LA RECEZIONE CLANDESTINA DI STIRNER

CRISIz

Visto il disprezzo largamente diffuso e l’ignoranza, ancora più ampiamente diffusa di Stirner, qualcuna delle dichiarazioni compiute a proposito da eminenti pensatori fanno drizzare le orecchie. Ludwig Klages, ad esempio, si è visto anch’egli obbligato, nel suo studio su Nietzsche, di “pensare a” questo autore — benché non creda che Nietzsche l’abbia conosciuto.

Riconosce che questo “dialettico decisamente diabolico procede spesso in modo più radicale, con meno deviazioni ed una più grande precisione nella vivisezione” e che “presenta molto frequentemente le sue conclusioni ultime in modo più coinciso” di Nietzsche, così che egli vede in lui il suo “opposto”, un opposto “da prendere veramente sul serio”. Ciò che rende l’enorme importanza di Nietzsche, perché “il giorno in cui il programma stirneriano si realizzasse non fosse che attraverso la convinzione deliberata di tutti … sarebbe quello di ‚giudizio ultimo’ dell’umanità. Un pensatore di una del tutto diverso orientamento, il marxista Hans Heinz Holz, va nello stesso senso, quando mette in guardia contro “l’egoismo stirneriano che, se conoscesse una realizzazione pratica, condurebbe all’autoanientamento della razza umana”. Anche il vecchio marxista Leszek Kolakowski ha, davanti »

L’Unico«, questa visione apocalittica: la “distruzione dell’alienazione, che è lo scopo di Stirner, dunque il ritorno all’autenticità, non sarebbe altra cosa che la distruzione della cultura, il ritorno all’animalità … il ritorno allo stato anteriore dell’uomo”.

Nietzsche stesso, prosegue Kolakowski, sembra debole e inconseguente in confronto a lui”. E Roberto Calasso, vincitore nel 1989 del Premio Nietzsche, scrive da parte sua: “Come qualcuno non ha mancato di osservare, si deve supporre che Stirner sia qualcosa di cui un filosofo di rango non può occuparsi [ … ] Stirner continua a essere espunto dalla cultura [ … ] La presenza più intensa di Stirner si incontra così in autori che di lui tacciono o che di lui parlano in testi che non pubblicarono mai: Nietzsche e Marx.” E Calasso vede anche in »L’Unico« il “barbaro artificiale”, un “mostro antropologico”, ecc., l’avvertimento fatidico (“Mané Thécel Pharès”) della civiltà occidentale.
È notevole che questi autori non abbiano trovato Stirner degno di una critica argomentata e che i loro vigorosi propositi siano stati la maggior parte delle volte enunciati in luoghi piuttosto isolati e in modo accessorio o accidentale. La nostra scelta dovrebbe bastare per attestare il fenomeno di una recezione notoriamente intensiva certo, ma largamente clandestina di Stirner. Che trova la sua espressione principalmente in allusioni sussurrate, conta su una comprensione ed un accordo preliminari del lettore colto a proposito del carattere diabolico, ostile alla cultura di Stirner e della malvagità assoluta delle sue idee.

Presso alcuni autori, più prudenti e più disciplinati nei loro scritti, menzionare Stirner sembra essere un atto mancato:Edmund Husserl non lo nomina una sola volta nei suoi testi, lettere, ecc. e ciò non per aver ignorato le sue idee o averle ritenute insignificanti, ma perché — come l’abbiamo appreso incidentalmente — voleva proteggere i suoi allievi (e proteggere se stesso?) dalla loro “potere di seduzione”.

Ci volle la situazione estrema dell’imprigionamento per portare Carl Schmitt a dire qualcosa di un rapporto a Stirner che aveva dissimulato dalla sua giovinezza. E se Theodor W. Adorno riconosceva tra pochi che Stirner era colui che “aveva sollevato il problema” evitò minuziosamente di spiegarsi con lui sul piano degli argomenti, cioè semplicemente di menzionarlo. Le ragioni non espresse da tali partigiani — il cui numero è difficilmente valutabile — sono senza dubbio simili a quelle dei visionari apocalittici evocati in precedenza.
Altri autori più recenti, come per esempio Ottmann e Safranski citati in precedenza, si vogliono oggettivi e superiori. Si nota non di meno presso loro nei confronti di Stirner, un ambivalente stupore che essi si sforzano — come lo aveva fatto in modo prototipico il giovane Marx — di eliminare per mezzo della tesi già segnalata del “carattere piccolo-borghese”.
L’antagonismo assoluto di questi pensatori di fronte a Stirner — contrastato da sforzi più o meno abili affinché questo antagonismo non abbia a rivalorizzarlo — non solleva alcun dubbio. Se esso si incontra più spesso presso i filosofi che presso i teologi, ha raramente condotto uno di essi ad esprimersi in modo così decisivo come il professore di filosofia di Basilea e precoce ammiratore di Nietzsche, Karl Joël, nel suo opus magnum. »

L’Unico«, egli scrive, è “il libro eretico il più sfrenato che mano d’uomo abbia scritto” e Stirner ha fondato con lui una vera “religione satanica”. Joël ha messo il dito sull’essenziale: “Stirner” è, per numerosi pensatori non teologi, il nome in codice di ciò che Satana è per i teologi.

Cosa che spiega come mai essi non lascino che intendere genericamente o non esprimano che involontariamente i motivi del loro antagonismo assoluto; che i motivi della scelta del metodo di difesa — il silenzio e il rifiuto della tribuna, affiancati, se ve fosse il bisogno, dallo sviluppo di una teoria del superamento adeguato presso ognuno a seconda della propria tendenza (l’esempio rivelatore essendo qui Karl Marx) — non hanno bisogno di essere nominati cioè difesi; che nessuno, infine, chiede di conoscere questi motivi.
È per questo che ho esposto e descritto, nel mio libro »Ein dauerhafter Dissident« (un dissidente durevole), la storia propriamente detta dell’influenza di Stirner, sepolta sotto il cumulo della letteratura convenzionale che gli è stata consacrata, come la storia di una re(pulsione e de)cezione.Cominciando con Feuerbach, Bauer, Ruge e Marx, essa comprende una importante serie di pensatori della fine del XIX secolo e dell’inizio del XX secolo e si prolunga sino ai nostri giorni sino a Jürgen Habermas. Converrà per finire di riconsiderare se Nietzsche stesso non appartiene a questa serie di nomi eminenti.

 

 

 

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