GLI ASSASSINI PAZZI DEL BRABANTE (PRIMA PARTE)

Ricevo e pubblico

Nota introduttiva: Pubblichiamo la traduzione della prima parte (delle cinque), di quella che fu definito uno dei gruppi più estremisti e terroristici, mai esistiti in Belgio: “Gli Assassini Pazzi del Brabante”. C’è da dire che il vero occidente europeo, quello dei valori e dei diritti e doveri, esiste in particolare al Nord Europa, di qui il Belgio fa parte. E ricordiamo anche che, se in Svezia i fighetti/fighette, si fanno inoculare il microchip che li porterà in nuova dimensione onirica, il resto dell’opulento e occidentale Nord Europa, contiene quella malattia dell’umano moderno chiamato: umanesimo. Gli umanisti appestano oramai, le strade, c’è un odore veramente disgustoso, che per Noi Misantropi Attivi e Estremi, fa il paio con le loro facce di cazzo..come non poter scatenare il Kaos e il Terrore in questi luoghi? Come scritto e portato avanti attraverso atti occulti e terroristici, nel testo sulle tribù sinistre e criminali dei Drecc, Noi Misantropi Estremi aneliamo che il Kaos Terroristico colpisca la massa, attraverso tutto quello che ci pare utile, e amorale, provocatore e fastidioso. Come non voler fare fuori- silenziosamente- questa feccia? Come non voler spargere un abbondante Odio Misantropico, contro questi idioti e facce di merda? Storpiamoli, ammazziamoli, terrorizziamoli…c’è ne dobbiamo fregare delle prediche e delle minacce sterili degli umanisti….che se ne andassero a fanculo loro e le loro “x”, e i loro aneliti, su chi si deve rispettare e chi no, sulla loro mania congenita per gli sfigati, che non li separa in nessun modo, dal mondo della normalità. Fanculo voi e la vostra uguaglianza! Ci sarà il giorno in cui questa Europa assopita dalla nuova eroina (vedesi-robotizzazione completa dell’umano oramai non più animale), cadrà nella fiamme e nelle esplosioni, e vedremo voi “senza genere” che farete..

I pazzi e assassini della Banda del Brabante, nonostante siano stati definiti in vario modo, per etichettarli, non sono stati mai arrestati e manco si sa chi possano essere gli elementi che hanno agito, chi siano nella realtà, o se ci sia un motivo ben definito. Quando c’è un gruppo- anche di soli tre individui- che terrorizza l’opulento occidente, si scatenano le frasi di circostanza, sempre uguali: “sono di estrema destra, sono paramilitari, sono fascisti, sono sto cazzo…” come sempre si cerca di normalizzare un anomalia estremistica, per riportarla sul piano della politica e dell’ideologia, dove potranno essere inglobati. D’altronde la violenza è fascista, no?

I Terroristi della Banda del Brabante, negli anni in cui furono attivi secondo la verità dei media- portarono morte e terrore, senza discrimine, senza guardare in faccia a nessuno, e Noi pubblichiamo questa prima parte, come Propaganda Amorale contro l’umanità!

Editori della Rivista Misantropica Attiva Estrema KH-A-OSS

Più video:

https://www.thepsychopath.org/the-brabant-killers/

Prima parte: 1982

Attraverso tutto il 1980, un’ombra incombeva sulla contea del Belgio. In nessun luogo questa paura maligna si è sentita più che nella zona intorno alla capitale del paese, Bruxelles. Questa ombra è passata attraverso una varietà di nomi. Inizialmente viene conosciuta come “La banda di Brabante”, chiamata “De Bende Van Nijvel” dalla gente del posto; entrambi i nomi riflettevano l’area dove essa portava terrore. Questa banda, composta da tre soggetti sconosciuti, ha un inizio in piccolo: ruba merci da negozi di alimentari e ristoranti, ma successivamente l’intensità dei colpi aumenta.

Nel giro di pochi anni, la loro reputazione cresce. Come d’altronde la loro brutalità. Diventano temuti in Belgio così come figure tipo Zodiac o Jack lo Squartatore, ma i loro obiettivi non esistevano in “tasche isolate”. Le loro vittime non erano persone all’interno di uno spazio ristretto, o in un vicolo sonnolento di un amante nei boschi. Non erano di una fascia d’età o di una fascia sociale particolare. I loro obiettivi erano tutti: persone come te e Io, diretti al negozio per comprare una confezione da sei di birra o ingredienti per la cena della sera.

