GLI UOMINI SUPERIORI E GLI ELETTI

VERSO

 

 

 

 

 

 

 

Per chiarire ogni possibile equivoco, e per evidenziare la dif-ferenza tra il tipo superiore riuscito e quello fallito, Nietzsche ha dedicato tutta la quarta parte di Così parlò Zarathustra, che ha per sottotitolo La tentazione di Zarathustra, proprio a-gli uomini superiori, chiarendo chi sono e in che cosa differi-scono dagli eletti, i figli di Zarathustra, coloro che avranno la responsabilità della creazione dell‟Übermensch, e che sono già una sua prefigurazione.


L‟indovino, i due re, l‟uomo di scienza, il mago, l‟ultimo pa-pa, l‟uomo più brutto, il mendicante volontario e il viandante-ombra sono gli uomini superiori che salgono sul monte di Zarathustra. Essi sono considerati superiori sia per le loro qualità spirituali, quanto per il fatto che hanno superato non solo la morale del gregge ma anche la tentazione di conti-nuare a vivere nel gregge, nel momento in cui hanno scelto la solitudine, seguendo l‟esempio di Zarathustra.
Questi uomini hanno affrontato tutte le difficoltà che com-porta il fatto di essere eccezioni, e il loro spirito ha già realiz-zato la metamorfosi del leone, cioè sono diventati tutti spiriti liberi.
Tuttavia la loro scelta di elevarsi dalla massa attraverso il su-peramento di sé non è stata motivata tanto dalla volontà di creare un essere superiore, quanto dalla nausea per la con-tentezza e il miserabile benessere della plebe. Questa nau-sea è la vera molla che spinge ad allontanarsi dagli altri ed è dello stesso tipo che, nel discorso “La visione e l‟enigma”, striscia dentro la bocca del pastore sotto forma di nero ser-pente, mettendo in pericolo la sua vita:

Il grande disgusto per l‟uomo – ciò mi soffocava e mi era strisciato dentro le fauci: e ciò che l‟indovino aveva profetiz-zato: «Tutto è indifferente, nulla vale la pena, il sapere stran-gola».

La critica concorda sul fatto che l’immagine più vicina all‟Übermensch in Così parlò Zarathustra è quella del giova-ne pastore che, dopo aver staccato la testa del serpente, si trasforma in qualcosa che non è più uomo. Ma, al punto in cui ci troviamo, invece di analizzare il momento del morso della testa, e che cosa significa nella filosofia di Nietzsche questo morso, è più utile constatare che senza il serpente il giovane pastore sarebbe rimasto pastore, e non sarebbe mai diventato un Übermensch. Se il risultato del morso è l‟Übermensch, ciò è dovuto sia al fatto che colui che morde non è un uomo qualunque, ma Zarathustra e quelli che sono della sua specie, i suoi figli, sia al fatto che c‟era qualcosa da mordere, e cioè la grande nausea per l‟uomo e per l‟esistenza.
Non è solo la volontà di potenza, ma è anche la nausea per l‟uomo che decide dell‟Übermensch, perché senza di essa non si può neanche volere il suo superamento, e tuttavia il pastore dovrà eliminare questo disgusto, perché altrimenti non riuscirà a trovare la forza di creare dall‟uomo un nuovo essere.
In fondo il grande disprezzo è l‟unica virtù comune a tutti questi uomini superiori, ma essi, contrariamente a Zarathu-stra, non soffrono principalmente dell‟uomo, ma prima an-cora di se stessi. Anche lui era una volta come questi uomini superiori, malato dalla grande nausea per l‟uomo, ma con la sua volontà di superare l‟uomo è riuscito a guarire anche da questa nausea e dalla tentazione di abbandonarsi al ni-chilismo.
Quindi, anche se tra gli uomini superiori si trovano i più alti rappresentanti della specie umana, questi, a confronto con Zarathustra e con la specie superiore, non sono altro che deboli di volontà e malriusciti. Egli infatti dice loro:

E per quanto siate elevati e di specie superiore: molto in voi è contorto e deforme.

