I SIGNORI DELLA TERRA

VERSO

Ora, la differenza principale tra il popolo eletto e il resto dell‟umanità è la libertà, e cioè il fatto che gli eletti sono i soli nelle condizioni di scegliere perché solo la loro volontà è effettivamente libera. Il volere della plebe non è un libero volere, perché essa non conosce i motivi e le origini delle sue valutazioni, e in questo modo è prigioniera dei vecchi valori e quindi incapace di scegliere veramente una cosa piuttosto di un‟altra.
Quando Nietzsche scrive „liberi‟ o „non liberi‟ vuol dire che la libertà del volere c‟è, ma non per tutti, che è una conquista dello spirito, e quindi il risultato di una lotta che non tutti pos-sono combattere e neanche vincere. I più, i deboli e i pove-ri di spirito non hanno ancora preso coscienza che vivono solo di valori ereditati, e non hanno quindi la possibilità di cambiare veramente la loro condizione, ma sono in balia di coloro che inventano i valori anche per loro.

Solo l‟eletto è veramente libero, e quidi solo lui è consapevole di avere la responsabilità del destino della terra e di dover fissare per tutti, e non solo per sé, la meta. E‟ per questo che la volontà degli eletti diventa il senso della terra, e non solo del popolo di cui fanno parte, perché il resto dell‟umanità non si fissa nessuna meta, in quanto non ha la libertà per farlo.
Se il volere non è libero, allora non è neanche un autentico volere, e quindi anche la meta non è una vera meta, e quello che viene raggiunto perde valore perché non corri-sponde a quello che era voluto fin dall‟inizio.

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Così, anche se nel passato si sono avuti molti grandi uomini, Zarathustra è sicuro che «ancora non è esistito un superuo-mo», perché essi sono sempre stati frutto del caso e non so-no mai stati voluti dalle società alle quali appartenevano. Per la verità questa sicurezza assoluta è dovuta al fatto che ancora non è stata mai insegnata sulla terra la dottrina dell‟eterno ritorno, che è l‟unica capace di liberare comple-tamente la volontà dell‟uomo in tutta la sua potenza creatri-ce. Quindi, anche se nel passato qualche popolo, come i Romani o gli uomini del Rinascimento, volle consapevol-mente seguire la strada della grandezza, tuttavia è sicuro che il risultato non fu l‟Übermensch, al quale somigliano co-munque sia Giulio Cesare che Cesare Borgia, perché la vo-lontà creatrice non è mai stata libera come adesso, dopo che si è liberata dallo spirito di vendetta attraverso il pensie-ro dell‟eterno ritorno.
Del pensiero del ritorno, e di come esso agisce sulla volontà, ci occuperemo nel prossimo capitolo, mentre per adesso basta rilevare che non ci potrà mai essere l‟Übermensch se nessuno lo vorrà far nascere. E‟ per questo che in gran parte della storia, e soprattutto della storia segnata dal cristianesi-mo, non solo non c‟è mai stato un Übermensch, ma anche il grande uomo ha fatto fatica a sopravvivere. Questi uomini sono stati superiori, per ciò che riguarda la loro forza, all‟epoca in cui hanno vissuto, ma non sono mai stati voluti dalle generazioni precedenti, e si sono dovuti affermare lot-tando contro i valori vigenti. Un elemento fondamentale del concetto di Übermensch è dunque quello di essere una cre-atura prima ancora di un creatore, cioè il risultato di una vo-lontà progettante ben precisa, così come l‟ultimo uomo, dall‟altra parte, è lo scopo di chi vuole eliminare la sofferen-za e il male dalla vita.

