LA MORTE TEORETICA DI DIO

MUERTE

 

 

 

 

 

Altro fraintendimento possibile, del resto, al di la del mero aspetto quantitativo fattuale, sarebbe ricercare il significato proprio dell’annuncio nietzschiano nel manifesto cambiamento qualitativo della fede. Non c’e dubbio: la fede prima di Nietzsche e la fede dopo di lui non possono in alcun modo essere considerate le stesse.

 

Il credente di oggi puo anche credere nello stesso Dio del credente di ieri, ma di certo in modo completamente diverso: i contenuti teoretici e morali si svuotano, mentre al tempo stesso le formalità pratiche e cerimoniali aumentano; il significato di un Dio amorevole e misericordioso scompare, ciononostante il significante permane, vuoto ed indefinito come un guscio. Simili ≪metamorfosi fideistiche≫, pero, si sono verificate gia piu volte nel corso della storia, dunque non e a questo livello meramente storico che opera l’annuncio nietzschiano sulla morte di Dio.

 

Secondo la nostra prospettiva, con Nietzsche, lungi dal morire realmente, Dio muore piuttosto teoreticamente, per due motivi: primo, perche viene finalmente formulata una genealogia dell’idea di Dio, laddove invece tradizionalmente la discussione sulla sua esistenza o inesistenza persisteva su un piano in tutto e pertutto teologico; secondo, perche, a seguito di questa ≪vivisezione≫ cinica e disillusa, Dio viene declassato da ente – supremo ovviamente – a concetto.

 

Soffermiamoci sul primo motivo: una genealogia dell’idea di Dio come quella formulata da Nietzsche – la quale supera, per completezza e radicalita, quella dei suoi (pochi) predecessori, come Hume, Meslier, etc. – segna un punto di rottura definitivo nella storia dell’ateismo. Prima di Nietzsche, lo sforzo degli autori definibili ≪atei≫ consisteva nel demolire prepotentemente, o smantellare minuziosamente, le numerose e fantasiose dimostrazioni dell’esistenza di Dio – negandone la consequenzialita, la validita dei presupposti, l’incoerenza pratica, etc. Eppure, queste contro-dimostrazioni, per quanto potessero sul momento risultare efficaci, non erano mai definitive, poiche lasciavano aperto il campo ad ulteriori nuove dimostrazioni dell’esistenza di Dio. Si trattava, insomma, di una sorta di dialettica, nella quale il momento positivo era rappresentato dalle dimostrazioni dei teologi, quello negativo dagli smascheramenti dei pensatori atei.

 

Nietzsche interrompe questa Aufhebung teologica. Egli mostra, infatti, il meccanismo psicologico e culturale che sta alla base dell’idea di Dio e conclude che siffatta idea non puo che essere un’illusione – un’illusione umana, troppo umana. In questa prospettiva, si rivela totalmente inutile continuare a dibattere animosamente sull’esistenza di Dio, poiche, per definizione, un’illusione e qualcosa che non esiste di per se, ma la cui esistenza viene creduta come vera.

 

 

Per usare una metafora efficace, sarebbe come continuare a discutere dell’esistenza reale di un ologramma dopo aver scoperto il meccanismo di proiezione che ne permette l’apparizione: l’immagine resta, ben visibile come lo era prima; il suo significato, invece, muta radicalmente.

 Un tempo si cercava di dimostrare che Dio non esiste, – oggi si mostra come ha potuto avere origine la fede nell’esistenza di un Dio, e per quale tramite questa fede ha avuto il suo peso e la sua importanza: in tal modo una controdimostrazione della non esistenza di Dio diventa superflua. Quando una volta si erano confutate le prove addotte ≪per dimostrare l’esistenza di Dio≫, restava sempre il dubbio che si potessero trovare ancora prove migliori di quelle gia confutate: a quel tempo gli atei non erano capaci di far tavola rasa.

 

Possiamo cosi passare al secondo motivo di quella che potremmo definire la ≪morte teoretica≫ di Dio: se egli viene declassato, come abbiamo gia detto, a concetto illusorio, e se del resto tutti gli altri concetti adoperati dall’uomo non sono, in ultima analisi, che illusioni anch’essi, allora si puo ben dire che la morte di Dio coincide con la fine della sua assolutezza ontologica, con il suo spodestamento dal trono della gerarchia assiologico-esistenziale.

 

La morale, la politica, l’arte, la scienza, etc. le quali in precedenza derivavano e dipendevano direttamente dalla religione, e dunque da Dio, divengono autonome ed equipollenti fra di loro – equipollenti anche alla religione stessa. Credere in Dio non e piu un presupposto fondamentale dell’agire morale, politico, etc. bensi soltanto una possibilita tra le altre: si puo credere in Dio come si puo credere allaRivoluzione, all’Arte, alla Nazione, etc.

 

La morte di Dio e, dunque, realmente considerabile come uno spartiacque nella storia dell’umanita: prima di esso, troviamo le gia citate vicissitudini e idiosincrasie del nichilismo morale; dopo di esso, invece, soltanto lo spaesamento conseguente alla caduta di ogni punto di riferimento che proprio il nichilismo morale forniva all’uomo – ≪via da tutti i soli≫. E una condizione nuova, eccezionale, sconvolgente: il processo storico – che chiameremo d’ora in poi ≪ciclo assiologico≫ – nel quale ai vecchi valori se ne sostituivano sempre di nuovi si interrompe, lasciando l’uomo disorientato. Nietzsche stesso, del resto, afferma che

 tutti coloro che verranno dopo di noi apparterranno, in virtu di questa azione, a una storia piu alta di quanto mai siano state tutte le storie fino ad oggi!

Ecco in tutta la sua tragicita compiersi l’avvento del nichilismo – un avvento inevitabile, inarrestabile, necessario:

 

Cio che io racconto e la storia dei prossimi due secoli. Io descrivo cio che viene, cio che non puo piu venire in altro modo: l’insorgere del nichilismo. Questa storia puo essere narrata gia ora [nell’autunno del 1887, n.d.A.]: perche qui e all’opera la stessa necessita. Un tale avvenire parla gia per cento segni, questo destino si annuncia ovunque: gia tutte le orecchie sono tese per questa musica dell’avvenire. Tutta la nostra cultura europea si muove gia da gran tempo con un tormento e una tensione che cresce di decennio indecennio, come se tendesse a una catastrofe: inquieta, violenta, impetuosa: come una corrente che vuol giungere alla fine, che non riflette piu, che ha paura di riflettere.

 

Compresa in questo modo l’irreversibilita del processo – ≪perche il nichilismo e la logica, pensata sino alla fine, dei nostri grandi valori ed ideali≫– la domanda fondamentale non sara piu: ≪come si puo evitare il nichilismo?≫, ma piuttosto: ≪come deve porsi l’uomo di fronte ad esso?≫.

 

Nel rispondere a questa domanda, Nietzsche ha ben messo in mostra la sua capacita allo stesso tempo diagnostica e profetica: come un buon medico e in grado di prevedere il futuro decorso della malattia a partire dai sintomi attuali, Nietzsche preannuncio le molteplici reazioni che l’uomo avrebbe avuto nei due secoli successivi di fronte all’avvento del nichilismo, basandosi semplicemente sulla diffusa condizione di décadence che aveva sotto gli occhi. Nel prossimo paragrafo descriveremo e analizzeremo proprio questi molteplici nichilismi preannunciati da Nietzsche.