Le loro vittime erano nell’unico punto in cui si sentivano al sicuro: in pubblico, e occasionalmente, anche in pieno giorno.

Quello che aveva avuto inizio come un gruppo di ladri apparentemente innocuo, dove e in cui la loro attività criminale nel 1982, era stata portata avanti con una singola arma da fuoco, era ora cresciuta in proporzioni epiche; questo solo un paio di anni dopo. Alla fine questa banda guadagnò un nuovo soprannome, “Gli assassini pazzi del Belgio”, e le teorie sulla loro identità infettarono la cultura belga. Fino ad oggi, non puoi chiedere a qualcuno in Belgio di questo caso, senza che si sappia chi è il responsabile.

Nel podcast “Random History of Belgium”, il conduttore riflette su questo caso, definendolo “la versione belga di JFK”. E lo trovo appropriato: non solo a causa di quanto ha colpito la provincia – crescente sfiducia pubblica e risentimento nei confronti del proprio governo – ma perché ha iniettato lo zeitgeist di un’intera nazione con teorie cospirazioniste, voci e pettegolezzi.

Mentre sono passati più di trenta anni da quando gli assassini hanno agito per l’ultima volta, la loro memoria perdura nei sopravvissuti, gli investigatori che non hanno ancora trovato alcuna risposta e la nube oscura che ancora deve sollevarsi dal Belgio stesso.

Questa è la storia degli assassini pazzi del Brabante

Marzo del 1982

In una piccola città belga sonnolenta di nome Dinant, sta iniziando una nuova era.
Il giorno è il 13 marzo, un sabato sfortunato. L’ambientazione è un piccolo negozio di armi, dove i guai sono all’uscio.

Due uomini, che indossano abiti scuri, irrompono nell’armeria. Raggiungono rapidamente il loro obiettivo: trovare un’arma da rubare.

È un FAUL- che si pronuncia F-A-U-L, calibro .10, un piccolo fucile a mano a doppia canna. Sembra una reliquia, ma può fare abbastanza facilmente il proprio lavoro.
L’arma viene recuperata pochi anni dopo, nel novembre del 1986, ma le persone responsabili del furto non verranno mai identificate.

Il proprietario del negozio vede bene i due colpevoli mentre scappano in fuga come dei dilettanti.

Un sospetto, quello percepito come capo dell’operazione, viene descritto tra i venti e i trent’anni, molto alto e snello – circa due metri – con capelli castano chiaro o biondo.

L’altro uomo sembra più vecchio del primo: circa 50 anni, con un portamento brizzolato che lo fa sembrare duro come le unghie. Fisicamente in buona forma e abbastanza alto – circa un metro e ottanta – ma notevolmente più basso dell’altro.

Questo è solo uno degli avvistamenti, ma essi, letteralmente avevano dato l’inizio ad azioni per quella che sarà la più grande follia criminale nella storia belga.
Circa due mesi dopo, lunedì 10 maggio, un uomo parcheggia la sua Austin Allegro lungo una strada a Ixelles, un’area a sud di Bruxelles.

L’uomo viene improvvisamente avvicinato da due estranei con accenti francesi. Uno molto alto, con sottili capelli neri e baffi, che indossava un berretto per oscurare in qualche modo i suoi lineamenti. L’altro è più piccolo, con un paio di baffi; i suoi capelli vengono descritti come molto ondulati e ingrigiti.
I due uomini, armati di revolver a canna lunga, rubano la macchina all’uomo. Non sapendo che l’Austin Allegro – che sembrava essere un’auto sportiva in buone condizioni – era in realtà a corto di gas e funzionava piuttosto male.

La macchina viene scoperta il mattino dopo, nella zona di Lembeek, circa venti chilometri a sud-ovest.

Apparentemente, dopo aver scoperto che l’Austin Allegro non era adatta per i loro piani futuri, i criminali l’abbandonano dopo aver scoperto una Volkswagen Santana blu che era più di loro gradimento. La Santana viene rubata dal parco macchine di uno VW, è questo dimostra, che questi criminali non hanno paura di essere audaci nelle loro attività.

Corrono via nella notte, per continuare e per prepararsi in quello che sarebbe arrivato.

Il 14 agosto, un sabato, la banda inizia a far conoscere la propria presenza in Belgio.

