IL PENSIERO DANZANTE

PENSIERO DANZANTE

 

 

 

 

 

 

 

 

Il “pensiero danzante” di Nietzsche, questa sua impostazione dinamica di finitudine non-finitudine, l’essere come divenire, l’uomo inteso come transizione e tramonto per una rinascita sempre nuova: tutto ciò contrasta con la dimensione di infinitudine propria della metafisica tradizionale, che colloca nel trascendente il fine ultimo della vita.

In Nietzsche invece è essenziale l’immanenza, il “senso della terra”. Non c’è quindi più posto per la fede in un Dio trascendente.

 

Ora l’elemento divino entra a far parte dell’uomo stesso: il continuo superamento dei propri limiti secondo la logica della volontà di potenza pone le basi per un nuovo modo di rivelarsi di Dio, che si configura così come l’ elemento culminante di un esistenza che è essa stessa un’ eterna divinizzazione.

 

Dio non è più considerato come forza motrice ma solo come stato massimale dell’esistenza terrena: un punto nello svolgimento della volontà di potenza, nella continua dinamica esistenziale–ontologica di superamento come “volontà di”. In tale concezione Nietzsche intende mettere in luce il divino come una dimensione che non risulta essere fuori dall’uomo, ma anzi dipende da una continua conquista da parte di quest’ultimo.

 

 Il superamento di un nichilismo passivo per un nichilismo attivo ci offre in fondo una nuova dimensione del divino o, ancor meglio, una nuova essenza dell’uomo come apertura al divino. In tale contesto viene superato ogni concetto del divino inteso in modo oggettivo per un concetto esistenziale-ontologico del divino.

 

E’ a questo riguardo che Nietzsche parla di una “trasvalutazione di tutti i valori”, ovvero una sorta di rivoluzione copernicana dello spirito, in quanto una concezione immanente e terrestre del divino prende il posto del Dio trascendente, sottraendo all’uomo ogni senso di sicurezza tipico della verità intesa in senso oggettivo.

 

 

 

 

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