IL PROBLEMA DELLA MATERIA

hartmann

 

 

 

 

Hartmann, che ritiene con la prima e la seconda parte della sua opera di avere sufficientemente provato l’esistenza dell’inconscio e di averne chiarito la natura, nella terza e conclusiva parte procede a sviluppare sistematicamente la sua metafisica, con l’intenzione di mostrare la possibilità di dar ragione anche dei principali problemi metafisici nei termini della teoria dell’inconscio. 

 

L’esposizione può essere organizzata intorno a quattro nuclei tematici principali: il problema della materia, quello della coscienza,la metafisica vera e propria (natura dell’inconscio-Assoluto,origine del mondo, derivazione del molteplice dell’uno) e, da ultimo il problema del fine dell’universo e del destino dell’uomo (con il conseguente pessimismo), che sarà trattato nel capitolo seguente.

Hartmann presenta la sua teoria della materia come un approfondimento (Vertiefung] dei risultati delle scienze naturali.

 

Egli condivide la teoria atomista ma ritiene che si debbano ammettere due tipi fondamentali di atomi, quelli corporei, che si attraggono reciprocamente, e quelli eterei, dotati invece di una forza repulsiva. 

 

Gli atomi eterei costituiscono una sorta d’involucro degli atomi corporei, impedendo che la forza di attrazione che caratterizza questi ultimi li faccia concentrare tutti in un punto, e occupano quindi lo spazio esistente fra le molecole di atomi corporei.

L’opposizione fra gli atomi corporei e quelli eterei è di tipo polare e di conseguenza, per rendere spiegabile l’equilibrio delle forze nell’universo, bisogna supporre che il loro numero sia eguale. D’altra parte, per evitare la difficoltà di supporre un infinito in atto, bisogna anche pensareche il numero degli atomi sia finito.

Hartmann affronta poi la questione decisiva dell’esistenza o meno nell’atomo, oltre che della forza, anche di una componente materiale. Egli nota che l’idea dell’esistenza di un sostrato materiale trae origine da una considerazione ingenua delle nostre percezioni sensibili, che, viceversa, considerate senza pregiudizi, non attestano altro che l’azione di forze sui nostri sensi. 

La spontaneità dell’inferenza dalle percezioni sensibili ad una causa materiale spiega la difficoltà di liberarsi da questo pregiudizio.Facilmente confutabile d’altra parte è la tesi secondo cui a priori non sarebbe pensabile una forza realmente esistente che non faccia riferimento ad una materia.

A priori, vale a dire in forza del principio di contraddizione, non v’è alcuna ragione per negare l’esistenza reale ad una forza ed è piuttosto nil concetto di materia che è in sé impensabile, perché manca di un contenuto specifico, riducendosi le sue determinazioni tradizionali a determinazioni della forza (ciò che si oppone, ciò che è impenetrabile etc.). 

Pensare poi che negli atomi esista un centro materiale – e quindi esteso – a partire dal quale fare operare la forza, presenta difficoltà insuperabili, giacché la forza si riferisce sempre a un punto matematico in esteso. 

L’ammissione della materia in definitiva non risolve il problema della natura degli atomi  ed anzi lo complica. 

La concezione dinamica, che annovera qualificati precursori in Leibniz e Schelling, invece spiega adeguatamente come sia possibile l’interazione fra gli atomi ed in generale ogni altro problema. Rimane la questione di come debba essere pensato il punto d’uscita della forza, ovvero il centro degli atomi, una questione la cui soluzione Hartmann rimanda a più oltre, nel quadro della discussione del problema più generale del rapporto fra forza e spazio.

Quanto alla natura della forza, si possono distinguere in essa il puro tendere (Streben) dal modo determinato di tale attività, ovvero da ciò che può essere detto il suo contenuto, il suo oggetto, il suo fine. Se si tien conto dell’immaterialità della forza, non sussistono difficoltà nel vedere in essa una realtà spirituale analoga a ciò che in noi chiamiamo volontà. Così Hartmann può affermare che anche gli atomi sono riconducibili a volontà e rappresentazione, ovvero a manifestazioni dell’inconscio .

Da questo punto di vista risulta ora agevole spiegare che cosa sia e come sorga lo spazio: esso esiste dapprima idealmente come rappresentazione inconscia che determina l’esplicarsi della forza-volontà degli atomi e poi realmente, una volta avvenuta tale esplicazione. Lo spazio è quindi costituito nel suo insieme dal reciproco entrare in contatto e limitarsi delle forze-atomi.

