L’ALLEVAMENTO DEL POPOLO ELETTO

VERSO

Nietzsche crede dunque alla possibilità e alla capacità dell‟uomo di cambiare se stesso e di rieducare i propri istinti, dopo aver adottato nuovi giudizi di valore, ma crede anche che questa volontà non può spingersi fino al cambiamento di tutto il nostro essere, perché la trasformazione dello spirito non può far diventare l‟individuo quello che non è.
Così, alle tre figure del cammello, del leone e del fanciullo corrispondono le tre caste in cui Platone suddivide la socie-tà ideale, la casta dei produttori, quella dei guerrieri e quel-la dei filosofi, tre tipi diversi di uomini per tre diversi compiti, che formano quello che Nietzsche chiama il popolo eletto, il popolo che vuole tramontare e che darà a tutta l‟umanità un nuovo mattino.

Infatti Nietzsche dice che è nell‟essenza dell‟uomo, cioè della specie umana, la possibilità di creare un essere a lui superiore, e che, se un individuo non può tra-sformarsi in ciò che non è, può almeno provare a creare un essere a lui superiore.
Infatti, così come la vita non può volere semplicemente vi-vere, ma deve volere la potenza, allo stesso modo l‟uomo non può restare sempre uguale, ma deve volere il supera-mento del suo essere, l‟Übermensch:

appartiene al nostro essere creare un essere superiore a noi stessi. Creare al di sopra e al di là di noi! Questo è l‟impulso della generazione, l‟impulso dell‟azione e dell‟opera. Allo stesso modo che ogni volontà presuppone uno scopo, così l‟uomo presuppone un essere che ancora non c‟è, ma che dà uno scopo alla sua esistenza.

Questa è la particolarità dell‟uomo rispetto alle altre specie animali, che invece non subiscono nel tempo significativi mutamenti, ma d‟altra parte è chiaro che soltanto all‟uomo è aperta anche la strada del fallimento che porta all‟ultimo uomo che non è più capace di creare. Se la creazione è nell‟essenza dell‟uomo allora gli sarà sempre aperta questa possibilità, ma, poiché questo creare è propriamente un tra-sformare, il pericolo non è che l‟uomo non riesca più a cre-are, quanto che possa perdere la materia prima della crea-zione, quel caos che secoli di errori e di fraintendimenti han-no contribuito a generare: “dovete conservare del caos dentro di voi: coloro che verranno vogliono avere la materia da cui formarsi!”.
Per Nietzsche la grande risorsa dell‟uomo moderno, e dell‟europeo in particolare, è di portare in corpo, avendoli assimilati sotto forma di istinti, i valori che per più di duemila anni sono stati al centro dell‟educazione del mondo occi-dentale. Questi giudizi di valore si sono rivelati alla fine o de-gli errori, dovuti alla mancanza di conoscenze scientifiche sull‟uomo e sul mondo, oppure delle vere e proprie menzo-gne, e il nichilismo altro non è che il sentimento che l‟uomo prova nel vedere il crollo di questi antichi valori, con la con-seguente paralisi della volontà. In Così parlò Zarathustra il discorso dell‟indovino che annuncia il sopraggiungere del nichilismo è subito seguito dal discorso “Della redenzione”, che è la redenzione dagli errori del passato, cioè la trasfor-mazione necessaria di tutto ciò che in passato è stato rag-giunto inconsapevolmente e senza uno scopo ben preciso, prima che esso divenga inutilizzabile per chi vuole creare all‟uomo un avvenire:

il pericolo del ritorno all‟animalità è presente. Noi giustifi-chiamo a posteriori tutti i defunti e conferiamo un significato alla loro vita, quando da questo materiale formiamo il supe-ruomo e diamo un fine a tutto quanto il passato.