Due uomini armati, si presentano in un negozio a tarda notte.

Il primo degli uomini, descritto come alto con una corporatura pesante, indossa un passamontagna con una piccola visiera. È armato con un fucile – o quella che poteva essere una carabina tagliata – e tiene d’occhio la parte anteriore del negozio.

Il secondo uomo rompe la porta a vetri e entra nel negozio di alimentari, che è chiuso.

I ladri incominciano a rovistare il negozio in quello che sembra contenere merce casuale. Rubano vino, champagne e apparentemente anche altri generi alimentari come il caffè.

Una telefonata anonima allarma la polizia per la presenza di ladri, molto probabilmente chiamata da un vicino disturbato che sente dei vetri rompersi.

Tre agenti di polizia rispondono alla chiamata, è uno scontro a fuoco scoppia immediatamente tra le due parti.

I dettagli su quello che succede durante questa schermaglia non è noto, ma il risultato finale è un poliziotto ferito. Gli altri due escono illesi dalla sparatoria, mentre i due banditi fuggono nella Volkswagen Santana blu rubata tre mesi prima.

Nelle settimane successive, la polizia locale si domanda cosa possa rappresentare il conflitto del 14 agosto.

Per quello che si sa, i banditi erano solo un paio di gangster interessati a rubare generi alimentari e alcolici. Ma il mese successivo avrebbero dimostrato di essere tutto fuorché un paio di semplici criminali; avevano piani più grandi e avevano bisogno della potenza di fuoco per fare che ciò avvenisse.

Il 30 settembre, tre uomini armati sconosciuti si presentano in un altro negozio di armi, chiamato Dekaise Armory, questa volta in una città chiamata Wavre, appena fuori Bruxelles.

I testimoni ricordano i tre sospetti in quanto tali:

Il perpetratore numero uno: il Capo del gruppo, alto quasi due metri, con una corporatura media, capelli castani e baffi.

Il perpetratore numero due: descritto come intorno ai trentacinque anni, con una corporatura media, capelli neri, sopracciglia folte e baffi.

Il perpetratore numero tre: sorprendentemente, viene descritto come una persona fisicamente grossa – un ragazzo grande, forse, molto muscolo – con i capelli castano chiaro.

I tre uomini armati derubano il negozio in mattinata poco prima di mezzogiorno, costringendo il proprietario del negozio e i due clienti sul pavimento dell’armeria. Quest’ultimi, che secondo il desiderio degli uomini armati andavano troppo lenti, vengono picchiati.

Gli uomini armati sanno già cosa cercare, tra cui le quindici armi da fuoco in totale. La maggior parte sono pistole – di marche e modelli diversi – ma prendono anche cinque fucili, tutti fucili mitragliatori.

Gli investigatori avrebbero in seguito affermato che gli uomini armati non stavano semplicemente afferrando armi, volenti o nolenti; erano già preparati, e non solo sapevano cosa volevano, ma dov’era il tutto, insieme alle munizioni adatte.

Un agente di polizia, che pattuglia la zona vicina, risponde alla chiamata che arriva, aspettandosi di incontrare piccoli criminali da quattro soldi. Sfortunatamente, diventa la prima vittima del trio, dopo che questi hanno iniziato a fuggire con la Volkswagen Santana blu.

Dirigendosi verso Brussel, ai poliziotti arriva improvvisamente una telefonata: un ufficiale era in difficoltà, fatalmente ferito, la polizia avrebbe poi appreso che era morto sul luogo del crimine. Tuttavia, un gruppo di poliziotti della gendarmeria stava preparando una risposta e aveva pianificato di intercettare i banditi.
Una squadra di gendarmi si stava preparando ad intercettare i banditi in fuga, e – usando un loro veicolo – bloccando una delle vie di fuga che dovevano essere usate indubbiamente dai criminali.

Sfortunatamente, questo labile blocco non dissuade i tre criminali. Lanciano la VW Santana sul veicolo della gendarmeria parcheggiato, e usano lo schianto come slancio per uscire dal veicolo e iniziare a sparare.

Questi uomini chiaramente non erano pronti a farsi prendere sia subito che dopo. Utilizzano tattiche militari contro la polizia militare, sparando con i loro fucili mitragliatori. E nonostante i gendarmi, siano addestrati, sono sotto equipaggiati e sconfitti alla grande da tre uomini armati.

