IL SUPERUOMO COME CONTINUO DIVENIRE

NIETZSCHE PLIT

 

 

 

 

 

 

 

A partire dalla follia di Nietzsche, si sono susseguite numerose interpretazioni sul concetto di Superuomo e sulla dottrina della volontà di potenza. Vero è che il carattere frammentario e non lineare della sua intera opera rende di non facile comprensione il suo pensiero.

Inoltre il modello espositivo adottato dal filosofo tedesco, anche a causa dei disturbi fisici che gli impedivano un lavoro prolungato, era basato sull’utilizzo di aforismi altamente simbolici.

 

Ecco perché l’ intera sua opera, ed in particolar modo la più visionaria e complessa di tutte, si presta molto spesso ad interpretazioni del tutto personali e a volte discutibili. Un’altra grave responsabilità è da attribuire alla sorella di Nietzsche Elisabeth, responsabile dell’Archivio Weimar e colpevole di aver manipolato gli scritti postumi del fratello ed in particolar modo l’opera che porta il nome de “La volontà di potenza”, ottenendo così l’appoggio politico del nazionalsocialismo e rendendo ulteriormente complicato il lavoro di interpretazione del problematico pensiero nietzschiano.

 

Prenderemo qui in esame le interpretazioni filosofiche di maggior rilievo storico, ed in particolar modo quelle che vollero attribuire a Nietzsche, a torto o a ragione lo vedremo, il ruolo di profeta e ideologo precursore del nazismo. Il rischio è sempre quello di una lettura del superuomo inteso come colui che, ponendosi al di la del bene e del male, è l’unico creatore di tutti i valori e di conseguenza diviene responsabile solo di fronte a se stesso.

 

Questa lettura della figura del superuomo prepara il terreno per una ben determinata interpretazione politica, che è quella tipica della tirannia. La coscienza del tiranno è infatti quella di sentirsi responsabile solo di fronte a se stesso. Tuttavia, l’ essenzialità della dottrina del superuomo non risiede in primo luogo in una connotazione qualsivoglia etica o politica. Essa deve essere anzitutto affrontata mediante la tematica della differenza ontologica tra uomo e superuomo. In altre parole, la differenza tra essere e ente.

 

L’ intento di Nietzsche, e quindi di Zarathustra in quanto  annunciatore del superuomo, è quello di rappresentare la vita dell’uomo sotto l’aspetto della “possibilità”: l’uomo viene considerato come un continuo divenire, un continuo superarsi. In questa visione è certamente determinante su Nietzsche l’influenza del filosofo presocratico Eraclito, secondo il quale tutto il mondo viene considerato come un enorme flusso perenne nel quale nessuna cosa è mai la stessa poiché tutto si trasforma ed è in una continua evoluzione.

 

 Per questi motivi, Eraclito identifica la forma dell’Essere nel Divenire, giacché ogni cosa è soggetta al tempo e alla sua relativa trasformazione. Eraclito sostiene che solo il cambiamento e il movimento siano reali e che l’identità delle cose uguali a se stesse sia illusoria.

 

“L’uomo è qualcosa che deve essere superato”.

 

“L’uomo è una fune sospesa tra l’animale e il superuomo, una fune sopra l’abisso. Quel che è grande nell’uomo è che egli è un ponte e non una meta: quel che si può amare nell’uomo è che egli è transizione e tramonto”.

 

Diventa quindi determinante il momento di superamento. Come ci fa notare, uno dei più autorevoli studiosi di Nietzsche, sarebbe più appropriato tradurre l’ ”Uber-mensch” nietzschiano con il termine di “oltreuomo”, in quanto esso non rappresenta una forma di umanità potenziata, ma piuttosto un qualche cosa che si colloca al di là di ogni esperienza umana precedente, e comunque a un altro livello concettuale-ontologico.

 

Questa precisazione sottolinea l’importanza del prefisso tedesco “Uber” inteso come “andare oltre”, “superamento”, e meglio esprime la reale concezione di Nietzsche dell’uomo, visto come transizione e punto di passaggio verso una nuova dimensione che è principalmente una dimensione spirituale.

 

Zarathustra vuole dire che il superare non implica un definitivo superare ma soltanto un continuo, ininterrotto superare: da qui la metafora della fune sospesa sopra un abisso. Senza la coscienza di questo continuo superare l’uomo non può considerarsi autenticamente uomo, cioè uomo come Superuomo, ma decade nello stato di animale. Se ci fosse un definitivo superamento, verrebbe meno la differenza ontologica; quindi il momento esistenziale del tendere deve rimanere per essenza un puro e indefinito tendere, dato che si tratta di un superare che deve rimanere in essenza sempre un superare.

 

 

 

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