IL LINGUAGGIO UMBRATILE

UMBRATILE

 

 

 

 

 

 

 

Si può pensare alla teoria critica del linguaggio di Nietzsche come ad una revisione della concezione platonica del linguaggio. Revisione influenzata sostanzialmente dalla ricezione, prima di tutto filosofica, che Nietzsche ebbe delle concezioni linguistiche esplicitamente elaborate o indirettamente presenti nella cultura preplatonica.

 

Ciò è, d’altra parte, confermato dall’interesse che Nietzsche coltiva, proprio nel periodo giovanile in questione, per la grecità arcaica e presocratica.

 

Il nocciolo teorico fondamentale riguarda l’origine del linguaggio. La teoria critica di Nietzsche, come è stato finora evidenziato, si definisce attorno alla posizione per cui non si dà un’origine concettuale del linguaggio.

“Una cosa a cui un concetto corrispondesse esattamente, sarebbe senza origine. Errore di Platone sulle idee eterne”.

Il concetto, la logica e la scienza sono le elaborazioni successive del linguaggio originariamente istintivo dell’uomo.

Una dimensione “neutra” puramente concettuale del linguaggio (che presuppone l’origine concettuale del linguaggio, appunto) può reggersi, come per Platone, esclusivamente su una metafisica che si articoli attorno alla fondazione ontologica dell’essere garante della purezza (“inseità”) del nome.

 

Basandoci su questo dato di partenza, possiamo individuare quanto, nello specifico, la teoria critica del linguaggio del nostro autore sia avvicinabile alle posizioni di sofisti e naturalisti. Sarà più comprensibile, a questo punto, valutare quanto la “grecità presocratica” sia recepita e fatta fraternamente propria dalla riflessione nietzschiana sul linguaggio.

Prima di tutto l’origine del linguaggio: sia sofisti che naturalisti presentano una posizione linguistica che esclude la possibilità che il linguaggio sia originariamente concettuale e che il nome sia miticamente “puro”.

I sofisti attribuiscono al linguaggio il valore di techne, strumento artificiale di cui si serve l’uomo per fini personali. Il linguaggio ha un’altissima funzione retorica e politica poiché, attraverso la forza del discorso, può persuadere e convincere.

Non si dà una realtà ontologica che garantisca la coincidenza del nome con la cosa, ed i concetti si utilizzano parzialmente a seconda delle situazioni particolari. Il linguaggio si elabora correttamente sulla base di convenzioni sociali; questo sottolinea il suo valore funzionale, centrale per tutta la sofistica. Per i sofisti l’essenza del linguaggio è retorica in quanto artificiale; presupposto che porta direttamente alla concezione di un linguaggio umanamente elaborato e compiuto, per il quale non si dà naturalezza o purezza che non sia, appunto, retorica.

 

L’essere estrinseci di nome e cosa, nodo teorico fondamentale della concezione linguistica dei sofisti, conduce ad utilizzare il valore retorico della parola e la potenza che essa rappresenta nella virtualità dinamica del significante.

“La parola è un gran dominatore che con un corpo piccolissimo e invisibilissimo divinissime opere sa compiere.

D’altra parte l’estraneità del nome rispetto alla cosa costituisce il corollario immediato di una decisiva riflessione (per il pensiero filosofico avvenire) inaugurata proprio dai sofisti: il filosofico problematizzare il rapporto tra realtà, linguaggio e verità; termini che i filosofi naturalisti avevano assunto come spon-taneamente coincidenti e sulla distinzione dei quali non si erano neppure interrogati.

L’essere intrinseco del nome rispetto alla cosa è il punto di partenza di tutte le filosofie presofiste. Ma per ragioni ulteriori rispetto alla posizione dei Sofisti questa genealogica coincidenza di parola e cosa, linguaggio e realtà, pensiero ed essere, esclude a priori l’origine concettuale del linguaggio e la neutralità della parola pura voluta dalla metafisica platonica.

