IO SONO UN DESTINO IV

VERSO

 

 

 

 

 

 

 

 

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Sono stato capito? – Ciò che mi distacca, ciò che mi mette a parte da tutto il resto dell’umanità è il fatto di avere scoperto la morale cristiana. Per questa ragione mi occorreva una parola che avesse un senso di sfida verso tutti.

Non aver aperto prima gli occhi a questo proposito è per me la più grossa sudiceria che l’umanità abbia sulla coscienza, in quanto autoinganno diventato istinto, in quanto volontà di non vedere, per principio, nessun fatto, causa, realtà, in quanto moneta falsa in psychologicis, fino al delitto. La cecità di fronte al cristianesimo è il DELITTO PAR EXCELLENCE – il delitto contro la vita

I millenni, i popoli, i primi e gli ultimi, i filosofi e le vecchiette – eccettuati cinque, sei momenti nella storia, e me come settimo – si equivalgono su questo punto. Fino a oggi il cristiano era l’«essere morale», una curiosità senza pari, – e, in quanto «essere morale», più assurdo, menzognero, vano, leggerone, dannoso a se stesso di quanto si sarebbe mai sognato anche il più grande spregiatore dell’umanità. La morale cristiana – la forma più maligna della volontà di menzogna, la vera Circe dell’umanità: la sua corruttrice –.

Non è l’errore in quanto errore a spaventarmi in questo quadro, non la mancanza millenaria di «buona volontà», di disciplina, di decenza, di coraggio nelle cose dello spirito, che si rivela in quella vittoria – è la mancanza di natura, è il fatto assolutamente raccapricciante che la contronatura stessa ha avuto gli onori supremi in quanto morale e ha continuato a pesare sull’umanità sotto specie di legge, di imperativo categorico!… Sbagliarsi fino a questo punto, e non un singolo, non un popolo, ma l’umanità!…

Che si sia imparato a disprezzare gli istinti primari della vita; che si sia finta l’esistenza di un’«anima», di uno «spirito», per far andare in rovina il corpo; che si sia imparato a considerare come qualcosa di impuro ciò che è il presupposto della vita, la sessualità; che si sia andati a cercare il principio del male nella profondissima necessità del crescere, nel rigoroso egoismo ( – e già la parola è una calunnia! – ); e che, all’inverso, si sia visto un valore superiore, ma che dico! il valore in sé!, nei segni tipici del declino e della contraddizione degli istinti, nel «disinteresse», nella perdita del centro di gravità, nella «spersonalizzazione» enell’«amore del prossimo» ( – morbo del prossimo!)… E come!

Sarebbe forse l’umanità stessa in décadence? E lo è stata sempre? – Resta sicuro che le hanno insegnato a considerare valori sommi solo i valori della décadence.

La morale della rinuncia a sé è la morale della rovina par excellence, il fatto «io perisco» tradotto nell’imperativo: «dovete tutti perire» – e non solo nell’imperativo!… Questa morale, l’unica che fino a oggi sia stata insegnata, la morale della rinuncia a sé, tradisce una volontà della fine, nega la vita nel suo ultimo fondamento. – A questo punto resterebbe aperta una possibilità, che la degenerazione non sia dell’umanità tutta, ma solo di quella specie di uomini parassitari, i sacerdoti, che hanno spinto la finzione della morale fino al punto di fissare essi stessi i valori per l’umanità tutta – che seppero vedere nella morale cristiana un mezzo per la loro potenza…

E di fatto questa è la mia visione delle cose: i dottrinari, le guide dell’umanità, tutti i teologi, erano tutti dei décadents: perciò la trasvalutazione di tutti i valori in elementi ostili alla vita, perciò la morale… Definizione della morale: morale – l’idiosincrasia di alcuni décadents, che hanno la mira segreta di vendicarsi della vita – e ci riescono. Io do valore a questa definizione.

 

 

 

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