IL PUGNALE AVVELENATO DEL NICHILISTA

VERTICEABISSO

DIBATTITO CON ENTROPIA – II “GIUSTIZIA”

“…Io sono la Morale, nata dalla cieca ignoranza e dallo spirito autoritario dell’uomo e debbo compiere la mia funzione di oscurare le menti, di creare paurosi e biechi fantasmi, di spegnere ogni spirito di rivolta, e finché io vivrò gli uomini saranno schiavi, miserabili e vili. E neppure tu sarai risparmiato dalla mia ira miserabile e spietata, o demonio infernale»
Erinne Vivani – La morte del più orribile Mostro

“Non credere nella giustizia” è – forse per i meno attenti – rivolto alla Giustizia costituita,quindi la legge e l’autorità che la emana;- forse si…ahimè – si dà per scontato.Giustizia quindi come “l’autorità che giudica”.

“Non Credo nella Giustizia Non Credo e non avrò Nessun dialogo con la magistratura Non credo negli avvocati:la loro difesa non mi appartiene e la nego.”(1)

Il relativismo Etico è una realtà e su questo sono d’accordo,anzi,noto che ancora purtroppo la non-via questo non-sentiero trovi pochi estimatori (e forse è un pregio,anzi lo è) mentre il pellegrinaggio assolutista ha molti più credenti disposti a servirlo in lunghe camminate estenuanti.La disamina sul giusto e lo sbagliato e il buono e cattivo,bisognerebbe affrontarla in maniera meno semplicista ,però nel complesso il senso esposto da Entropia rimane quello:tutto – e in egual misura la Giustizia – è Relativo.Per ora l’ assolutismo etico è il nemico,riuscire a demolire il proprio giusto e sbagliato è un affare assai ancora più complesso,porterebbe ad un’immobilità individuale,o anche ad una morte della volontà.Con questo non voglio affermare nulla,anzi,liberi di morire,o meglio ancora Vom freien Tode!
Il discorso o punto analizzato brevemente da Entropia è quindi verso l’aspetto moralista della Giustizia,è quindi la Morale che si trova al principio di ogni ordinamento giuridico.
Quando si parla nel punto citato da entropia sulle competenze individuali anche qui Nihil sub soli novi,tranne che forse l’accortezza di non saltare nell’abisso,dando con troppa facilità alla parola “Naturalmente” un significato di “giusto”(dare al “nemico” un valore negativo)cosa che i compagni hanno cercato limitativamente di demolire.Posso quindi arrivare ad una apertura personale e dichiarare che la metafisica e le leggi morali che ne fanno capo sono un’inganno.Non esiste nulla di infinito;sento applaudire con sfrenatezza l’indovino di Zarathustriana memoria.
Si gioca con le parole (sono nate anche per questo) e questo è come detto prima una cosa che forse si dà per scontato.
Quando si parla di Giustizia si intende la Giustizia costituita (il sistema legale,l’autorità che giudica),ovviamente poi ogni Epoca e ogni Stato ne ha e ne ha avute di sue.La Giustizia poi come si può facilmente vedere è relativa ad ogni paese e cultura,e ciò non và proprio a suo favore.Bisognerebbe appunto fare dei distinguo nei termini.
Se si vuole invece intraprendere un discorso morale e quindi in un certo senso metafisico e addirittura teologico allora,non posso che trovarmi d’accordo,l’assolutismo è merce totalitaria e anti individualista.Mi stò ripetendo ma,lo trovo necessario.
Per radicalizzare il concetto vorrei dire ancora una cosa.
Tutto ciò che è fallibile o fallimentare non è degno di essere chiamato Giusto,o ancora di essere venerato o valutato come parametro di presumibile giustezza. Io,come nichilista ed egoista,valuto ogni cosa da troppi punti non ordinati ma che ruotano intorno ad un non perno – il mio nulla,o meglio è il mio nulla che valuta le situazione e ne attribuisce relativamente ciò che mi è più favorevole.Come ricorda un’anarchico anti giuridicamente integro come Pierleone Porcu :

”La giustizia è sempre quella orrenda maschera crocifissa che sta appesa alle pareti delle aule di tribunale.La sua è sempre e solo una vendetta presa sulla vita che ha voluto escluderla da sé.”

La questione sulle Finalità (divise per l’occasione in pratiche-simboliche) la trovo ridicola e ai limiti del cristianesimo,o della schizofrenia.
Quella simbolica a detta di Entropia è e rimane fuori dalla condizione pratica,cosa in questo caso falsa e priva di un approfondimento serio sulla questione.
La scelta Simbolica (per utilizzare termini coniati da entropia) non rimarca l’assenza di azione o finalità pratica,se si intende con questo stare fuori dalle galere.
Il punto in questione è visto forse da un’ottica e una prospettiva diversa.
La scelta è da individuo,e come tale si copre un vasto campo d’azione che non si assoggetta certo alle carezze dei compagni(2).
Come è stato detto poi in varie discussioni sul tema antigiuridico,se si và ad analizzare a fondo- e in questo caso le supposte finalità- l’individuo si muove sulla linea del compromesso e non sulla totale negazione se non si intraprende da individuo le uniche due scelte(non certo le limitate finalità di Entropia) a mio avviso possibili :Latitare ed evadere,o Evadere per Latitare.
La latitanza e l’evasione per la latitanza è uscire fuori dal diritto.
Il resto come nel caso citato da entropia,è muoversi su un sentiero che è un rattoppo.

«Basta, per dio!» — ruggii — ed estratto fulmineamente il mio pugnale avvelenato, mi avventai contro il mostro inferendogli un terribile colpo alla gola. Il mostro mortalmente ferito conficcò i suoi artigli nelle mie povere carni facendole sanguinare e proiettò dalla bocca una puzzolente bava gialla, verdastra, che m’inondò tutto il viso. Ma nuovi e più terribili colpi di pugnale piovvero sul mostro, che si rovesciò a terra. Era morto. Tosto pensai di estrargli il cuore per mostrarlo ai miei amici, ai miei compagni, ai miei fratelli di dolore e di lotta. E mi accinsi all’opera con la mia arma. Ma, immaginate voi, o miei fratelli, l’impressione da me provata quando, al posto del cuore, io trovai una grossa pietra? Rimessomi subito dallo stupore, esclamai: «va bene lo stesso». Questa mi servirà a perfezionareper colpire in fronte qualche carogna di moralista, se ancora ve ne fossero.”

(1)Sono le tre righe presentate alla corte per tagliare i rapporti con la magistratura ,gli avvocati e la giustizia nel processo per rapina aggravata e lesioni gravi in cui sono stato condannato in maniera definitiva a 3 anni – 2 anni e mezzo già scontati.
(2)L’etica che avvolge l’essere un compagno fra i compagni non è da meno.
Quanto la legge non scritta e quindi l’etica di un determinato

 

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