IL RISENTIMENTO ANARCHICO

risentimento 4

 

 

 

 

 

 

 

“UNA PAROLA ALL’ORECCHIO DEGLI PSICOLOGI, POSTO CHE ABBIANO DAVVERO VOGLIA DI STUDIARE UNA BUONA VOLTA DA VICINO ANCHE IL RISENTIMENTO: QUESTA PIANTA FIORISCE ORA QUANTO MAI SPLENDIDA TRA GLI ANARCHICI…

NIETZSCHE  “GENEALOGIA DELLA MORALE”

1. Di tutti i movimenti politici del diciannovesimo secolo criticati da Nietzsche – dal socialismo al liberalismo – quello cui egli riserva le parole più velenose è l’anarchismo.

Egli chiama i seguaci di questa dottrina “i cani anarchici”, che stanno infestando le strade della cultura europea, essi sono il riassunto di quella “morale del gregge” che caratterizza la moderna politica democratica. Nietzsche vede l’anarchismo come avvelenato alla radice dal pestifero seme del “risentimento” – la disprezzabile politica del debole e del disprezzabile, la morale dello schiavo. Nietzsche sta forse esprimendo semplicemente la sua ira di conservatore contro un movimento radicale, o sta diagnosticando una malattia reale che ha infettato l’immaginario della politica radicale di sinistra? Nonostante l’ovvio pregiudizio di Nietzsche verso la sinistra radicale, questo mio intervento prende seriamente in conto i suoi attacchi contro l’anarchismo e cercherà di esplorare la logica del “risentimento” in relazione alle opzioni politiche radicali, in particolare all’anarchismo.

 

Tenterò di smascherare le correnti nascoste di risentimento presenti nel pensiero politico manicheo di classici dell’anarchia, come Bakunin, Kropotkin e Proudhon. Questo non con l’intenzione di distruggere l’anarchismo come teoria politica. Al contrario: io sostengo che l’anarchismo può diventare più importante per le lotte politiche contemporanee se solo riuscisse a liberarsi dalla logica di risentimento del suo stesso discorso, in particolare delle identità e strutture essenzialiste che lo percorrono.

 

Moralità degli schiavi e risentimento

2. Il risentimento e’ per Nietzsche la nostra condizione moderna. Per capire il risentimento, e’ necessario capire la relazione tra morale del padrone e morale dello schiavo, al cui interno ha origine il risentimento. L’opera di Nietzsche Genealogia della morale e’ uno studio sulle origini della morale. Per Nietzsche il modo in cui noi interpretiamo e imponiamo valori al mondo ha una storia precisa – le sue origini sono spesso brutali e molto distanti dai valori da essa prodotti. Il valore di “buono”, per esempio, fu inventato dai nobili e dagli esponenti della classi superiori per descrivere se stessi, in contrasto con la gente comune, di basso rango e i plebei. Erano i valori del padrone – “buono” – opposti a quelli dello schiavo – “cattivo”. Perciò, secondo Nietzsche, e’ in questo “pathos di distanza”, tra i nobili e i plebei, in questo assoluto senso di distanza, che i valori morali sono stati creati.

In seguito, l’equazione tra buono e aristocratico cominciò ad essere messa in discussione da una rivolta degli schiavi nel campo dei valori. Questa rivolta di schiavi, secondo Nietzsche, cominciò con gli Ebrei che istigarono una rivalutazione dei valori:

Furono gli ebrei ad avere osato, con una terrificante consequenzialità, stringendolo ben saldo con i denti dell’odio più abissale (l’odio dell’impotenza), il rovesciamento dell’aristocratica equazione del valore (buono = nobile = potente = bello = felice = caro agli Dei), ovverosia “i miserabili soltanto sono i buoni; solo i poveri, gl’impotenti, gli umili sono i buoni, i sofferenti, gli indigenti, gli infermi, i deformi sono anche gli unici devoti, gli unici uomini pii, per i quali soli esiste una beatitudine – mentre invece voi, voi nobili e potenti, siete per l’eternità i malvagi, i crudeli, i lascivi, gl’insaziati, gli empi, e sarete anche eternamente gli sciagurati, i maledetti e i dannati!…”

