AURORA

AURORA

 

 

 

 

 

 

Per l’insieme delle sue dottrine, invece, Eraclito già era valorizzato da Nietzsche proprio in funzione antischopen­haueriana e come espressione di una considerazione storica della realtà . Il breve scritto postumo  Il  pathos della verità presenta Eraclito come il filosofo capace di sve­glia­re il dormiente dal sonno della metafisica.

 

E ciò proprio in contrapposizione alla ‘schopenhaueriana’ dottrina di Anassi­man­dro che facendo sorgere per una caduta il determinato dall’indeterminato, il temporaneo dall’eterno, si avvolgeva in una profonda “notte mistica” che solo Eraclito poté illuminare.

 

La filosofia nietzscheana fa, in tutto il suo percorso, una com­plessa lettura  della figura e del pensiero di Eraclito: qui vorrei analizzare solo alcuni punti per la comprensione di questo afo­risma. 

 

L’ Eraclito di Nietzsche afferma un’unica realtà,”un uni­co mondo ondeggiante al bronzeo rintocco del ritmo”, che  “non rivela da nessuna parte una permanenza ,un’indistruttibilità, un baluardo che si opponga alla corrente”. Non esiste una terraferma nel mare del nascere e del perire. Questo divenire si caratterizza  per Nietzsche, di contro alla semplicità ed alla falsa trasparenza delle essenze metafisiche fuori del tempo e dello spazio, per la complessità delle sue relazioni.

 

Per Eraclito “l’unità é la pluralità” “a ogni momento luce e tenebre, amaro e dolce si avvinghiano strettamente tra loro, come due lottatori, ciascuno dei quali riesce alternativamente  a ottenere il so­prav­vento. Secondo Eraclito, il miele è al tempo stesso amaro e dol­ce, e il mondo stesso è una mistura che dev’essere con­ti­nua­mente agitata”. Le cose  sono “il lampeggiare e la scintilla tra due spade che si cozzano,sono il fulgore della vittoria nella lotta fra due opposte qualità”.(PHG,pp.294-95).

 

Della concezione del tempo di Schopenhauer che Nietzsche avvicina a quella di Eraclito, si sottolinea in realtà non l’ ele­men­to nullificante, lineare o ciclico,  ma la complessità delle re­­lazioni per cui ogni attimo porta in sé tutto il passato e le potenzialità del futuro: è già in questo senso ‘attimo im­men­so’. 

 

Non a caso viene fuori il nome di Eraclito per caratterizzare, in Wagner a Bayreuthla ricchezza e la com­ples­sità del fiume musicale,una festa di relazioni che potenzia ed allarga agli estremi l’espressione, di contro all”omogeneità’ e convenzione delle forme precedenti.

 

Nel primo periodo, gli effetti del pensiero di Eraclito, (verso cui Nietzsche prova ancora timore ma di cui subisce anche il fascino)  sono assimilati a quelli della scienza e della storia “visione terribile, che stordisce, ed è assai affine alla sensazione con cui, durante un terremoto, si perde la fiducia nella solidità della terra.” 

 

Ma, confrontarsi col flusso, arrivare ad affermarlo senza rifuggire nella creazione di un ‘essere’, appare già in questo scritto, una prova di forza: “Occorreva una forza stupefacente, per trasformare questa impressione in un sen­timento  contrario di sublimità e stupore felice”.

 

 Alla disgregazione della personalità del discepolo di Eraclito che non crede più al suo stesso essere e risolve il soggetto in un flusso puntiforme di sensazioni, il rimedio appariva, nel periodo delle Inattuali, l’oblio attivo ed il ricorso al fondamento illusorio del non-storico e del sovrastorico.

Ora, nel periodo di Umano troppo umano, invece Nietzsche carat­terizza la precedente opzione verso l’ideale e il mito come fuga rispetto alla realtà, espressione della impotenza propria del­l’uo­mo moderno.

 

“Ciò che dissi contro la”malattia storica”, lo dis­si come uno che di essa imparava lentamente,­ fatico­sa­mente a guarire, e che a nessun costo era disposto a rinunciare in futuro alla storia solo perchè in passato aveva di essa  sofferto.”

 

 

Non si tratta più di subire come un peso e minaccia di disgregazione le molteplici forze della storia ma, proprio attraverso il dominio e l’incorporazione di queste  forze, arrivare ad una forma superiore e più ricca. Questa aper­tura al mondo dell’esperienza  e della storia ,intesa come pro­gressiva espansione di energia, riporta Nietzsche  nelle vi­ci­nanze di un autore che gli era sempre stato caro, ma che non avremmo creduto di trovare in questi scritti di terapia antiromantica: Emerson.

La maggior parte delle immagini e delle metafore da Nietzsche utilizzate in questo o in altri aforismi che hanno al centro la riflessione sulla storia, rimandano senza ombra di dubbio, all’influsso  di questo “mistico per amore del misti­cismo” come lo definì, in una sua impaziente critica Allan Poe che, ironicamente, più volte ha messo in luce l’inconsistenza del procedimento per allusioni di Emerson (“insinuate tutto, non asserite alcunchè”) la sua pretesa di percepire la natura delle cose molto più a fondo di chiunque altro, attraverso una specie di “seconda vista”.

 

Nei frammenti postumi del periodo di Aurora  e della Gaia scienza  restano molti significativi estratti da alcuni saggi di Emerson e una serie di appunti scritti in epoche diverse sulle pagine di questi stessi saggi. Più volte Nietzsche afferma di sentirsi a suo agio e come a casa sua con Emerson “non ho il diritto di farne l’elogio: lo sento troppo vicino”, inoltre lo chiama ‘maestro della prosa’ e ne loda la fecondità. Sorprende un giudizio così positivo su un autore giudicato spesso contraddittorio nelle sue considera­zioni filosofiche e, alla fine, monotono nel suo stile retorico in cui il flusso dell’eloquenza (i suoi saggi sono conferenze tenute ad un pubblico a scopo di edificazione) si presenta poi, in realtà, come una successione continua di aforismi.

 

 

Nietzsche coglie anche dei limiti in questo eccesso di retorica e li attribuisce al nefasto influsso di Carlyle,”lo scrittore peggiore di tutta l’Inghilterra” verso cui il filosofo tedesco ha sempre mostrato una decisa ostilità.”Emerson, l’americano più fecondo si è lasciato sedurre a quello sperpero privo di gusto che butta dalla finestra a piene mani idee e immagini” .

 

Se gli scritti di Emerson sono serviti, come spesso suc­ce­deva a Nietzsche  con autori anche minori, come serbatoio di immagini, metafore, espressioni utilizzate in tempi diversi, una certa consonanza di temi è mostrata anche dalle citazioni di Emerson utilizzate già nelle Inattuali oppure per il motto del­la prima edizione della Gaia scienza : “Emerson dice secondo il mio cuore:al poeta, al filosofo come al santo tutte le cose sono amiche e sacre, tutti gli avvenimenti utili, tutte le giornate sacre,tutti gli uomini divini”.

 

Già questa affermazione, tratta dal saggio Storia  bene esprime il sentimento della guari­gione, che caratterizza Aurora e Gaia scienza, la conse­guente  apertura al mondo nella direzione della “virtù che dona” e “il sacro dire di sì” di Zarathustra (quest’ultima espressione rimanda  ancora ad Emerson)

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