Più esattamente Nietzsche pensa che nell’individuo è pre-sente tutta la catena dei suoi antenati, nel senso che un in-dividuo non è solo l‟ultimo anello della catena, ma tutta la catena completa, e così la redenzione dell‟individuo e la re-denzione del passato vogliono dire la stessa cosa. Questo discorso quindi non può essere compreso se si interpreta il “così fu” come il passato dell‟individuo, cioè la sua storia personale, oppure come un accidente o un errore commes-so dall‟individuo nel passato, e di conseguenza la redenzio-ne non ha il valore di salvezza personale o di remissione dei peccati. Il messaggio non è rivolto a coloro che hanno biso-gno di sentirsi redenti, che si preoccupano soltanto della propria felicità, ma a quegli uomini che vogliono redimere in se stessi l‟uomo, e per i quali il “così fu” contro cui è impo-tente la loro volontà non può essere altro che il passato dei loro antenati, e più in generale dell‟uomo:

in quanto poeta, solutore di enigmi e redentore della ca-sualità, insegnai loro a creare nell‟avvenire e a redimere nella creazione tutte le cose che furono. Redimere il passato nell‟uomo e ricreare ogni “così fu”, finché la volontà dica: «Ma così volli che fosse! Così vorrò che sia- ».
Questo, per loro, io chiamai redenzione, e questo soltanto insegnai a chiamare redenzione.

I discepoli di Zarathustra, eredi dell’antica saggezza, per conservare dentro di sé il caos che serve a partorire la stella danzante, l‟Übermensch, devono farsi carico del passato dell‟uomo che altrimenti, nelle mani della plebe, rischia di scomparire e di non poter più essere utilizzato per la crea-zione. Essi sono i cammelli di Zarathustra, che da lui si fanno caricare il nuovo peso:

“da me però dovete farvi comandare il vostro pensiero più alto – che suona: l‟uomo è qualcosa che deve essere supe-rato. Perciò vivete la vostra vita di obbedienza e di guerra!”.

Il pensiero più alto, superare l‟uomo, e quindi il concetto di Übermensch, e il pensiero più pesante, quello dell‟eterno ri-torno dell‟uguale, corrispondono ai due animali di Zarathu-stra, l‟aquila e il serpente. Essi sono entrambi necessari per-ché, senza il primo, cioè senza la volontà di qualcosa di grande, non ci potrà mai essere l‟Übermensch, mentre sen-za il secondo è impossibile la redenzione dalla vendetta, e dunque è impossibile liberare la volontà per qualcosa di grande.
Questi discepoli hanno dunque la responsabilità di allevare un tipo superiore, e questo è possibile perché gli istinti edu-cati possono essere trasmessi in eredità ai propri figli. A que-sto proposito Nietzsche dichiara:

come giungono gli uomini a una grande forza e a un gran-de compito? Ogni virtù e capacità nel corpo e nell‟anima è stata conquistata faticosamente e in piccolo, con molta dili-genza, autocostrizione, limitazione a poche cose, con una ripetizione assai tenace e fedele dei medesimi lavori, delle medesime rinunce: ma vi sono uomini, che sono gli eredi e i padroni di questa ricchezza molteplice di virtù e di capacità lentamente acquistata – perché, in base a matrimoni riusciti e ragionevoli e anche a casi fortunati, le forze acquistate e accumulate in molte generazioni non sono state dissipate e disperse, ma collegate da un saldo anello e da una salda volontà.

Infine, cioè, compare un uomo, un prodigio di ener-gia, che aspira a un compito prodigioso. Infatti è la nostra energia che dispone di noi: mentre il misero gioco mentale dei fini, delle intenzioni, dei moventi altro non è che una messinscena – anche se occhi deboli vi vedono la cosa stessa.

