IL MOVIMENTO CAOTICO DEL MONDO II

Nell’opera di Nietzsche – anche e soprattutto attraverso i concetti chiave di Selbstregulierung e di Chaos – una visione dinamica del mondo viene contrapponendosi al meccanicismo e al teleologismo e riesce a dar conto di tutta la complessità di una natura estremamente variegata. Rispetto a questa natura l’uomo cessa di essere qualcosa di estraneo che definisce e controlla e si prefigura, piuttosto, come elemento accanto agli altri molteplici elementi che la costituiscono, nel mostrare la continuità all’interno del pensiero nietzscheano tra l’idea che l’essere vivente sia autoregolazione, intesa come la combinazione di molteplici forze che all’interno dell’organismo di cui sono parti e l’idea del mondo quale caos eterno, cioè continuo, molteplice divenire indeterminabile e sempre mutevole. Infatti, alla base tanto della visione dell’organismo come autoregolazione quanto di quella del mondo come caos risiede la medesima attenzione di Nietzsche verso i concetti di diversità, molteplicità, movimento, pluralità. Giungiamo così ad evidenziare come, secondo Nietzsche, sia il semplice organismo a livello biologico quanto il mondo a livello cosmologico si sviluppino e vivano grazie alla loro natura molteplice, ossia grazie al fatto che entrambi sono l’insieme organizzato di diversi elementi. In tal modo emerge quanto l’affermazione nietzscheana di una biologia dell’autoregolazione e di una cosmologia del caos e dell’eterno ritorno implichi il riconoscimento da parte di Nietzsche dell’irriducibilità del diverso all’identico e del complesso al semplice, sia dal punto di vista ontologico, che gnoseologico.

Secondo Nietzsche l’uomo che si auto-regola è colui che sviluppa pienamente tutte le proprie molteplici e diverse potenzialità; egli è, inoltre, colui che riconosce la molteplicità e la diversità degli altri individui così come di tutto quello che lo circonda con cui, quindi, si pone in un rapporto di interazione e raffronto. Vedremo a tale proposito come non a caso Nietzsche ritiene che ciò che determina l’avanzamento sia sempre l’elemento diverso, l’eccezione, colui che non obbedisce alle regole del gregge e che per questo viene emarginato. È in tale ottica che il noto prospettivismo nietzscheano verrebbe a prefigurare un nuovo modello di conoscenza tesa non più al raggiungimento di una verità oggettiva e assoluta, quanto piuttosto all’incontro di realtà diverse ed in continuo movimento, le quali non sarebbero più determinabili in maniera fissa e stabile né potrebbero, a loro volta, determinare e schematizzare semplificandolo ciò che le circonda.

Proprio il ruolo determinante che tali concetti di diversità, molteplicità, complessità e movimento sembrano svolgere nell’opera di Nietzsche, dunque di porre il pensiero nietzscheano in linea innanzitutto con le cosiddette teorie post-neo darwiniane come, in particolare, la teoria mutazionista antiadattazionista; anch’esse considerano infatti l’autorganizzazione come una caratteristica fondamentale del processo evolutivo all’interno del quale l’organismo giocherebbe un ruolo fortemente attivo e costruttivo. In secondo luogo, è possibile anche evidenziare la continuità del pensiero nietzscheano con la moderna scienza del caos e della «criticità autorganizzata», secondo le quali il mondo vivrebbe e si organizzerebbe nel continuo comporsi e scomporsi dei suoi molteplici elementi, nel continuo passaggio critico tra ordine e disordine, equilibrio e squilibrio. Dunque, emerge il carattere limitato e riduzionista che, propone un’interpretazione esclusivamente evoluzionistica del pensiero nietzscheano con il pericolo di ridurlo entro gli schemi del sociobiologismo a cui Nietzsche, invece, si contrappone fortemente, sia perché all’interno del suo pensiero distingue tra un piano descrittivo puramente biologico e uno critico-propositivo di valori definiti culturalmente, sia perché rivolge la sua attenzione anche verso teorie biologiche nuove e per certi aspetti contrastanti con quella darwiniana, come la teoria dell’autoregolazione.

L’analisi di questo ha già trovato infatti spazio in alcuni studi di lavori di documentazione e ricostruzione completa del rapporto del pensiero di Nietzsche con la scienza del suo tempo. Successivamente proprio a partire da ciò, poi si sono condotti studi specifici sulla ripresa da parte di Nietzsche del concetto di Selbstregulation, riuscendo così a mettere in una nuova luce il concetto nietzscheano di forza (Kraft) in quanto espressione di tale capacità auto-regolatrice dell’organismo. È dunque sulla scia di tali acquisizioni che si intende far emergere come il concetto di autoregolazione all’interno del pensiero nietzscheano spieghi il rapporto dell’organismo con tutto ciò che lo circonda oltre che il modo di svilupparsi internamente dell’organismo stesso. Potremo così vedere come all’interno del pensiero nietzscheano l’organismo sembra essere qualcosa di estremamente complesso, che si muove e si sviluppa a partire dalla sua attività interna e che, per realizzare questa sua attività, deve continuamente organizzarsi non soltanto internamente, ma anche rispetto a ciò che lo circonda poiché ciò che accade in esso è influenzato da ciò che ne sta al di fuori e viceversa. All’interno del pensiero nietzscheano evidenziamo un nuovo modo di vedere il rapporto tra uomo e natura, spiegato nei termini di una complessa e dinamica relazione, per cui le parti non sono schiacciate nel tutto, ma sono l’organizzazione stessa di tale tutto che vive proprio attraverso il movimento delle sue parti. La natura è un tutto caotico, si auto-organizza nel continuo comporsi e scomporsi delle molteplici forze che lo costituiscono e non dipende da niente di esterno, proprio per questo l’uomo è una sua parte, si muove al suo interno e qui si organizza e si sviluppa.

