UNIONE DEGLI UNICI

EGOCENTRIC

 

 

 

 

 

 

Analizzando attentamente le considerazioni precedenti sorgono, a mio avviso, alcuni punti critici riguardanti la dialettica DEBOLE – FORTE. Tali punti critici riguardano il sistema stirneriano e ancor maggiormente intaccano, in certa misura, la coerenza del pensiero nietzschiano.

 

Conosciamo bene il giudizio di Nietzsche sul darwinismo: «la scuola di Darwin si inganna su ogni punto».Secondo il giudizio di Nietzsche, la selezione naturale funziona esattamente all’opposto di come la presentano i teorici del darwinismo: non i piu forti, ma i deboli e i mal riusciti, vengono favoriti dalla selezione naturale – dichiara il nostro autore. Senza entrare nel merito della questione vorrei far notare che tutta la questione si risolve esclusivamente sul significato che si attribuisce al concetto di forte.

 

Per Darwin la selezione favorisce il piu adattivo, non il piu forte in senso relativo (ad esempio il piu forte fisicamente), ma il piu forte in senso assoluto (ovvero chi sopravvive). Lo stesso Nietzsche lo sa quando afferma: «i più forti e i più fortunati sono deboli quando hanno contro di sé gli istinti del gregge organizzato»

 

E quindi filosoficamente rischioso sostenere la tesi secondo la quale: i piu forti sono sottomessi ai piu deboli attraverso, ad esempio, l’utilizzo di pregiudizi morali. Chi si sottomette ad un precetto morale, e si lascia governare da questo, e effettivamente il debole; rispetto invece a colui che crea il detto precetto morale e lo utilizza in suo favore.

 

Cio starebbe semplicemente a significare che quelli che riteniamo “piu forti” in verita non lo sono affatto, perche vengono vinti dai “deboli”86 e, soprattutto, che la nostra stessa connotazione di “piu forti” e semplicemente un pregiudizio morale e non una constatazione che si basi su di un dato di fatto, come ad esempio, la sopravvivenza o la capacita di riproduzione dell’individuo.

 

Non vedo infine il motivo per cui la capacita di aggregazione non debba essere considerata uno specifico parametro della forza, e che quindi coloro che chiamiamo “cristianamente” deboli, attraverso questa capacita siano da ritenersi in definitiva i “forti”.

 

Passimo ora a vedere come, in maniera singolare, i nostri due autori esaltino invece la coalizione creata da quegli individui che loro considerano ben riusciti, superiori.

 

In un aforisma di Al dì la del bene e del male, Nietzsche sembra tratteggiare cio che Stirner, nella sua opera, definisce come UNIONE degli unici. All’interno del paragrafo Che cos’è aristocratico? Nietzsche definisce alcuni tratti caratteristici di ≪una buona e sana aristocrazia», tratti che caratterizzano anche l’unico di Stirner e il suo concetto di unione. Infatti, secondo Nietzsche, questa aristocrazia non deve percepirsi come funzione di qualcos’altro, bensi essere essa stessa la giustificazione di tutto quanto la circonda.

 

Ad esempio, la societa non deve esistere come fine a se stessa, ma solo come infrastruttura su cui gli individui superiori possano ergersi. Tutto diviene oggetto utilizzabile, anche l’essere umano diviene strumento per larealizzazione della volonta di potenza di questa classe superiore. Sia nell’unione stirneriana, che nell’unione aristocratica di Nietzsche, non ci sono vincoli sacri, ma ci si unisce per aumentare la propria forza, per volonta di potenza.

 

«Nessuno è per me una persona da

rispettare, anche il mio prossimo non lo

è, ma è invece, così come gli altri esseri,

un oggetto per il quale posso provare

qualcosa o anche niente, un oggetto

interessante o non interessante, un

soggetto utilizzabile o non utilizzabile.

Se io ne posso far uso, m’intenderò e mi

accorderò con lui per accrescere la mia

potenza con quest’alleanza e per poter

riuscire, riunendo le forze, dove uno solo

fallirebbe».

 

«Trattenerci reciprocamente dall’offesa,

dalla violenza, stabilire un’uguaglianza

tra la propria volontà e quella dell’altro:

tutto questo può divenire una buona

costumanza tra individui, ove ne siano

date le condizioni – vale a dire la loro

effettiva somiglianza in quantità di

forza. Ma appena questo principio

volesse guadagnare ulteriore terreno,

addirittura se possibile, come principio

basilare della società, si mostrerebbe

immediatamente per quello che è: un

principio di decadenza».

 

 

 

In effetti, per entrambi i nostri autori, cause estranee come la societa o il prossimo, non sono cause alle quali l’individuo debba cedere spazio. La causa che l’individuo unico deve perseguire e la propria causa, Stirner lo chiarisce sin dalla prefazione dell’unico e la sua proprietà.

 «Voi pensate che la mia causa

dovrebbe essere almeno la “buona

causa”? Macché buono e cattivo! La

mia causa non è né il divino né

l’umano, non è ciò che è vero, buono,

giusto, ecc., bensì solo ciò che è

mio».

 

 

«Zarathustra invece chiede, primo e

unico: come può essere superato l’uomo?

Il superuomo mi sta a cuore, e non

l’uomo: non il prossimo, non il più

sofferente, non il migliore…

Disimparate questo “per”, creatori:

proprio la vostra virtù vuole che voi non

facciate alcuna cosa con “per” e “a

causa”…“Per il prossimo” è solo la

virtù della piccola gente: in mezzo ad

essa si dice “uguale e uguale” – essi non

hanno il diritto né la forza al vostro

egoismo!».

 

Nella citazione precedente Nietzsche, oltre a criticare la scelta di cause estranee, accenna ad un argomento molto caro a Stirner, quello dell’uguaglianza. Come abbiamo chiarito nel primo capitolo di questo lavoro, Stirner ripudia con sdegno ogni tipo di ideologia che si faccia portatrice di istanze egualitarie – che esse siano promotrici di un’uguaglianza dei diritti, della proprieta o altro – e questo in favore del principio di unicita.

 

L’unico non vuole essere uguale agli altri, questi e imparagonabile, vuole autodeterminarsi in base alla sua volonta e alle sue forze, divenire individuo proprietario, tutte caratteristiche che, anche in questo caso, coincidono con il carattere del superuomo nietzschiano:

 

«La plebe dirà ammiccando: noi siamo tutti eguali, l’uomo è l’uomo; davanti a

Dio – siamo tutti eguali!…Uomini superiori, questo Dio era il vostro più

grande pericolo. Da quando egli giace nella tomba, solo ora l’uomo superiore

diverrà padrone».

 

 

In questa occasione non ho difficolta ad appoggiare la valutazione di J. Carroll, il quale arriva a sostenere: «L’egoista svolge nella filosofia di Stirner lo stesso ruolo che in quella di Nietzsche svolge l’Uebermensch».

 

 

 

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