3. In questo modo la rivolta degli schiavi nel campo della morale ha invertito il sistema di valori aristocratico e cominciò a identificare il bene con l’umile, l’impotente – lo schiavo. Questa inversione ha introdotto il pernicioso spirito della rivalsa all’interno del sistema di creazione dei valori. Perciò la morale, come noi la conosciamo, ha le proprie radici in questa vendicativa “volontà di potenza” dell’impotente sul potente – la rivolta dello schiavo contro il padrone. E’ stata questa impercettibile, sotterranea infiltrazione che ha creato i valori in seguito associati all’idea di bene – la pietà, l’altruismo, ecc.

4. Anche i valori politici nascono da questa radice avvelenata. Per Nietzsche i valori di eguaglianza e di democrazia, che formano la pietra angolare della teoria politica della sinistra, nascono dalla rivolta degli schiavi nel campo morale. Sono generati dallo stesso spirito di rivalsa contro i potenti. Per questo Nietzsche condanna movimenti politici come la democrazia liberale, il socialismo e quindi l’anarchismo. Vede il movimento democratico come un espressione della morale del gregge, derivata dalla trasformazione dei valori giudeo-cristiana. L’anarchismo e’ per Nietzsche l’erede più estremo dei valori democratici – la più rabbiosa espressione degli istinti del gregge. Cerca di eliminare le differenze tra gli individui, di abolire le distinzioni di classe, di abbattere le gerarchie e di mettere sullo stesso piano chi e’ potente e chi e’ senza potere, il ricco e il povero, il padrone e lo schiavo. Per Nietzsche questo significa livellare tutto al minimo comune denominatore – cancellare il “pathos della distanza” tra padrone e schiavo, il senso di differenza e superiorità con cui sono stati creati i grandi valori. Nietzsche vede tutto ciò come l’eccesso peggiore del nichilismo europeo – la morte dei valori e della creatività.

5. La morale degli schiavi è caratterizzata dall’attitudine al risentimento e all’avversione del senza potere contro il potente. Nietzsche vede il risentimento come un sentimento totalmente negativo – l’attitudine a negare tutto ciò che dice di sì alla vita, e svalutare ciò che e’ diverso, ciò che e’ esterno o altro. Il Risentimento si caratterizza dall’orientamento verso l’esterno, invece che focalizzarsi sulla nobiltà morale che risiede in se stessi. Mentre il padrone dice “io sono buono” e aggiunge come conseguenza “dunque lui e’ cattivo”, lo schiavo dice al contrario “lui (il padrone) e’ cattivo, dunque io sono buono”. Dunque l’invenzione dei valori morali nasce da una comparazione o opposizione a ciò che e’ esterno, altro, diverso. Nietzsche dice “…la morale degli schiavi ha bisogno, per la sua nascita, sempre e in primo luogo di un mondo opposto ed esteriore, ha bisogno, per esprimerci in termini psicologici, di stimoli esterni per potere in generale agire – la sua azione e’ fondamentalmente una reazione.” Questa istanza reattiva, l’incapacità di definire alcunché se non in opposizione a qualcos’altro, e’ l’attitudine del risentimento. E’ l’istanza reattiva del debole che si definisce in opposizione al forte. Il debole ha bisogno dell’esistenza di un nemico esterno per definire se stesso come “buono”. Quindi lo schiavo si prende “vendette immaginarie” sul padrone, come se non potesse agire senza l’esistenza del padrone stesso cui si oppone. L’uomo del risentimento odia il nobile con intenso disprezzo, una profonda avversione e gelosia. E’ questo risentimento, secondo Nietzsche, che ha avvelenato la coscienza moderna, e che trova la sua espressione nelle idee di eguaglianza e democrazia e nelle filosofie politiche radicali come l’anarchismo che reclamano quelle idee.

