PROYECTO DE UN NUEVO MODO DE VIVIR

UROBURO 4

 

 

 

 

 

 

Con eso se indica: el ente en su totalidad está dominado por la in-nocencia [Un-schuld]. La totalidad es αιών. Es prácticamente imposible traducir esta palabra de manera adecuada. Alude a la totalidad del mundo, pero, a la vez, tomada como tiempo y referida por medio de éste a nuestra «vida», alude al transcurso vital mismo. Se suele determinar el significado de αιών del siguiente modo: Eon alude al «tiempo» del «cosmos», es decir de la naturaleza, que se mueve en el tiempo que mide la física. De este tiempo se distingue el tiempo de nuestras «vivencias».

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NIETZSCHE: POLÍTICAS DEL NOMBRE PROPIO

NIETZCHE 4

 

 

 

 

 

 

 

Que nos enseña Nietzsche

El nombre de Nietzsche designa, actualmente, en Occidente al único (posiblemente, aunque de otra manera, junto con Kierkegaard, y asimismo con Freud) que abordó la filosofía y la vida, la ciencia y la filosofía de la vida con su nombre, en su nombre. El único, posiblemente, que puso en juego su nombre sus nombres y sus biografías. Con casi todos los riesgos que esto conlleva: para “el”, para “ellos”, para sus vidas, sus nombres y su porvenir, especialmente el porvenir político de aquello cuya firma asumió.

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THE PHILOSOPHY OF EGOISM XI

STIRNER 1

 

 

 

 

 

 

The suggestion has been heard that if all acts are Egoistic this term has no distinctive meaning.

The same thing has often been said as to “matter” when the Materialist has affirmed that there is no ” spirit, “-no opp osi te of matter. Matter then becomes synonymous simply with existence.

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THE PURE AND EMPTY FORM OF DEATH:THE FUSION OF MIND AND NATURE II

FUSION OF MIND AND NATURE

 

 

 

 

 

 

Beauty, brilliance, preciousness, and vibrancy are aesthetic rather than cognitive qualifications.

The transfiguration envisaged here betrays the perspective of a transcendental aestheticism. The selection operated bythe caesura of thinking in the eternal return overthrows the sovereignty of identity in representation and the jurisdiction of explication in actuality the better to affirm the point of convergence between the dialectic of ideas and the aesthetic of intensities, thereby reuniting a purified thought and a refined sensibility.

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IL MIO NICHILISTICO ANTIGIURIDISMO

Ho letto di recente l’intervista a uno dei tanti gotha dell’anarchia, in cui tra le altre cose, affermava che: “ l’attitudine antigiuridica è quella del martire”.

Accanto a questo posso menzionare anche frasi che ho mille volte sentito, come ad esempio: “ il compagno deve poter far tutto per difendersi ed uscire. È più utile fuori che dentro” e altre banalità di questa portata.

Andiamo con ordine. Ognuno è libero (che gran parola) di fare ciò che più desidera, difendersi, non difendersi, fare il pentito, tutto secondo il suo sentire egoistico e il suo piacere. Non sta a me scegliere, continuo però a trovarmi di fronte la forte contraddizione di chi come anarchico dice di combattere il potere statale e poi ne usa i mezzi, ma io sono un Individuo puntiglioso.

Ad ogni modo, la posizione del martire, mi pare sia quella che da sempre ha incarnato un certo tipo di anarchico colpito dalla repressione dello “Stato/Capitale” (che termine vetusto); una volta colpito da un avviso di garanzia, dalla carcerazione inizia a piangersi addosso e corre a nascondersi dietro le gonne del suo avvocato, avvocato compagno, pardon! Chi è il martire?

Non ho mai visto o sentito di fieri antigiuridisti che piagnucolano per la repressione, ma semmai li ho sentiti RIVENDICARSI le azioni fatte, o dichiarare l’affinità alle azioni commesse da altri. Anche se, in realtà, di antigiuridisti ne conosco pochi, alcuni sono lontani kilometri e altri appartengono ad altre epoche, i miei Affini mi accompagnano ogni giorno. Una cosa è certa li ho sempre sentiti ruggire e mai lacrimare sangue come le statue dei santi!