Per gli eraclitei la parola ha in sé il significato, e non fuori di sé nella “metarealtà” del concetto. I nomi esprimono in sé l’etimo (l’étymos: il vero, il reale), la natura verace delle cose. Negli scritti di Eraclito, la questione etimologica è filosofica prima di tutto e grammaticale soltanto per naturale conseguenza e coincidenza. La parola, rispondendo direttamente alla natura della cosa in quanto elemento dell’unica realtà che è il logos, è rivelazione secondo la più suggestiva concezione sapienziale ed oracolare del nome.

Platone, infatti, presenta Cratilo come figura cupa e ieratica:

“E come lo interrogo e mi mostro desideroso di sapere che cosa mai stia dicendo, non spiega nulla e si schernisce, fingendo di ragionare fra sé e sé […]. Se dunque sei in grado di interpretare in qualche modo l’oracolo di Cratilo, ti ascolto con piacere”.

 

La parola eraclitea, dunque, non è mai riducibile al puro concetto (che la filosofia platonica assumerà come verità) essa “indica” e con ciò apre al dominio ermeneutico dell’interpretazione.

 

“Il signore, il cui oracolo è a Delfi, non dice né nasconde, ma indica”.

 

L’irriducibilità dell’atto linguistico al puro significato e la naturale coincidenza della parola con la vita tragikòn confermano una posizione linguistica che, per quanto teoricamente non elaborata, deve aver inciso sulla scelta eraclitea di uno stile oracolare e laconico, spesso volutamente ambiguo. Del resto l’impossibilità che la parola abbia un significato univoco corrisponde perfettamente con l’ontologia eraclitea del “divenire”, ovvero dell’essere inteso come tensione dinamica e coincidenza degli opposti.

 

“L’unico, il solo saggio vuole e non vuole essere chiamato con il nome di Zeus”.

La parola non ha un significato definito poiché l’essere è coincidenza degli opposti quindi è divenire; non semplice “panta rei” (che così inteso porterebbe alle conseguenze, riferiteci da Aristotele, della rinuncia ai nomi e del ricorso ai gesti come mezzi di espressione).

L’impossibilità di trovare significati univoci nei nomi, l’interpretazione richiesta dalla parola che indica, lo stile aforistico e oracolare, sono tutte caratteristiche che ribadiscono, anche per i naturalisti, e per Eraclito in particolare, la distanza da una visione puramente concettuale del linguaggio.

Platone compie l’operazione di stabilire per il linguaggio la garanzia dell’essere nominabile delle cose fondato sulla metafisica delle idee. Ne consegue la definizione di un linguaggio che ha nel puro significato la sua origine e sussistenza.

L’essenza vera e divina del linguaggio ne garantisce la forma terrena, “caprina”, tragica. Il problema del linguaggio è riportato e subordinato al problema della partizione del vero e del falso, dell’ideale e del sensibile, della luce e dell’ombra.

Il tentativo linguistico di Nietzsche non sta nel ribaltare la posizione platonica ma nell’interpretarla dalla prospettiva critica del filosofo, del “viandante”.

Il problema del linguaggio viene calato nella dimensione umana che gli compete dove il vero e il falso sono prima di tutto formulazioni linguistiche.

Dentro lo spazio umano è possibile ricercare non solo l’origine e lo sviluppo del linguaggio ma anche la sua potenza; certo, a danno della luminosità di un linguaggio puro sorretto dalla stabilità del significato e del concetto.

Nella teoria critica del linguaggio di Nietzsche diviene, allora, essenziale, pensare al rapporto tra significante e significato come ad una relazione dove il primo è irriducibile al secondo.

La parola riportata, attraverso la ricerca genealogica del linguaggio, alla dimensione umbratile dell’umano, deve saper rinnovare le sue potenzialità originarie, e le sue “fattezze artistiche”.

Di qui la costante ricerca, nella scrittura nietzschiana, di uno “stile” che ripercorra, nell’accentuazione del potere esemplare del significante, le virtù della parola terrena e viva, fatta di luce e di ombra.

 “[…] Domanda: com’è che si può porre in rilievo una parola, senza ricorrere all’aiuto del suono (dato che non si possiedono segni di questo suono)? Seconda domanda: com’è che si può porre in rilievo una parte di una proposizione? Sotto molti aspetti, bisogna scrivere diversamente da come si parla. La chiarezza è la riunione di luce ed ombra. […]”.

 

 

 

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