E non c‟è fabbro al mondo che vi possa raddrizzare come io vorrei. Voi non siete che ponti: possano uomini più grandi di voi percorrerli, per passare al di là.

E poi:

Qui su questi monti io attendo altri e il mio piede non si alze-rà di qui senza di loro, – più elevati, più forti, più vittoriosi, più lieti, squadrati e rettilinei nel corpo e nell‟anima: leoni che ridono hanno da venire!

Gli uomini superiori sono diventati leoni, e Zarathustra stesso conferma l‟avvenuta trasformazione del loro spirito quando dice di attendere non loro ma dei leoni che ridono. Essi han-no rinunciato a qualsiasi forma di autorità che non fosse il loro Io, ma soltanto perché erano spinti dalla nausea e non perché volevano anche creare un essere superiore che giu-stificasse l‟esistenza dell‟uomo, e per questo non sono della stessa specie di Zarathustra e dei suoi figli.
Se infatti la superiorità è dovuta solo alla nausea, allora, quando questa nausea sarà eliminata, non resterà più alcu-na volontà di elevazione, mentre la sofferenza del vero uo-mo superiore deve derivare dalla volontà di Übermensch, cioè dalla volontà di dare un senso all‟eterna dissipazione delle forze dell‟uomo nel corso dei secoli.
La differenza e la specificità della quarta parte rispetto alle altre tre è che in quelle viene raccontata soltanto la storia dello spirito, come è scritto nel primo discorso “Delle tre me-tamorfosi”, dello spirito di Zarathustra e di chi è della sua specie, mentre adesso dai discorsi si passa all‟azione, all‟autosuperamento pratico della morale, e si assiste a una profezia sul futuro dell‟umanità in prossimità del grande me-riggio.
E‟ per questo che a Zarathustra adesso interessano più il corpo e l‟anima dei suoi discepoli che il loro spirito, e così gli uomini superiori non possono entrare a far parte del po-polo eletto perché non possono porre rimedio al loro difetto di costituzione, e diventare quello che non sono.
A questo punto non bisogna far confusione tra il leone, che simbolizza la seconda metamorfosi dello spirito, e il leone che ride, che è il segno dell‟arrivo del grande meriggio, e che entra a far parte degli animali di Zarathustra insieme al serpente, all‟aquila e allo stormo di colombe.
Il primo leone, infatti, ha il valore di una metafora e aiuta a comprendere una modalità dello spirito, e precisamente quella dello spirito libero, mentre il secondo leone entra in scena in carne ed ossa, come un simbolo, e questo vuol di-re che nel frattempo quello che all‟inizio era voluto soltanto con la coscienza, alla fine è diventato istinto, anima e cor-po.
Questa distinzione è importante anche per capire se l‟Übermensch assomiglia più al fanciullo del primo discorso o al leone che ride dell‟ultimo, anche se non è nessuno dei due.
Infatti non può essere il primo perché, se lo spirito di Zara-thustra ha già attraversato tutte e tre le metamorfosi ed è di-ventato quello di un fanciullo e se egli non è l‟Übermensch ma soltanto il suo profeta, allora la logica conseguenza è che l‟Übermensch non si può qualificare semplicemente co-me colui che ha lo spirito di un fanciullo.
Il fanciullo indica solo uno stato dello spirito, che Zarathustra deve aver raggiunto perché altrimenti direbbe cose che non ha vissuto e quindi non sarebbe credibile, ma la meta-morfosi dello spirito non è sufficiente, in quanto nella filosofia di Nietzsche lo spirito è solo uno strumento del Sé, cioè del corpo.
Quindi la vera metamorfosi deve avvenire nel Sé, attraverso la rieducazione degli istinti che lottano al di sotto della co-scienza e l‟autosuperamento pratico della morale, anche se esso, contrariamente allo spirito, non può subire cambia-menti significativi nel corso della vita dell‟individuo, ma sol-tanto nel lungo periodo, attraverso più generazioni.
Tuttavia l‟Übermensch non corrisponde neanche al leone che ride, e quindi ai figli di Zarathustra, perché, se il grande meriggio indica solo il centro del cammino che va dall‟animale all‟Übermensch, e quindi non la sua nascita, al-lora i leoni ridenti che Zarathustra aspetta sul suo monte non possono essere già i primi Übermenschen, perché nell‟ultimo discorso essi arrivano proprio nel momento del grande meriggio.

