FRAMMENTI DI VIAGGIO D’UN SORDOMUTO IN APNEA IV

APNEAS

4. La mia opinione è che siamo soli, benché non possediamo nessuna prova in contrario. E tutto quel che sappiamo di noi, degli altri e di ciò che ci circonda non sono che pure metafore, allegorie simboliche di cui esteriormente ci serviamo per strappare al silenzio della nostra propria ed insuperabile solitudine ciò che ci portiamo dentro, e a cui ritorniamo sempre.


Né la scienza, né la teologia, né l’ideologia e né nessun altra cosa l’uomo escogiti, potrà mai dargli delle risposte non dico definitive, ma nemmeno parziali ai pressanti interrogativi sul senso dell’esistenza. Il pensiero analitico non fa che mettere spietatamente a nudo le insolubili contraddizioni di ogni sistema di pensiero, e esso stesso nel suo progredire appare insolubile contraddizione.

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Agli scienziati, ai teologi, ai filosofi, ai materialisti, agli idealisti, ecc., quel che bisogna rimproverare in sostanza agli uomini, è che accettando di definirsi entro questo o quello schema di idee, o il loro stesso sistema di pensiero per quanto singolare appaia, diventa la loro gabbia mentale. Il loro limite è il loro stesso intelletto. Chi vive imitando se stesso ne diviene schiavo, e finisce per accontentarsi di tutte le proprie affrettate e illusorie soluzioni.
L’uomo non può uscire da se, né tornarvi, e in questo spazio sa solo di muoversi come un cieco in un vicolo cieco, e non per nulla dubita della propria vista.

 

 

 

 

 

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