Due poliziotti della gendarmeria vengono colpiti e feriti durante la sparatoria, ma sopravvivono. I tre criminali fuggono con la loro Santana blu, che fuma per gli spari che colpiscono il motore e ad altri componenti meccanici. La polizia dopo, avrebbe trovato la Santana, cosparsa di benzina e bruciata, nei boschi vicini, aspetto che aveva distrutto quasi tutte le prove che potevano essere usate in futuro.

A questo punto, la polizia è assolutamente perplessa.

Questi crimini, fatti a caso, coinvolgevano almeno due diverse descrizioni dell’autore principale; l’uomo che credevano essere il capo del gruppo. In un caso, viene descritto con capelli biondi. Nel successivo reato, viene descritto con capelli scuri e con i baffi. Alla fine, viene descritto con capelli castani, avente ancora i baffi.

Tuttavia, la notorietà criminale era per la sua altezza. Era il segno distintivo della sua descrizione e avrebbe continuato a esserla. Nel corso degli anni, questo gli valse il soprannome di “Il Gigante”, un nome che sarebbe diventato temuto nella cultura belga.

Durante i primi crimini, il secondo criminale sembra saltare avanti e indietro tra due uomini diversi: almeno, questo è ciò che le descrizioni indicano. Il primo era più giovane, tra i venticinque e i trentacinque anni, ed era alto, ma piuttosto medio a tale riguardo. Era in buona forma, con lineamenti scuri che erano spesso oscurati dai suoi vestiti o dalle maschere.

A volte, questo secondo criminale era descritto come più vecchio: sui Cinquanta, con i capelli brizzolati, ondulati e rudi che lo facevano sembrare un duro.
Ovviamente, molto diverso da qualcuno che ha circa venticinque anni.
La polizia cerca di conciliare queste diverse descrizioni, supponendo che i crimini fossero opera di molteplici bande o gruppi. Ma nell’ultimo attacco, il furto di armi da un armeria, ha una sua risposta: c’erano tre uomini armati, che lavoravano tutti insieme. Sembra che il terzo uomo, che aveva iniziato a farsi conoscere con il soprannome di “Il Vecchio”, potesse essere l’autista del gruppo in più di un’occasione. Ciò dava agli altri due – il già citato “Gigante” e l’altro sparatore – l’incarico delle rapine e degli stessi assalti.

Sfortunatamente, il secondo uomo armato – il più giovane presente nella maggior parte dei crimini – si guadagnerà un soprannome.

Era “L’Assassino”.

La mattina di mercoledì 23 dicembre 1982, un uomo di nome Marc Vanden Eynde sta aspettando suo padre. Suo padre, un uomo di settantadue anni che aveva prestato servizio nella guerra civile spagnola anni prima, ora era il custode del castello di Beersel. Suo figlio, Marc, gli aveva fatto ottenere il lavoro, dato che lavorava come cuoco nel ristorante del castello.

Almeno questo lavoro, per suo padre, era meglio di quello di una volta, quello del tassista – un aneddoto che sarebbe diventato rilevante in seguito.

Marc guida fino ai terreni del castello, con sua moglie e i bambini in macchina con lui. Stavano progettando di andare al vicino mercato di Halle per gli acquisti natalizi; qualcosa che in anticipo rispetto alle prossime vacanze, riempiva le giornate dell’intera famiglia.

Marc Vanden Eynde citofona un paio di volte, ma suo padre, normalmente puntuale, non si trovava da nessuna parte. In occasioni come questa, Jose era solito essere seduto sulla veranda, sveglio e pronto a partire.

Temendo il peggio, Marc decide di entrare e controllare cosa sta succedendo. Dato che lavorava come cuoco, aveva le chiavi per entrare. La grande struttura in pietra era eccessivamente silenziosa. Marc comincia a salire i gradini verso la stanza di suo padre. Bussa un paio di volte ed è sorpreso di non ricevere risposta. Quando Marc entra nella camera da letto al piano superiore del padre, rimane scioccato da quello che vede.

Jose Vanden Eynde era legato, spogliato, e giaceva alla destra del suo letto. I polsi erano legati dietro la schiena con una sciarpa appartenente all’FC Bruges – una squadra supportata da Vanden Eynde.

Quando viene scoperto da suo figlio, era già morto da parecchie ore. La causa della morte erano più colpi sparati alla testa: sette, infatti. Cinque dei fori erano raggruppati verso l’orecchio, ma due erano leggermente rivolti verso l’alto di un paio di centimetri.