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Il popolo eletto, contrariamente a quanto è stato fatto finora sulla terra, si preoccupa di salvaguardare le eccezioni e di favorire proprio quegli istinti che una società normale consi-dera pericolosi ma che adesso, potendosi esprimere libera-mente, senza la cattiva coscienza, hanno la possibilità di svilupparsi e quindi anche di raffinarsi. All‟interno di questo popolo, che non è ostile alle nature superiori, l‟Übermensch è colui che, attraverso l‟assimilazione progressiva dei nuovi giudizi di valore da parte delle generazioni precedenti, por-ta a compimento la trasvalutazione di tutti i valori finora do-minanti, operando l‟auto-superamento dei valori della forza, i valori trasvalutati, così come Nietzsche ha compiuto in sé l‟auto-superamento dei valori della debolezza, i valori cri-stiani.
La novità dunque è soltanto che questo nuovo popolo ha u-na nuova meta, l‟Übermensch, e che questa è opposta al volere della folla che invoca l‟ultimo uomo, ma non è la pri-ma volta che l‟uomo si fissa una meta diversa dalla soprav-vivenza e decide di lottare per la grandezza. Questa nuova meta deve essere raggiunta attraverso l‟aumento della po-tenza dell‟uomo e lo sviluppo di tutti i suoi istinti, mentre nel recente passato si mirava solo alla limitazione della potenza, ai fini della conservazione. Tutte le regole necessarie all‟educazione del popolo eletto si raggruppano così attor-no al concetto di volontà di potenza, che è il principio della trasvalutazione dei valori e di conseguenza della nuova gerarchia.
La trasvalutazione di quei valori che hanno dominato finora è possibile però solo per coloro che hanno assimilato perfet-tamente la morale finora dominante, seguendone col mas-simo rigore le norme, e solo in essi, e non in astratto, o in tutti i membri della comunità, può avvenire il suo auto-superamento. Una morale infatti non può essere negata o superata da coloro che vi hanno aderito solo superficial-mente, così come la morte di Dio ha le conseguenze mag-giori solo per quelli che ci hanno creduto veramente.
La volontà di potenza è il nuovo principio che guida il movi-mento contrario al rimpicciolimento dell‟uomo, il nuovo principio della società, della politica, dell‟arte e della filoso-fia del popolo eletto, che dovrà essere soprattutto più forte e più saggio degli altri popoli passati e presenti. In tal senso Nietzsche si chiede all‟inizio dell‟Anticristo:

che cosa è buono?- Tutto ciò che eleva il senso della po-tenza, la volontà di potenza, la potenza stessa nell‟uomo. Che cos‟è cattivo? Tutto ciò che ha origine dalla debolezza.

La volontà di potenza è sempre un principio di valore per l‟uomo, e non viene mai messa in relazione direttamente con l‟Übermensch, perché, anche se rappresenta il tentativo di definire la direzione per il superamento dell‟uomo, non deve essere necessariamente il principio della posizione di valori per questo nuovo essere. Se la volontà di potenza è il principio della trasvalutazione, e se la trasvalutazione non è altro che un modo diverso per dire il tramontare e il passare oltre del popolo eletto, così com‟è riportato nella “Prefazione” di Così parlò Zarathustra, e se tramontare verso l‟Übermensch vuol dire che egli porterà a compimento il tra-monto del popolo eletto, allora la volontà dell‟Übermensch non può essere uguale a quella degli eletti. Anche da quan-to risulta dai frammenti postumi, la relazione fondamentale è tra i concetti di Übermensch e di eterno ritorno, mentre con la volontà di potenza c‟è solo un rapporto indiretto.
Se la volontà di potenza è il principio delle nuove virtù ari-stocratiche, ciò non vuol dire che essa deve anche essere il principio dell‟agire dell‟Übermensch, che rappresenta il cul-mine e il risultato di tale aristocrazia, ma solo che la nuova aristocrazia ha bisogno di tali virtù perché ha la responsabi-lità di questa nascita.
Se non si comprende che il superamento dell‟Übermensch non può riguardare i vecchi valori, perché altrimenti anche Nietzsche potrebbe essere considerato tale, ma è il compi-mento dei nuovi valori, si rischia di dare a uno le virtù dell‟altro, e infatti un esempio in tal senso ce lo dà Theodore Schatzki, che dichiara:

Piuttosto, la potenza è al massimo quando una persona di-sciplina i suoi impulsi e le sue passioni subordinandoli a un compito o una meta. La potenza è massima quando un indi-viduo, nella ricerca di una meta superiore, trasforma le e-nergie dissonanti e contraddittorie e convoglia gli impulsi in una singola forza consonante. La ricerca di una singola me-ta è la prima virtù dell‟Übermensch.