 

Se poi è la forza a produrre lo spazio, il suo centro, 

il suo punto d’uscita deve trovarsi al di fuori dello spazio; 

di qui l’illegittimità di porre il problema del centro spaziale dell’atomo, fatta salva ovviamente la legittimità di fissarne uno immaginario per le necessità dello studio della natura.

 

La risoluzione degli atomi in manifestazioni di un’attività spirituale con la conseguente eliminazione della materia è per l’economia complessiva del sistema di Hartmann di grande importanza, perché, eliminando il classico dualismo materia/spirito, rende plausibili i vari interventi dell’inconscio nella corporeità che sono stati esaminati nella prima parte della Filosofia dell’inconscio. 

 

L’intervento dell’inconscio non ha per oggetto una realtà toto genere diversa quale potrebbe essere quella materiale, ma una realtà che è in definitiva anch’essa spirituale e quindi gli è omogenea.

 

Nel suo « approfondimento » filosofico della concezione della materia Hartmann prospetta anche la necessità d’interpretare monisticamente le molteplici forze che costituiscono gli atomi come particolari determinazioni di un’unica forza.Se infatti esse non sono in sé spazializzate, non v’è ragione di pensare che esse siano originariamente sostanze separate. Se così fosse d’altra parte, a meno di ammettere qualcosa di simile alla leibniziana armonia prestabilita, non si spiegherebbe come potrebbero agire l’una sull’altra. 

Inoltre non si potrebbe comprendere come le varie determinazioni spaziali ideali di ciascuna forza – che antropomorficamente si potrebbero chiamare « soggettive » – potrebbero accordarsi « oggettivamente » nella costituzione di un unico spazio. Conviene quindi supporre che le varie forze non siano realtà a sé stanti a tutti gli effetti, ma particolari determinate attività di un’unica forza, appunto l’inconscio.

 

 

Quale che sia la radice metafisica degli atomi tuttavia Hartmann li considera nello sviluppo del suo pensiero come realtà – almeno relativa-mente – autonome, che costituiscono gli elementi primi di cui sono composti i corpi complessi, come risulta dalla sua teoria dell’individuo. 

 

Tale teoria, la cui trattazione è distribuita in vari capitoli  , può essere considerata da due punti di vista; o partendo dall’alto, cioè mostrando come dall’Uno- tutto si sviluppi la molteplicità degli individui, oppure partendo dal basso, cioè mostrando come a partire dagli individui semplici, appunto gli atomi, vengano a costituirsi gli individui complessi.

 

Hartmann individua preventivamente cinque caratteri definitori del concetto di individuo: 1) unità spaziale; 2) unità temporale (continuità del suo agire); 3) unità della causa (interna); 4) unità del fine; 5) unità dell’azione reciproca delle sue parti (PU I, pp. 124-126). Negli atomi, in cui risultano soddisfatte le condizioni l)-4), ma non la 5), in quanto essi sono per definizione privi di parti, la costituzione in individui si identifica con il loro sorgere ed è fondata sull’unità della particolare attività dell’inconscio che ne sta all’origine .

 

Se gli atomi sono individui, di necessità gli individui « polimeri » sono « somme » di altri individui. Ed infatti per Hartmann ciascun individuonon è qualcosa di chiuso in sé, ma può divenire parte di un individuo di livello superiore. 

 

Fra l’atomo e l’individuo di livello superiore possono altresì sussistere individui polimeri intermedi. In proposito Hartmann si dilunga in esemplificazioni che si riferiscono agli individui organici – gli unici individui in cui si realizzano tutte le condizioni sopra indicate – per mostrare che molte delle loro parti – le cellule, i centri nervosi su su fino ai vari organi – hanno tutti i titoli per essere considerati a loro volta individui.

Anche gli individui spirituali coscienti, il cui carattere definitorio è l’unità della coscienza, dipendono da individui di livello inferiore. Dato che, come si vedrà tra poco, l’esistenza di una coscienza dipende dagli atomi, condizione della loro esistenza è l’esistenza di un individuo organico .

 

Ci si può domandare ora che cosa faccia sì che un gruppo di atomi o, più in generale, di individui di livello inferiore venga a costituire un individuo superiore, giacché conformemente al suo concetto, un individuo non si riduce alla somma delle sue parti. La soluzione prospettata da Hartmann chiama in causa ancora una volta l’elemento spirituale: ogni individuo composto da più parti si costituisce come tale nella misura in cui alle varie attività dell’inconscio che si esplicano negli atomi e negli individui inferiori,se ne aggiunge un’altra in grado di coordinare ed integrare le attività dei livelli inferiori, che per comodità Hartmann chiama nel seguito anima.

 

 

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