ABISSALE IN UN FONDO SENZA FONDO

UNGRUND1

“Buia è la notte, buie sono le vie di Zarathustra.Vieni, rigido e freddo compagno. Ti conduco al luogo ove ti seppellirò con le mie mani”
F. Nietzsche “Prologo di Zarathustra”
“Così parlò Zarathustra”

In un Fondo senza fondo Abissale[A], nelle interiora di una voragine, lo spasmo plastico dell’uomo decaduto, non porta e non muove, non riesce ad aggrapparsi.
Appeso nel vuoto, nel perdurare di una vita, oscilla il momento del decidere, nel comporre il pensiero che non da e ottiene, cosa e il come dell’afflizione prospet-tica.
Rappresentazione di un intimo e sublime Istinto alla morte, che penetra e si muove al fondo,nello strato sen-za profondità e gradazione, in latente attesa, visione e scorcio dell’idea pensante.


L’afflizione come dolore inoculato, al di sotto e dentro, fino alle viscere, del mondo conosciuto, in un circostan-te, a sé, ma non oltre, e oltre a cosa?[B]
In un Fondo senza fondo, bagliori arrecanti dolore, in un sentirlo e percepirlo come normale disposizione del desiderio inesperto, che muove e si coagula, nella vora-gine aperta e che cade e cade e cade, all’estremo del de-siderio di morte.
Induzione intensa che marginalizza in prendere dell’apprendere e del dirimere e porre fine allo scopo del termine, che appiana, ma non modifica, nel compor-re e iniziare, nella fine che provoca un sussulto.
Palpitazione e fremito, nel trascinare il corpo verso il Verso, provocando spasimi del diritto a vivere, o al por-re fine, nel finale ricercato, nel liquefarsi della ragione o il dubbio, provocando e inasprendo, il pensiero e il criterio dell’esistere.
Nel crollo, in un deteriorarsi e decomporsi del sublime Atto di vita, come modello di esistenza, come essere e creare, nella morte che non [è] o diviene, nel flusso del-la profondità e del precipizio della coscienza.
Il perdurare dell’evento che distingue il momento subli-me in un’attesa del subliminale.
Subliminale ed eccentrico, la visuale nella caduta in un Abisso di un Fondo senza fondo, porta al desiderio nel momento sperato in una morte dalla speranza mortale.
Mortale desiderio che inabissa e soffoca dentro il pio desiderio di utopica idea futura.
Erigersi e lanciarsi nel Fondo di un fondo Abissale, per non lasciare traccia alcuna, nell’illusione di salvarsi.
Fino e dentro, nel momento e nel miraggio, nel lungo cedere al tentativo di porsi, con un piede dentro e l’OcchioEgoico, in una visione della propria coscienza.

L’occhioEgoico- che Vede, risucchia bagliori della mate-ria morta e viva morta in un circolo visivo fino a dentro le strade della percorrenza umana.
Profondamente di là dal “dirupo” la sensazione e la pre-varicazione sul moto della morale umana mortale, inte-riormente e intimamente nel sé.
Interiormente la voragine apre, lancia e persegue la ca-duta del convergere verso la salvezza, come nel salvarsi e risanare l’incessante senza fine.
Il precipizio della coscienza si fonda e si forma, Distrug-gendosi e riformandosi come in un Abisso che non “vede” e non ipotizza il sentimento del sentire e dell’evadere del sé- non vedendo.
Non percependo e non sentendo nel sé, e nel non scor-gere il senso sperato e determinato del moto perpetuo, imprimendo l’inespresso come valutazione del non ve-dendo-udito.
Aprendosi- squarcia la carcassa di un animale umano e non animale umano morto, nutrendoti fino a far sangui-nare la bocca e i denti:
Abisso in un Fondo senza fondo.

“L’uomo è una fune tesa tra il bruto e il superuomo –
una fune sopra l’abisso”
F. Nietzsche “Prologo di Zarathustra”
“Così parlò Zarathustra”

Abissale e cavernoso, oscuro Fondo senza fondo, al mar-gine dell’ideale mortale del soffio e speranza, discende fino al recesso sub liminalmente, fino a penetrare il co-lore e la gradazione del “bello” come grado di giudizio morale.
Il segreto è il “segreto”, non emerge, nel non intuente, come l’ente appartato nel godimento Egocentristico che sbava per desiderare la Possessione e il fruire non com-portando limite alcuno.
La caverna nel recesso dell’uomo, dello stridere dell’anomia, come essere assente, in un rompere e mor-dere l’istante di vita, esistenza da abbandonare amneti-camente.
Anomia ricercata, in sperante fallace, che compone e impone, nel Fondo senza fondo, di un Abisso in esplica-to, come percorso nel non fondamento, e il principio di valutazione, nel perno dell’esistenza, a-terrena o fuga-ce, all’apice dell’apice del fondamento Senza.
Apice e Precipizio, in un erigersi e capovolgersi, senza il fine del capovolgere se stesso, in se stante.
Strappa le carni e le interiora del subliminale corpo ce-lato e rimanente dentro una carcassa disposta nel cer-chio concentrico della vita morta vivente.
Percepisci le interiora di una carcassa in un Fondo di un Abisso senza fondo.
Scheletro del riflesso e del putrido inalare la sublime at-tesa e il vano interporsi di memoria “Alcuna”. [C]