6. L’anarchismo e’ veramente l’espressione del risentimento? E’ avvelenato da una profonda avversione per l’uomo potente? Benché l’attacco di Nietzsche all’anarchismo è per molti versi ingiustificato ed eccessivamente malizioso, e mostra una scarsa comprensione per le complessità della teoria anarchica, io credo comunque che Nietzsche sveli una certa logica di risentimento esistente nel modo di pensare oppositivo, manicheo, dell’anarchismo. E’ necessario esplorare questa logica che permea l’anarchismo – per vedere dove essa porti e in che modo imponga i suoi limiti concettuali alla politica radicale di sinistra.

Anarchismo

7. L’anarchismo come filosofia politica rivoluzionaria ha molte differenti voci, origini e interpretazioni. Dall’anarchismo individualista di Stirner, a quello collettivista, l’anarchismo comunistico di Bakunin e Kropotkin, l’anarchismo consiste in diverse serie di filosofie e strategie politiche. Tutte queste sono però unite da un fondamentale rifiuto e dalla critica dell’autorità politica in tutte le sue forme. La critica dell’autorità politica – la convinzione che il potere e’ oppressione, sfruttamento e cancellazione dell’umanità – può essere considerata il fondamentale punto di vista etico-politico dell’anarchismo. Per gli anarchici classici, lo Stato è l’incarnazione di tutte le forme di oppressione, sfruttamento e della schiavizzazione e degradazione dell’uomo. Per usare le parole di Bakunin: “lo Stato è come un vasto mattatoio e un enorme cimitero, dove all’ombra e col pretesto di questa astrazione (il bene comune) tutte le migliori aspirazioni, tutte le forze vive di un paese sono ipocritamente immolate e seppellite”. Lo Stato è il bersaglio principale della critica anarchica dell’autorità”. Esso è per gli anarchici l’oppressione fondamentale della società, e il primo scopo dell’atto rivoluzionario deve essere la sua abolizione.

8. Quest’ultimo punto spinse l’anarchismo del diciannovesimo secolo in rotta di collisione col Marxismo. Marx era convinto che lo Stato fosse strumento di oppressione e sfruttamento solo come riflesso dello sfruttamento economico e dell’oppressione della classe dominante. Quindi il potere politico era ridotto al potere economico. Per Marx era l’economia e non lo Stato la fonte principale dell’oppressione. Lo Stato ha raramente un’esistenza indipendente dagli interessi economici e di classe. Perciò lo Stato poteva essere usato come strumento per la rivoluzione se fosse andato in mano alla classe giusta – il proletariato. Lo Stato è oppressivo, in altre parole, perché attualmente è nelle mani della borghesia. Una volta sparite le distinzioni di classe, lo Stato avrebbe perso il proprio carattere politico.

9. Anarchici come Bakunin e Kropotkin erano in disaccordo con Marx proprio su questo punto. Per gli anarchici, lo Stato è molto più che un’espressione del potere economico e di classe. Al contrario, lo Stato possiede una propria logica di dominazione, di auto-propagazione, ed è autonomo dagli interessi di classe. Invece che lavorare dalla società verso lo Stato, come faceva Marx, e di vedere lo Stato come il risultato delle relazioni economiche del capitalismo e dell’insorgere della borghesia gli anarchici lavorano dallo Stato verso la Società. Lo Stato costituisce il fondamentale strumento di oppressione della società, e lo sfruttamento economico deriva dall’oppressione politica. In altre parole, è l’oppressione politica che rende possibile l’oppressione economica. Inoltre, per gli anarchici le relazioni borghesi sono attualmente il riflesso dello Stato, e non lo Stato il riflesso delle relazioni economiche borghesi. La classe dominante, sostiene Bakunin, è la vera rappresentante materiale dello Stato. Dietro ogni classe dominante di ogni epoca è nascosto lo Stato. Poiché lo Stato ha la sua logica autonoma, non può mai essere considerato lo strumento della rivoluzione. Fare ciò significa ignorare la sua propria logica di dominio. Se lo Stato non viene distrutto immediatamente, se viene usato come strumento rivoluzionario come suggeriscono i marxisti, il suo potere verrà perpetuato in modo infinitamente più tirannico. Esso opererà, come sostiene Bakunin, attraverso una nuova classe dominante – una classe burocratica che opprimerà e sfrutterà i lavoratori nella stessa maniera in cui li sfruttava e opprimeva la classe borghese.

