FONDO ABISSALE

ORIGINARIONULLA

La pienezza del potere è il nulla originario che evidenzia la totalità del mondo in quanto lo mantiene in potenza, sospeso. Heidegger ripropone così anche nel corso universitario del 1935 di Friburgo, utilizzando altri termini, il mistero che dietro il proprio velo non ha il nulla da mostrare, ma tutto ha già ospitato.


Il carattere dell’essere bloccato come totalità è ancora posto in Introduzione alla metafisica come «predominante» nel commento al primo coro dell’Antigone di Sofocle. Heidegger pone questa volta in relazione l’«imporsi predominante» dell’essere e quello dell’uomo, colui che domina attraverso il suo agire con la violenza, la prepotenza e la brutalità. L’essere predominante ha ancora il carattere dell’inizialità che già da prima può disporre la totalità, essendo ciò che «domina tutto attorno », che da sempre dispone un ambiente per la violenza dell’uomo. In sé stesso il predominante è introdotto come «l’irruzione prorompente sull’abisso […] senza fondo», un nulla che prima di manifestare l’esistenza, il terreno, mantiene tutto sul fondo del mare.
L’abisso, con il silenzio, è la metafora più usata da Heidegger per raffigurare la sospensione dell’essere, il nulla originario.
Limitatamente a questa immagine, tralasciando per ora i riferimenti all’angoscia, in Che cos’è metafisica? è scritto che la metafisica può trovare dimora in un «fondo abissale», sottolineando che l’ente nella sua totalità, quando si dilegua, «affonda».
In Dell’essenza della verità il velamento, come evento fondamentale, «affonda nell’oblio»; nel Poscritto a «Che cos’è metafisica? » l’abisso è l’essenza dell’essere. Ma la definizione più radicale che associa essere e nulla come abisso è quella descritta in Dell’essenza del fondamento, nel 1929, in cui Heidegger afferma che il fondamento dell’esserci è il fondo abissale (Ab–grund) e che «l’esserci, oltrepassando l’ente nel suo progetto di un mondo, deve oltrepassare se stesso per potere, da questa altezza, comprendere se stesso come fondo abissale».
Dell’essenza del fondamento argomenta l’abisso in riferimento al concetto di libertà, di liberazione dell’esistenza che origina dal fondo abissale, trattando quindi già l’imposizione della differenza tra esistenza ed essere, ma la libertà, come possibilità in potenza, quando ancora si rimane al di qua di una delle possibili concretizzazioni del vivere, è definita come «trascendenza», il «poter–essere», che può diventare tutto, ma ancora non si è espressa. L’abisso, in questo senso è l’immagine dell’«unità fondante» che trascende ogni fondamento mantenendo in sé, nel buio senza fondo, ogni illuminazione, ogni apparizione.
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Prima di Hegel la trattazione del nulla concernente la via preliminare ad ogni percezione era stata rintracciata da Heidegger in Kant. Biondi osserva che il concetto di nulla è legato a quello di orizzonte trascendentale, ovvero che il nulla caratterizza l’apertura dell’orizzonte lasciato dall’essere entro cui può trovar posto ogni possibile percezione. In La ricerca di Heidegger sulla temporalità si afferma questo passaggio riportando i passi di Kant e il problema della metafisica, in cui la conoscenza ontologica non è infatti riconosciuta come diretta tematizzazione dell’ente, bensì che ciò che la conoscenza ontologica può conoscere «è “Un nulla».

Heidegger avrebbe rielaborato dalla prima edizione della Critica della ragion pura ciò che Kant aveva chiamato un x, considerato come un oggetto trascendentale presente al fondo di ogni intuizione, riadattandolo come un nulla originario contenente la possibilità per la manifestazione dell’esserci. Secondo Kant l’oggetto trascendentale «significa un qualcosa uguale a x, di cui non sappiamo nulla, […] ma che può servire solo, come un correlato dell’unità dell’appercezione, a quell’unità del molteplice nell’intuizione sensibile». Heidegger, allargando l’incognita di Kant come intero orizzonte, lo ha così potuto considerare come un intero nulla, e rafforzato dalla speculazione della prima Critica della ragion pura, ha così potuto concludere che il «“Nulla” significa: non un ente, ma nondimeno “qualcosa”. [E] Questo qualcosa serve “come correlato”, ossia è, per essenza, orizzonte puro».
Sempre riferendosi a Kant, il nulla come «ente immaginario », trattato in Appendice all’Analitica trascendentale come «intuizione vuota senza oggetto», sarebbe ancora l’equivalente «“nulla originario”» heideggeriano come orizzonte della trascendenza del mondo.
Al di là dei riferimenti alla filosofia occidentale, che Heidegger ha sempre dichiarato di voler decostruire, ma da cui ha anche attinto numerosi spunti per fortificare la sua filosofia, il nulla che pone l’esistenza, in sé completo e non manifesto, era già presente nella cosmologia gnostica siro–egiziana di Valentino. Heidegger dimostra di conoscere la gnosi valentiniana dato che la critica di sfuggita in Ontologia. Ermeneutica dell’effettività, additando come «vecchia teologia» la dottrina della triplice creazione dell’uomo come σάρξ, ψυχή, πνευμα (corpo, anima, spirito). Le similitudini sono comunque evidenti.
La cosmogonia di Valentino, al suo inizio, prima dell’intervento di Sophia, la sapienza che farà nascere il mondo dando l’avvio alla tragedia divina, pone al principio di ogni cosa un Dio sconosciuto capace di emanare da sé, entro se stesso, il Pleroma, la pienezza divina che non esiste, ma che è completa di tutto.

 

 

 

 

 

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