Il subliminale desiderio, non tastando, come inesisten-za senza luoghi comuni alcuni, in un recesso dell’Abisso.
Le vertebre della coscienza si schiacciano all’affondare dentro la non esistenza, e si schiantano, odono lo scric-chiolare nel Fondo senza fondo, ma esprimendo l’assenza Nientificata dell’essere ente.
La scansione dell’istante che è tempo e momento, luci-da interposizione, riducente, non diventa, e diviene, la luce dell’assenza dell’ente, non provando il motivo del Nulla, ma l’assente Nichilistizzato e in difforme,nulla e niente.
Nulla e niente, nel vuoto del niente Nientificato:
Abissale in un Fondo senza fondo.
Sostrati all’Apice dell’Abisso, invertendo e rivoltandosi, nell’ente del vivere nelle viscere dell’esistenza, in una lontananza distante, in un proteiforme erigersi dell’idea.
Lo spazio tra la vanità Egocentristica e l’assenza, è il vuoto, che non [è], ma il Nulla decomposto nello spazio temporale.
Infinito e superficie residuale nel vuoto disteso, ordine esclusivista in un presuntuoso smembrare l’influsso che genera e separa, latente forma distese di ammonimento e luoghi ordinati.
Ordine dal verso stanziale, solcato da un giuramento, e dall’iridescenza, salubre limbo in prolungato e proteso nella speranza.
Apice e Precipizio, al Culmine del desiderio di Morte Ni-chilistizzato, invertendo riemergono, sospesi nel vuoto tra il desiderio e l’assenso dato, deposto e rimesso a Chi, in un Assenza nel Nulla Nientificato.
Mangia le carni sub liminalmente espresse dal colore vi-vo rosso, al momento della Distruzione del corpo, e nel disfacimento della carcassa, che non “muove” il passo, percorso tra la morte e il mortale evento morale.

“Zarathustra si trovò in un profondo bosco e non
vide più alcun sentiero. Allora depose il morto nella cavità
di un albero, all’altezza della sua testa – poichè voleva
proteggerlo dai lupi – e si sdraiò per terra sul musco.
E subito s’addormentò, stanco il corpo, ma con l’anima
Imperturbata”
F. Nietzsche “Prologo di Zarathustra”
“Così parlò Zarathustra”

Lo scheletro della coscienza e le vertebre del pensato, precipitano Unicamente essenti, si riducono al nulla nell’ente dell’essere, e Nientificandosi riemergono “nulla”.
L’ombra dell’esistenza, dell’essere ente in sé, scheletro del margine della vita, volutamente morente, spasmodi-camente stracciata dall’influsso dell’immagine della vi-ta “viva”, alla ricerca dell’apparire come prologo all’essere in vita.
Crescere nel desiderio rivelato, come somministrazione in essere organismo e sostanza, sub stanziale nel diri-gersi nel cerchio concentrico della vita.
La flessione sub stanziale entra all’intorno del cerchio in circolo fino al sostrato sub induttivo, disposto e at-traente, esplodendo e annientandosi.
In una contrazione riflettente, circuizione e attrazione, esplorazione scatenante il definirsi della comprovazio-ne.
Annichilendo le forme margini e limite del mondo, bru-ciando l’estremo al limbo del confine, che completa il valore dell’apparenza appartenente al margine edificato come eguale.
Depravazione in una superficie di sensazioni, in un or-dinario incedere, blando e vacuo equivalente di appros-simazioni.
Cibati del desiderio, invertendoti Nichilisticamente, ap-proda fino all’apogeo dell’esistenza:
Abissale Fondo senza fondo.
Cibati della carcassa di un animale morto umano e non umano, seppellendo il ricordo esistente, smembrandone gli influssi vitali, con il sangue rappreso che discende le pieghe della coscienza:

Abissale Fondo senza fondo.
Nichilisticamente invertendo il sostrato rappreso e la carogna del ricordo nell’esistere che è cadavere, e nell’istante smembrato, diviene similitudine e rappre-sentazione del vivente, consunto e disgregante in un in-flusso di ricordi morti e viventi in un agonizzante mon-do che riaffiora e si liquefa in un torbido frantumarsi di empietà.
Profanazione del sensibile e dell’impulso alla vita “viva”,eliminazione del duttile impulso alla morte viva, denso e assoluto, in un penetrare di un sibilo acuto e la-cerante, come compensazione traslucida del momento attesto e dell’istante smembrato.
Cibati del desiderio, invertendo e divorando il momento a se stante, compensazione di prevaricazione, sulla bra-ma dell’OcchioEgoico.
Abissale in un Fondo senza fondo.
Rappreso nell’interiore ed elevato Istinto alla morte, che irrompe e sospinge nella profondità dell’elevazione e gradazione, in latente attesa, visione e scorcio dell’idea pensante.
Appiglio e voragine nel futile perdurare di un principio, vibrante in un attimo definito, plasmando il presente ri-corrente, cosa e il come dell’afflizione circostante.
In un Fondo senza fondo Abissale, nelle interiora di una voragine, un acuto e spasmodico sibilo del tramonto dell’uomo, devia in una derivazione nell’appiglio della vita.
Abissale in un Fondo senza fondo.

NOTA EGOTISTA
[A] La “realtà circostante” è veramente esistente, o l’esistenza stessa è un falso che diventa il vero del fal-so?
Si è “esistenti” nella verità, come nell’esistere, senza sapere se l’esistere sia qualcosa di veramente veritie-ro, in un illusivo essere vero per vero.
L’Abisso in un fondo senza fondo, dove [è] situato se non esiste?
[B] Oltre a che cosa, dirige un senso, che si determina, ma non esistendo la “cosa”, non si può determinare in che cosa esiste l’oltre.
[C] L’armonia realizzata come vita societaria , non in-clude qualcosa che non sia l’“esatto” della cosa ogget-to.
Riflesso di quello che si vede e percepisce.
La memoria incanala il processo di relazione tra quel-lo che è visto e la protesi di quello che si sta vedendo.
Non esiste pensiero alcuno, se l’esistenza rispecchia l’influsso di quello che vivendo si pensa, nella margi-nalizzazione dell’estensione al momento in cui l’idea è realizzata.

 

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