ESECUZIONI “SINTATTICHE” DI ÉLENCHOS

ELENCHOS

 

 

 

 

 

In questa serie di confutazioni si afferma l’impossibilità che la contraddizione sia posta come sintassi del discorso.

 

) Il negatore del principio saldissimo, ammonisce Aristotele, è costretto anche a negare la necessità di o affermare o negare, ovvero il principio del terzo escluso. L’aporia in cui, in tal caso, ci si ritrova è l’affermare che “A è A” e insieme che “A è non- A”; e così anche che “A non è A” e insieme che “A non è non-A”. Ottenendo una situazione in cui “A è A e non-A” e in cui “A non è A e non è non-A”. Un’aporia, insomma, in cui non sarebbe possibile al nostro avversario affermare che i contraddittori sono veri insieme, in quanto sarebbe costretto a negare ciò, subito averlo posto.

 

) La strategia adottata dal nostro interlocutore nel prosieguo del confronto, assume allora come acquisito che qualsiasi cosa dica, questa già implica il principio saldissimo: il nostro negatore, allora, si produce in una asserzione, che subito dopodisdirà. L’intenzione è chiaramente quella di proporre come insieme valide l’affermazione e la relativa negazione.

 

Con una complessa serie di dilemmi, Aristotele istituisce questa situazione: 1a) ogni cosa che si afferma, si può anche negare; oppure 1b) questo è valido solo per alcune cose affermate, non per tutte. Concesso 1b), almeno per le cose eccettuate, vale il principio saldissimo. Se invece si concede 1a), allora si entra in un secondo dilemma: 2a) tutto ciò che si può affermare, si può anche negare e, viceversa, tutto ciò che si può negare, si può anche affermare; oppure 2b) non vale il viceversa, e quindi tutto e solo ciò che si può affermare si può anche negare.

 

Concesso 2b), sicuramente ci sarà qualcosa che non è. Scegliendo invece il corno 2a), si tenterà di tenere assieme l’affermazione e la negazione e si entrerà in un terzo dilemma: 3a) o si distinguerà a ragione l’affermazione dalla negazione; oppure 3b) si sarà nella ragione non distinguendole fisicamente e logicamente. Con 3b), senza distinguere affermazione e negazione, non sarà possibil dire nulla, e tutto sarà indistinto: «non si dice nulla e non può esserci nulla. Ma allora, ciò che non è come potrà parlare e camminare?». Con 3a), invece, «si avranno egualmente le conseguenze di cui sopra, e, oltre a quelle, anche quest’altra: che tutti diranno il vero e tutti diranno il falso, e perfino colui il quale ammetterà questo, lui stesso dirà il falso»; in altri termini, tutti si sbagliano sempre, perché quanto uno dice, lo si può sempre negare.

 

E quanto uno nega, lo si può sempre affermare. Così, anche di quanto dice il nostro avversario: quanto egli sostiene verterà sul nulla e, se volesse davvero essere coerente, dovrebbe allora ridursi all’afasia radicale – così come tenterà di fare lo scettico Pirrone in età ellenistica.

 

) Viene poi ribadito, in una riformulazione del principio saldissimo che non aggiunge nessun valore dimostrativo a quanto finora sostenuto, che quando una affermazione è vera, è necessariamente falsa la sua negazione; e viceversa. Non consideriamo, dunque, questa una vera esecuzione dell’élenchos.

 

 

 

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