È in tale contesto che trova spazio l’analisi del rapporto che Nietzsche istituisce tra organico ed inorganico, allo scopo di evidenziare come la dimensione biologica e quella fisico-cosmologica siano indissolubilmente intrecciate. È in evidenza il recupero che compie dell’organico, in cui corpo e spirito non sono in contrapposizione, e in questo emerge il suo fisiologismo non riduzionista. Una riduzione del piano psicologico a quello fisiologico, poiché si tratterebbe piuttosto di una stessa unica organizzazione all’interno della quale pensiero e coscienza sarebbero attività complesse, che comprendono in se stesse, come condizioni del loro sviluppo, le molteplici esperienze e sensazioni organizzate all’interno del corpo. In tal modo, potremo sottolineare come all’interno del pensiero nietzscheano prenda forma una struttura complessa del mondo, poiché organico ed inorganico sembrano essere entrambi parti del tutto organizzato della natura, parti che a loro volta sono organizzazioni di altri molteplici elementi, i quali si combinano incessantemente tra loro.

In quest’ottica, allora, concetti fondamentali della filosofia nietzscheana quali volontà di potenza e eterno ritorno assumono una nuova luce. Infatti, secondo Nietzsche sia l’organico che l’inorganico, sia il mondo biologico che quello fisico sono volontà di potenza, ossia sono attività, energia che si sprigiona e si realizza nel confronto e nella relazione con altre energie, con altre attività. La nostra analisi si pone al di fuori di posizioni cosi sostenute, secondo cui la volontà di potenza sarebbe una forma più o meno esplicita di metafisico vitalismo o di un antropomorfismo riduzionistico. Evidenziamo infatti quanto la volontà di potenza, che Nietzsche attribuisce non soltanto all’essere vivente bensì al mondo naturale nel suo insieme, sia espressione della dimensione attiva e dinamica del mondo che scaturisce dall’organizzarsi in un tutto complesso di molteplici singoli elementi, i quali sono a loro volta volontà di potenza. Se allora la volontà di potenza non è altro che la forza trasformatrice del mondo il quale, quindi, attraverso il mutare delle sue molteplici parti muta continuamente anch’esso, l’eterno ritorno nietzscheano è ciò che non implica nessuna forma assoluta di determinismo ma soltanto l’espressione di un mondo che, grazie alla sua natura molteplice, ritorna continuamente, anche se sempre in quel modo di combinazione e scombinazione, ordine e disordine, aggregazione e disgregazione che lo caratterizza. Ciò che ritorna è dunque l’attività di un mondo che diventa un tutto complesso grazie al movimento ed alla potenza degli elementi che lo compongono.

La lettura del pensiero nietzscheano si propone in linea con le moderne teorie del caos e della complessità, in cui concetti come quelli di ordine e disordine, organizzazione e disgregazione, equilibrio e squilibrio, parte e tutto svolgono un ruolo fondamentale. In tal modo questo si discosta da quelle posizioni che, hanno interpretato negativamente il concetto di eterno ritorno perché, esso deriverebbe dall’errata deduzione di un numero finito di combinazioni dei centri di forza dall’affermazione della finitezza dei centri di forza stessi; o perché implicherebbe un cieco determinismo in cui ogni cosa sarebbe già stabilita e in cui non ci sarebbe più spazio per la libertà d’azione dell’essere umano. Infatti, l’analisi del concetto di eterno ritorno, tesa a ridimensionare il determinismo attribuito-erroneamente- permette di sottolineare come nell’ottica nietzscheana la libertà dell’uomo sembra scaturire proprio dall’accettazione dell’eterno ritorno in quanto movimento dinamico e complesso del mondo, poiché accettare tale movimento caotico ed imprevedibile significherebbe per l’uomo liberarsi dalle false strutture della ragione che lo hanno condotto a credere erroneamente in una conoscenza oggettiva della realtà individuandone leggi e confini precisi.

Dunque è proprio nel mondo, così come lo descrive Nietzsche attraverso la volontà di potenza e l’eterno ritorno, che a nostro parere troverà espressione quella visione naturalizzata dell’uomo e del suo rapporto con il mondo, che è leitmotiv di tutto il suo pensiero; a tale concezione naturalizzata inerisce intrinsecamente, infatti, l’idea di un rapporto tra il tutto e le parti quale relazione di integrazione dinamica continua, in cui quindi uomo e natura, organico e inorganico, corpo e spirito non sono più in un rapporto di contrapposizione, bensì di co-evoluzione e adattamento reciproco. In quest’ottica potrà inoltre, risultare evidente l’attualità del pensiero nietzscheano alla luce dello spazio e dello sviluppo che tale concezione naturalizzata dell’uomo è destinata a trovare nella scienza e nell’epistemologia contemporanee. Da tutto ciò potrà forse infine risultare evidente come la visione complessa e naturalizzata del mondo propostaci da Nietzsche, tesa a rivoluzionare il rapporto uomo-natura, non derivi semplicemente dall’influsso che la biologia, la fisica e la fisiologia del suo tempo hanno esercitato sul suo pensiero, bensì lo caratterizzi e lo attraversi coerentemente consentendo di leggerne i molteplici aspetti quali espressioni tutti della medesima visione della natura auto-regolatrice e, al contempo, caotica del mondo.

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