IL NULLA INFINITO

Leopardi è il pensatore occidentale che si spinge più in là nella individuazione del nichilismo in quanto essenza della cultura occidentale, e che coglie lucidamente nel trionfo della tecnica moderna il trionfo del nichilismo stesso, precorrendo temi che saranno poi di Nietzsche, Heidegger e tanti altri nel Novecento. Per Leopardi l’essenza delle cose non sta nell’essere, ma nel divenire, cioè nel Nulla.

Ma c’è chi ha visto nel suo pensiero un orientamento che lo porterebbe al di là della stessa prospettiva nichilista di un Nietzsche, arrivando ad una concezione del nulla inteso non semplicemente come il (tragico) destino della civiltà dell’Occidente, ma in un senso profondamente ontologico come lo sfondo metafisico dell’Essere stesso; una concezione che si avvicinerebbe ad un certo tipo di teologia negativa, che da Plotino a mistici come Eckhart e a filosofi come Schelling vedrebbe in Dio non l’ente assoluto e necessario, bensì l’infinita possibilità che finisce col coincidere con il nulla.

Leopardi del resto ripetutamente sostiene che il suo sistema filosofico non cancellerebbe il Dio del cristianesimo, ma lo ridefinirebbe in termini relativi anziché assoluti: un Dio depotenziato, un Dio “debole”. “Questo non è nichilismo, ma pensiero enigmatico, pensiero abissale, ontologia del nulla […] realtà senza fondamento, senza principio, o senz’altro principio che non sia il nulla, realtà sottratta al principio di ragione. Ma non per questo irreale o insignificante”.

Sempre secondo l’interpretazione che Givone dà di questo concetto leopardiano, l’autentico nichilismo divulgerebbe il mistero della natura, la poesia invece lo rivelerebbe. Per lui quindi Leopardi non sarebbe un nichilista in senso stretto, ma una sorta di poeta-mistico del nulla (inteso come infinita apertura di possibilità). Qui la lettura del pensiero leopardiano fatta da Givone si differenzia da quella di Severino, che vede in Leopardi l’espressione più compiuta e radicale del nichilismo occidentale.

Leopardi nelle sue opere parla anche di un altro infinito, ma in una accezione poetica; in questo caso si tratta piuttosto dell’indefinito, di quel sentimento del vago e dell’indeterminato, alimentato dalla memoria-rimembranza, che costituisce una delle principali fonti di diletto che l’uomo possa sperimentare.

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