DALLA CRITICA DELLA CULTURA ALLA CRITICA DI WAGNER

VERITAEXTRA

Dopo l’esperienza traumatica della guerra e l’impressione destata dalla Comune di Parigi (“senso dell’autunno della civiltà”), Nietzsche si impegna in una critica del mondo moderno e della civilizzazione alla luce dei progetti culturali di Wagner, legati alla speranza di una “rinascita” dello spirito tragico in Germania. Nietzsche manifesta addirittura, in qualche momento, la volontà di abbandonare l’insegnamento per dedicarsi esclusivamente alla causa wagneriana. Se, con la Nascita della tragedia, il filosofo ha proposto una «svolta dionisiaca» a Wagner, la via dell’affermazione tragica, la diffidenza nei confronti del cristianesimo (mito «sbiadito» e ostile all’arte) segna il contrasto sotterraneo quanto irriducibile con le posizioni del musicista.

Per Wagner, infatti, la “rinascita” ha sempre più il punto di riferimento centrale nel mito di un cristianesimo purificato: l’opposizione al Rinascimento da parte di Wagner (all’inizio condivisa dal filosofo) è soprattutto opposizione al «paganesimo» di quella cultura, al suo immanentismo.

    Il materiale lasciato postumo per un progetto, ampio, Philosophenbuch, mostra come Nietzsche non sia chiuso entro il cerchio magico del mondo wagneriano: audaci riflessioni filosofiche danno vita a scritti, lasciati inediti, di importanza decisiva nello sviluppo del suo pensiero (La filosofia nell’epoca tragica dei Greci e soprattutto Su verità e menzogna in senso extramorale). L’artista cede il posto, in queste riflessioni, al filosofo come “medico della cultura” capace di superare la letale antitesi di cultura e conoscenza.

    La valutazione delle conseguenze dell’antico «pathos della verità» e la polemica contro il moderno scientismo culminano nell’esortazione a «convincere il filosofo del carattere antropomorfico di ogni conoscenza». Nasce in questo periodo la pratica dello smascheramento che caratterizzerà d’ora in poi la sua filosofia: Nietzsche vuol portare alla luce i presupposti nascosti, pragmatici e morali, dell’impulso alla conoscenza e alla verità. Ma è anche sulla natura intrinseca del processo conoscitivo che Nietzsche cerca ora di venire in chiaro, in una ricerca che rivela un allargamento tematico dei suoi interessi e crea le condizioni per un rilevante mutamento teoretico. Prioritario è l’intento di render conto del carattere creativo, «artistico», della percezione e della conoscenza. La connessione di riflessione gnoseologica e teoria dell’espressione artistica tramite la nozione di «metafora» si trova al centro del breve scritto dell’estate 1873 Su verità e menzogna in senso extramorale, precaria, abbagliante sintesi di più temi: il carattere contingente dell’intelletto, la distinzione di una ‘verità’ socialmente valida di origine pragmatico-contrattuale da una verità di cui, si afferma l’inaccessibilità, la consapevolezza che il pensiero è sempre, come dice un frammento, «preso nelle reti del linguaggio», la contrapposizione delle codificazioni concettuali alla libertà dell’artista.

    L’interesse di Nietzsche per i dibattiti scientifici e gnoseologici contemporanei, nato a metà degli anni sessanta con la lettura di Lange, non doveva più venir meno, e nel periodo che va dall’estate 1872 all’inizio del 1873 esso raggiunge un primo significativo apice. I frammenti testimoniano tra l’altro della lettura nietzscheana di Denken und Wirklichkeit di Afrikan Spir, di Über die Natur der Kometen di Johann Carl Friedrich Zöllner, della Geschichte der Chemie di Hermann Kopp e, soprattutto, della Philosophia Naturalis di Boscovich che resterà un testo significativo per l’approdo del filosofo ad una concezione radicalmente dinamistica. Un esempio del tentativo di elaborare in modo originale queste letture è il lungo frammento della primavera 1873 in cui Nietzsche sviluppa una «teoria degli atomi temporali» che dovrebbe essere al tempo stesso una «teoria della percezione».