10. Perciò lo Stato, per gli anarchici, è l’oppressione a priori, non importa quale forma esso assuma. Inoltre Bakunin rimprovera al marxismo di prestare troppa attenzione alle “forme” di potere dello Stato, senza considerare il modo in cui il potere dello Stato opera. “Essi (i marxisti) non sanno che il dispotismo risiede non tanto nella forma dello Stato, ma nel principio stesso dello Stato e del potere politico”. L’oppressione e il dispotismo esistono nella struttura e nel simbolismo stesso dello Stato – non è solo un risultato della classe dominante. Lo Stato ha una sua logica impersonale, le sue proprie forze, le sue priorità: esse sono spesso impossibili da controllare e non necessariamente riflettono le relazioni economiche. Perciò l’anarchismo individua l’origine dell’oppressione e del potere sociale nella struttura intima e nella natura dello Stato. Come un’astratta macchina di dominazione, lo Stato infesta diverse realtà di classe – non solo lo Stato borghese, ma anche lo Stato proletario. A causa del suo riduzionismo economico, il marxismo non riconosce l’autonomia e la preminenza dello Stato – un errore che porterà alla sua riaffermazione in una rivoluzione socialista. Quindi la critica degli anarchici smaschera le nascoste forme di oppressione associate al potere politico, e portano alla luce le difficoltà teoretiche del marxismo a risolvere questo problema.

11. Questa concezione dello Stato suona ironicamente simile a quella di Nietzsche. Nietzsche, come gli anarchici, vede l’uomo moderno come infestato, oppresso e reso impotente dallo Stato. Anch’egli vede lo Stato come un’astratta macchina di dominazione, che precede il capitalismo, la cui presenza si estende al di sopra delle classi e dei problemi economici. Lo Stato è un metodo di dominazione che impone una regolata “interiorizzazione” sulla popolazione. Secondo Nietzsche lo Stato emerge come una “terribile tirannia, come un macchinario repressivo e implacabile”, che soggioga, opprime e riesce a “formare” una popolazione. Inoltre, le origini dello Stato sono violente. Esso viene imposto forzatamente dall’esterno e non ha niente a che vedere con un “contratto”. Nietzsche demolisce la “fantasia” del contratto sociale – la teoria che lo Stato nasce volontariamente da un patto fra cittadini che rinunciano al proprio potere in cambio della sicurezza assicurata dallo Stato. L’idea del contratto sociale e’ stata centrale nella teoria politica conservatrice e liberale, da Hobbes a Locke. Gli anarchici rigettano anch’essi questa teoria del contratto sociale. Anch’essi sostengono che le origini dello Stato sono violente, e che è assurdo pensare che la gente spontaneamente rinunci al proprio potere. E’ un mito pericoloso, che dà legittimità allo Stato e ne perpetua la dominazione.

Il Contratto Sociale

12. L’anarchismo è basato su una concezione sostanzialmente ottimistica della natura umana: se gli individui hanno una tendenza naturale verso il bene comune, non c’è nessuna necessità di uno stato che faccia da arbitro fra di loro. Al contrario, lo Stato ha in realtà degli effetti perniciosi sulle relazioni sociali. Per questo gli anarchici rigettano le teorie politiche basate sull’idea di contratto sociale. Queste teorie si basano su un’idea molto negativa della natura umana. Secondo Hobbes gli individui sono sostanzialmente egoistici, aggressivamente competitivi e individualisti, e nello stato di natura sono impegnati in una guerra di tutti contro tutti in cui l’egoismo individuale li spinge naturalmente al conflitto con gli altri. Secondo questa teoria, la società nello stato di natura è caratterizzata da un estrema conflittualità: non esiste alcun legame comune tra gli individui, c’è invece un continuo stato di guerra tra di loro, una lotta continua per le risorse. Per porre fine a questa guerra permanente, gli individui si incontrano per sottoscrivere un contratto per stabilire una qualche forma di autorità. Si accordano a sacrificare parte della loro libertà in cambio di una qualche forma di ordine, in modo da poter perseguire i propri scopi individuali più pacificamente e in maniera più conveniente. Si accordano sulla creazione di uno Stato che abbia autorità sulla società e che sia in grado di fungere da arbitro tra le volontà in conflitto e rafforzare la legge e l’ordine.