Dunque l‟interesse della quarta parte sta sia negli elementi che ci permettono di avere un‟idea più chiara dell‟Übermensch, sia nel fatto che essa ci aiuta a chiarire la differenza fra gli uomini superiori e i figli di Zarathustra, il po-polo eletto dal quale egli dovrà nascere.
Un frammento postumo è più che esplicito al riguardo:

Concetto dell‟uomo superiore: chi soffre per l‟uomo e non solo per se stesso, chi non può fare a meno di creare in se stesso solo «l‟uomo».

Contro ogni voluttuoso starsene in disparte e fantasticare dei mistici.
Contro le persone «sistemate».

Noi falliti! Tipo supremo! Redimere noi è redimere «l‟uomo stesso»! E‟ questo il nostro «egoismo»!

Gli uomini superiori che attende Zarathustra sono solo coloro che, come lui, non si preoccupano e non soffrono per se stessi ma per l‟uomo, e non debbono impiegare le forze cre-ative per alleviare le proprie sofferenze, ma possono usarle per creare qualcosa, o meglio qualcuno, al di sopra di loro.
La differenza è dunque nel bisogno che spinge alla creazio-ne dei valori, se esso è rivolto al presente e serve ad una fe-licità momentanea, oppure al futuro e alla formazione di u-na vita superiore che rappresenti lo scopo di tutta la dissipa-zione di forze che c‟è nella storia dell‟uomo. Per questo gli uomini superiori che sono saliti sul monte di Zarathustra, che sta fare riferimento né solo all‟eterno ritorno né solo alla vo-lontà di potenza, ma a tutti e due i pensieri fondamentali di Nietzsche.
„Maturo‟ e „ben riuscito‟ sono termini che qualificano un indi-viduo forte abbastanza per sopportare il pensiero dell‟eterno ritorno dell‟uguale, ma anche, viceversa, colui che può rivo-lere indietro tutta la sua vita, e quindi tutta la storia dell‟uomo, senza rinunciare a creare una formazione supe-riore.
L‟importanza della quarta parte di Così parlò Zarathustra, che mostra la differenza tra i vecchi uomini superiori malriu-sciti e i nuovi figli di Zarathustra, sta nel mostrare come le conseguenze sono diverse a seconda del tipo di vita che decide di aderire al pensiero del ritorno, per sfuggire alla crisi nichilista.
Se l‟eterno ritorno, come ultimo atto della trasvalutazione di tutti i valori, rappresenta l‟autosuperamento del nichilismo, la distinzione tra nichilismo attivo e passivo è fondamentale per capire se questa trasvalutazione va in direzione dell‟ultimo uomo o dell‟Übermensch.
Il nichilismo è sempre il sintomo della vita dell‟individuo, e la distinzione tra attivo e passivo equivale a quella tra vita a-scendente e discendente, sano e malato, ben riuscito e malriuscito.
E‟ solo per il suo eccesso di forza che la vita ascendente de-ve attraversare la fase leonina del nichilismo attivo, per cre-arsi nuovi valori, mentre dall‟altra è l‟eccesso di debolezza che spinge la vita decadente a non riconoscere più i vecchi valori.
Per entrambi l‟eterno ritorno può significare una via d‟uscita dal nichilismo, ma il risultato sarà opposto, perché solo chi si preoccupa di dare all‟umanità uno scopo farà parte del po-polo eletto, e quindi sarà il padre dell‟Übermensch, mentre gli altri tramonteranno all‟indietro verso l‟ultimo uomo.

 

 

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