All’ epoca in cui iniziò il dibattito sull’antigiuridismo, per quanto qualcuno si ostini a negare l’esistenza dello stesso, l’aspetto della questione si focalizzò soprattutto sulla rinuncia alla difesa da parte dell’avvocato (avvocato che secondo la legge ti viene comunque riassegnato “in eterno”, perché fa parte del tuo diritto), ma come è stato in altri testi vergato e approfondito l’antigiuridismo è molto più di questo. È prima di tutto un’attitudine di vita, è la sperimentazione continua nell’esistenza di tutti i giorni della negazione della società e delle sue regole, dello stato e delle sue leggi, una vita ai margini ( dico ai margini perché sarebbe impensabile essere al di fuori di questi margini, ma non è questo l’approfondimento che desidero oggi fare). Sfruttando egoisticamente tutto ciò che per me è utile in un determinato momento.

Vivere l’illegalismo: la rinuncia ad una vita facilmente “rintracciabile”, ma soprattutto la rivendicazione del sé in ogni atto, dell’unione egoistica nell’agire e di una continua attitudine non collaborativa con lo stato e la sua corte, non fatta solo da giudici, pm e sbirri, ma anche avvocati, che non sono “angeliche figure astratte”, come forse molti pensano, ma i protagonisti delle aule dei tribunali legati saldamente con lo stato, di cui usano leggi e cavilli.

Iniziate a chiedervi, nella vostra cieca fame di conoscenza superflua: come mai fra i tanti compagni che si rivendicano molti sono ora comodamente a casa “ con mammà” e molti sono ancora chiusi in prigione(*)? La differenza sta in una parola : Avvocato.

(*) Come esempio specifico – riportiamo quello dei Fieri Antigiuridisti della Cospirazione delle Cellule di Fuoco/FAI, che nonostante -alcuni di loro- non siano neanche stati processati e condannati- sono ancora in prigione in in carcerazione preventiva. In grecia – il limite massimo è di 16mesi – per i reati associativi.

Una domanda agli etici pro giuridici:

Come mai i Fieri compagni della CCF – sono in galera?

Perché Antigiuridicamente – non hanno usufruito di cavilli legali o attenuanti per uscire.

INTUITION NIETZSCHÉENNE DE LA RÉALITÉ POLITIQUE

LA GRANDE POLITIQUE

 

 

 

 

 

La pensée de Nietzsche se porte sur les nécessités premières et toujours les mêmes des relations humaines, particulièrement l’état, la guerre et la paix, ensuite les situations politiques actuelles, la démocratie européenne. Ce n’est pas la détermination concrète du contenu particulier qui est essentielle à cette pensée, mais la grande intuition en tant que telle, d’où résulte la direction que prend la « grande politique ».

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EL ETERNO RETORNO DE LO MISMO:LOS ANIMALES DE ZARATUSTRA

INCIPIT ZARATHUSTRA

 

 

 

 

 

 

Interrumpimos en este lugar la interpretación del capítulo «De la visión y el enigma» para volver a recogerla posteriomente, en un contexto de las lecciones en el que, después de exponer la esencia del nihilismo como ámbito del pensamiento del eterno retorno, estemos más preparados para comprender lo que sigue. Dejaremos de lado los capítulos siguientes de la tercera parte y sólo destacaremos algunos elementos del que ocupa el cuarto lugar comenzando por el final: «El convaleciente».

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LES FANTÔMES

STIRNER 1

 

 

 

 

 

 

Cette révolte de l’individu [contre l’Idéal élevé en tant que sacré, le culte moderne de l’Esprit et de l’Homme NdIL] est difficile, parce qu’elle a surtout à vaincre des fantômes : ceux que l’esprit humain a créés, ceux que les divers pouvoirs proposent à chacun pour mieux le contrôler.

Stirner aboutit à ce paradoxe que l’individu est asservi de manière très rigide par des idées et des êtres inconsistants. Telle la prison d’air de Merlin, des barreaux l’entourent qu’il ne peut franchir, mais qui se multiplient et restreignent son espace vital, son pouvoir.

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A PROLEGOMENA TO ANY FUTURE NIHILISTIC PHILOSOPHY II

index

 

 

 

 

It should be stressed that there is nothing inherent in rationality that makes it more coercive than intuition when used in argument. The point is simply that theprivilege of rationality over intuition is a convenient method by which to assure that the many will act in accordance with the wishes of the few. Since both rational andintuitive appeals ultimately rest on premises arrived at intuitively, the privilege of rational arguments over intuitive ones does not make the moral debate any less based in intuition.

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