che hanno per tema. La costituzione d’essere dell’ente oggetto dello studio viene presupposta da esse, ma mai esplicitata. La comprensione “oggettivante”, sia essa teoretica o pratica, «si prende cura solo dell’ente incontrato nella visione ambientale preveggente (das umsichtig übersehbare Seiende)». Questa comprensione è caratterizzata dalla tendenza a «esperire l’ente “solo di fatto (tatsächliche)”, per potersi così esimere da una comprensione dell’essere (Verstehens von Sein)» . Essa non si rende conto che l’oggetto che comprende può essere effettivamente studiato, solo se l’essere di quell’oggetto risulta essere già compreso, anche se non concettualmente. Ogni ricerca obiettiva nei confronti di un ente implica una conoscenza ed una comprensione a-priori della costituzione ontologica di questo ente, che non viene studiata. Le scienze positive, pur vivendo in questa pre-comprensione, non sono consapevoli di questo a-priori e non sono in grado di renderlo oggetto di uno studio. Chiariamo questo punto con un esempio seguendo ciò che Heidegger scrive in riferimento al rapporto tra storia (Geschichte) e storiografia (Historie). Il problema della storia non può essere cercato nella storiografia come scienza della storia. Scrive Heidegger

la trattazione epistemologica del problema della “storia (Geschichte)” può esser condotta in vari modi; anche quando non mira soltanto a una chiarificazione “gnoseologica” della storiografia (Simmel) o alla logica della formazione dei concetti dell’esposizione storiografica (Rickert), ma si pone dalla “parte dell’oggetto (Gegenstandsseite)”, la storia vi è sempre concepita fondamentalmente soltanto come l’ oggetto (Objekt ) di una scienza. Il fenomeno fondamentale della “storia”, che precede e fonda ogni tematizzazione storiografica (Historie) possibile, va in tal modo irrimediabilmente perduto. Come “la storia” possa costituire un oggetto (Gegenstand ) possibile della storiografia può essere desunto solo dal modo di essere di ciò che è storico (Seinsart des Geschichtlichen), dalla storicità (Geschichtlichkeit ) e dal suo radicarsi nella temporalità ( Zeitlichkeit )

La storiografia non è in grado di parlare “storiograficamente” della storia, pur essendo quest’ultima il fondamento di ogni tematizzazione storiografica. In altri termini, la storiografia considerando la storia come oggetto non riesce più a comprenderla come origine, come fondamento di se stessa. Questo vale anche per tutte le altre scienze, la scienza della natura, rendendo la natura oggetto, non riesce a comprenderla autenticamente; la fisica, oggettivando la materia, non è in grado di comprenderla autenticamente, e così via. Questo fondamento rimane l’“inaggirabile (das Unumgängliche)” per le scienze empiriche. Dimenticandosi di questo a-priori (che è il loro fondamento), di questo ambiente originario, le scienze si occupano del
“che-cosa reale degli oggetti (das sachhaltige Was der Gegenstände)”, rendendo quest’ultimo unico oggetto di studio. Il comprendere scientifico non può mai racchiudere l’essenza del suo oggetto, poiché questa oggettivazione è solo uno dei modi in cui l’oggetto si dà. Le scienze credono di essere vicinissime all’ente oggetto della loro indagine. In realtà questa vicinanza è solamente una vicinanza “obiettiva”, che non ha a che fare con il fondamento dell’ente, dunque con la sua datità originaria. Un ente oggettivamente distante può essere più vicino di un altro oggettivamente più vicino. Scrive Heidegger

le distanze oggettive (die objektiven Abstände) fra cose semplicemente-presenti non si identificano con la lontananza (Entferntheit ) e la vicinanza (Nähe) dell’utilizzabile intramondano (innerweltlich Zuhandenen). Anche quando esse sono conosciute con esattezza, restano un sapere cieco, privo della funzione di avvicinamento del mondo-ambiente proprio dello scoprire che caratterizza la visione ambientale preveggente (umsichtig entdeckenden Näherung der Umwelt). Questo sapere è utile solo a un essere che si prende cura di un mondo di cui gli importa e che, quindi, non sta semplicemente a misurare le distanze

Attraverso queste misurazioni abbiamo semplicemente “avvicinato” dei caratteri, che sono solo alcune possibilità di darsi di quell’ente, possibilità che sono derivate da quell’a-priori su cui le scienze obiettivizzanti si fondano, ma non sono in grado di esplicitare. L’ente che è autenticamente il “più vicino” non è ciò che possiede la minor distanza oggettiva da noi. Il più vicino «è ciò che è disallontanato dalla portata media dei nostri apparati percettivi» . L’obiettivazione dell’ente copre la via all’autentico essere di quell’ente che viene oggettivato. Tornando all’esempio della storiografia, ciò che io credo essere obiettivamente vicino, il fatto storico (in quanto analizzato, compreso attraverso le fonti, comparato con altri fatti storici etc. etc.), è in realtà ciò che è più autenticamente lontano, in quanto io ne percepisco solamente una modalità di manifestazione e credo che quella modalità sia l’unica. Dunque, per avvicinare autenticamente quel fatto storico io devo “privarmi” della “presunzione” di aver compreso il fatto storico nella sua totalità, e indagare la cooriginarietà dei momenti costitutivi del fenomeno. Per fare questo bisogna “sospendere” la tendenza obiettivizzante e allo stesso modo «la tendenza metodologicamente incontrollata alla deduzione di ogni molteplice dalla semplicità di una “causa prima”». Ricercare un fondamento non significa determinare la “sostanza prima” da cui deduttivamente vengono determinate tutte le modalità d’essere, ma determinare la condizione di cooriginarietà delle modalità d’essere, indagare quell’a-priori che è il modo originario della datità. In altri termini, il problema non è che l’ente venga “misurato”, ma che questa misurazione, che l’ente in quanto misura, venga considerata come unica modalità di manifestazione dell’ente stesso. Considerando la manifestazione secondo questi termini, la strada verso una comprensione autentica è oscurata. La tendenza oggettivante è insufficiente a comprendere l’intero ambito di conoscenza del fenomeno.

Si chiede Heidegger negli Schwarze Hefte : «come si può attraverso una scienza il cui metodo è la sgretolamento dei suoi oggetti, e che ottiene risultati solo tramite essa, mostrare mai l’essenzialità del suo ambito di conoscenza?». Nella comprensione autentica bisogna evitare di infrangere il fenomeno nelle sue varie modalità d’essere (in quanto numerabile, in quanto calcolabile, in quanto utilizzabile etc.), ma «conservare integro il contenuto fenomenico». Questo è l’obbiettivo della fenomenologia. Risulterà ora più chiaro cosa intende Heidegger con l’affermazione che la fenomenologia sia primariamente un concetto di metodo. Essa è volta ad indagare il “come” delle manifestazioni fenomeniche, il contenuto integro del fenomeno, senza essere frammentato come avviene nell’oggettivazione scientifica.

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