Jose Vanden Eynde, l’anziano custode del castello, era un uomo con legami con diversi gruppi di attivisti. In particolare, si dice da tempo che era stato coinvolto con gruppi di attivisti di estrema destra attivi in quel periodo, che potevano o meno avere ideali di suprematismo bianco. Tuttavia, si può dire che si trattava solo di voci; voci che hanno fatto parte delle teorie e dei pettegolezzi negli anni successivi. Tuttavia, queste voci emergono quando viene fuori che Jose Vanden Eynde aveva combattuto dalla parte di Francisco Franco nella guerra civile spagnola; un dittatore militare che aveva ottenuto il sostegno di Adolf Hitler e Benito Mussolini durante il conflitto … che era, di per sé, un colpo di stato militare. Vanden Eynde aveva mantenuto forti simpatie per questo partito nazionalista e apparentemente era ancora un attivista per la causa.

La scientifica avrebbe poi collegato questo omicidio apparentemente casuale ai crimini degli Assassini del Brabante. In quel periodo, però, la polizia non aveva idea di cosa stesse succedendo.

Vanden Eynde era un uomo con molti potenziali nemici – dopotutto, aveva avuto scontri brutali e sanguinosi anni prima e aveva potenziali legami con molte persone sgradevoli.

Naturalmente, tutto questo non include le teorie emerse negli anni seguenti: che Vanden Eynde era stato brutalmente torturato, crocifisso, picchiato fino a alla fine prima della morte, ecc. Per fortuna, la maggior parte di queste cose erano solo voci. .. una seconda autopsia, basata su foto e note dell’originale, è stata pubblicata nel 2007 e non includeva dettagli di mutilazioni o offerte sacrificali.
Tuttavia, Marc Vanden Eynde, il figlio, ha ricordato nelle interviste di aver visto ferite terribili sul corpo di suo padre: quelli che sembravano lividi da impatti sulla sua testa e bruciature di sigarette sul suo petto.

L’unico motivo per cui la polizia era inizialmente sospettosa di questo crimine, era che i perpetratori – chiunque fossero – avrebbero rubato alcuni beni casuali dal ristorante durante l’esecuzione di Jose Vanden Eynde. Questi beni includevano vino, champagne e caffè.

Tuttavia, nonostante questo indizio, la polizia non era in nessun modo più vicina a risolvere questo omicidio nel 2017 di quanto non lo fosse alla fine del 1982.
Marc Vanden Eynde, il figlio della vittima, ha testimoniato per esprimere il suo scontento con le autorità locali e le loro indagini. Molte delle prove raccolte, che comprendevano oggetti della vittima – di suo padre, Jose – non sono ancora stati restituiti e / o sono scomparsi.

Nessuna delle voci relative al caso sarebbe confermata: quelle dei legami di Vanden Eynde con i gruppi terroristici di destra, le voci di torture e mutilazioni, ecc. Ma quando la polizia scoprirà armi appartenenti agli Assassini del Brabante nella seconda metà degli anni ’80 , tutto questo potrebbe essere la conferma che sono stati usate per sparare e uccidere Jose Vanden Eynde.

Perché gli hanno sparato, però, è ancora il più grande mistero riguardo a questo caso.

Mentre il 1982 si chiudeva, la leggenda degli assassini pazzi del Brabante era ancora in crescita. Ma a questo punto, avevano accumulato una manciata di vittime: due erano morti – l’ufficiale di polizia a Wavre e ora Jose Vanden Eynde – ma una manciata di altre avevano subito lesioni legate a sparatorie e aggressioni.
Purtroppo, i criminali che sarebbero diventati noti come i Gli assassini pazzi del Brabante, erano appena all’inizio. Mentre in un anno si erano evoluti, si può notare come questi tre uomini stavano diventando più sicuri nel loro ruolo di criminali violenti, e diventavano sempre più sfacciati in ogni attacco. Molti teorizzano che i loro primi assalti furono semplicemente ostacolati dalla mancanza di potenza di fuoco, ma dopo la rapina a settembre dell’armeria, erano pronti a fare la guerra a un’intera popolazione.

Continua…nella seconda parte di Gli assassini pazzi del Brabante, ripercorrerò tutta la campagna di terrore del 1983 e i vari crimini commessi.

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