    Ma intanto, tra la primavera del 1873 e l’inizio del 1874, Nietzsche rinuncia a portare a termine il suo Philosophenbuch avendo compreso come ancora impraticabile una valida sintesi, e comincia a lavorare alla sua prima Considerazione inattuale. Nietzsche si trova a combattere in David Strauss, colui che era divenuto l’apologeta, con il fortunato libro L’antica e la nuova fede, di un progresso garantito dalle armate prussiane :«Al posto del regno di Dio sembra sia subentrato il Reich». Strauss è l’espressione più conseguente di quel compiaciuto «filisteismo culturale» che pretende di non dover più cercare, di avere già i ‘classici’ come corazza dietro cui mal dissimulare la propria sostanziale miseria. Ai filistei Strauss ha dato un nuovo «catechismo» che giustifica lo stato di fatto e divinizza il successo.

    La metafisica dell’arte e la teleologia del «genio» sono ora sullo sfondo: a Nietzsche importa iniziare una serrata battaglia contro abitudini mentali che soffocano ogni energia vitale e ogni speranza di rinascita. Le Considerazioni Inattuali provano la decisa volontà di Nietzsche di agire criticamente sulla miseria culturale della Germania a riprova di non avere la «testa tra le nuvole» e di avere, per il duello, «il polso pericolosamente sciolto» (Ecce homo). Dopo aver affrontato con David Strauss il rappresentante emblematico di una cultura «senza senso, senza sostanza, senza scopo», ridotta all’«opinione pubblica» delle gazzette, l’“inattuale” Nietzsche allarga il suo progetto, che fu realizzato solo in piccola parte: quattro delle Considerazioni invece delle tredici previste.

    Nelle Considerazioni inattuali Nietzsche voleva liberarsi «di tutto quello che di negativo, di polemico, di carico d’odio» apparteneva alla sua natura; non di rado la vena polemica lo spinge a semplificazioni e abbreviazioni che offuscano la pregnanza filosofica di questi vivaci pamphlets. Nel caso della Considerazione inattuale su Schopenhauer, il cui titolo doveva essere originariamente «Le angustie della filosofia», trovano ampiamente accesso le numerose annotazioni, critiche ed apologetiche, sulla figura del “filosofo” nel suo pathos della verità, di contro agli “eruditi” e ai filosofi delle università che vivevano della filosofia, non per la filosofia.

    Sull’utilità e il danno della storia per la vita, che ha conosciuto una grande fortuna, è forse la più problematica tra le Inattuali: presenta infatti un intreccio singolare di tematiche e argomentazioni eterogenee, dietro cui trapela la contraddittorietà della posizione di Nietzsche in materia. Leggendo i frammenti postumi del periodo è possibile seguire passo passo come Nietzsche, partendo dal piano originario di una considerazione inattuale sul tema «verità», cominci, tramite la critica del concetto di «oggettività», con l’occuparsi della «malattia storica», e solo in seguito tenti di definire, non senza contraddizioni e ripensamenti, quali atteggiamenti rispetto al passato siano «utili alla vita». I rimedi che Nietzsche propone (quali la valorizzazione dell’ideale e l’antistoricismo) saranno essi stessi indicati come sintomi della malattia moderna. In un frammento del 1878, Nietzsche caratterizzerà negativamente l’atteggiamento presente nell’Inattuale come un «tentativo di chiudere gli occhi alla conoscenza storica» (Ivi, p. 275). Contro il flusso del divenire capace di disgregare l’individuo, appare necessaria una terapeutica della vita attraverso l’elemento antistorico e soprastorico: da una parte la forza dell’oblio e dell’orizzonte limitato, dall’altro il richiamo alle «potenze che distolgono lo sguardo dal divenire, volgendolo a ciò che dà all’esistenza il carattere dell’eterno e dell’immutabile, all’arte e alla religione» (Ivi, pp. 351-52). L’arte e la religione sono ancora i rimedi che Nietzsche propone di fronte al nichilismo della conoscenza.

