DIFFERENTI REAZIONI AL NICHILISMO

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Volendo parafrasare la citazione dallo  Zarathustra, che chiude il paragrafo precedente,potremmo dire che l’esistenza ha un senso solamente perché noi ne abbiamo creato uno. Senza tale processo creativo, l’esistenza sarebbe vuota, dunque, priva di significato e di valore. In questa radicale mancanza di senso dell’esistenza e, perciò, nella scoperta che lanostra vita poggia sopra un abisso (l’ Abgrund come assenza di fondamento,Grund ) risiede ilcarattere tragico del nichilismo.

In seguito alla morte di Dio, conseguenza della veracità e della credenza nella morale coltivata dalla stessa tradizione cristiana, si viene a creare un vuoto di senso: il fondamento ultimo sul quale era stata costruita l’esistenza umana viene improvvisamente a mancare. Tutti i valori considerati fino ad allora supremi e venerati inquanto tali, si svalutano. Questa crisi coinvolge non solo la metafisica e la religione, ma con la morte di Dio, perisce anche la morale tradizionale poiché, come Nietzsche scrive in un frammento postumo dell’ottantacinque, Dio e la morale si mantenevano in vita reciprocamente.Questo svuotamento di senso dell’esistenza e dell’accadere ha come conseguenza diretta il disorientamento provato dall’ uomo folle dell’aforisma 125 de La gaia scienza il quale, in un frammento preparatorio ( Vorstufe ) dell’ottantuno, si chiede come l’uomo abbia potuto cancellare quella linea solida ed eternasenza la quale pare che non vi sia più né una prospettiva, né un ordine.

Ora che l’intero orizzonte è cancellato e la terra sciolta dalla catena del suo sole, l’uomo vaga in una notte sempre più fitta e oscura,senza direzione, come in un eterno precipitare. I punti cardinali, così come quelli di riferimento, vengono a mancare. Le reazioni all’emergere del nichilismo e alla presa di coscienza della mancanza di senso del mondo in cui viviamo, possono essere varie; molte di queste, inadeguate. Così, si corre il rischio che le forze siano utilizzate violentemente in forme distruttive: questo è il caso, ad esempio, della nichilina russa cui Nietzsche allude nell’aforisma 208 di Al di là del bene e del male . Oppure, vi è il pericolo che si giunga a una sorta di buddismo europeo : il desiderio del nulla, la stanchezza della volontà, affermazioni del tipo “tutto è ormai inutile, nulla ha più senso”, ossia, tutte caratteristiche che, secondo il filosofo, sarebbero tipiche e proprie del buddismo.

Nietzsche percepisce chiaramente il rischio di una deriva nichilista della società e della cultura e costruisce perciò la sua proposta filosofica sulla necessità di riempire il vuoto lasciato dalla morte di Dio. L’uomo non può vivere in un mondo privo di senso, né d’altronde può agire senza una tavola di valori.

Un frammento postumo, scritto tra la fine dell’ottantadue e i primi mesi dell’ottantatré, pone l’accento esattamente su questo punto fondamentale: «La morale è necessaria: in base a che cosa agiremo, dato che dobbiamo agire? Inoltre dobbiamo anche valutare le nostre azioni – in base a che cosa? (…) La morale è una condizione di vita». Il filosofo s’interroga nei suoi scritti circa il senso della morale e la sua risposta pone l’accento non solo sull’importanza sociale, bensì anche sulla funzione vitale della stessa, ossia sulla necessità dell’uomo di avere dei valori e un senso in base ai qualipoter agire.

Come ha dunque messo in risalto Johann N. Hofmann, quando Nietzsche consiglia nel Crepuscolo degli idoli a tutti i filosofi di porsi al di là del bene e del male (cfr. GD, «Quelliche migliorano» l’umanità 1), la sua intenzione non è quella di suggerire la possibilità di «unaprassi di giudizio amorale [ amoralische Urteilspraxis]» , bensì quella di esortare lacomprensione dei complessi meccanismi che stanno alla base dei nostri giudizi morali e,possibilmente, un superamento degli stessi. A questo punto bisognerebbe però domandarsiche cosa significhi esortare i filosofi affinché essi si muovano nella direzione di unsuperamento della morale. È forse l’immoralismo del filosofo tedesco sostanzialmente unamoralismo? O, per tornare al punto di partenza del presente saggio: la filosofia nietzscheanaprospetta la possibilità di un’apertura verso ciò che potremmo definire un “indifferentismomorale” simile a quello di Ivan Karamazov?

 

 

 

 

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