Anche il Cristianesimo è la dimostrazione che, nell‟arco di qualche secolo, si può raggiungere un particolare tipo di uomo con un allevamento speciale, e, inversamente, che si può ottenere il tipo opposto con un‟educazione ai valori an-ticristiani. Ogni comunità infatti ha sempre bisogno di alle-vare i suoi membri secondo un modello di uomo che ritiene essere di valore superiore per il suo bene, e anche l‟uomo buono e l‟uomo gregario rientrano in tali modelli di valore. Come si è visto nel primo capitolo, la comunità che adotta i valori del gregge ha tutto l‟interesse ad allevare un tipo d‟uomo che sia soprattutto innocuo, e per questo alleva-mento il termine più appropriato è quello di „addomesticamento‟.
Tuttavia, la scarsa conoscenza dell‟essere umano da parte della morale comune, e anche il fraintendimento su quello che è bene per l‟uomo al di là degli interessi di una comuni-tà ristretta e delle necessità del presente, hanno operato ai danni degli individui più forti e ben riusciti, determinando così il rimpicciolimento di tutta la specie e la castrazione di una parte fondamentale dei suoi istinti. E‟ per questo che i discepoli di Zarathustra devono iniziare il contro-movimento rispetto ai valori della decadenza, e allevare il nuovo tipo prima che tutto il passato finisca nell‟oblio:
in Zarathustra è necessario dire con esattezza perché il «popolo eletto» dovette prima essere creato – è la contrap-posizione fra le nature superiori ben riuscite e i falliti (caratterizzata dai visitatori): solo a quelle Zarathustra si può aprire sui problemi ultimi, solo da loro egli può attendere l‟attività corrispondente a questa teoria (esse sono forti e sa-ne e abbastanza dure per ciò, soprattutto abbastanza nobi-li!) e solo a loro può dare in mano il martello sulla terra.
La creazione dei nuovi giudizi di valore, che per poter esse-re una vera trasvalutazione si dovrà concludere con l‟assimilazione del pensiero dell‟eterno ritorno, provocherà col tempo anche una trasformazione degli istinti, e quindi, poco alla volta, dell‟uomo stesso. E‟ importante quindi crea-re le condizioni per allevare un tipo che sia completo in tutti i suoi istinti, per poter reggere il peso del pensiero dell‟eterno ritorno, e che dovrà anche usare questo pensie-ro come un martello per trasformare l‟umanità, e tuttavia questo nuovo tipo non è ancora l‟Übermensch, ma solo l‟eletto:

voi solitari di oggi, voi che prendete congedo, voi dovrete una volta essere un popolo: da voi che avete eletto voi stes-si, deve nascere un popolo eletto: – e da esso il superuomo.

Il popolo eletto è stato creato dai solitari di oggi, perché la morte di Dio ha messo l‟uomo, o meglio una parte dell‟umanità, o meglio ancora quella parte dell‟umanità che in quel Dio credeva, i residui di Dio, nella necessità di eleg-gere se stessa a guida della restante umanità. Quindi, da u-na parte c‟è la necessità che si costituisca un popolo a par-tire dagli individui isolati che recepiscono il messaggio di Zarathustra, mentre dall‟altra ci sono due importanti consi-derazioni, che l‟Übermensch nascerà soltanto da questo po-polo eletto, e che, proprio per questo motivo, non potrà es-sere uguale all‟eletto.
I discepoli, in quanto solitari, sono l‟alternativa alla dialettica dei capi e del gregge, ma devono riuscire a riunirsi sotto un solo ideale, altrimenti sono condannati alla degenerazione. Per questo debbono prima diventare un popolo, cioè un in-sieme di individui che si riconoscono sotto una stessa legge e che hanno in comune le stesse valutazioni su ciò che è buono e cattivo per la specie, per potersi sviluppare in ar-monia col loro essere e raggiungere così nuovi livelli di po-tenza, sempre nella speranza di essere un giorno i padri dell‟Übermensch.
L‟importanza di creare dall‟insieme degli uomini superiori ben riusciti un popolo con una propria legge e una propria tavola dei valori, deriva dal bisogno di isolarsi dalla massa informe di coloro che si spingono lungo la via della medio-crità, dalla plebe che non risponde a nessun dovere e non sa porsi degli scopi che vanno al di là del presente. Se Nie-tzsche preferisce l‟idea di popolo a quella di comunità è an-che perché una comunità ha sempre come primo obiettivo quello di resistere, di sopravvivere, mentre il popolo è unito da una comune volontà, da un unico fine, che in questo ca-so è l‟Übermensch.

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