DASEIN

DASEIN

 

 

 

 

 

 

Le opere di Scheler furono molto importanti per la delineazione della prospettiva teorica elaborata da Heidegger in Essere e tempo, l’opera in cui viene proposta una innovativa concezione dell’essere del soggetto umano e in cui viene anche rielaborata in forma originale la questione dei rapporti tra soggetti.

Heidegger pone il problema della condizione ontologica del soggetto in termini di “esserci” (Dasein) L’esserci è un essere particolare perché si pone la domanda sul proprio essere, e con ciò si chiede anche (implicitamente) che cosa sia l’essere.

 

Il Dasein si determina attraverso la propria esistenza, e si comprende sempre a partire dall’esistenza come modo peculiare di essere dell’uomo (inteso come categoria ontologica e non come individuo empirico).

 

L’esistenza dell’uomo si distingue da quella degli altri enti sia per il fatto che essi non esistono al modo del Dasein come ente che si pone il problema del proprio essere, sia perché il Dasein è quell’essere particolare per cui anche gli altri enti trovano il proprio senso a partire da esso. Ma questo senso non è una visione astratta da parte di un soggetto sovrano, quanto al contrario una relazione che il Dasein può istituire perché è sempre già in rapporto con gli enti e con l’essere.

 

Correlativamente l’uomo in quanto Dasein si pone nei confronti della realtà in due modi diversi, anche se connessi: innanzi tutto e perlopiù, come spesso Heidegger si esprime, l’uomo ha un rapporto “esistentivo” o ontico con la realtà, cioè una modalità empirica propria del senso comune e anche delle scienze. Ma se accede alla comprensione dello statuto particolare caratteristico della propria condizione, l’uomo accede allora anche all’altra modalità di rapporto, con se stesso e con la realtà, chiamato “esistenziale” o ontologico, in cui l’esistenza si manifesta come problema dell’essere. In altre parole tale problema, anche se fondante la stessa condizione ontologica dell’uomo, è all’uomo generalmente nascosta, e si palesa soltanto in situazioni particolari, la più importante delle quali è la relazione alla morte.

 

Le modalità con cui il Dasein si rapporta al mondo sono molteplici, ma possono essere sintetizzate con l’espressione “prendersi cura”, che non è un rapporto contemplativo con degli enti, quanto piuttosto e innanzi tutto, come il termine vuolsignificare, un rapporto pratico e affettivo. Ciò non significa che il Dasein si “preoccupi” nel senso normale del termine. Significa che il rapporto con le cose non è mai neutro, ma sempre caratterizzato da aloni di senso particolari. Ciò che si trova nel mondo circostante (Umwelt) è sempre dotato di una valenza preliminare rispetto alla sua determinazione concettuale attraverso giudizi categoriali, che anzi non troverebbero la loro possibilità senza una realtà preliminare già dischiusa.

 

Ma il mondo non è composto soltanto di oggetti, quanto anche, se non innanzi tutto, di altri Dasein. Il problema dell’intersoggettività è un’altra di quelle questioni che, secondo Heidegger sono state mal poste. Non si tratta cioè di chiarire come possa un soggetto conoscere il proprio “altro”, perché, come per le cose del mondo, così anche per i rapporti con gli altri tali relazioni sono già sempre disponibili. È parte essenziale della definizione del Dasein di essere MitDasein, cioè già da sempre aperto a relazioni con altri Dasein che non attendono la coscienza per costituirsi.

 

Il mondo pertanto non è soltanto una struttura di relazioni tra oggetti, ma anche tra soggetti. E la relazione che ogni Dasein intrattiene con essi è “l’aver cura”. Poiché si tratta di una relazione essenziale e primordiale che definisce l’essenza del Dasein, essa consente a Heidegger di evitare di porre il problema dell’empatia, nozione già criticata da Scheler. Gli altri sono già dati nel momento in cui si pone il problema di come avere una relazione con essi. Ma sono dati innanzi tutto al modo della generalità anonima, del “si” (si dice, si fa…)

 

 

L’uomo, o meglio il Dasein come la struttura generale ontologica di quell’essere che l’uomo è, si trova quindi a esistere in una condizione che è preliminare e che non si può scegliere. Come dice Heidegger, tale struttura è quella in cui il Dasein si trova “gettato”, e costituisce una apertura preliminare di possibilità e di senso, entro cui soltanto il Dasein può poi operare delle scelte. Tali scelte però saranno sempre condizionate dalle concrete possibilità disponibili entro il proprio mondo.

 

Il Dasein può progettare se stesso, restando però fondamentalmente condizionato dalle condizioni entro cui tale progetto accade. Di qui la caratterizzazione peculiare del Dasein come “progetto gettato”, che costituisce la cifra di ciò che Heidegger chiama “fatticità”, ossia il fatto che si è nati e si vive in determinate condizioni storiche, ma soprattutto il fatto che si è mortali e condizionati dalla propria mortalità, per cui ogni possibilità si scontra con (anzi ne è segretamente segnata da) quella generale impossibilità che è la morte.

 

La concezione heideggeriana del rapporto tra soggetti può dunque essere caratterizzata in termini di una comunità pre-oggettiva, in quanto ogni individuo è in realtà “già da sempre” in relazione agli altri, anche se non se ne avvede. Anzi, generalmente non se ne avvede perché vive secondo modalità anonime in cui vige la regola del “si”, come è stato detto. Se quindi la comunità, nel senso di Mitsein, è un elemento costitutivo della condizione ontologica dell’uomo, d’altra parte l’assunzione di tale condizione porta alla individuazione del singolo attraverso l’apprensione della propria mortalità. Si passa quindi dalla comunità indifferenziata alla singolarità, ma ciò che in un certo senso rimane invece sullo sfondo e in ombra è la relazione tra individui, tra un “io” e un “tu”.

Questa osservazione fu molto presto fatta a Heidegger da un pensatore, Martin Buber, autore di un’opera significativamente intitolata L’io e il tu. La stessa questione viene poi risollevata, ma indipendentemente da Buber e secondo unaprospettiva diversa, configurata autonomamente proprio a partire da un confronto con Husserl e con Heidegger, da E. Levinas, di cui si parlerà sotto.

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