ATTACCO A PLATONE

VIANDANTEOMBRA

 

 

 

 

 

 

 

Nel seguito del colloquio, Nietzsche mette in moto la macchina simbolica e argomentativa della critica al platonismo: Quando in una risposta al viandante, l’ombra afferma di essere allietata dallo “splendore che c’è negli occhi degli uomini quando conoscono e scoprono”, essa ribalta la posizione .


L’ombra afferma che il sole della conoscenza è nell’occhio degli uomini. Questo per dire che la conoscenza è prodotta dal corpo e l’uomo l’ha erroneamente idealizzata per la sua natura solo in apparenza immateriale. Qui l’ombra, con la sua insistenza sull’elemento corporeo dell’occhio, sembra affermare che la conoscenza e lo spirituale sono un prodotto umano e non divino.
L’ombra, quasi con l’intenzione di puntualizzare, dice di essere anche “l’ombra prodotta dal sole della conoscenza28”: questo per ribadire in primo luogo che l’ombra è innanzitutto proiezione di oggetti fisici causata dalla luce fisica, in secondo luogo che sia il sole naturale sia il sole della conoscenza producono ombra, condividono la dimensione fisica, parziale, prospettica, oggettuale.
Al termine del primo dialogo, Nietzsche attacca direttamente il platonismo attraverso la critica al dialogo stesso come genere letterario. Dice il viandante:
Il cielo mi guardi dai lunghi e ruminati dialoghi scritti! Se Platone avesse preso meno gusto a ruminare, i suoi lettori prenderebbero più gusto a Platone. Una conversazione, che nella realtà delizia, è, se trasformata in scritta e letta, un quadro con prospettive tutte false: tutto è troppo lungo o troppo corto.
Appare subito paradossale e contraddittorio che Nietzsche critichi la forma del dialogo scritto servendosi a sua volta di un dialogo scritto. Da una parte emerge il valore caricaturale del paradosso. Nietzsche vuole ottenere un effetto grottesco immediato attraverso la critica del dialogo attraverso il dialogo stesso. Dall’altra, si deve osservare che il dialogo con la propria ombra in realtà, come abbiamo visto, è un dialogo con se stessi, di fatto un monologo.

Si comprende allora perché il dialogo con la propria ombra sia l’unico dialogo possibile e consentito in un contesto di aforismi, laddove l’aforisma, infatti, è l’espressione stilistica del monologo interiore nato dall’esperienza della solitudine. Ancora: il passaggio dal dialogo-platonico all’aforisma-monologo nietzscheano corrisponde su un piano stilistico al passaggio che si verifica sul piano teorico da un pensiero della verità permanente, quello di Platone, a un pensiero, quello di Nietzsche, fondato sul primato dell’opinione, in cui l’unico elemento che il filosofo considera certo, contro Platone, è il fatto che il vero (wahr) è illusorio (wahn).

 

 

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