    I frammenti mostrano bene gli obbiettivi polemici di questa inattuale quali ad esempio Eduard von Hartmann che esprime, nella sua forte teleologia storica (che comporta l’«abbandonarsi al processo del mondo»), un atteggiamento antitetico all’agonismo di Nietzsche.

    Si avverte in questo periodo, determinante anche se raramente esplicitata, la presenza di Burckhardt, che agisce su Nietzsche come contrappeso critico all’ideologia germanica di Wagner: i due professori di Basilea hanno visto nella guerra franco-prussiana una lotta “zoologica” tra nazioni, un minaccioso pericolo per la cultura. «Il più delle volte, il vincitore diventa stupido, il vinto diventa malvagio. La guerra semplifica […] È un letargo invernale della civiltà» – scrive Nietzsche. Attraverso lo storico di Basilea, Nietzsche delinea i tratti dell’individualità libera che si afferma soprattutto contro il peso del nazionalismo germanico, trionfante dopo la vittoria prussiana. Il modello, progressivamente, assume i caratteri dell’«uomo del Rinascimento», capace di incorporare e trasformare in nuova forma di vita il passato.

    Anche la valorizzazione da parte di Burckhardt della società greca come caratterizzata dall’agone e dalla pluralità di individui superiori diventa per Nietzsche motivo di critica alla posizione tirannica del “genio” wagneriano che si afferma come esclusivo. Richard Wagner a Bayreuth, la quarta e ultima Considerazione inattuale portata a termine, uscì solo nell’estate del 1876. Già all’inizio del 1874 Nietzsche aveva però cominciato a lavorare a un’Inattuale sul musicista; i relativi appunti, contengono una critica a Wagner che contrasta in modo a tratti clamoroso con la posizione che il Nietzsche di questo periodo continua ufficialmente ad avere nei confronti del maestro di Bayreuth.

    Nietzsche utilizza per Wagner la connotazione burckhardtiana di “cesarismo” legata alla forza di “semplificazione”, alla falsa capacità ordinatrice del caos. Utilizzando le stesse parole di Burckhardt, Nietzsche non esita ad avvicinare il musicista, al “tiranno” descritto ne La civiltà del Rinascimento in Italia: «Il tiranno non permette che si affermino altre individualità, oltre alla propria e a quella dei suoi intimi». Ma la critica di Nietzsche va al cuore della teoria del dramma musicale («Shakespeare e Beethoven, l’uno accanto all’altro – il pensiero più ardito e più folle») e investe le capacità artistiche di Wagner: «La musica non ha molto valore, la poesia neppure, e neanche il dramma, e l’arte teatrale si riduce spesso a retorica». La vocazione originaria di Wagner non è né quella di musicista né quella di poeta, bensì quella di attore, le sue opere, con la loro ricerca dell’effetto e la predilezione per «lo sfarzoso, l’inebriante, lo sconvolgente», vanno intese come le creazioni di un «attore mancato».

    Nonostante Nietzsche presenti le sue critiche spesso impietose come indicazioni dei «pericoli» che minacciano la grandezza di Wagner, non meraviglia che egli decida di rinunciare per il momento all’opera progettata. Sorte non migliore avrà il tentativo di stesura dell’estate del 1875: solo il confronto di questo materiale postumo permette un’analisi fondata del trapasso, ancora oggi spesso frainteso, di Nietzsche dal “wagnerismo” all’“antiwagnerismo”. Il distacco da Wagner non mette fine solo a un equivoco connubio che rischiava di paralizzare l’ulteriore sviluppo intellettuale di Nietzsche; criticando una figura a cui si era sentito così vicino, egli è evidentemente alle prese anche con se stesso. L’inattuale su Wagner, più che un’ apologia per il musicista vittorioso, mettendo radicalmente in crisi la metafisica dell’arte – l’arte costituisce solo una consolazione momentanea: «Perché l’arco non si spezzi perciò esiste l’arte» (FP, IV, 1, p. 242 sgg.) – rappresenta un definitivo congedo dalle illusioni metafisiche giovanili.

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