IL PRINCIPIO DELL’EGOISMO

ÉGOÏSME CONTRE L'ÉGO

 

 

 

 

 

 

L’unico e la sua proprietà :

Due i fondamenti teorici della filosofia di Stirner, il nuovo soggetto – «l’unico» – ed una diversa concezione dell’oggetto, inteso come «proprietà»; essi sono però teorizzati compiutamente solo nella seconda parte, assieme alla «rivolta»  Empörung  – e alla «unione degli egoisti» – Verein dez Egoisten. 

Riassu-mendo: sono cinque i capisaldi teorici del sistema filosofico di Stirner, i quattro appena ricordati e «l’egoismo» – Egoismus  –vero cemento metafisico di tutta la filosofia di Stirner, che può anche essere definita come «filosofia dell’egoismo».

«Io e l’egoismo», scrive Stirner, siamo «il vero universale»; l’e-goismo è il principio stesso della vita, che interessa ogni esi-stente; è inglobante perché è l’essenza di «ogni cosa», nello stesso tempo è escludente perché unifica solo formalmente: il carattere che accomuna ogni esistente e la sua assoluta origi-nalità, l’irriducibile diversità.

 

Già nell’esordio metafisico dell’opera di Stirner, quando si parladell’origine stessa della vita umana, l’uomo viene descritto co-me «buttato a caso tra tutte le altre cose del mondo», quindi trae contro tutto ciò che lo circonda, perché «ogni cosa  tiene a se stessa  e nello stesso tempo si scontra continuamente con lealtre cose», tanto che «la lotta  per l’autoaffermazione è inevita-bile».

Quindi l’egoismo è l’essenza del vivente che, come la ‘Wille zurMacht’, è il principio di un’autoaffermazione escludente e conflit-tuale.

La teorizzazione dell’egoismo, quale motore della storia e della vicenda personale di ogni individuo, per Stirner non equivale adire che esiste una sola forma di egoismo, che l’egoismo si ma-nifesta sempre e comunque alla stessa maniera.

Secondo Stirner si possono individuare tante forme di egoismo quanti sono i tipi di uomini che la storia ci mostra; poiché nella Weltsgeschichte  prevalgono i soggetti alienati, si sono avute e si hanno solo manifestazioni incompiute e contraddittorie dell’e-goismo.

 

Essere alienato, per Stirner, è chi non vive in funzione di sé, prendendo il proprio ego come «punto di partenza, punto di mezzo e punto di arrivo» ma, al contrario, vive per l’altro da sé, che storicamente ha preso la forma di natura presso gli an-tichi e di spirito a partire da Cristo fino ai «modernissimi» libera-li, «pii atei» perché teorizzano ed adorano una nuova forma,seppur mondanizzata, di spirito: l’uomo e la società.

Con «ego» Stirner intende il singolo individuo, non riducibile adalcuna categoria universale o intersoggettiva («io», «persona»,«cittadino», «cristiano», «uomo», ecc.); con «altro da se» ognidimensione religiosa, politica e sociale che trascende il singolo,lo considera come sua parte e gli si impone come superiore,regolandone la vita e l’azione con una serie di regole deontolo-giche di varia natura.

 

In tutta la storia, che è prima storia della dipendenza dalla natura e poi dallo spirito, si hanno manifesta-zioni incompiute e contraddittorie dell’egoismo, tanto che nell’o-pera di Stirner si parla di egoisti «unilaterali», «ingannati», «in-confessati», come di un egoismo «addormentato», «debole»,«incoerente», ecc.

 

La forma «più pura» e «più dura» di egoismo, l’unicità, deve ancora realizzarsi: essa coincide con la coscienza che il singolo(seppur «finito» e «caduco») ha di sé, in quanto assoluto, e con un conseguente e coerente comportamento, che riduce l’altro da sé ad «oggetto», strumento della propria, individuale realiz-zazione.

 

Quindi «l’unico» – e siamo alla seconda categoria dell’opera principale di Stirner – è un nuovo soggetto, il soggetto inteso in senso forte, anche se occorre considerarlo secondo due diver-se prospettive.

 

La prima è, per così dire, formale: con la parola‘unico’ ci possiamo riferire ad ogni uomo: ognuno è unico, an-che il soggetto alienato per eccellenza, «il cristiano». Ognuno infatti è la risultante di un insieme di caratteri, qualità, attitudini tanto generali che particolari o, addirittura, esclusive; l’insieme costituisce quell’individuo particolare che noi chiamiamo Paolo,Francesco, Giovanni e così via, insieme irripetibile che fa di ognuno un unicum , riproducibile se non con delle astrazioni,quali sono appunto i nomi.

Allo stesso modo ognuno è «egoi-sta» e segue il proprio interesse, anche se «il cristiano», come ogni soggetto alienato, confonde il suo Ego con questa o quella parte dell’io che viene assolutizzata ed eletta a natura umana, a carattere universale dell’uomo a cui tutto subordinare.

 

Unicità in senso proprio, in senso forte, non è però un carattere solo formale, non rappresenta un mero elemento di originalità e di differenziazione degli individui fra di loro; come ricordavo,l’unicità è la forma più alta e pura di egoismo, la condizione in cui si tende ad affermare non una parte dell’io – un sentimento,una fede, un bisogno – ma l’individualità nella sua interezza,attraverso e contro ogni altro soggetto.

 

Già nel titolo dell’opera di Stirner –L’unico e la sua proprietà  – si viene a definire la nuova relazione che un soggetto non aliena-to, «l’unico», l’egoista in senso proprio, cioè «coerente con se stesso», stabilisce con l’altro da sé, con il «non-io»: siccome l’ioè tutto, l’altro da sé è necessariamente il non-io, tanto dal punto di vista della differenziazione che del valore. Questo «non-io»,«l’oggetto» distinto dal soggetto, quando viene ridotto a mate-riale d’uso dall’io e dell’io, viene definito come proprietà.

Stirner ricorre al termine di proprietà, parola antichissima di origine latina che ha assunto prevalentemente una valenza giuridico-economica, che, a differenza dell’altro termine del tito-lo, «unico», ha dei significati suoi propri. Se, infatti, parliamo di‘Unico’, con la maiuscola, il pensiero va subito a Stirner, se par-liamo di proprietà il pensiero va a tutt’altro.

 

La proprietà a cui si riferisce Stirner non è, però, una categoria giuridica, né esclusivamente economica, non è un titolo sanzio-nato dal diritto né un possesso regolato dalla legge o dal con-tratto. Lo stesso Stirner sottolinea a più riprese che la proprietà, Eigentum  ,dell’unico non è la proprietà di cui si gode nello Sta-to, non è esclusivamente un possesso economico, non è la proprietà collettiva dei comunisti o quella privata teorizzata dailiberali borghesi, non è la proprietà sociale di Proudhon.

 

No-nostante il filosofo di Bayreuth definisca ciò che la «proprietà egoistica» non è, non deve essere né diventare, per far ciò ri-corre ad una formula tradizionale attribuita ai Romani «ius u-tendi et abutendi», diritto di disporre e usare in modo incondi-zionato di ciò che ci appartiene. 

 

L’egoista stirneriano è proprie-tario tanto della propria vita che del «mondo» – «a me appar-tiene il mondo» –:

 è un soggetto autodeterminato che agisce mosso esclusivamente dall”«interesse personale», senza mai perseguire un «interesse generale» o «estraneo», ed «usa»senza remore di natura etica, giuridica, politica o semplicemen-te umana l”«oggetto», tutto ciò che gli serve allo sco

 

 

 

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