 

Questo errore di valutazione è dovuto al fatto di non aver considerato adeguatamente la funzione del popolo eletto, perché la ricerca di una singola meta non può essere una virtù dell‟Übermensch, in quanto è lui stesso la meta di que-sto popolo. Non si deve usare questo concetto quando non è assolutamente necessario, e chiamarlo in causa ogni vol-ta che Nietzsche parla del futuro, oppure della grandezza o della potenza dell‟uomo.
Come gli uomini superiori sono diversi dalla specie superio-re, dal tipo mancante che aggiunge alla superiorità dello spirito quella dell‟anima e del corpo, avendo assimilato i nuovi valori, allo stesso modo la specie superiore, il popolo eletto, è solo il padre dell‟Übermensch, e non deve essere confuso con esso. Assegnare al figlio la volontà del padre, le virtù del popolo eletto, è come voler dare alla sintesi le qualità dell‟antitesi, perché l‟Übermensch non può volere la potenza in quanto egli è già potente, è il superpotente che ha ereditato la potenza da coloro che hanno vissuto per es-sa, così come chi viene dall‟alto è diverso da chi vuole l‟elevatezza. Per l‟Übermensch il sentimento di potenza vale più della volontà di potenza, che invece è la virtù propria della casta dominante dei legislatori, e infatti parlando del grande uomo e del genio, Nietzsche dice nell‟Ecce homo:

Gettiamo lo sguardo avanti di un secolo, poniamo il caso che il mio attentato a due millenni di contronatura e detur-pamento dell‟uomo abbiano avuto successo. Quel nuovo partito della vita, che prende in mano il più grande di tutti i compiti, l‟allevamento dell‟umanità al superamento di se stessa, includendovi l‟inesorabile annientamento di tutto ciò che è degenere e parassitario, renderà di nuovo possibile quel sovrappiù di vita sulla terra, da cui anche lo stato dioni-siaco dovrà svilupparsi una nuova volta.
Il nuovo partito della vita è la casta dei signori della terra, ma questi hanno solo il compito di rendere possibile il nuovo stato dionisiaco, cioè l‟Übermensch, attraverso un aumento della potenza dell‟uomo, e non corrispondono essi stessi a questo stato. La differenza fondamentale tra la volontà di potenza dei signori della terra e la saggezza dionisiaca dell‟Übermensch è che la prima deve provvedere all‟annientamento della vita degenerata mentre la seconda prova piacere di fronte all‟annientamento di ciò che vi è di più nobile, che, come si vedrà, è la stessa casta dominante. Anche per le altre virtù che Schatzki considera fondamentali dell‟etica di Nietzsche, la libertà di modellarsi e la disciplina, vale lo stesso discorso:

La terza virtù è la disciplina. Generalmente parlando, disci-plina vuol dire essere duri, soprattutto con se stessi e solo se necessario anche con gli altri. Più specificamente vuol dire: primo, obbedienza in una singola direzione e in uno scopo superiore; secondo, dominare le forze in se stesso; e terzo, che questa disciplina, nei primi due sensi, è un difficile (ma gioioso) compito che richiede industriosità, ripetizione e fatica.

Mi domando se ci può essere una descrizione dell‟Übermensch più distante da quello che Nietzsche ha in mente. La virtù della disciplina è quella insegnata dallo spiri-to di gravità, l‟arcinemico di Zarathustra, che invece ama tutto quello che va su piedi leggeri. Al limite si può dire che senza il peso non c‟è neanche la sensazione di liberazione dal peso, che senza la gravità non c‟è neanche la leggerez-za, ma non che proprio l‟Übermensch, la grande speranza di Zarathustra, deve seguire una disciplina e faticare per raggiungere uno scopo.
Quindi le virtù che Schatzki attribuisce all‟Übermensch, la ri-cerca di una singola meta, la libertà di modellare se stesso e la disciplina, sono le virtù dei signori della terra, di coloro che dovranno prendere le decisioni quando nessun‟altro a-vrà la forza di farlo. Nel momento in cui saranno superati i nazionalismi e si giungerà all‟amministrazione globale della terra, e anche in seguito alla sempre più approfondita cono-scenza scientifica dell‟uomo, ma soprattutto nel momento della grande crisi nichilista che paralizza la volontà, sarà nell‟interesse della nuova comunità globale essere gover-nati da un gruppo di uomini le cui qualità principali saranno la responsabilità, la sicurezza di sé e la capacità di porsi de-gli scopi.
Il governo dei signori della terra nel grande meriggio è il go-verno dei migliori, e questo sarà possibile per la prima volta nella storia grazie alla crisi nichilista, e grazie al fatto che i più avranno perso le ragioni del loro agire. L‟idea di Nie-tzsche è di affidare il governo della terra a questa casta di legislatori e filosofi, e di fare dell‟umanità un unico grande organismo nel quale, sul modello platonico, ognuno ha un compito definito e porta a perfezione ciò di cui si occupa.

 

 

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