13. L’estensione dell’autorità dello Stato può variare dallo Stato liberale, il cui potere è in teoria temperato dalle regole delle leggi, fino allo Stato assoluto – il Leviatano – sognato da Hobbes. Benché i modelli possano variare, gli anarchici comunque sostengono che il risultato della teoria del contratto sociale sia il medesimo: la giustificazione della dominazione statale, sia che essa sia regolata da leggi, sia che essa si imponga con la forza bruta. Per gli anarchici ogni forma di potere dello Stato e’ un’imposizione di forza. La teoria del contratto sociale è un abile manovra che legittima la dominazione politica – Bakunin la chiama una “diceria insensata”. Egli espone così il paradosso principale della teoria del contratto sociale: se in uno stato di natura gli individui si trovano come selvaggi primitivi, com’è possibile che essi improvvisamente abbiano l’intuizione di unirsi per formare un contratto sociale? Se non esistono legami comuni nella società, nessun elemento comune tra gli uomini, allora su che cosa può basarsi un contratto sociale? Come Nietzsche, gli anarchici sostengono che non esista alcun accordo e che lo Stato fu imposto dall’alto e non dal basso. Il contratto sociale tenta di mistificare le origini brutali dello Stato: guerra, conquista, conflitto, sottomissione e non accordo razionale. Per Kropotkin lo Stato è una violenta disgregazione di una società armoniosamente funzionante e un’imposizione su di essa. La società non ha alcun bisogno di un “contratto sociale”. Essa ha già il proprio contratto con la natura, ed è governata da leggi naturali.

14. L’Anarchismo può essere inteso come una lotta tra l’”Autorità naturale” e l’”Autorità artificiale”. Gli anarchici non respingono ogni forma di autorità, come viene loro attribuito dai vecchi luoghi comuni. Al contrario, essi dichiarano la loro assoluta obbedienza all’autorità incarnata in quella che Bakunin chiama “legge naturale”. Le leggi naturali sono essenziali per l’esistenza umana, secondo Bakunin – esse ci circondano, ci forgiano e determinano il mondo fisico nel quale viviamo. Ma questa non è una forma di schiavitù perché queste leggi non sono esterne all’uomo: “queste leggi non sono in relazione estrinseca a noi, ci appartengono totalmente, esse costituiscono la nostra natura, il nostro essere dal punto di vista fisico, intellettuale e morale”. Esse sono ciò che costituisce l’uomo, la sua essenza. L’uomo è parte integrante della società naturale, organica, secondo Kropotkin. L’Anarchismo, quindi, è basato sulla nozione specifica di essenza umana. La moralità ha le sue basi nella natura umana, non in una fonte esterna: “l’ideale della giustizia e del bene, come tutte le cose umane, deve avere le proprie radici nell’animalità propria dell’uomo”.

15. L’autorità naturale è opposta irrimediabilmente all’”autorità artificiale”. Per autorità artificiale, Bakunin intende il “potere”: il potere politico racchiuso in istituzioni come lo Stato e nell’apparato legislativo creato dall’uomo. Questo potere è esterno alla natura umana ed è un’imposizione su di essa. Esso ostacola lo sviluppo delle caratteristiche morali innate nell’uomo e le sue capacità intellettuali. Sono queste capacità, secondo gli anarchici, che libereranno l’uomo dalla schiavitù e dall’ignoranza. Per Bakunin, quindi, le istituzioni politiche sono “ostili e fatali per la libertà delle masse, perché impongono loro un sistema di leggi esterne e quindi dispotiche”.

 

 

 

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